| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Congo, Francia |
| Regia di | Rafiki Fariala |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 3,42 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 24 aprile 2026
Un giovane rifugiato sogna una carriera musicale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Robert ha diciassette anni e la sua famiglia è fuggita dalla Repubblica democratica del Congo in cui infuria la guerra civile per raggiungere la Repubblica Centrafricana che vive a sua volta una crisi politica grave. I genitori sono entrambi in prigione e il ragazzo deve occuparsi di fratelli e sorelle minori. Mentre si adopera in lavoretti occasionali per garantire loro la sussistenza, ha il sogno di poter trovare un proprio ruolo nel mondo della musica e, in particolare, in quello del rap nei suoi vari aspetti. Non sarà facile.
Rafiki Fariala, noto in ambito musicale con il nome d'arte di Rafiki-RH20, racconta la propria adolescenza di rifugiato.
Rafiki si era già fatto notare nei festival internazionali grazie a Nous, étudiants! Una
docufiction che già evidenziava le sue qualità di narratore. Qualità che qui vengono
potenziate grazie alla straordinaria adesione al personaggio (cioè al Rafiki ragazzo) offerta
dall'esordiente Bradley Fiomona Dembeasset che a Cannes ha ricevuto il premio come
migliore attore nella sezione "Un Certain Regard".
Riconoscimento più che meritato perché Bradley offre al Robert di Rafiki non solo una
straordinaria spontaneità ma anche una competenza in ambito musicale (i versi del primo
brano che si ascolta nel film sono suoi), Ne emerge un film semplice nella sua struttura ma
in grado, proprio per questo, di descrivere come un ragazzo che ha dalla sua un buon
numero di situazioni di svantaggio (in primis un padre che anche dal carcere vuole
imporre la sua visione del futuro del figlio) non cede e persegue il proprio sogno.
È ciò che Rafiki ha fatto e che qui vediamo accadere grazie anche a una rivendicazione
delle proprie origini. Robert sceglie il nome d'arte di Congo Boy (nonostante il parere
contrario di quello che dovrebbe essere il suo promoter) perché non vuole dimenticare le
proprie radici. Il film ce ne mostra la vitalità ma anche la consapevolezza. Non c'è retorica
e non c'è vittimismo in un film in cui non vengono nascosti anche i momenti in cui la stessa
vita può essere messa a rischio.
Marco Bechis, coproduttore insieme a Daniele Incalcaterra e Rai Cinema, ha affermato di
aver sentito in questo caso l'autenticità di una realtà africana liberata da qualsiasi
sovrastruttura proveniente dall'esterno. Questo è sicuramente l'elemento che fa la
differenza e che colloca <em>Congo Boy</em> nell'ambito di quei film che, senza
mettersi in cattedra, svolgono la sempre più indispensabile funzione di favorire la
comprensione tra i popoli.
Prima della proiezione di Congo Boy, viene presentato in Piazza Grande la sezione di Locarno Kids, dove ogni anno i ragazzi (dai 12 anni in su) possono scoprire il Cinema e crescere culturalmente, magari per diventare dei piccoli artisti. Giustamente, dopo aver presentato un progetto del genere che vuol coinvolgere i ragazzi, Congo Boy, l'opera prima nella fiction di Rafiki Fariala, si ricollega a [...] Vai alla recensione »
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