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giovedì 9 luglio 2020

Julianne Moore

Una sofisticata signora di Hollywood

Nome: Julie Anne Smith
59 anni, 3 Dicembre 1960 (Sagittario), Fayetteville (Arkansas - USA)
occhiello
Ma queste che sono?!
Ah, le ragazze e io facciamo un “labbra party”, più tardi. Puoi venire anche tu se vuoi. David ci toglie il grasso dalle chiappe e lo mette nelle labbra.
Allora è per questo che si dice “avere una faccia da c**o”!

dal film Laws of Attraction (Matrimonio in appello) (2004) Julianne Moore  Audrey Woods
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Julianne Moore
Golden Globes 2015
Nomination miglior attrice in un film drammatico per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Golden Globes 2015
Nomination miglior attrice in un film brillante per il film Maps to the Stars di David Cronenberg

BAFTA 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Golden Globes 2015
Premio miglior attrice in un film drammatico per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Premio Oscar 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

BAFTA 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Premio Oscar 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

SAG Awards 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

SAG Awards 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Critics Choice Award 2015
Nomination miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Critics Choice Award 2015
Premio miglior attrice per il film Still Alice di Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Festival di Cannes 2014
Premio miglior attrice per il film Maps to the Stars di David Cronenberg

Golden Globes 2013
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

SAG Awards 2013
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

SAG Awards 2013
Premio miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Golden Globes 2013
Premio miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

CCTA 2012
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Emmy Awards 2012
Nomination miglior attrice miniserie o film tv per il film Game Change di Jay Roach

Golden Globes 2011
Nomination miglior attrice in un film brillante per il film I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko

BAFTA 2011
Nomination miglior attrice per il film I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko

Golden Globes 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film A Single Man di Tom Ford

Critics Choice Award 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film A Single Man di Tom Ford

Golden Globes 2003
Nomination miglior attrice per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Festival di Berlino 2003
Premio miglior attrice per il film The Hours di Stephen Daldry

Premio Oscar 2003
Nomination miglior attrice per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Premio Oscar 2003
Nomination miglior attrice non protagonista per il film The Hours di Stephen Daldry

SAG Awards 2003
Nomination miglior attrice per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

SAG Awards 2003
Nomination miglior attrice non protagonista per il film The Hours di Stephen Daldry

Festival di Venezia 2002
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Lontano dal paradiso di Todd Haynes

Golden Globes 2000
Nomination miglior attrice per il film Fine di una storia di Neil Jordan

Golden Globes 2000
Nomination miglior attrice per il film Un marito ideale di Oliver Parker

Premio Oscar 2000
Nomination miglior attrice per il film Fine di una storia di Neil Jordan

SAG Awards 2000
Nomination miglior attrice per il film Fine di una storia di Neil Jordan

SAG Awards 2000
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Magnolia di Paul Thomas Anderson

SAG Awards 1998
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson

Premio Oscar 1998
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson

Golden Globes 1998
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Boogie Nights - L'altra Hollywood di Paul Thomas Anderson

Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi straordinaria per il film America oggi di Robert Altman



L'attrice infila l'abito di una donna consapevole in Gloria Bell di Sebastian Lelio. Dal 7 marzo al cinema.

Julienne Moore, la rossa che balla da sola

domenica 3 marzo 2019 - a cura della redazione cinemanews

Julienne Moore, la rossa che balla da sola Essere rossa è già incarnare un personaggio. Specialmente a Hollywood. Un colore che fonda un canone di eleganza e rende per forza diversi.
L'attrice fa del suo essere rossa il centro del suo mistero. Che prepari una torta in The Hours o aspiri una sigaretta in A Single Man, che tiri di coca in Boogie Nights o trattenga una sciarpa come fosse una mano mentre innamora il giardiniere Lontano dal paradiso, il rosso diventa fulcro della messinscena, oscurando le altre forze in campo.
A farne le spese questa volta è l'amante ignavo di John Turturro, oscurato dalla sua incandescenza in Gloria Bell.
L'autore cileno rifà il suo film e offre a Julianne Moore un ruolo che testimonia l'evoluzione della sua immagine: l'attrice approda sulla pista da ballo e infila l'abito di una donna consapevole che avanza in solitudine, senza averne paura. In occasione dell'uscita al cinema di Gloria Bell (guarda la video recensione), Veronica Bitto legge il testo di Marzia Gandolfi.

   

Scopri tutti i film premiati alla 87a edizione degli Academy Awards.

Oscar 2015, il trionfo di Birdman

lunedì 23 febbraio 2015 - Tirza Bonifazi cinemanews

Oscar 2015, il trionfo di Birdman Tutti i pronostici che davano per vincitore Birdman di Alejandro González Iñárritu, gran favorito della stagione cinematografica, sono andati a segno. Per il secondo anno consecutivo è un messicano a guadagnare l'Oscar come Miglior regista: Alejandro González Iñárritu che in Birdman aveva sperimentato nuove architetture narrative mantenendo sempre il gusto per le storie intrecciate. Ma non solo. Il messicano si è anche guadagnato il premio più importante dell'Academy: quello di Miglior film. Quanto al suo grande rivale, Grand Budapest Hotel di Wes Anderson si è portato a casa quattro premi dei nove ai quali era candidato: Migliori costumi, Miglior trucco e acconciatura, Miglior scenografia, Miglior colonna sonora.

Più in generale l'edizione numero 87 della notte di gala più attesa dall'industria cinematografica e dagli appassionati di cinema e dello spettacolo non ha regalato grandi sorprese, se non per il premio a Miglior attore protagonista andato a Eddie Redmayne per La teoria del tutto (tutti davano per certa la vittoria di Michael Keaton). Tra le sorprese di questa edizione vista in più di cento paesi e più di 24 fusi orari c'è sicuramente la buona conduzione di Neil Patrick Harris. Il tre volte vincitore del People's Choice Awards divenuto celebre soprattutto per il ruolo del facoltoso donnaiolo Barney Stinson nella sitcom How I Met Your Mother, ha dato prova di tutte le sue qualità come attore, cantante, ballerino, presentatore e prestigiatore, a partire dal numero di apertura, un musical che sembrava una lettera d'amore scritta da Broadway a Hollywood. Uno dei momenti più divertenti della serata lo ha visto protagonista in mutande mentre riproponeva uno dei piani sequenza di Birdman nel quale compariva anche Miles Teller, il batterista di Whiplash.

Nessuna sorpresa nella categoria Miglior attore non protagonista. Per quanto fuori dagli schermi il professore di musica di Simmons possa essere criticato per i suoi metodi poco ortodossi, al cinema ha raccolto solo consensi. Dopo aver vinto i maggiori premi dell'industria, J. K. Simmons ha conquistato anche l'Academy che ha riconosciuto il suo immenso lavoro in Whiplash concedendogli l'Oscar. E pensare che tutto iniziò da un piccolo cortometraggio indipendente - per il quale l'attore non ricevette neanche un centesimo - che il regista Damien Chazelle presentò al Festival di Sundance nel 2012 e che ha finito per guadagnarsi tre premi. Nessuna sorpresa nella cinquina rosa: Patricia Arquette era la favorita per il suo ruolo di mamma in Boyhood ed era anche l'attrice non protagonista più quotata secondo i bookmakers. Non c'era storia neanche nella categoria Miglior Attrice perché si dava per scontato che a vincere fosse Julianne Moore per il ruolo di una professoressa di linguistica malata di una forma precoce di Alzheimer in Still Alice.

L'italiana Milena Canonero si è contraddistinta per essere stata la prima donna della serata a vincere l'Oscar (il quarto della sua carriera) che ha coinciso anche con la prima delle nove candidature messa a punto da Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Anche se i favoriti sembravano essere Bill Corso e Dennis Liddiard per Foxcatcher, per il lavoro svolto sull'attore Steve Carell che sotto il cerone appariva irriconoscibile, il premio per Miglior trucco e acconciatura se lo sono portati a casa Frances Hannon e Mark Coulier per Grand Budapest Hotel. Milena Canonero e Frances Hannon sono state anche tra le poche donne (nove in tutto) a impugnare l'Oscar in un'edizione che già contava poche candidate nelle varie categorie. L'altra critica che è stata mossa all'Academy riguardava la poca presenza di afroamericani nelle varie categorie (per la prima volta dal 1998 non ci sono candidati non bianchi tra gli attori) e dalla scarsa considerazione per Selma che ha ricevuto solo due nomination di cui solo una messa a segno: Migliore canzone originale per Glory.

Nella categoria Miglior film straniero il polacco Pawel Pawlikowski ha rispettato tutte le previsioni impugnando l'Oscar per Ida mettendo in chiaro ancora una volta che la tematica dell'Olocausto è sempre ben vista dall'Academy e tenendo un discorso di ringraziamento troppo lungo secondo i canoni della diretta televisiva da guadagnarsi lo spegnimento delle luci. Sorte che stava per toccare anche ai registi di Big Hero 6, vincitori nella categoria di Miglior film d'animazione. Citizenfour, film su Edward Snowden, ha invece trionfato quale Miglior Documentario (battendo in volata Alla ricerca di Vivian Maier, già disponibile in streaming su MYMOVIESLIVE). Finalmente dopo due ore dall'inizio della cerimonia il film più quotato dell'87 edizione degli Oscar, Birdman, si è guadagnato la prima statuetta, che è finita nelle mani del direttore della fotografia messicano Emmanuel Lubezki (il secondo è arrivato dopo un'altra ora per la Migliore sceneggiatura originale). Prima di giungere ai premi più importanti, il francese Alexandre Desplat, rivale di se stesso nella categoria Miglior colonna sonora (dove concorreva anche con The Imitation Game), ha finito per portarsi a casa l'Oscar al servizio di Wes Anderson in Grand Budapest Hotel.

Guarda il photocall dei vincitori »

   

Dopo il matrimonio

Dopo il matrimonio

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,65)
Un film di Bart Freundlich. Con Michelle Williams, Julianne Moore, Billy Crudup, Abby Quinn, Eisa Davis.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2019. Uscita 15/06/2020.
Gloria Bell

Gloria Bell

* * * - -
(mymonetro: 3,08)
Un film di Sebastián Lelio. Con Julianne Moore, John Turturro, Caren Pistorius, Michael Cera, Brad Garrett.
continua»

Genere Commedia, - USA 2018. Uscita 07/03/2019.
La stanza delle meraviglie

La stanza delle meraviglie

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Todd Haynes. Con Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith.
continua»

Genere Avventura, - USA 2017. Uscita 14/06/2018.
Suburbicon

Suburbicon

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,91)
Un film di George Clooney. Con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Glenn Fleshler, Alex Hassell.
continua»

Genere Commedia, - USA 2017. Uscita 06/12/2017.
Kingsman - Il cerchio d'oro

Kingsman - Il cerchio d'oro

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Un film di Matthew Vaughn. Con Colin Firth, Julianne Moore, Taron Egerton, Mark Strong, Halle Berry.
continua»

Genere Azione, - USA 2017. Uscita 20/09/2017.
Filmografia di Julianne Moore »

martedì 16 giugno 2020 - Giovedì 18 giugno alle 21.00 il regista dialogherà con il giornalista e critico cinematografico Pedro Armocida e presenterà il film che ha segnato il suo esordio alla regia cinematografica. PRENOTA ORA UN POSTO »
 

MioCinema, Sebastián Lelio incontra il pubblico e presenta La sagrada familia, ancora inedito in Italia

a cura della redazione cinemanews

MioCinema, Sebastián Lelio incontra il pubblico e presenta La sagrada familia, ancora inedito in Italia Continua l’omaggio di Miocinema al cinema sudamericano. Dopo quello a Pablo Larrain, un nuovo omaggio al cinema cileno: giovedì 18 giugno Sebastián Lelio parlerà della sua carriera e presenterà il suo primo film, La sagrada familia, inedito in Italia.

Sarà con lui Pedro Armocida, giornalista e critico cinematografico, direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, che proprio a Lelio ha dedicato una personale completa nel 2013.


Dopo la presentazione, visibile gratuitamente sul sito e sulla pagina Facebook di Miocinema, saranno disponibili a pagamento  sulla piattaforma: La sagrada familia, Gloria e Una donna fantastica.
«Per me il cinema deve avere a che fare con la vita che entra nel film al momento delle riprese». Sebastián Lelio, classe 1974, esponente di punta della nuova generazione del cinema cileno, ha ricevuto fin da subito il plauso della critica e un posto speciale in molti festival cinematografici, da San Sebastian a Cannes, Berlino, Locarno, Toronto. Molti i riconoscimenti ottenuti, fino ad entrare nell’Olimpo di Hollywood con l’Oscar per il Miglior Film Straniero ottenuto nel 2018 per Una donna fantastica (guarda la video recensione).

Da Paulina Garcia, Daniela Vega arrivando fino a Rachel McAdams e Julianne Moore: splendide attrici per personaggi straordinari, in lotta, ciascuno a suo modo, con un mondo che le vorrebbe ai margini, che vorrebbe veder spento il loro slancio vitale.

Un cinema, quello di Lelio, meno espressamente politico e più intimista, attento a scandagliare l’animo umano, un profondo inno alla libertà e alla dignità, che siano quelle di una cinquantenne che non si arrende e non accetta di restare ai margini dell’amore (Paulina Garcia in Gloria, Julianne Moore nel remake portato sul grande schermo ad opera dello stesso Lelio), o quella di una trasngender che lotta per il diritto di piangere la scomparsa del proprio amato (Daniela Vega in Una donna fantastica), o quella di due donne che si amano in un contesto difficile come quello raccontato nel suo primo film in lingua inglese (Rachel Weisz e Rachel McAdams in Disobedience). O che siano quelle di un ragazzo che lotta con la moralità borghese della propria famiglia e con la personalità egocentrica e ingombrante di un padre per compiere il suo percorso di emancipazione familiare, religiosa e sessuale come ne La sagrada familia.
 

LA SAGRADA FAMILIA
Firmato con il cognome del padre adottivo (Campos), presentato al San Sebastián International Film Festival e in tutti i maggiori concorsi cinematografici dell’America Latina, dove ha vinto numerosi premi come opera prima, La sagrada familia segna l’esordio al cinema di Sebastián Lelio come regista.

Una famiglia di architetti ha deciso di passare il fine settimana di Pasqua nella propria casa al mare. Nell'occasione il figlio, schiacciato dalla personalità egocentrica paterna, presenterà ai genitori la sua ragazza, Sofia, un'attrice irrequieta e ribelle, dalla potente carica erotica. Il suo arrivo porterà caos e disordine in questa famiglia borghese, tradizionalista e dai rigidi principi religiosi e morali...
 
   

sabato 6 giugno 2020 - Il film, governato da Bart Freundlich con destrezza, diventa la celebrazione di tre grandi attori e l’occasione di esplorarne il rilievo. Ora in streaming su MioCinema. GUARDALO SUBITO »

Dopo il matrimonio, un remake che rivela la nobiltà dei suoi interpreti

Marzia Gandolfi cinemanews

Dopo il matrimonio, un remake che rivela la nobiltà dei suoi interpreti Possiamo fuggire dall’altra parte del mondo ma il nostro passato finirà sempre per riprenderci. Era vero per Mads Mikkelsen nel film di Susanne Bier del 2006 (Dopo il matrimonio), è vero per Michelle Williams che occupa la medesima posizione (esistenziale) nel remake firmato da Bart Freundlich. Per nessuno dei due l’India è abbastanza grande o abbastanza popolata perché possano nascondersi, cancellare tutto e ricominciare da zero.

Lo scambio di genere costituisce certamente il cambiamento più forte ed evidente di questa nuova versione americana che ha al centro la coppia Julianne Moore e Billy Crudup, un duo di attori la cui complicità è palpabile fin dalle prime battute. Nel film interpretano rispettivamente una ricca imprenditrice newyorkese e un artista di incerto successo. ‘Distinti’ nella professione ma uniti nella passione, hanno due gemelli di pochi anni e una figlia alla vigilia del matrimonio, momento cardine  di questo racconto di redenzione. Alla cerimonia partecipa ‘per caso’ Isabel (Michelle Williams), una giovane donna che dirige un orfanotrofio in India e a cui la madre della sposa è pronta a fare una generosa offerta.

Per chi non avesse visto il film di Susanne Bier, non andremo più lontano. Ci accontenteremo di un’osservazione, le motivazioni dei protagonisti sono più complesse di quanto appaiano e i due film illustrano in fondo la stessa verità: gli errori del passato finiscono immancabilmente per presentare il conto al presente.

La ‘dimostrazione’ diretta da Bart Freundlich appare meno viscerale di quella di Susanne Bier, particolarmente nei passaggi indiani, così splendidi e luminosi che fatichiamo a credere che l’orfanotrofio di Isabel sia sull’orlo dell’abisso. Ma è sufficiente la presenza bionda e malinconica di Michelle Williams a superare l’impasse e a trasferirsi a New York.


Il capitolo newyorkese, governato dal regista con più destrezza, diventa la celebrazione di tre grandi attori e l’occasione di esplorarne il rilievo.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Se la necessità imperiosa di un remake resta ancora da dimostrare, la somma di sentimenti complessi e contraddittori era già impressionante nel film originale, Dopo il matrimonio esibisce da par suo tre performance difficili da dimenticare. Julianne Moore conferma l’eminenza del suo ruolo a Hollywood, dosando ragione e sentimento, metodo e gusto del rischio. Quando appare sullo schermo impone subito l’illusione della perfezione che è in relazione con la sua fisionomia, un miracolo rinascimentale, ma soprattutto con l’autorità che emana un’attrice al lavoro. Una composizione e una compostezza che vengono minate, se non distrutte nel corso della proiezione, dal ‘vizio’ (Maps to the Stars) o nello specifico dalla malattia. In una delle scene più struggenti, Julianne Moore fa nascere, proprio come in Gloria Bell (guarda la video recensione), un film inedito, più vulnerabile e lirico del suo predecessore.

Ma è anche sulle spalle di Michelle Williams, attrice ‘estrema’ che si serve della sua fisicità amabile per condurre lo spettatore negli angoli più reconditi della psiche dei personaggi, che riposa il film di Bart Freundlich. Lo sguardo nocciola sempre brillante di lacrime, il mezzo sorriso, i tratti delicati, il taglio essenziale donano a Michelle Williams quell’aria eternamente discreta e alle sue eroine quella loro fragilità apparente. Di una delicatezza rara, la sua Isabel affianca la vertigine Moore ricorrendo ancora una volta a un processo introspettivo, lo stesso che le ha permesso di incarnare in passato la più splendente e la più triste delle attrici hollywoodiane (Marilyn). Il ruolo sottile di Isabel le va come un guanto e produce una performance densa e sobria fino a quando la superficie esplode. Potente restando umile, dona carne a un personaggio riservato che si incrina sotto i colpi dell’amore.
Tra la lucentezza rossa di Julianne Moore e l’aura bionda di Michelle Williams si accomoda la finezza tattica di Billy Crudup. Come sovente nella sua filmografia, è il portatore maturo della narrazione, la prova formale che sotto l’immobilità delle cose cova il sacro motore dell’azione. Sempre ‘un passo indietro’ rispetto ai suoi partner di gioco, è nel flou del secondo piano che l’essenza dell’attore si diffonde, si fa presenza percepibile che non batte ciglio. Allineato alla prova composta delle sue colleghe, è nei suoi primi piani che Bart Freundlich trova tutta la gravità del racconto.

L’aria placida volge in sguardo affilato, la naturale bonomia in determinazione quieta. Come un buon vino, Billy Crudup acquista valore con l’età e al cuore di una storia familiare. Saldo dentro un cinema meno spettacolare ma più esigente, presta la replica a Julianne Moore e a Michelle Williams nel ruolo di un padre che ha fatto una scelta delicata e spinosa. L’attore americano apporta a Dopo il matrimonio un valore supplementare, un supporto perfetto per disegnare i contorni di un destino familiare drammatico. A sua immagine, il dramma di Bart Freundlich dice bene l’ombra dietro il sorriso charmeur. Ma la luce non è lontana.
   

martedì 2 giugno 2020 - Su MYmovies.it i primi 5 minuti del film con Michelle Williams e Julianne Moore, remake dell'omonimo lavoro di Susanne Bier. Ora in streaming su MioCinema. GUARDA SUBITO IL FILM »

Dopo il matrimonio, guarda l'inizio del film di Bart Freundlich

Massimiliano Carbonaro cinemanews

Dopo il matrimonio, guarda l'inizio del film di Bart Freundlich Un melò delicato, fatto di sfumature e recitazione: è il film Dopo il matrimonio (After the wedding),  disponibile in streaming su MioCinema e di cui MYmovies presenta i primi 5 minuti.

Diretto da Bart Freundlich, il film ha nel cast il suo punto di forza: per i due ruoli principali affianca infatti due star della recitazione come Julianne Moore e Michelle Williams.
 

Dopo il matrimonio è il curioso remake al femminile del film danese del 2006 After the wedding di Susanne Bier (candidato all'Oscar come Miglior film straniero) che aveva nel ruolo che qui è interpretato dalla bravissima Michelle Williams il carismatico Mads Mikkelsen.
Massimiliano Carbonaro, MYmovies.it
Da Calcutta a New York, dalle miserie di un orfanotrofio dell'India dove manca tutto e non solo il cibo, allo sfarzo della Grande Mela dove una magnate dei media regna sovrana. Sono i due scenari stranianti che vengono affiancati in Dopo il matrimonio. È infatti nella lontana India che lavora l'idealista Isabel, fuggita 20 anni prima dagli Stati Uniti. Ma la possibilità che la filantropa miliardaria Theresa possa finanziare con 2 milioni di dollari il progetto indiano la spinge a tornare. Qui, suo malgrado, viene coinvolta nel matrimonio della figlia di Theresa e ha modo di incontrare Oscar, il marito della ricchissima imprenditrice. Ma Theresa non ha attirato Isabel negli Stati Uniti solo per conoscere meglio il progetto da finanziare. Nasconde un segreto. Non di quelli che fanno sobbalzare dalla sedia, ma piuttosto diq uelli che fanno tirare fuori i fazzoletti.

A rendere la storia estremamente interessante è, come detto, il cast, che forte di Julianne Moore, sposata con il regista Freundlich e premio Oscar per Still Alice, ha potuto annoverare la deliziosa Michelle Williams (recentemente vista nelle sale con Venom e Come ti divento bella) che esplosa con la serie Dawson's Creek si è costruita una solidissima carriera costellata di riconoscimenti. Al loro fianco abbiamo Billy Crudup, Abby Quinn e Alex Esola

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