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Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento

La proposta di un remake hollywoodiano sarebbe arrivata al regista direttamente da Julianne Moore, 'folgorata' dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria. Da giovedì 7 marzo al cinema.
di Ilaria Ravarino

Gloria Bell

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Julianne Moore (Julie Anne Smith) (58 anni) 3 dicembre 1960, Fayetteville (Arkansas - USA) - Sagittario. Interpreta Gloria nel film di Sebastián Lelio Gloria Bell.
giovedì 14 febbraio 2019 - Focus

Orso d'Argento alla protagonista Paulina Garcia durante la Berlinale del 2013, Gloria del cileno Sebastian Lelio è stato un successo in patria e un trionfo fuori dai confini nazionali. Passato in Canada al Festival di Toronto, premiato in Europa (al festival di Berlino, ma anche a San Sebastian), in Messico, in Argentina, in Perù e in India, negli Stati Uniti il quarto film di Lelio (primo regista cileno a ricevere l'Oscar, nel 2018, con Una donna fantastica ha ricevuto l'attestato di stima più grande che Hollywood possa consegnare a un regista non americano: l'offerta di un remake, identico all'originale, ma girato con attori statunitensi. Una proposta che sarebbe arrivata a Lelio direttamente da Julianne Moore, coproduttrice dell'operazione, "folgorata" dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria, e decisa a confrontarsi con l'eccellente performance della Garcia. Il risultato, nelle sale italiane dal 7 marzo, è Gloria Bell: un film girato da Lelio come su carta carbone, uguale in ogni inquadratura all'originale, con due importanti differenze. Un nuovo cast (oltre a Moore anche John Turturro, Michael Cera, Brad Garrett) e un'ambientazione diversa, da Santiago a Los Angeles. A Toronto, dove il film è stato presentato a settembre, Lelio ha superato se stesso, battendo - per gradimento - il suo film originale.

Il remake americano di un film straniero è da sempre un grande classico di Hollywood. Eppure è raro che a dirigere il nuovo progetto sia chiamato il regista del film originale (come dimostra di recente Il capitale umano di Paolo Virzì, diretto negli Stati Uniti da Marc Meyers).
Ilaria Ravarino

Eppure il "caso" Lelio non è isolato. Tra i primi a ricevere l'onore di dirigere il proprio remake a Hollywood (o di sfruttarne la vetrina) fu Alfred Hitchcock, che nel 1956 si fece produrre la versione americana del suo L'uomo che sapeva troppo, già realizzato nel 1934 ma in Inghilterra. Come diretto antecedente del "caso" Lelio c'è senza dubbio l'operazione Funny Games, con cui nel 2007 l'austriaco Michael Haneke riconvertì per gli States - riproducendolo inquadratura per inquadratura - il suo film del 1997.


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In foto una scena del film Gloria Bell.
In foto una scena del film Gloria Bell.
In foto una scena del film Gloria Bell.

Molti i casi di autori orientali arruolati dagli Stati Uniti per riproporre i loro cavalli di battaglia: il giapponese Takashi Shimizu, autore di The Grudge nel 2002 e del remake USA nel 2004; i fratelli Pang, di Hong Kong, con Bangkok Dangerous (1999) e Bangkok Dangerous - Il codice dell'assassino (2008); il cinese John Woo con Once a Thief (1991) e la versione gemella del 1996.

Non mancano all'appello le commedie, con il celebre caso de I visitatori, hit francese del 1993, che il regista Jean Marie Poiré ha riproposto in salsa americana con il titolo L'ultimo guerriero.

Non è elegante, si dice, parlare dell'età delle signore. Ma nel caso di Gloria e Gloria Bell gli anni della protagonista sono un tema. Un tema che appartiene alla storia del film - con quel magnifico personaggio femminile maturo e infantile, integro e danneggiato insieme, pedinato nel suo mondo naturale - e a quella delle attrici coinvolte: entrambe donne over 50, appartenenti cioè a quella categoria che l'industria di Hollywood finisce spesso col relegare, per crudeli motivi anagrafici, a ruoli minori.

Cinquantotto anni Paulina Garcia (ne aveva 52 quando girò Gloria) e 58 anni Julianne Moore, le due Glorie del grande schermo dimostrano che l'età in scena è una variabile sopravvalutata. E si uniscono a una lunga schiera di performer strepitose, da Sandra Bullock a Robin Wright, da Meryl Streep a Sharon Stone, da Julia Roberts alla magnifica Susan Sarandon, cui la boa dei cinquanta ha regalato una nuova primavera professionale.


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