La stanza delle meraviglie

Film 2017 | Avventura 120 min.

Regia di Todd Haynes. Un film Da vedere 2017 con Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith. Cast completo Titolo originale: Wonderstruck. Genere Avventura - USA, 2017, durata 120 minuti. Uscita cinema giovedì 14 giugno 2018 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 85 sale cinematografiche - MYmonetro 3,33 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'adattamento cinematografico del romanzo di Brian Selznick pubblicato nel 2011. La stanza delle meraviglie è 10° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 7.893,00 e registrato 1.557 presenze.

Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,29
PUBBLICO 3,20
CONSIGLIATO SÌ
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Fedele al romanzo, Haynes lavora al servizio del racconto, arricchendolo e illuminandone le pieghe del senso.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 18 maggio 2017
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 18 maggio 2017

1977, Minnesota. Il dodicenne Ben è preda di un incubo ricorrente in cui viene inseguito da un branco di lupi. Una notte, cercando tra gli oggetti della madre, trova il vecchio catalogo di una mostra newyorkese sulle origini dei musei: i cosiddetti gabinetti delle meraviglie. C'è anche un biglietto, dentro, con l'indicazione di una libreria. E poi c'è un fulmine, che entra dal cavo del telefono e cambia la vita di Ben. 1927, New Jersey. Rose è una ragazzina che vive sola con il padre, isolata per via della sua sordità. La anima una grande passione per un'attrice, una diva del muto, di cui colleziona ogni notizia. Ben e Rose, a distanza di tempo, compieranno lo stesso avventuroso viaggio attraverso New York, guidati dal comune bisogno di conoscere il loro posto nel mondo.

L'opera grafico-letteraria di Brian Selznick nasce, nel caso di Hugo Cabret come in questo, intrisa di cinema, come fulminata in origine dalla meraviglia del suo dispositivo e percorsa interamente dalla scia elettrica di tale scossa. Per questo è giusto e necessario che siano dei registi cinefili a gestire il passaggio delle sue storie dalla carta allo schermo, loro approdo naturale.

Haynes giura fedeltà al romanzo, arruolando lo stesso Selznick come sceneggiatore, e lavora al servizio del racconto, illuminandone le pieghe del senso, costruendo corrispondenze e rimandi, visivi primi di tutto, che vanno oltre il libro e il film e guardano indietro, ai suoi esordi di regista (si pensi a tutto il discorso visivo sul modellismo, che parte dalle costruzioni di carta nella cameretta di Rose, passa per la vetrina del farmacista, raggiunge il climax nel grande panorama in scala della città e nella sequenza di bricolage con la quale viene raccontata la vita di Daniel, ma ricorda anche il primissimo esperimento di Todd Haynes, "Superstar").

Anche lui, cioè, guarda alle origini del suo percorso, a quella pratica, la cinefilia, che fa del suo agente un "curatore" in senso pieno, collezionista e appassionato. D'altronde, definendo un museo come un luogo in cui gli oggetti vengono disposti in mostra in modo da raccontare una bellissima storia, Selznick offre simultaneamente una definizione di "film", accentuando in essa il ruolo del montaggio, che in Wonderstruck è una pietra angolare dell'insieme (l'altra, naturalmente, è la musica).

Si potrebbe discorrere per ore delle suggestioni fornite dal film, della ripresa dei topoi melodrammatici della condizioni di orfano e dell'agnizione, o della sua costruzione del film nelle forme dell'omaggio ma anche della rivisitazione contemporanea, fortemente creativa, del cinema muto: la ricchezza di Wonderstruck è tale da superare lo spazio di un armadio, di una stanza, di sicuro di una recensione. La visione, d'altronde, richiede anche un po' di pazienza (la stessa che la nonna chiede a Ben) perché gli elementi del racconto, per tornare, hanno bisogno del loro tempo e di seguire il loro percorso, ma l'esperienza è così appassionante che si vorrebbe che le luci non si accendessero mai. Si vorrebbe restare al buio, dentro al museo, con Ben e Jamie e Rose.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 19 giugno 2018
samanta

Il film (Wonderstruck in originale) è pieno di buone intenzioni ma scivola malamente nella realizzazione. Ben e Rose dodicenni vivono in epoche temporali diversi il primo  nel 1977 a Hoboken (New Jersey la città nativa di Frank Sinatra) e la seconda nel 1927 nel Minnesota. Entrambi sono alla ricerca, Ben del padre la cui identità la madre non vuole svelarla al figlio e non [...] Vai alla recensione »

lunedì 18 giugno 2018
loland10

“La stanza delle meraviglie” (Wonderstruck, 2017) è il settimo lungometraggio del regista di Los Angeles Todd Haynes.             Dopo un anno da Cannes e otto mesi dall’uscita statunitense, ecco arrivare la pellicola anche da noi: non c’è che dire la distribuzione sincrona ed efficace…    &n [...] Vai alla recensione »

lunedì 18 giugno 2018
Flyanto

 “La Stanza delle Meraviglie”, del regista Todd Haynes, rappresenta il luogo comune a cui approdano i due protagonisti nella loro estenuante ricerca dei propri genitori. Parallelemente diviso in due parti in cui ciascuna presenta il percorso compiuto dai due protagonisti in epoche diverse, lo spettatore assiste prima a quello di un bambino negli anni ‘70, rimasto orfano della [...] Vai alla recensione »

lunedì 18 giugno 2018
Maurizio.Meres

Film delizioso,tratto da un romanzo è soprattutto realizzato con una sceneggiatura solida e raffinata,le sovrapposizioni temporali sono la vera essenza del film,rasentando il fantastico per dare un immagine alla storia scorrevole e continuativa,ma secondo il mio punto di vista forse fantasticando credo che la vera natura del racconto si basa sul percorso della vita che ognuno di noi percorre [...] Vai alla recensione »

sabato 16 giugno 2018
vanessa zarastro

“La stanza delle meraviglie” è stato definito un film-diorama, è appagante e commovente, una specie di fiaba malinconica raccontata in modo delicato e raffinato. Il regista Todd Haynes è famoso per creare atmosfere particolari e per la sua capacità di trasmetterle. Tanto per citare due suoi film che mi sono piaciuti molto, vorrei ricordare “Carol” [...] Vai alla recensione »

domenica 17 giugno 2018
LBavassano

 Filmone strappalacrime, virtuosisticamente girato, ma al di là dello stupore visivo, e di qualche nostalgico inserto musicale, nulla resta.

lunedì 18 giugno 2018
goldy

A 45 minuti dalla fine ho detto: "Cedo" e ho lasciato la sala.

FOCUS
FOCUS
domenica 17 giugno 2018
Roy Menarini

L'archeologia dei media è una branca sempre più vivace delle ricerche contemporanee. Come categoria, sembra un controsenso. Come stanno insieme archeologia e media? Se ci togliamo però gli occhiali della contemporaneità (immersi come siamo nelle tecnologie digitali) e indossiamo quelli dello storico, intuiamo come il cinema altro non sia che un grande mezzo espressivo di passaggio tra vari periodo di culture visuali, prima e dopo.

Todd Haynes, e prima di lui Brian Selznick - autore del romanzo illustrato da cui La stanza delle meraviglie (guarda la video recensione) è tratto - hanno pensato a tutto questo creando due opere - libro e film - fortemente debitrici della nostalgia per le antiche forme del vedere. Durante la narrazione, sospesa e intrecciata tra 1927 e 1997 (e simbolicamente il film è stato presentato a Cannes 2017), si parla di museo, illustrazione, wunderkammer, miniatura, collezionismo, panorama, diorama, cinema primitivo, pre-cinema, fiera, esposizione universale, e si squadernano tecniche come il colore, il bianco e nero, il passo uno, il montaggio alternato e il montaggio sincronico, il flash-back, l'iris, il cinema nel cinema e altro ancora.

Dunque, La stanza delle meraviglie è un catalogo. Un catalogo che mette in dialogo la cultura ottica che ha dato vita al cinema e il cinema stesso, passando attraverso la cinefilia, dato costante dell'opera di Todd Haynes, sempre a cavallo tra punte più sperimentali (Safe, Io non sono qui) e opere più accademiche (oltre a questo, anche Lontano dal Paradiso e Carol).
Pur con tale armamentario di conoscenze e profonda competenza storica, La stanza delle meraviglie sembra più un'occasione mancata che un film perfettamente riuscito. Fatto salvo il massimo rispetto per l'autore, nonché per il suo grande direttore della fotografia Ed Lachman, sembra di trovarsi di fronte al più classico caso di "capolavoro mancato". Ma, invece di lamentarsi per qualche spiegazione di troppo e per una storia di influenza melodrammatica che purtroppo diviene chiara già a metà del racconto, bisogna chiedersi perché il film è stato accolto freddamente e quale sia il motivo del mancato coinvolgimento emotivo di tanti spettatori e commentatori.

Una proposta interpretativa: Martin Scorsese, nel portare sullo schermo il precedente libro illustrato di Selznick (Hugo Cabret, altrettanto "archeologico" e cinefilo) si era reso conto che avrebbe dovuto scommettere su alcune scelte apriori, tra cui il 3D (uno dei più poetici di sempre) e la potenzialità del personaggio di Mélìès; in questo modo è riuscito ad appropriarsi del romanzo e a farne uno struggente inno all'immaginazione e al futuro del cinema, proprio mentre parlava del passato (e riuscendo persino a fare una sorta di auto-analisi del suo cinema).

Nel caso di Haynes, invece, le migliori intenzioni non sono supportate da una altrettanto lucida consapevolezza sul progetto formale da mettere in atto. E il cinema, in quanto mezzo espressivo del Novecento ora in balia di diverse identità, rischia di assumere appunto l'aspetto dell'archivio, del registro e del museo. Ciò non significa che La stanza delle meraviglie sia un film da ignorare, anzi ci permette di osservare ancor più da vicino ciò che dovrebbe importare più che mai alla critica: che cos'è il cinema, oggi?

Todd Haynes, e prima di lui Brian Selznick - autore del romanzo illustrato da cui La stanza delle meraviglie (guarda la video recensione) è tratto - hanno pensato a tutto questo creando due opere - libro e film - fortemente debitrici della nostalgia per le antiche forme del vedere.

Durante la narrazione, sospesa e intrecciata tra 1927 e 1997 (e simbolicamente il film è stato presentato a Cannes 2017), si parla di museo, illustrazione, wunderkammer, miniatura, collezionismo, panorama, diorama, cinema primitivo, pre-cinema, fiera, esposizione universale, e si squadernano tecniche come il colore, il bianco e nero, il passo uno, il montaggio alternato e il montaggio sincronico, il flash-back, l'iris, il cinema nel cinema e altro ancora.

Dunque, La stanza delle meraviglie è un catalogo. Un catalogo che mette in dialogo la cultura ottica che ha dato vita al cinema e il cinema stesso, passando attraverso la cinefilia, dato costante dell'opera di Todd Haynes, sempre a cavallo tra punte più sperimentali (Safe, Io non sono qui) e opere più accademiche (oltre a questo, anche Lontano dal Paradiso e Carol).

SCRIVERE DI CINEMA
venerdì 15 giugno 2018
Lorenzo Ciofani, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

È il titolo italiano a suggerirci quanto La stanza delle meraviglie sia una riflessione sugli spazi: privati, istituzionali, interiori, artistici, urbanistici. L'originale Wonderstruck si riferisce ad un padiglione segreto del Museo di Storia Naturale di Manhattan, ritratto meticolosamente in un misterioso catalogo che Ben, il dodicenne protagonista, trova tra i cimeli della madre. Eppure la traduzione - comunque la stessa del graphic novel di Brian Selznick all'origine del film - innesca una suggestione domestica che dialoga con la prima parte del racconto, in cui il bambino è costretto a fare i conti con incubi inspiegabili, fantasmi che prendono forma, fulmini improvvisi.

È una casa, nel cuore del Minnesota, ad accogliere all'inizio il viaggio di Ben, ed è proprio qui che deve misurarsi con le trappole di una realtà che non corrisponde ai desideri di un bambino costretto a crescere.

Quindi si sposta a New York, seguendo le tracce di una mappa stampata nel suo cuore, dialogando intimamente con la storia di Rose, una ragazzina sordomuta che si muove, negli anni della Grande Crisi, tra teatri e musei alla ricerca di una madre che non sia solo un'immagine sulle riviste, approdando, infine, in una casa.

Gli spazi del passato, con l'estetica del muto riplasmata dal bianco e nero di Ed Lachman, sono quelli di un teatro che si prepara all'avvento del sonoro (una rivoluzione inaccessibile a Rose), un cinema che si rivela unico luogo nel quale poter dialogare con la madre diva dei silent film, un museo come presagio di un sistema di relazioni in cui i prodotti della Storia costituiscono elementi di una toccante tessitura sentimentale, un piccolo appartamento dove sbarca la barchetta prima collocata sul meteorite.

Un movimento circolare: una casa è il luogo da dove parte Ben per risalire alle origini di una mancanza e quello in cui termina parzialmente la ricerca affettiva di Rose. Grazie al montaggio parallelo curato da Affonso Gonçalves, scopriamo affinità, assonanze, simmetrie che si accumulano come pezzi di un puzzle risolto alla fine in un'altra commovente traiettoria circolare, pagine da segnare dentro un cripto-memoir.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 14 giugno 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Nei suoi libri, Selznick pratica una forma peculiare di romanzo per immagini: storie scritte che dialogano con i disegni in maniera non convenzionale, tra il romanzo e il graphic novel. Un metodo coerente con le storie rappresentate, che evocano una sorta di archeologia dei media, in cui la modernità diventa piena di magie e strane forme di spettacolo e di rappresentazione desuete.

giovedì 14 giugno 2018
Maurizio Acerbi
Il Giornale

1977. Ben, perso l'udito, va a New York, alla ricerca del padre. 1927. Rose, sordomuta dalla nascita, va a Manhattan per incontrare la madre. Le due storie procedono in parallelo, con un sapiente uso del montaggio e due interpreti meravigliosi, fino all'inevitabile punto in comune finale. Tratto dal romanzo di Brian Selznick (bellissima l'edizione illustrata Mondadori), questo è cinema allo stato puro, [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 giugno 2018
Alessandra Levantesi
La Stampa

Due storie, una ambientata nel 1927 l'altra nel 1977, che corrono in parallelo; due dodicenni sordi sperduti nelle strade di New York. Sono Rose in fuga da un algido padre in quel di Hoboken, New Jersey; e Ben che, sotto trauma per la recente scomparsa della mamma e per aver perso l'udito causa un fulmine, è scappato dalla natia Gunflint, Minnesota, in cerca di un padre mai conosciuto.

giovedì 14 giugno 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Cos'hanno in comune un bi-bo del 1977 e una ragazzina del 1927? Sono sordi (lei anche muta) e in fuga verso New York. Lei, in bianco e nero e con soave accompagnamento sinfonico, per riabbracciare la mamma diva; lui, a colori e con colonna sonora funky, per capire chi è il papà. Dal romanzo illustrato di Brian Selznick, stesso autore di Hugo Cabret, il film di Haynes ci parla di segreti familiari mimetizzat [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 giugno 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

La stanza delle meraviglie», adattamento di « una graphic novel di Brian Selznick, ha senz'altro rappresentato una bella sfida per Todd Haynes: lo scrittore dell'«Hugo Cabre» trasposto magistralmente sullo schermo dal maestro Scorsese aveva, in effetti, desunto in proprio la sceneggiatura, ma poi ha deciso di affidarne la realizzazione al sofisticato regista votato agli identikit proto-femministi («Lontano [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 giugno 2018
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

L'inizio, un bambino inseguito dai lupi di notte, nella neve, come una concitata fiaba di paura, è il punch emozionale, perfetto, per entrare nel mondo della Stanza delle meraviglie. Un mix di dolore, terrore, senso di abbandono e isolamento che ricorda non poco l'inizio di un altro film sulla solitudine, la proiezione fantastica e il rollercoaster emozionale dell'infanzia, Nel paese delle creature [...] Vai alla recensione »

sabato 24 marzo 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Che ci fa un regista come Todd Haynes - con il suo fido direttore della fotografia Ed Lachman - in un film come questo? Si diverte, soprattutto. E si diverte anche il complice Ed Lachman, dopo il magnifico foliage di "Lontano dal paradiso", e le luci perfette sul visone e i cappellini di Cate Blanchett in "Carol". Si divertono a ricostruire la coloratissima New York dei film anni Settanta e la New [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
martedì 12 giugno 2018
Francesca Ferri

Incanto, stupore e sogno tra cinema e letteratura inaugurano il prossimo weekend. La stanza delle meraviglie (guarda la video recensione) di Todd Haynes, adattamento del romanzo di Brian Selznick, ci porterà in un viaggio nel tempo attraverso New York [...]

VIDEO RECENSIONE
venerdì 8 giugno 2018
A cura della redazione

1977, Minnesota. Il dodicenne Ben trova il vecchio catalogo di una mostra newyorkese sulle origini dei musei. 1927, New Jersey. Rose, una ragazzina sorda, colleziona notizie su una diva del muto. Ben e Rose compiranno lo stesso avventuroso viaggio attraverso [...]

GALLERY
venerdì 19 maggio 2017
 

Convincono entrambi, i registi in Concorso a Cannes nella giornata di ieri: Todd Haynes, che con Wonderstruck - La ragazza delle meraviglie (con le ottime Julianne Moore e Michelle Williams) arricchisce e illumina la graphic novel da cui trae ispirazione, [...]

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