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Il raggio verde
Un film di Eric Rohmer.
Con Marie Rivière, Amira Chemakhi, Sylvie Richez, Rosette
Titolo originale Le rayon vert.
Commedia,
durata 98 min.
- Francia 1986.
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Girato con modesti mezzi e attori semplici, il film ha vinto il Leone d'oro al Festival di Venezia del 1986.
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È luglio e Delphine, impiegata parigina che va per i trenta, non sa dove andare in vacanza e con chi. Suo inquieto andirivieni da Parigi in Normandia, in montagna e a Biarritz dove finalmente, incontrato un ragazzo giusto, vede – guardando il sole che tramonta nell'Atlantico – il raggio verde, quel fenomeno di rifrazione che dà il titolo al romanzo (1882) di Jules Verne. Chi lo vede, dice Verne, riesce a leggere meglio nei propri sentimenti e in quelli degli altri. Girato in 16 mm con largo margine d'improvvisazione nei dialoghi per gli attori (soprattutto per Rivière, attrice o figura rohmeriana a 18 carati), è un film chiaro, delizioso, n. 5 della serie “Commedie e proverbi”. Leone d'oro alla Mostra di Venezia 1986. Diffuso in Francia su Canal+ prima che nelle sale. |
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premi nomination |
Festival di Venezia 3 0 |
Il raggio verde
domenica 31 gennaio 2010
di G. Romagna
La mite odissea di una ragazza costretta a trascorrere da sola le vacanze estive essendo stata mollata dal suo ragazzo pochi giorni prima dell'inizio delle stesse. Il Raggio Verde è un film profondamente intimista, che lascia raccontare alle immagini e, ancor più, alle parole, la malinconia ed il vuoto improvviso causati da una solitudine che, in un periodo di generale spensieratezza, si fa ancora più difficile da sopportare. L'introspezione psicologica è notevole, continua » |
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| Marie Rivière a Vincent Gauthier | |
| È meglio vivere sognando un ideale che adattarsi a una mediocre realtà, capisci, e perdere ogni speranza. | |
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| Marie Rivière a Vincent Gauthier | |
| Ho deciso di restare sola finché non avessi incontrato qualcuno che valesse veramente... Voglio dire, quando sei sola e vai con qualcuno così, per una volta, per avere un' avventura... Cioè, ci si sente... Secondo me dopo ci si sente più soli di prima. Capisci, quando la sera poi ritorni a casa tua e sei appena andata a letto con un tizio qualsiasi e sai che non gliene frega niente e non frega niente neanche a te, e nessuno dei due ne ha ricavato niente, ecco, questo io lo trovo ancora più spaventoso che tenersi la propria solitudine. In questo senso, la solitudine diventa uno stile di vita, una regola, capisci? | |
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| Marie Rivière | |
| Non sono io che mi ostino, è la vita che si ostina. | |
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DVD | Il raggio verdeUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 12 dicembre 2007
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di Stefano Reggiani
Se la sera è chiara e voi siete di fronte al mare al tramonto, osservate il disco del sole nel momento in cui s'inabissa all'orizzonte; per un attimo, per un fenomeno di rifrazione, la luce dell'ultima sottile striscia dell'astro vi sembrerà verde. Così almeno raccontava Jules Verne, avvertendo: chi vede il raggio verde, otterrà il privilegio di leggere più chiaro in se stesso e nei propri sentimenti, sarà fortunato in amore. In questo scorcio d'estate chi aveva visto Il raggio verde s'è divertito a ravvivare la declinante dolcezza dei tramonti al mare con avvistamenti o inganni tempestivi: «Attenzione, il raggio verde, il raggio verde». » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Noioso o sublime? Banale o sorprendente? Il raggio verde è uno di quei film per i quali ci si divide, di qua gli entusiasti, di là gli irritati. Per un verso o per l’altro, ci muove qualcosa nel profondo, qualcosa che ci è familiare e che il più delle volte ci sfugge. Per il film di Eric Rohmer si può scomodare Pascal con l’esprit de finesse, i cui princì pi “sono nell’uso comune e davanti agli occhi di tutti”. Per scorgerli, “basta avere buoni occhi, ma buoni davvero”. Sono così vicini, che è facilissimo non farci caso. » |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
“Torni il tempo dei cuori che s’accendono” : con questo verso di Rimbaud si apre Il raggio verde di Eric Rohmer, quinto capitolo della serie “Come dies et proverbes”, meritatamente premiato con il Leone d’oro all’ultimo Festival di Venezia. Il quasi settantenne regista francese inventa in questo film, con l’aiuto determinante dell’intensa protagonista Marie Rivié re (tra l’altro anche co-autrice della sceneggiatura) un altro dei suoi indimenticabili ritratti femminili. L’avvio della storia è, come spesso accade in Rohmer, dei più banali: Delphine (M. » |
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