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James Gray

James Gray è un attore statunitense, regista, produttore, produttore esecutivo, sceneggiatore, è nato il 14 aprile 1969 a New York City, New York (USA). James Gray ha oggi 55 anni ed è del segno zodiacale Ariete.

Un regista in continua evoluzione

A cura di Giuseppe Grossi

James Gray ha il grigio nel nome e lo inserisce di continuo nelle sue storie. Morte, tradimenti, seconde occasioni sprecate. Un cinema dedicato alla contaminazione dell'animo, dove il confine tra Bene e Male è labile, quasi invisibile. Forse è per questo che il regista e sceneggiatore newyorkese si riconosce così bene nello sguardo cavo e complesso di Joaquin Phoenix, vero e proprio feticcio all'interno del suo immaginario. Al centro della storia c'è spesso la famiglia, mai focolare rassicurante, ma territorio instabile dentro cui rinegoziare la propria identità in perenne definizione. Gray esplora di continuo il tema dell'integrazione, domestica prima che sociale, mettendosi dalla parte delle pecore nere, accentuando i toni del dramma e analizzando le derive criminali, uniche vie in cui incanalare la frustrazione di personaggi borderline. Ma come si confà a un degno erede di Martin Scorsese, il regista non ha paura di esplorare i generi cinematografici e benché prediliga il noir metropolitano, si spinge anche nella fantascienza, nel film d'avventura e nel dramma sentimentale, non dimenticando di trarre ispirazione della propria vita.

Cenni biografici
Nipote di immigrati russi, James Gray nasce a New York nel 1969. Cresciuto nel Queens, quartiere simbolo del melting pot, vive sulla propria pelle il problema della classe sociale e il difficile inserimento in un contesto urbano caotico. Appassionato di pittura, si avvicina al cinema da affamato spettatore di Francis Ford Coppola, Robert Altman, Stanley Kubrick e Martin Scorsese. Passione che diventa materia quando frequenta la School of Cinematic Arts della University of Southern California di Los Angeles, dove il produttore Paul Webster - impressionato dal suo lungometraggio studentesco Cowboys and Angels - lo incoraggia a scrivere una sceneggiatura.

Un grande esordio e una difficile seconda opera
Così, a soli 25 anni, Gray scrive e dirige Little Odessa (1994), tragedia metropolitana intensa e dark, spietata rappresentazione di una disgrazia familiare. L'opera prima del regista newyorkese riesce a mettere insieme un cast d'eccezione, che vede la partecipazione di attori come Tim Roth, Vanessa Redgrave, Maximilian Schell ed Edward Furlong. Presentata in concorso a Venezia, si aggiudica il Leone d'Argento e una Coppa Volpi per la Miglior attrice non protagonista grazie alla prova di Redgrave. Film cupo, sgradevole, ma gradito, Little Odessa presenta al pubblico un autore coraggioso, capace di schivare i cliché del cinema americano e di dirigere attori quanto mai ispirati.
Sebbene si fosse guadagnato la fama di nuovo "ragazzo prodigio" del cinema statunitense e il plauso della critica che lo nominava "l'erede di Scorsese" - con cui condivide infatti l'interesse per la convivenza tra diversità nella società americana e una certa ritrosia a cedere alle logiche di mercato -, Gray fatica a realizzare il suo secondo progetto, rifiutando varie offerte dagli studios per perseguire la propria idea di cinema. Passano infatti sei anni prima del suo ritorno al grande schermo con The Yards (2000), noir ambientato tra i corrotti e prodotto da Miramax. Nonostante un cast di tutto rispetto - tra cui Mark Wahlberg, Joaquin Phoenix, Charlize Theron, James Caan, Faye Dunaway ed Ellen Burstyn -, un budget duplicato rispetto al film d'esordio e una nomination alla Palma d'oro di Cannes, il lungometraggio viene snobbato da critica e pubblico, incassando meno di un milione di dollari nel mercato americano e rimanendo relegato all'home video in Italia. Dopo questa inaspettata delusione il regista inizia un lungo periodo di pausa, durante il quale rifiuta diversi progetti e decide di dedicarsi a un cinema di necessità: spontaneo e lontano dalle pressanti dinamiche mainstream spinte dal botteghino.

Dal noir al film d'avventura, passando per il dramma sentimentale
A sette anni dal suo secondo film, scrive e dirige I padroni della notte (2007): presentata nuovamente in concorso a Cannes, l'opera insiste sul tema dei rapporti familiari (questa volta tra fratelli), costretti a mischiarsi con loschi affari mafiosi. Nonostante la forte alchimia tra la sensuale Eva Mendes e il materico Joaquin Phoenix - qui anche produttore del film -, il lungometraggio non riesce a evadere dai canoni della crime story, svelando un autore privo dello smalto di inizio carriera. Per questo, con il successivo Two Lovers (2008) il regista non cambia protagonista (ancora Phoenix) ma stravolge il genere di riferimento, passando dal noir metropolitano al dramma sentimentale e dedicandosi così a una love story ispirata al racconto di Dostoevskij "Le notti bianche". Qui, la sensibilità di Gray torna a sfiorare corde profonde, mettendo in scena l'amore inteso come doloroso processo interiore.
Con il successivo C'era una volta a New York (2013) - ancora in concorso al Festival di Cannes -, riaffiora il tema dell'integrazione sociale, sempre affidato a grandi interpreti come Marion Cotillard, Jeremy Renner e l'immancabile losca figura di Joaquin Phoenix: perfetto emblema di storie difficili, futuri faticosi e sguardi sofferti. Nello stesso anno Gray è tra i produttori esecutivi di Blood Ties - La legge del sangue, che co-scrive insieme al regista francese Guillaume Canet.
Di tre anni più tardi è invece Civiltà perduta (2016), basato sul libro di David Grann che racconta la vera storia dell'esploratore britannico Percy Fawcett, scomparso insieme al figlio nel 1925 mentre era alla ricerca di una misteriosa città perduta in Amazzonia. Interpretato da Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller e Tom Holland, il lungometraggio ha chiuso il New York Film Festival ed è stato presentato fuori concorso al Festival di Berlino. Nonostante l'insuccesso al botteghino, Civiltà perduta ha ottenuto un ottimo riscontro da parte della critica, tanto che il Time lo ha inserito tra i dieci film migliori dell'anno.

Gli ultimi film: la fantascienza e l'ispirazione autobiografica
Due anni più tardi Gray dirige Brad Pitt nel thriller fantascientifico Ad Astra (2019), presentato in concorso a Venezia. Il film è stato accolto positivamente dalla critica, venendo da alcuni paragonato al Solaris di Tarkovskij per l'aspetto meditativo e riservato con cui viene descritta un'epopea spaziale stranamente ottimistica. Candidato per il Miglior sonoro agli Oscar del 2020, anche questa volta il lungometraggio non ottiene il successo sperato al botteghino, arrivando a incassare complessivamente 133 milioni di dollari a fronte di un budget di 87 milioni.
Nel 2022 il regista porta infine in concorso al Festival di Cannes Armageddon Time - Il tempo dell'Apocalisse, un coming of age ambientato nel Queens degli anni '80 e ispirato alla sua stessa infanzia. Ancora una volta il cast è di tutto rispetto: tra gli interpreti ci sono infatti Anthony Hopkins, Jeremy Strong e Anne Hathaway.

Ultimi film

Fantascienza, Thriller - (USA, Brasile - 2019), 124 min.
Documentario, (USA - 2015), 79 min.
Drammatico, (USA - 2008), 100 min.
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