| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Durata | 106 minuti |
| Regia di | Raha Shirazi |
| Attori | Masih Alinejad . |
| Uscita | giovedì 28 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 3,19 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 maggio 2026
La testimonianza della forza e del coraggio delle donne iraniane che, attraverso la loro indomita ribellione, continuano a ridefinire il presente. In Italia al Box Office A War On Women ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 5,3 mila euro e 2,7 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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L'Iran è un Paese di donne coraggiose, e non da oggi. Nel terzo millennio due donne iraniane sono state premiate con il Nobel per la Pace: nel 2003 l'avvocata Shirin Ebadi (1947), fondatrice del Centro per i difensori dei diritti umani in Iran, e nel 2023 Narges Mohammadi (1972) vicepresidente del Centro, reclusa nel famigerato carcere di Evin. Sono due tra le più famose tra le attiviste che partecipano o che sono ritratte e ricordate in A War On Woman di Raha Shirazi, che riassume in meno di due ore una storia di resistenza che parte da molto lontano. Dal 1970, ossia da prima che l'Iran diventasse il Paese illiberale e irrispettoso dei diritti umani che è da anni, e particolarmente nemico della popolazione femminile. Uno stato di sospensione democratica che si è ribellato all'omicidio di Mahsa Amini (2022), con la conseguente reazione in tutto il mondo, non solo delle donne. La guerra del titolo è infatti in corso sulla loro libertà e sul loro corpo non da quei fatti, come il film dimostra.
Numerosissime immagini provenienti da archivi internazionali (ABC news, Associated Press, BBC, Ina, Luce Cinecittà...) e altrettanti filmati privati, per lo più girati con smartphone durante le proteste, tracciano una cronistoria della presa di voce e posizione delle donne verso i vari governi che le hanno oppresse.
Raha Shirazi ne mostra moltissime, ma decide di intervistarne sette, di provenienze e età diverse, proprio a rimarcare questa continuità temporale, una volontà che non si ferma e non si arrende, nonostante il persistere delle violenze, dalle incarcerazioni alla privazione della libertà e dell'istruzione, fino a atti di barbarie come gettare acido sui loro corpi: sono Mahnaz Afkhami, prima donna a essere eletta Ministro per le politiche delle donne, in esilio negli USA, così come la giornalista e attivista Masih Alinejad (la cui sua storia è raccontata da Be My Voice di Nahid Persson), la poetessa e giornalista Asieh Amini, militante contro la pena di morte e la lapidazione in Iran, residente in Norvegia, Goldhifteh Farahani, forse l'attrice iraniana più nota a livello internazionale (insieme a Zahra Amir Ebrahimi), fuggita dal suo Paese nel 2008, Azam Jangravi, attualmente in Canada, così come Shaparak Shajarizadeh, ex prigioniera politica, e infine Elahe Tavakolian, che ha perso un occhio a causa di un proiettile mentre partecipava a una protesta nel 2022 del movimento "Donna, vita, libertà" (in persiano, zan, zendegi, azadi).
La ricchezza delle testimonianze e dei materiali messi in fila con chiarezza fanno di questo documentario uno strumento preziosissimo di memoria, informazione, ispirazione e mobilitazione. Si passa dai ricordi delle promesse non mantenute dell'ayatollah Khomeini, fortemente contestato già subito dopo il suo insediamento, alle più recenti persecuzioni di spose bambine e in generale del sesso femminile, visto dai religiosi come mero elemento di provocazione nei confronti di uomini che non riescono a contenere il proprio istinto. Fino ad arrivare alle proteste dei veli, alle moltissime donne comuni che sono scese in strada per cantare, ballare, liberarsi del velo, sventolare una sciarpa bianca. Incontrando finalmente negli ultimi anni anche l'appoggio degli uomini, in particolare dopo le elezioni truccate che hanno portato al potere nel 2009 Ahmalinejad. Per ribadire di esistere, per resistere.
Nella sintesi di Masih Alinejad: "Dobbiamo praticare la disobbedienza civile per riavere indietro la normalità delle nostre vite". Un manuale di come organizzarsi, istruirsi, difendersi e costruire una società più civile, per tutti. Il film arriva nelle sale dopo il passaggio al Bif&st 2026 (sezione Meridiana) ed è una produzione interamente italiana realizzata da Rosamont, Minerva Pictures, Doppio Nodo Double Bind, Eolo Film Productions, Luce Cinecittà con Rai Cinema.
A War on Women racconta cinquant'anni di resistenza femminile attraverso filmati privati, testimonianze e immagini girate clandestinamente in Iran. Quattro generazioni di donne che hanno sfidato il regime degli Ayatollah e il controllo imposto sui loro corpi e sulle loro vite, trasformando l'oppressione in un movimento capace di attraversare rivoluzione, repressione ed esilio. Attiviste, madri, attrici, prigioniere ed esiliate compongono una catena ininterrotta di resistenza. Uno sguardo intimo e diretto su un Paese spesso frainteso, che mette al centro le voci di chi ha scelto di non tacere.
Da un punto di vista prettamente cinematografico, si può dire che della condizione femminile in Iran ne abbia già parlato, in passato, quella parte di scena autoriale del paese diventata, ormai da tempo, un punto di riferimento per i festival di tutto il mondo. Panahi, Kiarostami, Farhadi sono i nomi che puntualmente spuntano fuori nei discorsi incentrati sul cinema sociale che ha caratterizzato la [...] Vai alla recensione »
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