| Anno | 1992 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Gianni Amelio |
| Attori | Enrico Lo Verso, Valentina Scalici, Giuseppe Ieracitano, Marina Golovine, Florence Darel Renato Carpentieri, Vincenzo Peluso, Lello Serao, Massimo De Lorenzo, Fabio Alessandrini, Agostino Zumbo, Santo Santonocito, Vitalba Andrea, Celeste Brancato, Maria Pia Di Giovanni, Antonino Vittorioso, Francesco Apolloni. |
| Tag | Da vedere 1992 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,27 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 novembre 2019
Una donna viene accusata di prostituire la figlia adolescente. Due carabinieri devono condurla in un orfanotrofio insieme al suo fratellino. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto 6 David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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Una donna viene accusata di prostituire la figlia adolescente. Due carabinieri devono condurla in un orfanotrofio insieme al suo fratellino. Uno dei due agenti è una brava persona e si lascia coinvolgere. Alla fine dovrà persino difendersi dall'accusa di aver rapito i bambini. Un film che ha sollevato grande dialettica e ha vinto una quantità di premi: Gran Premio speciale della giuria di Cannes e cinque David di Donatello. Si è parlato di sapori antichi: De Sica, Rossellini e persino di certe atmosfere alla Antonioni. Si è un po' esagerato.
I film di Amelio si basano in genere sul rapporto tra adulti-docenti e bambini-discenti. Gli adulti insegnano ai bambini e al contempo imparano da loro. Luciano e Rosetta sono innocenti/non-innocenti: per la loro età dovrebbero avere al fondo di sé l’innocenza, ma hanno alle spalle un vissuto traumatico che li ha segnati. In loro l’innocenza è presente, ma chiusa in una prigione difficilmente espugnabile. Sono chiusi, riottosi, sono o si sentono diversi. La diversità suscita in loro un orgoglio che li spinge a sostenere con rabbia il loro essere, ad autoescludersi; al contempo, hanno il bisogno di nascondere la diversità, di cercare d’essere normali. Incontrano l’adulto-docente e iniziano con lui un viaggio che parte con una chiusura scontrosa che gradualmente diventa curiosa. Il docente capisce che i discenti sono esseri speciali, diventa la loro guida. Si crea il contatto, si accende la luce dell’utopia di una nuova famiglia, composta da Antonio, Luciano e Rosetta, madre-sorella-bambina. L’adulto torna bambino; i bambini si tuffano nel paradiso che l’infanzia dovrebbe essere. Ma arriva il momento in cui i discenti procurano problemi al docente, che si ritrae dal rapporto. Si ribaltano i ruoli: i discenti si rivelano più maturi e umani del docente. Il finale cita quello di L’avventura di Antonioni. In ambo i casi, c’è una coppia di personaggi (una bambina e suo fratello, una donna e un uomo), l’essere femminile accarezza le spalle dell’essere maschile, il gesto è un riconoscimento di fragilità, esprime un bisogno di solidarietà. Rosetta posa una giacca sulle spalle del fratello, Luciano accetta l’atto affettuoso della sorella. Antonio, luce di speranza, è uscito dalle loro vite. I due fratelli hanno forse capito che il dolore della solitudine può essere alleviato dalla solidarietà. Il film riprende alcuni fattori che, secondo Deleuze, sono centrali per la fondazione del cinema moderno, nato con il neorealismo: l’azione è sostituita dall’andare a zonzo, da un viaggio che, pur avendo una meta, si sfrangia; la situazione è dispersiva, s’incontrano numerosi personaggi di contorno che scompaiono presto; i bambini subiscono la violenza degli adulti, soffrono di impotenza, e tale condizione li rende maggiormente capaci di sentire e vedere.
Un film potente, riflessivo e soprattutto toccante. Toccante come le interpretazioni dei 3 protagonisti (tutti ugualmente superbi), toccante come le situazioni di disagio che si vengono a creare e che catturano lo spettatore, toccante come le emozioni che trasmette l'espressione di una bambina che guarda il mondo con gli occhi di una prostituta 11enne, e da tale teme di esser riconosciuta.
Si possono “rubare” i bambini, senza però con questo arrivare a commettere alcun reato. Anzi, quel rubare può voler dire attingere, incantati, al meglio del loroo animo. In Il ladro di bambini, di Gianni Amelio, sono due gli autori del “furto”: il giovane protagonista, il carabiniere calabrese Antonio (Enrico Lo Verso), e lo stesso Amelio, da sempre attentissimo alle emozioni e ai sentimenti dei più [...] Vai alla recensione »