| Titolo originale | Quo Vadis |
| Anno | 1951 |
| Genere | Storico |
| Produzione | USA |
| Durata | 171 minuti |
| Regia di | Mervyn LeRoy |
| Attori | Robert Taylor, Deborah Kerr, Peter Ustinov, Leo Genn, Patricia Laffan, Finlay Currie Buddy Baer, Ralph Truman, Marina Berti, Norman Wooland, Nora Swinburne, Abraham Sofaer, Felix Aylmer, Peter Miles, Geoffrey Dunn, Nicholas Hannen, D.A. Clarke-Smith, Rosalie Crutchley, John Ruddock, Arthur Walge, Elspeth March, Strelsa Brown, Alfredo Varelli, Roberto Ottaviano, William Tubbs. |
| Tag | Da vedere 1951 |
| MYmonetro | 4,36 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 ottobre 2018
Marco Vinicio, console romano, torna a Roma dopo grandi vittorie. Conosce la schiava Licia e se ne innamora. Pur di strapparla alla famiglia che l'ha ... Il film ha ottenuto 7 candidature a Premi Oscar,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Marco Vinicio, console romano, torna a Roma dopo grandi vittorie. Conosce la schiava Licia e se ne innamora. Pur di strapparla alla famiglia che l'ha adottata ricorre ai favori dell'imperatore Nerone, con la mediazione dell'amico Petronio. Ma Licia, cristiana, viene salvata e nascosta dal gigante Ursus. Marcello riesce a sapere che Licia sarà presente a una riunione nelle catacombe. Travestito, vi partecipa e assiste al discorso di Pietro: "Beati i miti...". Quando cerca di riprendersi la giovane viene gravemente ferito. La stessa Licia lo cura e si innamora di lui. Nel frattempo Nerone fa incendiare Roma e uccidere i cristiani nell'arena. Licia stessa viene catturata e portata nell'arena, ma Ursu la salva . Marco, costretto ad assistere legato, si libera e con l'aiuto di alcuni amici ribalta la situazione. Il popolo si rivolta a Nerone, che viene ucciso da una sua schiava. Marco, convertito, lascia Roma con Licia. Dal romanzo di Henryk Sienkiewicz. Prodotto a Roma dalla MGM che reinvestì, anche per ragioni fiscali, i proventi italiani. Il film è stato sempre giudicato un polpettone colossal per il grande budget, il colore, lo sfarzo, la ricostruzione spettacolare, i divi e i costumi. In realtà proprio per queste caratteristiche Quo Vadis?, nel tempo, si è rivelato un capolavoro: da quando il cinema, appunto, ha messo a fuoco i suoi significati, liberandosi dall'obbligo di appartenenza alle arti nobili e privilegiando i valori spettacolari e di evasione per cui era nato. Aggiungiamo poi il grande successo di pubblico, la certosina ricerca storica (con interventi di grandi specialisti della romanità), la straordinaria colonna di Miklos Rozsa (che ha letteralmente inventato il "suono" della Roma antica, creando un precedente imprescindibile per tutti) ed ecco che il film, può far parte a buon diritto della categoria dei titoli fondamentali nel filone avventura-storia.
Mezzo secolo fa usciva Quo Vadis. Nel novembre del 1951 nelle sale italiane venne distribuito il kolossal tratto dal celebre romanzo di Sienkiewicz. La Metro aveva deciso di investire i proventi ottenuti dai film distribuiti in Italia girando a Cinecittà e nel Lazio. Così la produzione letteralmente prese in ostaggio Roma. Tessutai, artigiani, vigili urbani, alberghi, il Comune, tutti erano coinvolti. Qualche vecchio tassista ancora ricorda Robert Taylor e Deborah Kerr e il regista Mervyn Le Roy, prelevati la mattina all'Hilton e portati sull'Appia antica. La storia è nota: Marco Vinicio, giovane console tutto d'un pezzo, si innamora della cristiana Licia. L'imperatore Nerone incendia Roma e accusa i cristiani. Scorre il sangue nell'arena. Vinicio favorisce la caduta di Nerone. E si fa cristiano. Peter Ustinov fu indimenticabile nella parte dell'imperatore. C'era stato un ostacolo: era ritenuto troppo giovane. Mandò un telegramma a Le Roy in cui diceva che Nerone, ai tempi della vicenda aveva 28 anni, proprio la sua età. Quo Vadis si vale di una delle più travolgenti colonne sonore mai composte, firmata dal «genio» Miklos Rozsa. La memoria popolare del cinema rimanda anche l'immagine del gigantesco Ursus che difende Licia dalla corna del toro. La produzione assunse migliaia di comparse. La scena del trionfo di Vinicio è davvero «colossale». Le comparse erano «vere». Quasi mezzo secolo dopo Ridley Scott nel suo Gladiatore ricorse al computer. L'imponenza di certe scene c'è, ma è virtuale. E potrà magari ingannare, ma è un po' come un parrucchino: un occhio attento lo vede immediatamente.
Quo vadis? è il padre di tutti i kolossal storici hollywoodiani (non il più bello: Ben Hur è insuperabile), il film che, sotto la guida dell'esperto LeRoy, setterà gli standard per tutti coloro che in futuro vorranno imitarlo. Per la prima volta il grande pubblico si trovava di fronte ad uno spettacolone che, pur essendo figlio di altre produzioni maestose (Via [...] Vai alla recensione »
L'incendio che nell'ultima parte del film distrugge Roma, fece, due anni or sono, del tutto risorgere Cinecittà. Subito dopo la guerra il nostro più importante complesso di studi, in parte distrutto, in parte spogliato, si era ridotto a servire da campo di concentramento. A poco a poco tornò a riaccogliere un'attività cinematografica, ma i due miliardi di lire che i produttori americani vi impiegarono [...] Vai alla recensione »