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clavius
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mercoledì 21 ottobre 2026
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il funerale di una civilt
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Assenza di empatia e di conforto. Pawlikowski mette in scena il funerale di una intera civiltà (quella europea). Il ritorno di Mann nella natia Germania post bellica è una veglia funebre più che un ritorno trionfale. I suoi discorsi retorici servono solo a non disturbare i nuovi padroni da una parte come dall'altra della cortina di ferro. Tutto è rccontato con algido distacco. La Germania dopo il disastro bellico è un paese moralmente e fisicamente distrutto e la freddezza della pellicola restituisce la paralisi emotiva generalizzata. Il nuovo mondo che si prospetta rende l'atteggiamento borghese di Mann superato, il suo tentativo di credere ancora che la cultura con c maiuscola possa essere neutrale ed elevare l'umanità impallidisce mentre i nuovi "padroni" usano la sua letteratura o come facciata democratica o come vessillo antifascista.
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Assenza di empatia e di conforto. Pawlikowski mette in scena il funerale di una intera civiltà (quella europea). Il ritorno di Mann nella natia Germania post bellica è una veglia funebre più che un ritorno trionfale. I suoi discorsi retorici servono solo a non disturbare i nuovi padroni da una parte come dall'altra della cortina di ferro. Tutto è rccontato con algido distacco. La Germania dopo il disastro bellico è un paese moralmente e fisicamente distrutto e la freddezza della pellicola restituisce la paralisi emotiva generalizzata. Il nuovo mondo che si prospetta rende l'atteggiamento borghese di Mann superato, il suo tentativo di credere ancora che la cultura con c maiuscola possa essere neutrale ed elevare l'umanità impallidisce mentre i nuovi "padroni" usano la sua letteratura o come facciata democratica o come vessillo antifascista. In mezzo ci sono i drammi dei figli. I drammi del futuro che non verrà, vero elemento detonatore del film
La pellicola si chiude con una splendida sequenza in cui l'impalcatura intellettuale e la compstezza formale vacillano facendo intravvedere l'umanità dei protagonisti. La radio spenta mette fine al rumore di fondo dei blocchi contrapposti per provare a rimettersi in ascolto dell'eterno qui rappresentato da Bach. Ma quelle note eseguito da un organo scordato in una chiesa fatiscente diventano la colonna sonora di un crollo. La presa d'atto che forse tutto è finito, l'illusione che la cultura potesse sopravvivere alle macerie. Una silenziosa e dolorosissima capitolazione di una intera civiltà.
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eugenio
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domenica 25 ottobre 2026
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le incerte crepe del futuro
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Un padre e una figlia viaggiano su una Buick 16, diretti in Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Lui è Thomas Mann (Hanns Zischler), lei Erika (Sandra Hüller), scrittrice e sua assistente. Attraversano prima Francoforte, occupata dagli americani, poi Weimar, controllata dai sovietici. Il pretesto è il ritiro del premio Goethe; il vero tema, invece, è una riflessione, affidata a un road movie dell’anima, sulla fuga dell’autore dei Buddenbrook dal nazionalismo tedesco.
Pawel Pawlikowski, dopo Ida e Cold War, torna al cinema civile. In un sapiente formato quattro terzi in bianco e nero, attraversa ricordi e ferite ancora aperte del secolo scorso, sospese fra comunismo e nazismo.
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Un padre e una figlia viaggiano su una Buick 16, diretti in Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Lui è Thomas Mann (Hanns Zischler), lei Erika (Sandra Hüller), scrittrice e sua assistente. Attraversano prima Francoforte, occupata dagli americani, poi Weimar, controllata dai sovietici. Il pretesto è il ritiro del premio Goethe; il vero tema, invece, è una riflessione, affidata a un road movie dell’anima, sulla fuga dell’autore dei Buddenbrook dal nazionalismo tedesco.
Pawel Pawlikowski, dopo Ida e Cold War, torna al cinema civile. In un sapiente formato quattro terzi in bianco e nero, attraversa ricordi e ferite ancora aperte del secolo scorso, sospese fra comunismo e nazismo. Esiste ancora la terra dei padri? I valori dell’arte, della musica e della cultura tedesca sono sepolti sotto le macerie oppure diventano strumenti di propaganda? Mann, ormai apolide, rientra in una patria che non riconosce più: a Francoforte viene additato come traditore, mentre a Weimar, terra di Goethe, è consacrato figura “eroica” per una presunta vicinanza alle teorie comuniste, dalle quali il premio Nobel prese le distanze. Il viaggio diventa così un confronto con la propria frattura culturale e con l’identità di padre rigido, incapace di affetto. A incarnarne le conseguenze è il figlio, segnato dalla tossicodipendenza e morto suicida, incapace di continuare a vivere all’ombra paterna.
Fatherlandusa la metonimia della storia universale per raccontare i sensi di colpa di un uomo anziano davanti a un presente che non concede rinascita. Eppure, fra queste ceneri apocalittiche, riaffiora il ricordo struggente del passato: grazie alle note di un organo da accordare in una chiesa bombardata, padre e figlia riescono in qualche modo a riavvicinarsi. È fra le crepe del futuro che si nasconde la patria. Poetico.
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