"I miei 90 anni passati a far ridere, ora un doc su di me e poi sogno l'ultima stagione di Un Medico in famiglia".
di Claudia Catalli
"Far ridere è sempre stato il sogno della mia vita, e l'ho coronato. A 90 anni sto bene, ricordo tutto, le date dei film, le persone. Ho saputo annaffiare bene la mia pianta, sono arrivato alla mia età senza malanni e senza fare danni. A chi mi invidia dico: "E fatemi raccogliere i frutti belli!", come il riconoscimento che ritiro oggi".
All'Italian Global Series che lo premia Lino Banfi si racconta a cuore aperto, mostrando fiero la foto a braccetto con Papa Bergoglio sul suo cellulare che lo chiamava affettuosamente "Il nonno del mondo". L'8 luglio andrà in onda su Rai 1 Lino d'Italia - Storia di un italieno, documentario su di lui firmato da Marco Spagnoli: "In Rai un dirigente parlava di trovare un attore per un docufilm su di me, fui io a dire: 'Ma scusate, sono vivo, ve lo faccio io!'". Ho chiesto di non chiamarlo cortometraggio o lungometraggio, ma largometraggio, data la mia fisicità. Interpreto tre personaggi: Pasquale Zagaria, nato molto prima di Lino Banfi, quello che ragiona di più e dice a Banfi "Calmo, conta fino a 10 prima di dire qualcosa". Poi c'è Lino Banfi, e poi mio padre, che adoravo. È un bellissimo progetto, un bel segnale da parte della Rai per cui ho sempre lavorato".
Della tv di oggi commenta: "Non ci sono più gli ascolti di prima, ci sono settemila piattaforme. E poi ha ragione Elena Sofia Ricci, va anticipata la prima serata". Sul pubblico: "Mi stupisce avere un pubblico così ampio, dai bambini ai miei coetanei. Ho saputo gradare il linguaggio banfiota, passare al drammatico con l'ultimo film di Pio e Amedeo che sono stati bravissimi. In Oi vita mia! volevo far piangere le persone, abituato come sono a farle ridere, sin da bambino".
Per riuscirci ha rinunciato a molto nella vita: "Non ho mai avuto tempo di imparare a nuotare, sciare, andare a cavallo, non ho mai visto un film porno, non mi sono mai drogato - preferivo venti supplì alle sigarette". Sogna di riportare in tv Un medico in famiglia (di cui ricorda Tiziana Aristarco, "tra i primi nostri registi"): "La produttrice Verdiana Bixio mi dice ogni anno "Lino ci siamo". Io vorrei fare almeno cinque nuove puntate". Bixio accanto a lui conferma: "Non abbandoniamo il sogno di andare avanti, Un medico in famiglia è l'anima della nostra azienda, Publispei ha iniziato così l'avventura nelle serie e quei personaggi sono gli amici del cuore del pubblico. Sarebbe bello poterli riportare sullo schermo, per raccontare uno spaccato dell'Italia attraverso una famiglia che è ancora nel cuore degli italiani. In un momento in cui le nostre vite sono complicate avere un abbraccio la sera da Un Medico in famiglia sarebbe bello. Per ora abbiamo scritto un soggetto di serie, selezionando alcuni personaggi con Nonno Libero che resta fil rouge di tutti, ma non è facile e non si possono fare previsioni".
Aggiunge Banfi: "Sarei Bisnonno Libero e sarebbe un varietà per varie età per raccontare la bellezza di una famiglia italiana capace di vivere in pace tutti insieme in una società multiculturale, con la mentalità di oggi, sarebbe bello che la scrivessero dei giovani". Un rimorso? "Una crociera con mia moglie, avrei tanto desiderato farla".