Lance Oppenheim ha sempre raccontato la realtà, anche se non tutti i suoi protagonisti sembrano appartenere a questo mondo. Il suo lavoro intreccia il racconto documentaristico con una ricerca visiva dal forte impatto cinematografico. Oggi, il regista statunitense debutta nel lungometraggio narrativo con Primetime, dal 15 ottobre al cinema.
Nato a Hollywood, nella contea di Broward in Florida, in una famiglia ebrea di avvocati immobiliaristi, Lance cresce a Weston, coltivando fin da giovanissimo una curiosità fuori dal comune per le vite degli altri. Frequenta la Pine Crest School e, ancora adolescente, comincia a puntare la macchina da presa sulle persone che lo incuriosiscono: vicini di casa dalle abitudini eccentriche, personaggi ai margini e piccole comunità con regole tutte loro. Uno dei suoi primi cortometraggi documentari, Quicksand, racconta il declino cognitivo del nonno e viene trasmesso dalla PBS nel 2013. È l'inizio di un percorso che lo porta a esplorare le pieghe più insolite della quotidianità. All'epoca Oppenheim sottopone regolarmente i suoi lavori a Op-Docs, la piattaforma del New York Times dedicata ai cortometraggi documentari, collezionando però una serie di rifiuti. Il suo progetto d'esordio è The Dogmatic (2012), dedicato a improvvisati attivisti che rapiscono cani maltrattati dai proprietari: una storia che sembra uscita da un film, ma che per lui rappresenta soprattutto un'occasione per osservare da vicino comportamenti e convinzioni fuori dall'ordinario.