| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Filippine |
| Durata | 151 minuti |
| Regia di | Lav Diaz |
| Attori | Bart Guingona, Ronnie Lazaro, Isabel Sandoval, Yul Servo, Christian Bables Bong Cabrera, Rafa Siguion-Reyna, Amado Arjay Babon, Daniel Palisa. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 settembre 2026
Una preghiera agli spiriti della foresta per sanare una ferita storica, identitaria e spirituale. In Italia al Box Office Let Us Through, Dear Ancestors ha incassato 166 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Islas Filipinas, 1617. Il frate spagnolo Padre Enciso è un encomendero, titolo che la corona spagnola attribuiva a signorotti locali con il compito di gestire le popolazioni indigene: governa con ferocia e possiede tutte le donne della comunità, dopo aver costretto i loro mariti a lavorare duramente (e spesso morire) per costruire una chiesa. Ancora legati a una religione animista, i locali si sottomettono a padre Enciso, che nel frattempo ha fatto arrestare una giovane guaritrice, mentre i soldati spagnoli coordinano il trasporto verso la costa delle pietre con cui costruire la chiesa, terrorizzato dagli spiriti che infestano la foresta.
Dopo Magellan, dedicato alle spedizioni del navigatore Ferdinando Magellano, Lav Diaz torna a raccontare il processo di colonizzazione delle Filippine, spostando l'ambientazione di un secolo e tornando all'abituale estetica in un bianco e nero luminoso.
«Erette con una grandiosità quasi divina - enormi blocchi di pietra, mura massicce e soffitti altissimi - le chiese», ha detto il regista filippino, da decenni tra le voci più importanti e riconoscibili del cinema d'autore, «sono monumenti agli orrori della colonizzazione».
Let Us Through, Dear Ancestors nasce da questa ferita, che è storica, identitaria, anche spirituale, e prende vita ancora una volta nel cuore profondo della foresta tropicale, laddove il cinema di Lav Diaz, con i suoi inconfondibili piani fissi dalla durata estesa, i suoi campi lunghi, l'assenza rigorosa di primi piani e la messinscena precisa, ha preso vita e continua a trovare linfa vitale.
Questo suo ultimo film non aggiunge nulla di nuovo, o diverso, alla filmografia (diversamente proprio da Magellan, che insieme a Norte - The End of Story è uno dei pochi a colori e prova dunque a percorrere nuove strade), e tocca perciò allo spettatore che ha la pazienza di seguirlo decidere se accettare ancora una volta l'immersione in un universo personalissimo e non di facile acquisizione, oppure rifiutarlo, se non per la durata (in questo caso contenuta rispetto ai soliti standard: intorno alle due ore e mezza), almeno per la reiterazione di un procedimento artistico e creativo, tra silenzi, preghiere, lamentele, violenze, squarci di animismo dentro i consueti confini storico-ideologici del colonialismo occidentale.
Let Us Through, Dear Ancestors, cioè "lasciateci passare, cari antenati", preghiera con cui i filippini si rivolgono agli spiriti della foresta, ha come sempre un approccio narrativo diretto, basato come di consueto sulla dilatazione del ritmo; è raccontato dalla parte degli sconfitti, i senza voce della storia, e immagina una vendetta riparatrice ai danni dei conquistatori; nel suo opporre l'ingenuità delle popolazioni locali alla cattiveria corrotta e ottusa degli spagnoli (non solo l'encomendero, ma anche gli uomini che costringono i nativi a trasportare le pietre bianche nella foresta, una fatica di Sisifo che si scontra con l'imperscrutabilità delle divinità locali) assume anche in questo caso i consueti toni del racconto orale o del mito popolare.
Proprio la ripetizione di uno schema sempre uguale a sé stesso, in realtà, fa parte del metodo di rappresentazione e analisi di Lav Diaz. Per il regista filippino, infatti, il cinema è il modo più naturale e corretto per tornare alle origini del suo popolo, della sua subalternità, del suo sfruttamento, ovviamente anche della resistenza. Nello spazio di inquadrature ampie e perfettamente congegnate, dove la natura ingloba le figure umane, i suoni confondono le parole, la visione a distanza non perde mai di vista il disegno politico complessivo, uomini, donne e anche divinità, cancellati dalla violenza del mondo, trovano un luogo, una voce, una ragione.
Sta qui l'essenza di una delle forme cinematografiche più originali degli ultimi decenni, che Lav Diaz rinnova di volta in volta, accettando il rischio di lasciare in secondo piano, mentre si pensa all'importanza di un'intera filmografia, il singolo film del momento. È purtroppo il rischio che corre anche un film come Let Us Through, Dear Ancestors, forse immeritatamente.
Dopo la disfatta di Magellano, caduto per mano di Lapu Lapu sulle spiagge di Mactan, Lav Diaz torna a raccontare il primo periodo dell'epoca coloniale. In Let Us Through, Dear Ancestors, siamo nel XVII secolo, in qualche isola delle Filippine. A farla da padrone è il frate spagnolo Padre Enciso, l'encomendero che governa con il pugno di ferro, mandando al massacro gli indigeni, costretti a lavorare [...] Vai alla recensione »
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