| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | USA |
| Durata | 232 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Alex Gibney |
| Attori | Elon Musk . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 23 luglio 2026
Alex Gibney dirige un documentario dedicato alla complessa figura di Elon Musk.
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CONSIGLIATO NÌ
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Elon Musk è l'uomo più ricco del mondo, e "il più grande capitalista vivente". Mentre la terra sembra sul punto di esplodere, Elon si riproduce attraverso la sua "legione di figli" con l'intento programmatico di ripopolarlo e plasmarlo a propria immagine e somiglianza. Quando Alex Gibney, il documentarista premio Oscar per Taxi To The Dark Side, decide di girare un film su di lui, Musk lo liquida con un tweet derogatorio e ovviamente non concederà interviste al regista. Dunque Gibney fa qualcosa che avrebbe potuto inventarsi Musk: colleziona l'audio di tante sue interviste e ne mette insieme le frasi più provocatore facendole pronunciare a un avatar del miliardario creato con l'Intelligenza Artificiale. Accanto a "Elon-IA", parleranno alcune sue ex, giornalisti, opinionisti, ex soci in affari e assortiti personaggi che Musk ha usato e gettato lungo il proprio percorso autocelebrativo.
Il documentario Musk dura quasi quattro ore (compresa una pausa di dieci minuti) e allinea (e in alcuni casi affastella) le fasi della vita del suo protagonista, toccando brevemente anche la sua infanzia non proprio felice e la controversa figura del padre, l'imprenditore sudafricano Errol, notoriamente in rotta col figlio (infatti si lascia intervistare da Gibney - un esempio di "papino caro").
Vediamo Elon indossare via via delle maschere basate solo in parte
sulla realtà: ingegnere (senza laurea in ingegneria), inventore (stando a Gibney avrebbe rubato ad
altri le sue più celebri invenzioni), manager (più volte licenziato e abituato a licenziare in tronco i
suoi dipendenti ignorando i sindacati), ambizioso e assertivo, ma anche narcisista e millantatore
compulsivo. Molte delle sue iniziative si sono rivelate bugie e fallimenti, dice Gibney, dai lanci
spaziali alla guida autonoma delle sue Tesla.
"Come può un solo individuo acquisire così tanto potere? Perché glielo abbiamo dato? E come si
spiega il suo peso politico affidato ad una persona non eletta?", chiede Gibney. Musk sembra
incarnare il sogno americano del self made man (pur non essendo statunitense per nascita, e pur
avendo potuto contare sui soldi di papà) e inquadra le sue imprese come giochi di prestigio: e a chi
non piace la magia? Ma perché la NASA gli ha dato tanto credito? Perché è stato permesso a
Trump di affidargli il compito di "ripulire" la burocrazia attraverso la devastante campagna DOGE,
ottenendo solo risparmi di Coccolino e l'ostilità del pubblico? Perché buona parte del popolo
americano ha creduto ai suoi proclami ambientalisti (purché non toccassero le sue fonti di
guadagno) e in difesa della libertà di espressione (purché non si parli o scriva contro di lui)?
Perché si è lasciato sedurre dalla sua immagine di Iron Man del business, senza verificare le sue
vere credenziali?
Con Musk, Alex Gibney mappa doverosamente il percorso del su protagonista,
mettendo ordine su una documentazione che resterà come segno dei tempi, ma purtroppo svela
ben poco che non fosse già noto, anche grazie alla mania dello stesso Elon di autorappresentarsi,
e all'attenzione mediatica che ha comunque sempre ricevuto. Anche il gruppo degli intervistati non
rivela grandi novità, e in parte appare anche poco attendibile (una delle "gole profonde" è
un'influencer che sembrerebbe pronta a dire qualsiasi cosa pur di restare sotto i riflettori).
Sarebbe stato più interessante raccontare Musk dal punto di vista di quel "flusso di coscienza della
società" che ha reso il suo fenomeno possibile, e della psicopatologia sociale che rappresenta:
un'intuizione che invece Gibney sfrutta poco. Alla durata fiume del documentario sarebbe stata
preferibile una maggiore sintesi e una maggiore capacità di analisi, per farci capire il pericolo
dell'"Elon Musk in noi": secondo l'ethos statunitense parte della spiegazione sta nella frase "Non si
sa se sia un pazzo o un genio, ma siccome ha successo deve essere per forza un genio". Anche al
suo legame con Trump, con Milei, Bolsonaro ed Erdogan, nonché alle ascendenze paterne in tema
di suprematismo e agli Epstein files, Gibney dedica troppo poco spazio, così come al sospetto uso
di stupefacenti di Elon Musk.
Nel finale Gibney pone però le domande giuste riguardo alla pericolosa mano libera che è stata
data a Musk in tema di raccolta dati personali e privati dei cittadini americani, e riguardo all'utilizzo
criminale che potrà farne, a cominciare dall'influenza sulle elezioni in tutto il mondo (come sembra
dimostrare la recente vittoria dell'estrema destra in Germania). E questo è un pericolo che riguarda
tutto il mondo, non solo gli Stati Uniti.
Sono sicura che se potesse materializzarsi, nel 2026, l'abisso di Nietzsche, chiunque ci guardi dentro perderebbe parecchi punti di Q.I., e penso che parte di quell'abisso sia composta da personaggi come Elon Musk. Musk, presentato fuori concorso a Venezia 83, è il nuovo e riuscito dipinto in cui il documentarista Alex Gibney (dopo aver indagato su Scientology e sulla Chiesa Cattolica, per citarne [...] Vai alla recensione »
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