| Titolo internazionale | A Bit of Light |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Iran |
| Durata | 87 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Ali Asgari |
| Attori | Missagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh Ali Asgari. |
| Uscita | giovedì 1 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| MYmonetro | 3,21 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 settembre 2026
Il sesto lungometraggio del regista iraniano, già autore degli acclamati Divine Comedy e Kafka a Teheran. Un po' di luce è 160° in classifica al Box Office. martedì 27 ottobre ha incassato € 19,00 e registrato 7.853 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un medico di ospedale, che ha curato pazienti feriti dopo le manifestazioni di piazza contro il regime degli ayatollah, è stato arrestato e ha perso il lavoro. Ha quindi preso la decisione di suicidarsi ma, prima di compiere il gesto, va in visita dai parenti più stretti per comunicare loro quanto sta per fare.
Ali Asgari, nel contesto di una situazione iraniana sull'orlo del conflitto armato, si interroga sui legami che uniscono le persone.
È un Asgari decisamente diverso rispetto ai suoi ultimi film. Non si avverte la tagliente irrisione dell'assurdità dei meccanismi sociali presente in Kafka a Teheran né l'on the road su moto rosa per trovare un luogo in cui proiettare clandestinamente un film di Divine Comedy. Lo si trova cioè più vicino ai tempi narrativi di un Kiarostami che possono risultare un po' distanti per lo spettatore odierno.
Il motivo risiede nella tematica affrontata che lascia poco spazio (anche se c'è) al sorriso, seppure amaro. Va premesso che la lavorazione del film ha trovato nell'inizio del conflitto tra Stati Uniti ed Iran un ostacolo non di poco conto che ha costretto l'intera crew a trasferirsi per alcune riprese in Turchia. Il conflitto stesso ha finito con il riverberarsi nella sceneggiatura che propone un personaggio totalmente confidente nelle intenzioni di liberazione di Trump e mostra una sorta di protezione delle finestre in caso di attacco.
Il nucleo centrale resta però politico e individuale al contempo.
Politico perché il dottor Arash è stato arrestato e licenziato per aver semplicemente svolto il proprio dovere di medico assistendo persone (soprattutto giovani) ferite nel corso delle manifestazioni di massa antiregime che hanno visto compiere stragi da parte dei pasdaran. Il suo sconvolgimento è tale da fargli avere perso il senso di utilità e necessità che riveste per chi gli è vicino.
Asgari su questo intende indagare: il suicidio non è una decisione che riguarda solo chi intende portarla a compimento ma coinvolge altre persone. Quasi inconsciamente consapevole di questo aspetto, Arash va in visita ai parenti più stretti per annunciare loro quanto sta per accadere. In questo percorso, in cui silenzi e sguardi a tratti dominano la scena, viene anche condotto ad assistere a una rappresentazione teatrale clandestina. Qui ritroviamo l'Asgari ironico nella messa in scena del rapporto tra un figlio che sta per partire e una madre che vuole trattenerlo al suo fianco. Si tratta di fatto dell'anticipazione dell'incontro da Arash più temuto: quello con la genitrice a cui manifestare la propria intenzione.
Si dice solitamente che chi annuncia la decisione di suicidarsi voglia di fatto essere impedito dal compiere il gesto. Forse in questo peregrinare da una persona all'altra nell'ambito familiare sta proprio la ricerca, ancora una volta inconscia, di cercare quel po' di luce che dia un senso al prosieguo della vita. Quella luce che il popolo iraniano sta vedendo affievolirsi grazie all'intervento trumpiano che ha finito con il rafforzare il regime invece di aiutarne il disfacimento ma che va tenuta viva all'interno dei nuclei familiari, se si vuole poter sperare in un futuro migliore.
«Con tutta questa sofferenza, perché continuare a vivere?», dice Arash al fratello Maziar. Nella domanda, che si direbbe già una risposta, sta il senso profondo di Un po' di luce (2026, 87'). Arash ha deciso. Si ucciderà. Sa come farlo senza soffrire. È medico. Lo è stato per vent'anni, poi la polizia gli ha chiuso lo studio e lo ha messo in galera.
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