| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Regia di | Casey Affleck |
| Attori | Scoot McNairy, Ben Mendelsohn, Nick Nolte, Emily Alyn Lind, Adelaide Clemens Caylee Cowan. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 3,17 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 settembre 2026
Un film ambientato tra passato e presente, che intreccia diverse stori incentrate su lutto e memoria.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 1975 Evelyn, seppure inattesa e sconosciuta, viene accolta come ospite all'interno di una casa dove si festeggia il Natale. Evelyn racconta agli invitati la storia di un'altra ospite, un'attrice che nel 1953 bussa alla porta di una casupola nelle montagne del Colorado dove vive da solo l'anziano Tom. A sua volta Alice, l'attrice, racconta a Tom le vicende di una coppia degli inizi del secolo, Rebecca ed Emmett, due contadini che un giorno trovano il giovane Caleb riverso nella neve e lo portano all'interno per riscaldarsi. Nella zona ci sono state di recente delle brutali uccisioni senza apparente motivo, e così Emmett chiede al ragazzo di rimanere con loro per aiutarli a proteggere la fattoria.
La terza regia di Casey Affleck è una riuscita incursione nel genere gotico che seppellisce storie dentro altre storie come in una gelida matrioska innevata, e dipinge l'arte del racconto come unica possibile modalità di mediazione umana.
Al suo interno c'è un viaggio a ritroso per la storia americana, che inizia e si chiude con le note di "Shelter from the storm" di Bob Dylan. Il rituale del dare rifugio e ospitalità (nello stesso anno dell'Odissea di Nolan che lo eleva a tema principale) è intimamente connesso tanto alla tradizione classica del cantastorie quanto a uno specifico sottogenere della narrativa fantastica che Affleck inaspettatamente finisce per mettere al centro del film, trovandogli perfino una chiave stilistica e interpretativa di rilievo.
I racconti che popolano la vicenda attraversano i decenni e anche i secoli, e strada facendo si sedimentano di una variegata residualità umana: vendetta, perdono, rimorso e sacrificio. È chiaramente un tema ricorrente nel percorso artistico di Affleck, che dopo il bizzarro esordio con il mockumentary I'm still here (i cui strascichi dovuti anche a varie accuse di abusi ne hanno condizionato la carriera proprio al suo apice, ai tempi di Manchester by the sea) ha improntato il suo profilo da regista attorno a piccoli film di genere e a un laborioso processo di redenzione morale, in virtù dei quali la sua ultima opera è in diretta continuità con il precedente Light of my life.
Lì le storie erano quelle di un padre a una figlia, e portavano il peso del ricordo di un mondo ormai finito. In Company sono invece valuta corrente e merce di scambio, vengono brandite come armi o rivelate come conoscenza. Ciò che non cambia mai è che dipendono enormemente da chi le racconta, e Affleck si è preso a cuore questa verità (in parte perché di recitazione se ne intende, in parte forse per il particolare ethos di Artists Equity, la società di produzione del fratello Ben che ovviamente partecipa alla realizzazione) assemblando un cast particolarmente ispirato.
Ci sono infatti le mani salde di grandi veterani e caratteristi (Nolte, Mendelsohn, McNairy), assieme ad artisti poco noti a cui viene finalmente data visibilità (Adelaide Clemens fin dai Rectify è capace di grande profondità che qui è necessaria per un ruolo più stratificato di quanto sembri all'inizio) e una dedizione familiare che lo ha portato a far apparire figli, fidanzata e genitori (entrambi scomparsi e ai quali il film è dedicato). In particolare il figlio Atticus risulta fondamentale nel donare al personaggio di Caleb una certa languida insofferenza Gen Z che colora di sfumature interessanti la sua malaise secolare.
Orgogliosamente "contro" per costituzione - sia da attore che in questa veste di regista - Affleck dà quindi l'idea di lavorare esclusivamente a modo suo e secondo i suoi termini, restituendo un ammirevole senso di coesione per un film la cui lavorazione è stata invece un po' sconnessa e avventurosa (lo testimonia il piccolo esercito di diversi direttori della fotografia), e che è sperimentale nella struttura ma al tempo stesso rispettoso di generi che affondano nella tradizione più nobile dell'arte narrativa nordamericana.
Film dall'affascinante struttura a incastro di racconti, con due narratrici che narrano storie nelle quali il personaggio racconta a sua volta una storia. Si parla soprattutto di ospitalità, che va praticata anche quando può rivelarsi pericolosa, di dolore e di morte. Le location sono suggestive, il ritmo è lento e meditato e ben si presta ad una vicenda nella quale il senso [...] Vai alla recensione »
Qualcuno forse ricorda un grande film, I compari (McCabe & Mrs. Miller, 1971) di Robert Altman, che veniva introdotto e accompagnato da The Stranger Song di Leonard Cohen? Qui purtroppo non siamo agli stessi eccelsi livelli ma forse qualche suggestione da quel capolavoro dei lontani tempi della Nuova Hollywood si ritrova in questo Company, terza regia dell'attore-regista Casey Affleck, che aveva presentato, [...] Vai alla recensione »
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