Dau

Film 2026 | Biografico 195 min.

Regia di Ilya Khrzhanovskiy. Un film Da vedere 2026 con Marina Abramovic, Youriy Alekseev, Ekaterina Andreeva, Vladimir Azhippo. Cast completo Genere Biografico - Germania, Francia, Svezia, 2026, durata 195 minuti. - MYmonetro 3,50 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 settembre 2026

Una storia ambientata in una bolla spazio-temporale negli anni della Guerra Fredda e del regime staliniano. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Dau ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 4,3 mila euro e 495 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,50
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Un trionfo di spettacolo visivo che ci parla del controllo autoritario che soffoca la vita di un popolo.
Recensione di Tommaso Tocci
mercoledì 9 settembre 2026
Recensione di Tommaso Tocci
mercoledì 9 settembre 2026

Nell'Unione Sovietica degli anni trenta, Dau è uno scienziato di origine greca che si occupa di fisica teorica a Charkiv, dove assieme ai colleghi mostra uno spirito idealista e si occupa dei grandi problemi dell'universo mentre inizia una relazione con Nora, che sposerà e da cui avrà un figlio. Col passare degli anni, però, l'apparato statale sovietico inizia a mettere pressione agli scienziati affinché si occupino della produzione di armi e tecnologie militari per la guerra alle porte. Diversi scienziati finiscono sotto processo, vengono condannati e scompaiono, mentre Dau riesce a sfuggire alle punizioni più gravi. Si trasferirà poi a Mosca, in un gigantesco istituto di ricerca, per lavorare alla bomba atomica.

Molto si è già detto e scritto del progetto DAU del regista Ilya Khrzhanovsky, un'impresa multidisciplinare e pluriennale che trascende sia la nozione di pellicola che ovviamente la sua possibile resa in forma di recensione.

Il film del 2026 è l'espressione principale del progetto, dopo che due opere "satellite" (DAU. Natasha e DAU. Degeneration) passarono alla Berlinale del 2020, e molte altre ne esistono a partire da quelle famose 700 ore di girato in 35mm risalenti a quindici anni fa.

La parabola del protagonista Dau, ispirato in parte alla vita del premio Nobel Lev Landau, fu il punto di partenza del progetto e la cosa più simile che rimane a una struttura narrativa convenzionale - quello che Khrzhanovsky ha sempre chiamato il "film-madre" e che ora grazie a nuovi fondi ha finalmente deciso di assemblare girando anche dei materiali aggiuntivi più recenti - seguendo lo scienziato attraverso mezzo secolo di storia (dalla Leningrado post-rivoluzione all'Holodomr in Ucraina, a poi la guerra e la morte di Stalin e fino al periodo delle repressioni sovietiche più forti), in un gigantesco affresco dalle ambizioni semi-universali su come il controllo autoritario possa lentamente soffocare la vita di un popolo.

Ironia vuole che quel controllo autoritario sovietico trovi poi dei paralleli nel modo in cui Khrzhanovsky ha governato il suo personale set-mondo ricostruito in Ucraina, sulle cui infinite vicende e circostanze non sapremo probabilmente mai la verità ma su cui rimane l'ombra di ripetuti abusi fisici e psicologici. Insieme impressionante e ridicolo, pionieristico e capriccioso, il film che ne risulta è certamente un trionfo di spettacolo visivo, in particolare in una serie di complesse scene di massa girate tra San Pietroburgo e Charkiv che tolgono il fiato.

Un tale virtuosismo coreografico contrasta con il resto del materiale (girato, allestito per varie mostre, incluso nei due film precedenti) che riguarda invece il claustrofobico "Istituto" e il clima di paranoia e sofferenza che vi regnava all'interno. Nel passaggio dall'uno all'altro c'è riflesso il destino di Dau stesso, emblema di un sapere libero che dal sistema si lascia compromettere prima e stritolare poi, e che quindi si ritrae sempre più nel chiuso di un'esistenza domestica, cercando nell'alcol e nel sesso (con varie relazioni poliamorose spesso con mogli dei suoi colleghi che sia loro che Nora devono accettare) quell'estasi che la pura ricerca intellettuale non poteva più dargli.

Le più di tre ore di durata sono un nulla rispetto all'estensione del girato disponibile, ma danno a Khrzhanovsky la possibilità di esplorare in dettaglio l'erosione del rapporto tra Dau e i suoi superiori, e il modo in cui l'apparato di sicurezza sovietico stringe la sua morsa tanto sul protagonista (al quale viene a più riprese ricordato del suo "procedimento penale ancora aperto") quanto sulle persone attorno a lui, dai colleghi alle amanti al personale domestico.

Sia ben inteso che a livello di contenuti non è una trattazione particolarmente originale, e che appartiene invece a lunga tradizione di cinema sovietico e post-sovietico. Solo per rimanere a un esempio recente, Loznitsa (di cui Khrzhanovsky è stato produttore) l'ha del resto fatta propria in modo puntuale ed economico in Due procuratori, e il mondo occidentale viene dalle celebrazioni per una versione pressoché speculare in Oppenheimer. Che un'opera di tali mezzi e profondità, partorita dalla mente di un visionario che ama parlare di realtà quantistiche (oltre che del suo stesso genio), debba comunque fare i conti con il mero piano della sua forma filmica finale è forse un paradosso di quelli che avrebbero appassionato Dau e colleghi in una delle lunghe notti nelle sale dell'istituto.

Altrettanto innegabile però è la vitalità di scene girate su scala così enorme da riconfigurare il rapporto dello spettatore con lo spazio dell'inquadratura. Khrzhanovsky riempie le sue composizioni di veicoli, figuranti e animali; mette in scena conversazioni su un piano inclinato per una resa degna dell'arte astratta; sospende i personaggi a mezz'aria su una struttura metallica mentre discutono la bomba atomica; brucia materiale in montaggi fulminei che contengono interi altri film, e apre piste narrative avanti e indietro nel tempo includendo personaggi visti altrove.

Qui sta la forza a tratti spaventosa di DAU, monumento all'ambizione del poter fare che si pone quasi in contrasto con l'idea di dover essere (anche) film. Il progetto tornerà a far parlare di sé, ma con questa "puntata" trova quel fulcro annunciato già tanto tempo fa e mette una base da cui partirà la fruizione futura del lavoro di Khrzhanovsky.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 4 ottobre 2026
Tommaso Dondi
Close-up

Nato nel 2006 come biopic sul fisico premio Nobel Lev Landau, soprannominato Dau, il progetto di Ilya Khrzhanovsky si è progressivamente trasformato in qualcosa che va oltre qualsiasi definizione tradizionale di film. È diventato un esperimento sociale e antropologico su scala mastodontica, costruito attorno a un intero "Istituto" fatto ricostruire a Kharkiv, in Ucraina, città che oggi, dopo l'invasione [...] Vai alla recensione »

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sabato 12 settembre 2026
 

Il film di Ilya Khrzhanovskiy si aggiudica il premio. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
mercoledì 9 settembre 2026
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Un gigantesco affresco sulla Russia. Impressionante e ridicolo, pionieristico e capriccioso. In Concorso. Vai all'articolo »

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leone d'argento per la regia
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