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giovedì 4 giugno 2020

Alba Rohrwacher

Io sono l'Alba del cinema italiano

41 anni, 27 Febbraio 1979 (Pesci), Firenze (Italia)
occhiello
e tutte le cose che mi dicevi, che.. che basta volerle le cose.. volerle davvero con tutta te stessa e accadono...
dal film Il papà di Giovanna (2008) Alba Rohrwacher  Giovanna Casali
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Alba Rohrwacher
Nastri d'Argento 2020
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Magari di Ginevra Elkann

David di Donatello 2019
Nomination miglior attrice per il film Troppa grazia di Gianni Zanasi

Nastri d'Argento 2019
Nomination miglior attrice commedia per il film Troppa grazia di Gianni Zanasi

Nastri d'Argento 2018
Nomination miglior attrice per il film Figlia mia di Laura Bispuri

European Film Awards 2018
Nomination miglior attrice europea per il film Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher

David di Donatello 2015
Nomination miglior attrice per il film Hungry Hearts di Saverio Costanzo

Globi d'oro 2015
Nomination miglior attrice per il film Hungry Hearts di Saverio Costanzo

Globi d'oro 2015
Premio miglior attrice per il film Hungry Hearts di Saverio Costanzo

Festival di Venezia 2014
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Hungry Hearts di Saverio Costanzo

David di Donatello 2011
Nomination miglior attrice per il film La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo

Nastri d'Argento 2011
Nomination miglior attrice per il film La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo

Nastri d'Argento 2011
Premio miglior attrice per il film La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo

David di Donatello 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film L'uomo che verrà di Giorgio Diritti

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attrice per il film Cosa voglio di più di Silvio Soldini

David di Donatello 2009
Nomination miglior attrice per il film Il papà di Giovanna di Pupi Avati

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attrice per il film Il papà di Giovanna di Pupi Avati

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Due partite di Enzo Monteleone

David di Donatello 2009
Premio miglior attrice per il film Il papà di Giovanna di Pupi Avati

David di Donatello 2008
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Giorni e nuvole di Silvio Soldini

David di Donatello 2008
Premio miglior attrice non protagonista per il film Giorni e nuvole di Silvio Soldini

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attrice per il film Riprendimi di Anna Negri



L'attore racconta con Gianni Zanasi e Alba Rohrwacher il film Troppa grazia, presentato alla Quinzaine di Cannes e dal 22 novembre al cinema.

Elio Germano: «Ognuno di noi ha i suoi demoni e le sue... madonne»

giovedì 8 novembre 2018 - Paola Casella cinemanews

Elio Germano: «Ognuno di noi ha i suoi demoni e le sue... madonne» Troppa grazia è un film anomalo come tutti quelli scritti e diretti da Gianni Zanasi: difficile catalogarlo secondo un unico genere. Al suo interno si muovono personaggi credibili che affrontano situazioni al limite della credibilità. Ma le relazioni (e le reazioni) sono autentiche, hanno il sapore della vita vissuta: anche per gli attori che li interpretano. Ne abbiamo parlato con il regista e parte del cast. "Troppa grazia è un film stra-ordinario in cui si ride molto. una lettera d'amore e un'ode pagana agli artisti". Elio e Alba, nel film la vostra sembra una coppia rodata da tempo: come avete raggiunto quel livello di familiarità, da attori?
Elio Germano: Alba ed io ci conosciamo da tanti anni, abbiamo cominciato a lavorare insieme quando lei era appena uscita da Centro Sperimentale e ci troviamo bene. Inoltre ogni film di Zanasi è compartecipato: la sceneggiatura è molto precisa, ma lui è pronto a metterne in discussione ogni aspetto e personaggio, il che apre la strada a far emergere più gli esseri umani che i performer.
Alba Rohrwacher: La forza del rapporto fra i nostri due caratteri era già in sceneggiatura. C'è una scena bellissima che descrive perfettamente la fine di un amore fra due che si sono amati profondamente e che in qualche modo non riusciranno mai a lasciarsi. Prima di rivederlo sul grande schermo non avevo capito che Troppa grazia fosse una storia d'amore, e che le scene fra me ed Elio fossero lo scheletro attorno a cui tutta la vicenda si animava.

Alba, come si è rapportata con Hadas Yaron, che interpreta il ruolo della Madonna?
Alba: Quando ho conosciuto Hadas ho provato subito un sentimento di vicinanza con lei che ha facilitato il nostro rapporto artistico. Poi ci siamo trovate insieme nel campo in cui Lucia vede per la prima volta la Madonna, e quando Hadas è arrivata un venticello le ha sollevato il velo dal capo. Era come se si fosse materializzata improvvisamente, nella maniera più semplice, e da lì siamo partiti. Poi abbiamo lavorato molto di improvvisazione, guidate dalle voci di Gianni Zanasi. La scena della lotta è stata impegnativa e divertente: sono portata all'autoflagellazione, ma in genere è interiore, qui invece ha raggiunto livelli fisici notevoli, dato che si è trattato di prendersi seriamente a schiaffi (ride).

Ospiti del Rendez-vous Festival, il regista, Alba Rohrwacher e Louis Garrel raccontano il loro ultimo film, al cinema dal 25 aprile.

I fantasmi di Ismael, «l'8½ di Arnaud Desplechin»

martedì 10 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

I fantasmi di Ismael, «l'8½ di Arnaud Desplechin» "I fantasmi di Ismael è l'8 ½ di Arnaud Desplechin", afferma Alba Rohrwacher, a Roma insieme al regista e a Louis Garrel per presentare il film nell'ambito della rassegna di nuovo cinema francese Rendez-Vous, "non solo perché racconta la crisi amorosa e lavorativa di un regista, ma anche perché è pieno di rimandi, rincorse, vertigini e riferimenti all'arte, ma riesce a rimanere concreto e accessibile al pubblico". "Ho deciso di fare cinema fra i 9 e i 12 anni dopo aver visto i film di Fellini", le fa eco il regista francese. "Non li avevo più rivisti fino a 4-5 anni fa, ma anche la seconda volta sono rimasto incantato". "I fantasmi di Ismael è un autoritratto galvanizzante che combina nella stessa opera intimità, politica, arte, corpo, pensiero e processo creativo" Dalla recensione de I fantasmi d'Ismael, MYmovies.it Desplechin, in che cosa si sente simile a Fellini?
DESPLECHIN: "Fellini non dimenticava che il cinema è un'arte per i poveri e i bambini, e coglieva benissimo l'aspetto musical e giocoso di ognuno dei suoi film. Spero di avere la stessa capacità di rivolgermi ai giovani e alle classi popolari, e di conservare il suo stesso piacere infantile nel fare il mio mestiere".

Il regista al centro di I fantasmi d'Ismael le assomiglia?
DESPLECHIN: "No, perché Ismael fuma, beve e fa sesso con svariate donne. Io non saprei mai essere così eccessivo".

Le protagoniste di Vergine giurata parlano del film.

Berlinale 2015, intervista ad Alba Rohrwacher e Laura Bispuri

venerdì 13 febbraio 2015 - Gabriele Niola cinemanews

Berlinale 2015, intervista ad Alba Rohrwacher e Laura Bispuri Alla base di Vergine giurata ci sono i cortometraggi di Laura Bispuri, da lì, da quel terzetto molto coerente e compatto (Passing time, Biondina e Salve Regina) qualcuno ha pensato di passare alla regista il libro "Vergine giurata", giudicandolo in linea con le sue opere. Lo era: "Mi ha folgorata. Ci ho visto molte somiglianze tra i personaggi dei corti, infatti nella fase di preparazione facevo leggere la sceneggiatura e insieme vedere i miei lavori, sperando che si potesse riconoscere un filo. Ora che il film è finito posso dire che questo filo c'è". Continua»

   

Oggi in concorso David Cronenberg e Bennett Miller.

Cannes 67, 11 minuti d'applausi per Le meraviglie

lunedì 19 maggio 2014 - a cura della redazione cinemanews

Cannes 67, 11 minuti d'applausi per Le meraviglie "Avevo molta voglia di raccontare il paesaggio agrario italiano e di farlo attraverso una famiglia. Non c'è gloria, né rabbia, è arrivato il momento del perdono e della tenerezza", così Alice Rohrwacher, unica regista a rappresentare l'Italia a Cannes, parla del suo ultimo fiabesco lavoro, Le meraviglie. Presentato ieri in concorso ed accolto con ben undici minuti di applausi al termine della première, il film è stato accompagnato sulla Croisette dalla regista e dagli interpreti Alba Rohrwacher, Sam Louwyck e una fotografatissima Monica Bellucci.

Oggi a farla da protagonista è il cinema americano. Al centro di questa sesta giornata del Festival troviamo, infatti, un habituè della kermesse, il canadese David Cronenberg che presenterà in concorso il suo ultimo attesissimo lavoro, Maps To the Stars (nelle sale italiane dal 21 maggio). Incentrato sullo star system hollywoodiano, il film racconta di una famiglia piegata dalle logiche dell'industria cinematografica, tra aspiranti attori frustrati e vecchi fantasmi del passato. Con un cast in cui svettano nomi del calibro di Julianne Moore, Robert Pattinson e Mia Wasikowska, il nuovo Cronenberg tenta di mettere tutti d'accordo dopo la tiepida accoglienza dei suoi ultimi film, A Dangerous Method e Cosmopolis. A portare la bandiera a stelle e strisce oggi sarà anche il candidato all'Oscar, Bennett Miller (Truman Capote: A sangue freddo), un novizio della manifestazione, che concorre per la Palma d'Oro con il suo Foxcatcher. Tratto dalla storia vera dell'uccisione di David Schultz, campione olimpico di wrestling, assassinato nel 1996 per mano dell'amico e allenatore John du Pont, il film vede come protagonisti Channing Tatum e Steve Carell (40 anni vergine, Little Miss Sunshine).

In scena per la Settimana della Critica vedremo il secondo film horror in gara (il primo è stato It Follows di David Robert Mitchell), When Animals Dreams, opera prima del danese Jonas Alexander Amby definito da Tesson come un film "protestante con un tocco femminista". Una ragazza adolescente vive in un piccolo villaggio di pescatori vittima di umiliazioni e soprusi. Quando scopre di essere un licantropo sarà finalmente libera di vendicare se stessa e la madre gravemente malata. Il film concorre anche per la Caméra d'Or al Miglior Debutto.

Per la rassegna Cannes liveScreen segnaliamo, infine, la programmazione streaming del film vincitore del Grand Prix Speciale Giuria 2012, Il ragazzo con la bicicletta di Jean-Pierre e Luc Dardenne, che sarà mostrato su MYMOVIESLIVE! questa sera alle ore 21.30.


Fai clic QUI per vedere le foto della giornata di ieri.

All'attrice fiorentina il Nastro d'argento come miglior attrice protagonista.

Alba Rohrwacher, fragilità e talento

martedì 28 giugno 2011 - Giovanni Bogani cinemanews

Alba Rohrwacher, fragilità e talento Ha quella continua esitazione, quella timidezza che è diventata charme, arma di seduzione. Gli occhi chiarissimi, la pelle diafana, la voce che è un filo sottilissimo. Dà la sensazione di una grande sensibilità, e di una fragilità estrema. Eppure, Alba Rohrwacher è una donna forte. È riuscita, in pochi anni, a diventare un’icona del cinema italiano.
La ragazza nata a Firenze e cresciuta in Umbria, la ragazza esile con quel cognome così difficile, per chi vuol essere ricordato dal pubblico italiano che riesce adesso, a fatica a dire “Ozpetek”, si è costruita un percorso tutto suo, di film indipendenti, mai banali, fino ad essere contesa dai registi cult del nostro cinema.
Una corsa verso l’altro: il David di Donatello vinto come migliore attrice non protagonista per Giorni e nuvole di Silvio Soldini, e poi Mio fratello è figlio unico di Luchetti, dove è sorella del fascista per caso Elio Germano, Caos calmo insieme a Moretti, Io sono l’amore di Guadagnino, Il papà di Giovanna di Pupi Avati. E ora, il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista per La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo. Incontriamo Alba Rohrwacher a Taormina, a margine della cerimonia del più antico premio cinematografico italiano.

   

Cinque donne e un festival.

5x1: A Roma, la festa delle donne

martedì 13 ottobre 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: A Roma, la festa delle donne A pochi giorni dall'inizio dell'ormai ex festa veltroniana si può dire che il Festival Internazionale del Film di Roma sta finalmente assumendo una sua dimensione. Lontana dal padre putativo – e anche dalla madre adottiva Goffredo Bettini che lo ha diretto agli inizi – la quarta edizione può essere considerata quella dello slancio in avanti definitivo. Messe da parte velleità autoriali e appetito da aperitivo accanto al tappeto rosso, la selezione in concorso del 2009 si dimostra sobria ma anche attenta alle esigenze del pubblico, come dimostra Up in the air di Reitman con Clooney, e le ricche selezioni parallele, tra documentari e voglia di sperimentare.
Scartabellando tra le pieghe del Festival tra ruggiti di vecchi leoni come Ivory, Littin e Hallstrom, fa piacere leggere i nomi di donne, giovani e meno giovani, che rappresentano il passato, il presente e soprattutto il futuro del nostro cinema. Con madrina del festival Margherita Buy e l'opera prima di Stefani Sandrelli regista, a Roma sfileranno sul tappeto rosso cinque stelle emergenti – ma anche un po' di più – della celluloide del Belpaese: Maya Sansa, Isabella Ragonese, Valeria Solarino, Alba Rohrwacher e Moran Atias. Ed è il caso di esclamare: è veramente un bel cinema.

I protagonisti del film di Guadagnino si raccontano.

Io sono l'amore: la Swinton e Guadagnino di nuovo insieme

lunedì 7 settembre 2009 - Marlen Vazzoler cinemanews

Io sono l'amore: la Swinton e Guadagnino di nuovo insieme Presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 66, Io sono l'amore di Luca Guadagnino rivede collaborare di nuovo insieme il regista e l'attrice Tilda Swinton, in questo film anche nei panni di produttrice. La famiglia Recchi fa parte della borghesia lombarda. L'impresa di famiglia comanda le strategie di successione interna e il consolidamento degli altri ruoli. La passione che sboccerà tra Emma e Antonio porterà allo spezzarsi dei legami e degli equilibri. Il prezzo da pagare è altissimo e l'unica forma di redenzione è l'amore.

Una "shooting star" dal cognome impronunciabile.

Alba Rohrwacher, 30 anni di candidi ritratti

venerdì 27 febbraio 2009 - Lisa Meacci cinemanews

Alba Rohrwacher, 30 anni di candidi ritratti In occasione dei suoi trent'anni, vogliamo regalare questo piccolo omaggio ad Alba Rohrwacher, una delle attrici italiane più apprezzate del momento.
Applaudita all'ultimo Festival di Berlino, Alba può vantare di essere stata selezionata tra le dieci "shooting stars" (gli attori più promettenti del 2009) in una kermesse dove già essere italiani ed essere presenti era una rarità. Ma è di questi giorni anche la notizia che l'attrice dal candido ritratto, questa estate sarà a Trieste come ospite della decima edizione del festival Maremetraggio: la manifestazione ha intenzione di dedicarle una "retroprospettiva", uno spazio ad hoc per raccontare attraverso il cinema e la sua voce, quello che è stato il suo percorso formativo e i desideri per il futuro.

Nelle sale con Il papà di Giovanna, la timida attrice si racconta.

Alba Rohrwacher: intervista esclusiva

martedì 16 settembre 2008 - Marianna Cappi cinemanews

Alba Rohrwacher: intervista esclusiva La chiamano Lucia, Alice, Giovanna, Liz, Violetta oppure Elisabetta, ma il suo nome è Alba Caterina Rohrwacher. Nata sotto il segno dei pesci, da piccola avrebbe voluto scappare con un circo francese ma è rimasta ad arricchire il cinema italiano. Capace di "giorni" e di "nuvole", di commedie e di drammi, è portatrice sana di un creativo "caos calmo".
La vedremo nel futuro prossimo in Due Partite, il film che Enzo Monteleone ha tratto dalla pièce omonima di Cristina Comencini, Io sono l'amore, per la regia di Luca Guadagnino, e In carne ed ossa di Christian Angeli. Qui parla di sé, del suo lavoro e dei suoi (già) tanti personaggi: una storia di studio e di passione.

Pupi Avati e gli attori presentano il film al Festival di Venezia.

Il papà di Giovanna: un film che arriva al cuore

lunedì 1 settembre 2008 - Désirée Colapietro Petrini cinemanews

Il papà di Giovanna: un film che arriva al cuore Con l'obiettivo puntato sull'Italia della prima metà del Novecento, Avati offre, con Il papà di Giovanna, il minuzioso ritratto della sua città natale, Bologna, in cui un drammatico fatto di cronaca cambia e rivoluziona la vita di Michele Casali (Silvio Orlando), da molti anni sposato a una donna costretta ad amarlo, Delia (Francesca Neri), e padre dell'adolescente Giovanna (Alba Rorhwacher). Siamo sul finire degli anni Trenta e, anche qui, come nel film di Ozpetek, si parla di un terribile incidente di cronaca: la ragazza uccide per gelosia la sua compagna di banco e, giudicata inferma di mente e ricoverata in un manicomio, viene abbandonata da una madre che improvvisamente rinnega tutta la famiglia. "Il personaggio di Delia", ha spiegato Francesca Neri, "è una madre terribile e calarmi nei suoi panni è stata un'esperienza interessante che però mi ha anche fatto soffrire molto. Pupi mi ha fatto capire che non si può giudicare dall'esterno, certe situazioni bisogna viverle ed è per questo che alla fine, proprio grazie a lui, Delia mi fa quasi tenerezza. Vivere la sua difficoltà è stato un viaggio di sofferenza. Non la giustifico, ma in qualche modo oggi capisco. Capisco che una madre possa vivere questo dolore con un certo distacco".

Anna Negri gira un "documentario" sentimentale sul precariato e la sua influenza sui comportamenti sociali.

Riprendimi: in principio era amore

lunedì 7 aprile 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Riprendimi: in principio era amore Presentato in concorso al Sundance Film Festival 2008, Riprendimi è un film a basso costo, che riflette sulla precarietà lavorativa e sentimentale di una giovane coppia (dis)occupata nel mondo dello spettacolo. Due documentaristi, un cameraman e un fonico, decidono di pedinare le giornate di Lucia e Giovanni e di registrare la loro imminente crisi. L'espediente narrativo del film di Anna Negri, che torna alla regia dopo otto anni, è quello del mockumentary, un finto testo che utilizza i codici e le pratiche linguistiche del documentario per rappresentare un soggetto finzionale. Riprendimi si prende comicamente gioco dei codici del documentario ma anche del sistema culturale popolare in cui si inserisce. Così Anna Negri, parodiando il documentario e tutte quelle forme di rappresentazione della realtà fintamente realiste, pone l'attenzione del pubblico su una coppia che non riesce a crescere (emotivamente e socialmente), mettendo in scena il suo "atto di accusa" nei confronti della "società liquida" (una società che non mantiene la stessa forma per lungo tempo), e della capacità del cinema di mettere in scena la verità. Un'ibridazione tra cinema e realtà che scopre col sorriso il gusto pieno e amaro della vita.

Troppa grazia

Troppa grazia

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(mymonetro: 3,31)
Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli.
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Genere Commedia, - Italia, Spagna, Grecia 2018. Uscita 22/11/2018.
Lazzaro Felice

Lazzaro Felice

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(mymonetro: 3,45)
Un film di Alice Rohrwacher. Con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Luca Chikovani, Agnese Graziani.
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Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 31/05/2018.
I fantasmi d'Ismael

I fantasmi d'Ismael

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(mymonetro: 2,38)
Un film di Arnaud Desplechin. Con Mathieu Amalric, Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Louis Garrel, Alba Rohrwacher.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2017. Uscita 25/04/2018.
Figlia mia

Figlia mia

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(mymonetro: 3,17)
Un film di Laura Bispuri. Con Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Sara Casu, Michele Carboni, Udo Kier
Genere Drammatico, - Italia, Svizzera, Germania 2018. Uscita 22/02/2018.
The Place

The Place

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(mymonetro: 2,28)
Un film di Paolo Genovese. Con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2017. Uscita 09/11/2017.
Filmografia di Alba Rohrwacher »

mercoledì 27 maggio 2020 - Annunciate le candidature ai premi di quest’anno che verranno consegnati a fine giugno. 

Nastri d’Argento 2020 - Si dividono il primato Favolacce e Pinocchio

a cura della redazione cinemanews

Nastri d’Argento 2020 - Si dividono il primato Favolacce e Pinocchio Favolacce (guarda la video recensione) con gli applausi e l’Orso d’argento conquistato a Berlino e il Pinocchio (guarda la video recensione) di Matteo Garrone, con un racconto che ancora una volta ha incantato il grande pubblico - testa a testa, con 9 nomination ciascuno - sono i film più candidati ai Nastri d’Argento 2020. A contendersi il Nastro per il miglior film anche Gli anni più belli (guarda la video recensione) di Gabriele Muccino, Hammamet (guarda la video recensione) di Gianni Amelio e La Dea Fortuna (guarda la video recensione) di Ferzan Ozpetek.

Annuncio ufficiale a Roma, rispettando una tradizione, anche se quest’anno in diretta streaming, dal MAXXI - il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo - per le candidature della 74.ma edizione dei Nastri d’Argento con la quale i Giornalisti Cinematografici mai come quest’anno vogliono essere solidali con il cinema senza lavoro: migliaia di operatori del settore, con gli autori e i protagonisti, che ancora non possono tornare al lavoro. Proprio come i film non riescono ancora ad uscire in sala.
Tornando alle candidature: Gli anni più belli (guarda la video recensione), con 8 nomination, è anche tra i film più candidati di quest’anno insieme a La Dea Fortuna (guarda la video recensione), Il Sindaco del Rione Sanità (guarda la video recensione) di Mario Martone e Martin Eden (guarda la video recensione) di Pietro Marcello (questi ultimi, 7 nomination ciascuno). Con cinque candidature li inseguono Hammamet (guarda la video recensione) di Gianni Amelio, Tornare di Cristina Comencini, Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione) di Gabriele Salvatores e Il primo Natale (guarda la video recensione) di Ficarra e Picone, in cinquina per la migliore commedia dell’anno con Figli (guarda la video recensione), l’ultimo film scritto da Mattia Torre diretto da Giuseppe Bonito, Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Odio l’estate (guarda la video recensione) di Massimo Venier e Tolo tolo (guarda la video recensione) di Luca Medici.

Sei, quest’anno, gli autori delle opere prime in gara, più difficili da scegliere per la qualità e la varietà di uno scouting tra i più interessanti degli ultimi anni: Stefano Cipani con Mio fratello rincorre i dinosauri (guarda la video recensione), Marco D’Amore con L’Immortale (guarda la video recensione), Roberto De Feo con The Nest, Ginevra Elkann con Magari (guarda la video recensione), Carlo Sironi con Sole (guarda la video recensione) e Igor Tuveri (Igort) con 5 è il numero perfetto

Sono stati già annunciati, li ricordiamo, il Nastro dell’anno per Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti, che premia il regista, i produttori (Carlo Degli Esposti e Nicola Serra per Palomar e Paolo Del Brocco per Rai Cinema), lo straordinario protagonista Elio Germano (con un Nastro collettivo per l’intera squadra dei collaboratori tecnici) e il Nastro alla carriera a Toni Servillo. Il Direttivo come sempre, assegnerà intanto anche alcuni riconoscimenti speciali: il Nastro europeo e il Nastro della legalità, il Premio SIAE per la sceneggiatura e il Nuovoimaie destinato dallo scorso anno ai doppiatori professionisti e, infine, i Premi  Biraghi e il  Bonacchi per giovani attrici e attori.

mercoledì 20 maggio 2020 - Ginevra Elkann, con gli attori principali, parla della sua opera. Gratuitamente su RaiPlay. 

Magari, i protagonisti raccontano di un film nato nel segno dell’empatia

Paola Casella cinemanews

Magari, i protagonisti raccontano di un film nato nel segno dell’empatia Il 21 maggio, Magari (guarda la video recensione) di Ginevra Elkann inaugurerà la nuova proposta di RayPlay, primo di otto titoli italiani coprodotti da Rai Cinema, quattro inediti e quattro già usciti nella sale nazionali, accessibili gratuitamente e in esclusiva sulla piattaforma Rai per le prossime otto settimane, ovvero fino alla riapertura della sale cinematografiche prevista per il 15 giugno: a Magari (guarda la video recensione) seguiranno Bar Giuseppe di Giulio Base, La rivincita di Leo Muscato, Abbi fede di Giorgio Pasotti, e a seguire i già distribuiti Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Otzi e il mistero del tempo (guarda la video recensione) di Gabriele Pignotta (un titolo per ragazzi, già vincitore al festival di Giffoni), Dafne di Federico Bondi e Un giorno all’improvviso (guarda la video recensione) di Ciro D’Emilio.

A raccontare Magari (guarda la video recensione) sono la regista e coautrice Ginevra Elkann, la cosceneggiatrice Chiara Barzini e i due interpreti principali, Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio, che definisce l’opera “un film sull’idea di famiglia” che si ha quando si è bambini e si vorrebbe che i propri genitori vivessero per sempre felici e contenti: un po’ come Insonnia d’amore è stato definito da Nora Ephron “un film sul desiderio di innamorarsi come succede al cinema”.

Il film, racconta Elkann, “è nato da una conversazione con Chiara Barzini che ci ha fatto venire voglia di raccontare gli anni ’90 e rientrare nei ricordi di infanzia per ricostruire i sogni e il riguardo alla famiglia”. 

Conosco Ginevra da tempo, come amica e come produttrice, abbiamo in comune un senso dell’ironia e un modo simile di raccontare le famiglie, soprattutto quelle disfunzionali. Condividiamo anche lo stesso romanticismo, siamo fan dei sognatori: i genitori di Magari sono sgangherati ma di cuore, e li abbiamo voluti raccontare senza mai giudicarli.
Chiara Barzini, cosceneggiatrice 
Secondo Alba Rohrwacher, “Magari racconta la possibilità di una famiglia allargata che si estenda al di là dei legami di sangue. Alla fine i figli conoscono i genitori per quello che sono veramente, il padre Carlo si assume la responsabilità del proprio ruolo e Benedetta, il mio personaggio, sceneggiatrice e compagna di Carlo, capirà qual è il sentimento che la lega a quell’uomo”. Carlo, interpretato da Riccardo Scamarcio, è un padre decisamente imperfetto. “Un’immagine un po’ più reale di quella che spesso si vede al cinema”, dice l’attore. “Carlo non è abituato ad avere con sé i suoi tre figli, è un idealista, ed è incapace di assumersi completamente le proprie responsabilità di genitore, ma comunque lo fa, o almeno ci prova”. 

Rohrwacher e Scamarcio hanno parole di elogio sia per la sceneggiatura di Elkann e Barzini che per la neoregista. “Il copione di Magari è bellissimo”, afferma Riccardo, “vi ho subito individuato una qualità non comune di scrittura, con dinamiche delicatissime raccontate in modo preciso e con grande ironia, e personaggi in cui il pubblico può trovare un pezzo di sé. Una volta sul set ho anche capito che mi stavo confrontando con una qualità registica importante: quella di saper entrare in empatia con gli attori, e essere capaci di farsi sorprendere”. 

Ginevra ci ha immersi in un mondo immediatamente accogliente, concreto ma fatto anche di emozioni e sensazioni, entro il quale era facile muoversi a nostro agio”, dice Alba. “Un universo che è diventato immediatamente il nostro e che abbiamo abitato fin dal primo giorno. Così quel nucleo famigliare strampalato ha cominciato a vivere di vita propria. Del resto Ginevra, come tutti i grandi registi, è un po’ maga, crea relazioni e mondi che non esistono ma magicamente diventano vicini alla nostra esperienza”.
Alba Rohrwacher dà a Elkann “il merito di aver creato con Benedetta un personaggio femminile secondario ma a tutto tondo, quando in molti altri film sarebbe stato bidimensionale. Benedetta entra ed esce dalle scene, non è mai al centro: eppure, grazie alla scrittura di Ginevra e Chiara, è un personaggio sorprendente, che cambia in continuazione e dà la possibilità anche agli altri personaggi di cambiare. È la dimostrazione che esiste la possibilità di creare personaggi femminili capaci di autonomia e indipendenza e in grado di diventare motori della storia, invece che rimanere cliché”.

Impossibile non domandare quanto ci sia di personale in Magari: “Lo spunto è autobiografico”, ammette Elkann, “ma poi il film ha preso la sua strada. Per me era importante riprodurre le emozioni e raccontare le piccole cose dell’infanzia che fanno di noi gli adulti che siamo. I sentimenti che raccontiamo sono universali: paura, amore, tristezza, e l’idea di felicità di una bambina”. Impossibile anche non vedere in Carlo qualcosa di Alain Elkann, il padre di Ginevra, e nei due fratelli maggiori di Alma, la piccola protagonista, John e Lapo Elkann, fratelli maggiori della regista. Come hanno reagito alla vista di Magari? “I miei fratelli erano felici di vedere un mio film finalmente realizzato, e credo che sia loro piaciuto. Mio padre, essendo scrittore, ha capito che Magari è un’opera creativa, non un ritratto della nostra famiglia, e anche lui è contento che sua figlia abbia realizzato il film che voleva, al di là di noi. Certo, papà vede alcune cose sue in Carlo, ma anche tante che non gli appartengono, e che magari sono ispirate ad altri papà che abbiamo conosciuto”.

Anche Scamarcio ci ha messo un po’ di autobiografia: “I miei litigavano spesso e quando avevo 6 anni – l’età di Alma nel film -  erano in minaccia di separazione. Ricordo che prima di andare a letto pregavo affinché non si separassero e andavo a dormire con quella speranza. Dunque la mia memoria di bambino è in totale empatia con Alma, così come dentro al ritratto di Carlo c’è anche il ricordo di mio padre. Magari è un lavoro fatto nel segno dell’empatia – il sentimento più a rischio in questo momento - e della condivisione, ma a poco a poco è diventato un’entità indipendente, persino dalla regista.”.
   

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