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I fantasmi di Ismael, «l'8½ di Arnaud Desplechin»

Ospiti del Rendez-vous Festival, il regista, Alba Rohrwacher e Louis Garrel raccontano il loro ultimo film, al cinema dal 25 aprile.
di Paola Casella

I fantasmi d'Ismael

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Alba Rohrwacher (39 anni) 27 febbraio 1979, Firenze (Italia) - Pesci. Interpreta Arielle / Faunia nel film di Arnaud Desplechin I fantasmi d'Ismael.
martedì 10 aprile 2018 - Incontri

"I fantasmi di Ismael è l'8 ½ di Arnaud Desplechin", afferma Alba Rohrwacher, a Roma insieme al regista e a Louis Garrel per presentare il film nell'ambito della rassegna di nuovo cinema francese Rendez-Vous, "non solo perché racconta la crisi amorosa e lavorativa di un regista, ma anche perché è pieno di rimandi, rincorse, vertigini e riferimenti all'arte, ma riesce a rimanere concreto e accessibile al pubblico". "Ho deciso di fare cinema fra i 9 e i 12 anni dopo aver visto i film di Fellini", le fa eco il regista francese. "Non li avevo più rivisti fino a 4-5 anni fa, ma anche la seconda volta sono rimasto incantato".

"I fantasmi di Ismael è un autoritratto galvanizzante che combina nella stessa opera intimità, politica, arte, corpo, pensiero e processo creativo"
Dalla recensione de I fantasmi d'Ismael, MYmovies.it

Desplechin, in che cosa si sente simile a Fellini?
DESPLECHIN: "Fellini non dimenticava che il cinema è un'arte per i poveri e i bambini, e coglieva benissimo l'aspetto musical e giocoso di ognuno dei suoi film. Spero di avere la stessa capacità di rivolgermi ai giovani e alle classi popolari, e di conservare il suo stesso piacere infantile nel fare il mio mestiere".

Il regista al centro di I fantasmi d'Ismael le assomiglia?
DESPLECHIN: "No, perché Ismael fuma, beve e fa sesso con svariate donne. Io non saprei mai essere così eccessivo".


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Arnaud Desplechin e Alba Rohrwacher.
Arnaud Desplechin.
Alba Rohrwacher.

Alba e Louis, qual è il vostro ruolo nel film?
ROHRWACHER: "Io sono Arielle, già nel nome un personaggio d'aria e di fiaba, animata da un entusiasmo quasi adolescenziale. Ma sono anche Faumia, l'attrice che interpreta Arielle nel film dentro il film che I fantasmi d'Ismael (guarda la video recensione) mette in scena. Anche Faumia è un nome fiabesco, fa pensare ad un fauno".
GARREL: "Io sono Ivan, il diplomatico di quel film dentro il film, un ruolo ispirato al fratello di Ismael. In ogni film di Desplechin ci sono personaggi ricorrenti, e io ho preso sulle mie spalle la responsabilità del Fratello. Prima di iniziare le riprese ho chiesto ossessivamente ad Arnaud di dirmi il segreto di Ivan, finché lui mi ha rivelato: 'Ivan è vergine'".

Come avete incontrato Desplechin?
GARREL: "Io lo conosco da quando ero bambino, perché era amico di mio padre (il regista Philippe Garrel, ndr). Ho visto tutti suoi film e speravo di lavorare con lui da sempre. Quando finalmente è arrivata l'occasione avevo appena finito di interpretare il ruolo del protagonista in Il mio Godard (guarda la video recensione) ed ero rasato a zero. Arnaud ha detto: 'Bene, hai un aspetto più rozzo e brutale'".
ROHRWACHER: "Quando ho saputo che Arnaud mi stava cercando per il film ho provato un'emozione profonda. Il suo cinema mi è stato di grande ispirazione, mi ha dato il coraggio di fare questo mestiere e regalato fiducia nel cinema e nelle persone che lo fanno in modo libero e sorprendente".

Desplechin, a quali artisti si è ispirato per I fantasmi di Ismael?
DESPLECHIN: "A James Joyce e Jackson Pollock, Alfred Hitchcock e Francois Truffaut, Jean-Luc Godard e Ingmar Bergman, Beato Angelico e Philip Roth. Volevo creare un fuoco d'artificio di finzione. Ma anche se faccio un cinema che è considerato d'autore mi piace raccontare storie alla portata di tutti, tendere la mano allo spettatore. Per questo I fantasmi d'Ismael verrà proiettato in sala in due versioni: un director's cut di due ore e un quarto e una variante più breve e più romantica sotto le due ore incentrata sul triangolo amoroso che vede coinvolto il protagonista, interpretato da Mathieu Amalric, e le due donne della sua vita, che hanno i volti di Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg".

Secondo lei qual è la natura profonda del cinema?
DESPLECHIN: "In sintesi: dimostrare che la vita prevale sempre sulla morte".


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