Una selezione ufficiale eclettica, rappresentante di tanti generi e tanti Paesi diversi. All'insegna dell'autorialità.
di Paola Casella
Non poteva che iniziare con un ricordo di Giorgio Gosetti, fondatore e dal 2004 Delegato Generale delle Giornate degli Autori mancato improvvisamente lo scorso marzo, questa 23esima edizione a lui dedicata: dunque in apertura della presentazione delle Giornate degli Autori, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre in concomitanza con la Mostra del Cinema, è stato proiettato un bel videomontaggio di interviste, seguito da un video di Emergency che invita alla pace e a far sentire la propria voce, nonché, come diceva Gosetti, ad “essere generosi e aperti agli altri”.
“Le Giornate continua sulla strada tracciata da Giorgio”, ha detto il presidente Francesco Ranieri Marinotti. “Questa edizione è ricca, di qualità, e soprattutto ribadisce che questa è la sezione delle autrici e degli autori”. Giacomo Durzi, vicepresidente dei Cento Autori, ha elogiato la selezione della direttrice artistica Gaia Furrer, una selezione intenta “a schierarsi politicamente contro un’idea di mondo che non ci appartiene: e sono pochi i luoghi in cui questo tipo di cinema può ancora essere visto oggi”. Dal canto suo, Furrer parla di “film molto diversi ma uniti dall’esigenza di interrogare il presente e cercare nuovi modi per raccontarlo”. E parlando della selezione ufficiale la definisce eclettica, rappresentante di tanti generi e tanti Paesi diversi. Il filo rosso, dice Furrer, sono “protagonisti che si spostano attraverso confini geografici e psicologici, portandosi dietro un grande disorientamento e chiedendosi che cosa sia per loro casa, e film che partono in un modo e diventano altro: vivi, e mobili, come anguille”.
LA SELEZIONE UFFICIALE
Apre il concorso My Notes on Mars, primo film in lingua inglese della regista ungherese Lili Horvát, intrepretato da Mackenzie Davis e Rupert Friend: “Un film di fantascienza sentimentale che si interroga sull’amore, dove una scienziata scompare e ricompare, priva di memoria”.
Molte le opere prime: da Camouflage di Mykyta Gibalenko, regista ucraino emigrato a Berlino prima dell’invasione russa, che narra in forma autobiografica la necessità di adattarsi ad un ambiente diverso come metafora di una condizione di vita sospesa; Balcanica di Nicola Sorcinelli, coproduzione italo-serbo-croata che vede fra i protagonisti Matilda De Angelis (anche coproduttrice) e Babak Karimi e narra l’attraversamento di un padre e un figlio della rotta balcanica in fuga dall’Afghanistan verso l’Italia; I Plant My Hand In The Garden del regista serbo Boris Hadžija e della regista iraniana Hoda Taheri, “entrambi queer, che interpretano se stessi in un film ironico e spiazzante, fra realtà e finzione”; Les Indes di Pauline Julier e Nicolas Chapoulier, una coproduzione Svizzera-Spagna ambientata nel ‘600 all’inseguimento del quadro di Velasquez Ritratto dell’infanta Maria Teresa di Spagna: “Un western antieroico che finisce per rappresentare l’ordine politico ed economico coloniale”; e Salon de belleza della regista messicana Nathalia Acevedo, attrice molto nota nel suo Paese (era la protagonista di Post Tenebras Lux di Carlos Reygadas.
Viene dall’Argentina A veces me entra tristeza, otras veces rebelion di María Aparicio, “incontro rohmeriano tra un uomo e una donna argentini a Madrid che si trasforma in un ritratto generazionale e politico sulle condizioni dei lavoratori”, mentre dall’Australia ecco Agata the Writer di Kuba Dorabialski, con Mia Wasikowska nei panni di una scrittrice intenta a raccontare la Sarajevo post bellica. È infine la prima volta di un film nigeriano alle Giornate, Dear Ajayi di Damilola Orimogunje, “melodramma famigliare alla Douglas Sirk in cui due sorelle, una religiosa e madre di famiglia e una che sogna di diventare una cantante, si confrontano al capezzale della madre”.
Chiude la selezione Une Femme Aujourd’hui di Robert Guédiguian che mette in scena il suo consueto gruppo di veterani attori – da Ariane Ascaride a Jean-Pierre Darroussin e Grégoire Leprince-Ringuet – e la 35enne Marilou Aussilloux nei panni di “una donna in piena emancipazione finché non subisce violenza da un collega”.
LE NOTTI VENEZIANE
In apertura c’è Roberta Torre che con Scarpe rotte si confronta con Nalatia Ginzburg, interpretata da Barbara Ronchi, in “un’opera costruita sulla contaminazione dei linguaggi e un uso molto personae di materiali diversi,”. La chiusura invece è affidata a Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore di Federico Francioni e Samuele Sestieri, protagonista Carlotta Velda Mei nei panni di Chiara, “un’attrice di quasi quarant’anni che cerca la sua strada in una Roma frenetica e turistica”.
Si segnalano Anatomia di un ritratto di Francesco Clerici e Mattia Colombo, con Sara Drago nei panni di Fernanda Wittgens, la prima donna a dirigere la Pinacoteca di Brera a Milano; Domenica capitale, esordio di Giovanna Giuliani, attrice per Mario Martone e Jean-Marie Straub, coprodotto da Michelangelo Frammartino, che vede in dialogo due donne, l’una allo Sportello d’Ascolto Cittadino Municipale di Roma Capitale, l’altra al Consultorio di Logopedia Ambulatoriale di Napoli; La leggenda del deserto di Elisabetta Giannini, già montatrice del documentario L’occhio della gallina di Antonietta De Lillo, viaggio fra i campi profughi del popolo Saharawi con evidenti echi nel presente; e Il mestiere, di Beppe Tufarulo, una coproduzione Italia-Belgio-Francia che vede Luigi Lo Cascio nei panni di un imbalsamatore stralunato dedito a truccare i defunti in modo che appaiano abbastanza vivi da continuare ad intascare la pensione.
EVENTI SPECIALI
Si segnalano soprattutto il documentario Carla Lonzi dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi, nuora della figura fondamentale del femminismo italiano che fu autrice del saggio "Sputiamo su Hegel", e Se venisse anche l‘inferno di Samuele Rossi, che vede Luca Tanganelli partigiano lasciato indietro nel ’44 dai compagni fra le nevi delle Alpi. Accanto a lui Giorgio Colangeli, Giusi Merli e Ivan Franek.
MIU MIU WOMEN’S TALES
Quest’anno presenteranno i loro cortometraggi Mona Fastvold, sceneggiatrice e compagna di Brady Corbet, con Discipline, interpretato da Amanda Seyfried, già protagonista del suo lungo in concorso alla scorsa Mostra del Cinema Il testamento di Ann Lee: e Claire Denis con Avec Kim, interpretato da Suzanne Lindon e Kim Gordon, musicista e co-fondatrice dei Sonic Youth.