| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Germania |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Mykyta Gibalenko |
| Attori | Arthur Aliiev, Alina Danko, Andrii Kudin, Klara Lange, Yelyzaveta Tsilyk . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2026
Un ventenne ucraino lascia il suo paese per la Germania poco prima dell'invasione russa. Cosa vorrà dire incontrare la madre e la sorella quando sarà costretto a ospitarla?
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2021 il ventenne Vitaly parte da Charkiv, in Ucraina, per andare a vivere a Monaco di Baviera. Dietro di sé lascia la madre Tetyana, insegnante che non vuole credere alla possibilità di una guerra con la Russia, e la sorella Eugenia, a cui è affezionatissimo, innamorata di un'amica fotografa partita per il fronte. In Germania Vitaly trova lavoro nella cucina di un albergo e combatte la solitudine, la timidezza e la balbuzie iscrivendosi a un corso di teatro. Cosa cambierà nella sua vita allo scoppio della guerra nel febbraio del '22 e all'arrivo della madre e della sorella?
Il trentatreenne Gibalenko rielabora la sua vicenda personale (arrivato a Monaco dall'Ucraina nel 2013 ha cominciato a collaborare con la scena teatrale indipendente della città) alla luce del conflitto iniziato l'anno dopo la sua partenza.
C'è comunque un prima e un dopo il 24 febbraio 2022, quando l'invasione dell'Ucraina da parte dell'esercito russo ha fatto fare un salto di qualità al conflitto in corso dal 2014: lo stesso film fa il conteggio dei giorni usando la data come punto di riferimento... Vitaly, il protagonista di Camouflage, migrante contemporaneo, come tutti i disadattati non appartiene più al suo vecchio mondo e per questo non riconosce madre e sorella quando le accoglie nell'Europa occidentale così a lungo sognata. Viceversa, la rigida e un po' ottusa Tetyana e soprattutto Eugenia (punk, omosessuale, nazionalista) non sanno più chi sia il fratello tanto amato: distaccato dal dramma del suo Paese, coi capelli tinti, non più dimesso e non sempre balbuziente, vestito da uccello nelle prove a teatro, amante della sua regista, circondato da amici che lo chiamano Vito... «Non fingere di essere europeo», lo attacca la sorella che in Ucraina ha lasciato la fidanzata, forse morta sul fronte. Ma qual è la vera personalità di Vitaly, quale il suo travestimento - il camouflage - fuori e dentro un teatro? Gibalenko costruisce il sofferto percorso dei suoi personaggi - tutti a loro modo migranti e disadattati, vittime di un conflitto separate dalla storia ma legate dagli affetti - con uno stile molto controllato, fatto soprattutto di piani fissi e primi piani, che mette in risalto il soffocamento degli spazi tanto in Ucraina quanto in Germania senza però indugiare in un eccesso di cupezza.
In fondo, la parabola personale di Vitaly, a cui la Germania e soprattutto il teatro danno una nuova personalità e alla lunga gli offrono la possibilità di venire a patti con il passato (e dunque la patria, la ferita dell'invasione, la distruzione di tutto ciò che si ha sempre avuto), racconta di una progressiva liberazione, evidenziata in modo fin didascalico dal costume da rapace indossato in scena e soprattutto fuori. La stessa poesia che la sua compagnia di teatro recita come un mantra («Alle mie spalle, le rovine dell'Europa. Dimentico. Mi strofino il viso con il sapone e canto...», da un componimento del poeta scozzese Douglas Dunn) ne rivela condizione interiore, alla luce della parabola di un continente messo in crisi da un conflitto inaspettato, tra consapevolezza e non curanza... Il travestimento del titolo, però, riguarda anche e a un certo punto soprattutto sua sorella Eugenia. Anche lei, come e più del fratello, è stata attirata dal sogno europeo, ma è al tempo stesso troppo legata al Paese d'origine, e all'amore che lì ha trovato e perduto, per abbandonarlo. Se Vitaly è scisso e incerto, Eugenia è più completa e sicura di sé, ma anche per questo - costretta a mentire alla madre sulla sua sessualità, e chiamata anche lei a travestirsi - rimane a bloccata fra due continenti. Eugenia è una presenza e un'assenza che rimarranno come ferite nel cuore del fratello, e per un po' anche in quello dello spettatore di questo film piccolo e intelligente.
Nel 2021 il ventenne Vitaly parte da Charkiv, in Ucraina, per andare a vivere a Monaco di Baviera. Dietro di sé lascia la madre Tetyana, insegnante che non vuole credere alla possibilità di una guerra con la Russia, e la sorella Eugenia, a cui è affezionatissimo, innamorata di un'amica fotografa partita per il fronte.
In Germania Vitaly trova lavoro nella cucina di un albergo e combatte la solitudine, la timidezza e la balbuzie iscrivendosi a un corso di teatro. Cosa cambierà nella sua vita allo scoppio della guerra nel febbraio del '22 e all'arrivo della madre e della sorella?
Il trentatreenne Gibalenko rielabora la sua vicenda personale (arrivato a Monaco dall'Ucraina nel 2013 ha cominciato a collaborare con la scena teatrale indipendente della città) alla luce del conflitto iniziato l'anno dopo la sua partenza.
C'è comunque un prima e un dopo il 24 febbraio 2022, quando l'invasione dell'Ucraina da parte dell'esercito russo ha fatto fare un salto di qualità al conflitto in corso dal 2014: lo stesso film fa il conteggio dei giorni usando la data come punto di riferimento...
Affetto da (non vistosissima) balbuzie, Vitaly (Arthur Aliiev) lascia una prima volta l'Ucraina nel gennaio del 2021, va in Germania, a Monaco, poi torna, poi riparte di soppiatto dalla madre Tetyana (Anna Yaremchuk-Bobalo) e si stabilisce nella città bavarese. All'inizio appare totalmente spaesato: un lavoro non proprio esaltante, come sguattero e cameriere in una mensa, difficoltà a trovare casa, [...] Vai alla recensione »
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