| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Giuseppe Bonito |
| Attori | Paolo Pierobon, Saverio Santangelo, Rosa Palasciano, Milvia Marigliano Alfonso Santagata. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 settembre 2026
Il racconto di un viaggio tra padre e figlio.
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CONSIGLIATO N.D.
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Pietro è in viaggio verso la Puglia con Jacopo, suo figlio autistico. All'improvviso la loro auto si ferma. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico del posto. Pietro e Jacopo trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che un tempo era anche una pensione. Ad aiutare Agata c'è Gaia che crea un legame profondo con Pietro. La routine nel piccolo paese è fatta di lentezza e monotonia nell'attesa di qualcosa, fino a quando a bloccare la ripresa del viaggio è la drammatica verità dei fatti.
Un film che non fa sconti, non edulcora e non si nasconde. L'autismo nella sua forma più grave è mostrato senza infingimenti per raccontare le difficoltà e i drammi della genitorialità ma senza amplificarla a fini spettacolari.
«Che cos'ha?». «Autismo a basso funzionamento, a bassissimo funzionamento, che vuol dire che
non parla, non è in grado di fare niente, si piscia e si caga addosso». Pietro ha ormai la risposta
pronta quando gli chiedono che cos'abbia suo figlio Jacopo che emette solo dei suoni che quasi si
fondono con la bella colonna sonora di Giuliano Taviani e Carmelo Travia, si muove
scompostamente e ripete ossessivamente sempre gli stessi gesti con le mani. Il livello 3
dell'autismo, quello più severo, è mostrato in Fame d'aria, terzo lungometraggio di Giuseppe
Bonito che ci aveva sorpreso con il suo esordio Pulce non c'è (su una bambina autistica) e
convinto con Figli, nella forma più chiara e naturale. L'escamotage narrativo dell'arrivo della coppia
e del suo arresto forzato in un paesino molisano quasi fantasma («lo sanno tutti che il Molise non
esiste») vuole proprio mostrare una naturalezza che inserisce la disabilità nell'ordine naturale delle
cose. Ecco la proprietaria del bar Agata che riapre la sua locanda per Pietro e Jacopo in attesa
che il meccanico gli aggiusti l'auto, ecco la sua aiutante Gaia che stringe con Pietro un legame
subito spezzato.
Sono personaggi che si muovono sulla scena spesso limitata alla sala da pranzo della locanda e
che rispecchiano ciò che accade nel mondo quando ci si trova davanti un ragazzo con questa
disabilità. Ma sono anche personaggi che vengono osservati da Jacopo come se il punto di vista
del film potesse in qualche modo essere quello di questo ragazzo che non parla e che non può
comunicare con il mondo. D'altro canto le scelte registiche di Giuseppe Bonito, che ha tratto il film
dall'omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, vanno spesso nella direzione di immaginare altre
possibilità, altre derive della vita. Così le immagini, riprese con il cellulare, di Jacopo appena nato e
poi già più grandino che mostra i primi segni dell'autismo, si interpongono alla quotidianità fatta
anche dalle impossibilità fisiche, di mangiare, vestirsi e fare i bisogni, a cui il padre deve sopperire.
C'è anche una sequenza 'pericolosa', con il sogno lucido di una conversazione normale tra padre
e figlio che il regista risolve molto bene lasciando che la naturalezza della situazione impossibile la
renda possibile sul grande schermo senza essere finto.
Perché in Fame d'aria nn c'è niente di finto. Ci sono parole durissime che il padre via via si trova
a pronunciare, per esempio quando qualcuno, come capita con troppa leggerezza, parla di
'benedizione' di un figlio così e lui invece di 'maledizione'. Ci sono i problemi economici. C'è il tema
enorme del "dopo di noi" che è un incubo per tutti i genitori alle prese con problematiche del
genere e che qui non è trattato sociologicamente ma come quesito che accompagna
inevitabilmente il padre tutti i giorni e tutte le ore.
A rendere tutto questo particolarmente toccante, è la scelta degli attori e la loro direzione con
Paolo Pierobon che, nel ruolo del padre, disegna in maniera dura, ma empatica, un uomo
prosciugato dalla vita con un'adesione che va oltre la performance attoriale.
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