| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Marco Spagnoli |
| Attori | Francesca Archibugi, Erri De Luca, Stefano Fresi, Guido Lombardo, Valerio Mastandrea Federica Pontremoli, Marco Risi, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Sandro Veronesi. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 9 giugno 2026
Marco Spagnoli dirige un documentario che approfondisce la grandezza degli sceneggiatori Age & Scarpelli.
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CONSIGLIATO SÌ
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Grazie a un'accurata ricerca di materiali filmati e di documentazione, unita alle testimonianze di chi li ha conosciuti direttamente, si ricostruiscono l'attività e le dinamiche interne di una coppia di sceneggiatori che hanno arricchito il cinema italiano con la loro inarrestabile creatività, unita alla capacità di osservare il reale.
Marco Spagnoli aggiunge un altro quadro alla galleria di ritratti di personalità del cinema che meritano attenzione e riconoscenza.
L'attività di regista di Marco Spagnoli potrebbe essere configurata sotto una definizione che prendiamo in prestito da Fabrizio De André: "In direzione ostinata e contraria". Ostinata perché la sua filmografia testimonia di come, fin dal suo Hollywood sul Tevere del 2009, abbia seguito in maniera determinata una linea precisa. Contraria perché in una società iper informatizzata in cui un film di un mese fa è già 'vecchio' continua a ricordarci l'importanza della memoria del passato più o meno recente su cui radicare le prospettive del futuro.
Tutto ciò senza alcuna vena nostalgica o 'passatista' (d'altronde come può esserlo il direttore del festival di Italian Global Series?) semmai invece con il desiderio di trasmettere a chi c'era il ricordo di quanto accaduto ma soprattutto alle nuove generazioni l'ineludibile imperativo della conoscenza. Tutto ciò senza alcun atteggiamento didattico o schematico ma con la leggerezza di chi ricostruisce una tranche de vie facendo percepire la freschezza del 'fare cinema'.
È ciò che accade in questo ritratto a tutto tondo (e con qualche spigolo caratteriale dei soggetti interessati in aggiunta) in cui Stefano Fresi ci accompagna negli incontri con coloro che hanno avuto, a vario titolo, rapporti con Agenore Incrocci e Furio Scarpelli divenuti una ditta (quella & commerciale stava ad indicarlo) che ha scritto più di 120 film. La scelta di Fresi è significativa perché si tratta di uno degli attori più in vista dell'attuale cinema di commedia italiano e si comprende da ciò che dice quanto per lui questo percorso funga da completamento di una consapevolezza già maturata in relazione alla storia del cinema italiano della seconda metà del secolo scorso.
La scelta poi come prima sequenza della scena in cui in Tutti a casa Alberto Sordi, l'8 settembre 1943, vedendo i tedeschi sparare contro il suo piccolo plotone ha come unico pensiero l'idea che si siano alleati con gli americani, è perfetta per indicare come il duo di sceneggiatori, con una sola battuta, abbia saputo sintetizzare lo smarrimento che quel giorno attraversò un'Italia abbandonata a se stessa.
Spagnoli ripercorre l'attività dei due autori mostrando come la loro fosse una compensazione di caratteri quasi opposti che finivano, forse proprio per questo, con il centrare ogni volta il bersaglio nella lettura della società italiana anche attraversando i generi. Al punto, cosa forse non così nota, di essere invitati da Alfred Hitchcock ad Hollywood per lavorare alla sceneggiatura di un possibile film.
Non si è trattato sempre di un percorso trionfale il loro, avendo trovato sul proprio percorso ostacoli proprio dall'ambiente a cui ritenevano di appartenere: quello della sinistra. Le reazioni a I compagni e a La terrazza ne costituiscono una testimonianza che Spagnoli ci propone come occasione di riflessione.
Una delle tante (e sempre importanti) che la sua attività di documentarista continua a portare sullo schermo.