| Anno | 2021 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 60 minuti |
| Regia di | Gioia Magrini |
| Uscita | lunedì 15 giugno 2026 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 2,84 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 12 giugno 2026
L'attività poliedrica di un grande intellettuale: critico cinematografico, produttore, autore teatrale e scrittore. In Italia al Box Office Tullio Kezich - A proposito di me ha incassato 719 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Recensore per Sipario, Cinema Nuovo, Settimo giorno, Panorama, tra le prime firme di La Repubblica alla sua fondazione, e poi dal 1989 per Il Corriere della Sera. Autore di pubblicazioni sulla realizzazione di film, saggi di settore, opere teatrali. Produttore cinematografico con la 22 dicembre, in società, tra gli altri, con Ermanno Olmi, che nonostante il buco economico fece debuttare Lina Wertmüller ed Eriprando Visconti e produsse Il terrorista di Gianfranco De Bosio; ma anche, "per motivi fortuiti", produttore per il servizio pubblico, tramite il quale fece conoscere l'opera di Italo Svevo e altri suoi concittadini (realizzando per esempio nel 1977, per la regia di Franco Giraldi, Un anno di scuola di Giani Stuparich, lo stesso testo a cui si è ispirata Laura Samani per il suo film omonimo). Amico e consulente di tanti talenti del teatro e del cinema italiani, tra cui Federico Fellini e Giorgio Strehler, solo per citare i più noti. Tullio Kezich, nato a Trieste nel 1928 e scomparso a Roma nel 2009, è stato tutto questo nei decenni più ricchi della nostra arte e industria cinematografica. E sapendoli cavalcare.
Il macrogenere del documentario, che negli ultimi decenni si applica a qualsiasi campo dello scibile umano, si estende quindi anche al campo della critica cinematografica, anche se gli esempi sono ancora pochi (uno, per chi scrive ancora ineguagliato, è Life Itself su Roger Ebert).
Il compito è complicato dall'impalpabilità di una professione su cui gli stessi critici ironizzano: qui Kezich ricorda un poco galante commento di Carlo Ponti. Ecco perché ipotizziamo che Gioia Magrini, Silvia D'Amico, Roberto Meddi (quest'ultimo anche autore della colonna sonora) abbiano optato, realizzando questo omaggio che dai titoli di coda risulta datato 2021, di attenersi agli archivi e far parlare e soltanto l'oggetto della loro ricerca, piuttosto che, per esempio, interpellare anche critici più giovani per un confronto. O spigolare nella sua corposa opera critica, dal giornalismo alla saggistica, anche in coppia con la seconda moglie Alessandra Levantesi, alla ricerca di uno stile, di una cifra, di un metodo.
Per i primi dieci minuti e poi anche più avanti (su sessanta totali), Tullio Kezich - A proposito di me ricorda un format tipo Passato e presente di Rai Storia, e in una celebrazione dei cinegiornali e di Cinecittà come luogo felliniano e quindi emblematico, ha l'obiettivo di chiarire le origini del triestino Kezich, cresciuto sotto il fascismo e poi, non ancora maggiorenne (ma addirittura in attività dai dodici anni) collaboratore di Radio Trieste, diretta dal '45 dagli alleati.
Mentre la voce di Massimo De Francovich accompagna le immagini interpretando alcuni estratti da scritti di Kezich (tra cui 'Ndemo in cine, detto alla triestina, Noi che abbiamo fatto La dolce vita...), emerge la predilezione per il western e in particolare Ombre rosse, l'attaccamento a una postura "da spettatore", e una tensione verso il mestiere e la vita che lo avvicina in qualche modo a Morando Morandini. Alla tipica domanda su cosa "serva" per lavorare come critico: "Serve tutto, vivere con curiosità. La curiosità è stata la grande molla del cinema italiano. Rossellini ci ha insegnato a essere curiosi, che tutto è interessante".
D'altra parte, e indirettamente, questa selezione ragionata di materiali ricorda a chi guarda alcune cose. Innanzitutto che c'è stata una stagione, a dispetto di Ratatouille, Birdman o il più recente The Critic, in cui il critico non solo godeva di un certo rispetto ma sapeva anche divertirsi e stare nel mondo.
Secondariamente, suggerisce - a chi volesse approfondire la storia della critica cinematografica italiana, prima di Lietta Tornabuoni e Natalia Aspesi rigorosamente tutta al maschile - una linea di professionisti dei festival e delle prime, che si erano per lo più formati nelle redazioni dei quotidiani, come Pietro Bianchi e Giuseppe Calzolari della Gazzetta di Parma.
Ma anche nella frequentazione, quando non nell'amicizia, con i registi e i professionisti: il binomio con Fellini e il volume edito da Cappelli su La dolce vita che fece misero in luce Kezich così come il film "deflagrò come una bomba" nel mondo, ma anche la collaborazione con Ermanno Olmi, da Il posto a La leggenda del santo bevitore, prova di un eclettismo impareggiabile, tra teatro, letteratura e cinema. Integra il discorso un'intervista, girata negli anni 2000, di Carlo Lizzani (non a caso anche lui un critico). Grande oratore, uomo grato per la fortuna avuta nelle relazioni sociali, generoso negli aneddoti e consigli: "quelli che vogliono fare la critica cinematografica io li manderei d'ufficio sul set, perché è lì che si impara a conoscere la realtà del cinema, di che fatica è fatto".
«Ho sempre giocato su più tavoli, ma con la sensazione che quello della critica fosse il mio vero lavoro». Così scandisce l'interessato nelle ultime battute del film-ritratto Tullio Kezich. A proposito di me che gli hanno dedicato Gioia Magrini, Silvia D'Amico e Roberto Meddi, produce Istituto Luce Cinecittà. Un'ora precisa, da lunedì 15 nelle sale italiane all'interno di un tour che toccherà Roma [...] Vai alla recensione »