Settembre

Film 1987 | Drammatico 82 min.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 1987 con Denholm Elliott, Mia Farrow, Dianne Wiest, Elaine Stritch, Sam Waterston, Jack Warden. Cast completo Titolo originale: September. Genere Drammatico - USA, 1987, durata 82 minuti. - MYmonetro 3,07 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un Woody Allen drammatico, alla Bergman (per questa ragione snobbato dal pubblico). Siamo in una città qualunque del Mid-West. Un gruppo di persone, d...

Consigliato sì!
3,07/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,85
CONSIGLIATO SÌ

Un Woody Allen drammatico, alla Bergman (per questa ragione snobbato dal pubblico). Siamo in una città qualunque del Mid-West. Un gruppo di persone, dopo aver trascorso l'estate apparentemente in concordia, all'arrivo dell'autunno sfoga tutti i rancori repressi in anni e anni di armonia in fondo coatta. La madre litiga col marito, la figlia con la madre rimproverandole le sue nevrosi di bambina e di adulta. E litiga anche con la migliore amica, colpevole, secondo lei, d'averle soffiato l'innamorato. Partecipa anche un anziano vicino da sempre innamorato della madre.

Giancarlo Zappoli

Prima parte
Una casa di campagna illuminata da un sole da fine estate e un dialogo in lingua francese. Stephanie, che ha trascorso le vacanze estive nell'abitazione dell'amica Lane, sta ripassando quel che ricorda della lingua con Howard, un maturo professore di francese. Stephanie ha così l'occasione di ricordare un amore parigino di tanti anni prima. In casa c'è, piuttosto tesa, anche Lane che sta cercando Peter, uno scrittore che sua madre Diane sta tentando di convincere a stendere la propria biografia di ex attrice. Nel momento in cui gli altri rientrano da una passeggiata, emerge l'interesse che Diane prova all'idea del libro che Peter potrebbe scrivere. Piuttosto appartato troviamo Lloyd, un fisico che è l'ultimo compagno della donna.
Di lì a poco Peter dichiarerà la propria intenzione di scrivere un libro sulla sopravvivenza mentre Howard, che è vedovo, rivela il proprio amore per Lane all'amica Stephanie. È però consapevole del fatto che è Peter che la interessa. Madre e figlia si rimproverano a vicenda il passato. La prima, donna ancora attiva ed energica, non sopporta l'autocommiserazione della figlia mentre Lane vive ancora la colpa di un avvenimento tragico avvenuto nel passato.
In serata scoppia un temporale che provoca un blackout elettrico. Si doveva tenere un party, imposto da Diane con l'opposizione della figlia, ma gli invitati non possono arrivare. Intanto, grazie anche all'intimità originata dalla luce delle candele, Peter comincia a corteggiare discretamente Stephanie, accompagnandola poi sulla veranda. La donna, sposata e madre, ammette di essere interessata a lui ma, comprendendo che si tratta di un amore impossibile ed essendo cosciente che Lane è innamorata dello scrittore, si ritrae. I due rientrano. Stephanie va al pianoforte mentre Peter gioca a biliardo con Lloyd e si trova a discutere con il fisico sulla bomba atomica. Lloyd si rivela come un uomo sereno che ha trovato in Diane un preciso punto di riferimento. Intanto la donna cerca di evocare gli uomini della sua vita con una seduta spiritica. Ora sulla veranda si trovano Howard e Lane: il professore le dichiara il suo amore mentre la ragazza lo informa di avere messo in vendita la casa e di volere andare a vivere a New York. Mentre Diane sta pensando a un delitto accaduto in famiglia, Peter cerca di convincere Stephanie a ripensare al loro rapporto. Torna la luce. Lane si confida con l'amica sperando in un rapporto positivo con Peter. Ma Stephanie e Peter si incontrano di nuovo e trascorrono insieme la notte.
Il mattino dopo si presentano gli acquirenti della casa. Mentre Lane gliela sta facendo visitare chiedendo una somma maggiore rispetto a quella offerta, apre una porta. Dietro ci sono Peter e Stephanie che si stanno baciando. Lane è sconvolta, nonostante i tentativi di spiegazione da parte dell'amica. A questo si aggiunge la madre che dichiara all'improvviso di avere scelto la casa come sua abitazione stabile. Lane ha sempre ritenuto che l'edificio le fosse stato regalato. Inoltre la terapia psicanalitica a cui si sottopone è costosa. I suoi non sono problemi superficiali: si è autoaccusata dell'omicidio di un amante della madre mentre era Diane la colpevole. Ora Lane vuole suicidarsi ma Stephanie riesce a dissuaderla facendo emergere il suo amore per la vita.
Diane parte dopo aver lasciato definitivamente la casa alla figlia e tentato una sorta di rappacificazione. Peter si separa da Stephanie e Howard dichiara nuovamente a Lane il suo amore. L'ultima a lasciare la casa per tornare dal marito, dai figli e dalle occupazioni quotidiane è Stephanie che riesce ancora a comunicare con Lane.
Settembre è un film-laboratorio. Tra tutte le opere di Allen è quello che maggiormente dichiara una ricerca formale a tutto campo. Prova ne sia che è l'unico suo film girato due volte. "Quando ultimai la lavorazione di Settembre, sentii che dovevo rifare un sacco di scene. La madre di Mia, Maureen O'Sulivan, recitava la parte della madre nel film. E non ero soddisfatto della sua prova. E Charles Durning, che è un fantastico attore, faceva la parte del vicino. Ma mi accorsi di avergli dato una parte sbagliata, che avrei fatto meglio a mettere Denholm Elliott in quel ruolo. Così mi dissi:" Beh, visto che dovrei fare quattro settimane di nuove riprese, perché non girare di nuovo tutto il film e farlo nella maniera giusta?" Perché il set era tutto lì, non dovevo tornare in venticinque luoghi diversi, il cast era ridotto all'osso, dato che si trattava di una pièce da camera. Pertanto, invece di fare quattro settimane di nuove riprese, potevo rifare tutto il film in sei o sette settimane o giù di lì. " Realizzata la seconda versione Allen ha distrutto la precedente. A partire da questo dato, non indifferente sul piano produttivo considerato che il regista era già consapevole che non si sarebbe trattato di un film di successo, si può analizzare il film come una sperimentazione ad alto livello. Anche il manifesto, una foglia che si accartoccia alla fiamma di una candela, realizzato da Folon, è segno di un'operazione raffinata.
... fine prima parte - continua ...

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Giancarlo Zappoli

Seconda parte
Il regista esce da un'esperienza sicuramente per lui non usuale, quella di un cast piuttosto ampio e quindi non semplice da gestire e, quasi per il bisogno di una pausa riflessiva, si chiude nuovamente in un interno che è simile ma, al contempo, molto diverso da quello di Interiors. La fonte di ispirazione architettonica, ma anche più strettamente narrativa, è data dalla casa di campagna di Mia Farrow : "Ho sempre pensato che fosse un luogo meraviglioso per girarci un film. Per l'atmosfera. E cercai di farmi venire in mente un'idea per una storia che potesse svolgersi in quella casa. E quando ebbi completato l'idea e terminato di scriverla, l'estate era finita, e quindi non potemmo usare quella casa perché era inverno." Allen chiede allora allo scenografo Loquasto di ispirarsi a quell'edificio e, contemporaneamente (dato che si lavora in studio) di far diventare l'abitazione un personaggio:" Desideravo essere in grado di vedere sempre in profondità, perciò volevo che le stanze non fossero troppo piatte e separate l'una dall'altra. E volevo un colore caldo per la casa. Questo era molto importante per me. Doveva essere calda e accogliente. Ma la cosa fondamentale era che volevo che Santo mi desse angolazioni sufficienti, in modo che lo spettatore non si annoiasse della casa né provasse un senso di claustrofobia". Chi osserva con attenzione l'inizio e la fine del film si rende conto di come queste intenzioni registiche si siano tradotte nella pratica acquisendo dimensioni simboliche. Il primo movimento di macchina parte da un'ala dell'abitazione, in cui al momento non si trova nessuno, e va a "cercare" le persone di cui già sentiamo le voci impegnate in una conversazione in francese. Si tratta di Howard e Stephanie. L'ultimo movimento di macchina si svilupperà in senso opposto. Partendo da Stephanie e Lane raggiungerà un'ala momentaneamente vuota della casa. Tra queste due "parentesi visive" si colloca tutta la vicenda che viene immediatamente dichiarata come basata sulla "parola'. Si è accennato a un parallelo con Interiors che siferma però alla scelta dell'abitazione come personaggio. Non c'è nulla qui della freddezza delle inquadrature di Gordon Willis. Carlo di Palma mette a disposizione la sua capacità di selezionatore di luci per collaborare con lo scenografo nel suggerire un'abitazione in cui tutti cercano di far corrispondere il calore dell'arredo con una fiamma vitale che in alcuni si è smorzata e che altri soffocano volontariamente. Allen lavora di cesello sui dialoghi, estremamente cosciente della teatralità (anche dal punto di vista delle unità aristoteliche) della sua messa in scena e, al contempo, sicuro di poter sperimentare movimenti di macchina di lunga durata (quasi dei piani sequenza) o primi piani dei protagonisti in cui la macchina da presa sembra attendere reazioni o gesti che la costringano ad allontanarsi. Come la porta aperta inconsapevolmente da Lane (che le fa scoprire ciò che aveva intuito ma non voleva "sapere') così dinanzi allo spettatore vengono aperte in progressione le porte dell'intimità di ogni personaggio, rivelandone fragilità e certezze. Gli echi di Zio Vanya o de Il giardino dei ciliegi si fanno sempre più puntuali. Anche qui c'è una casa in vendita, anche qui c'è qualcuno che crede di essersi meritato, come Vanya appunto, con una vita di sacrificio un diritto sul luogo in cui vive. Così come per Interiors i riferimenti a Bergman sono d'obbligo ma è interessante rilevare come questa volta Allen intervenga su una dinamica narrativa che vede al proprio centro un conflitto madre-figlia in cui però tutte le altre dramatis personae sono fuori dal nucleo familiare. Le due donne che si combattono ad armi impari (l'una autoritaria e vitale e l'altra schiacciata da un peso che la prima le ha imposto) sono destinate a non incontrarsi su nessun piano. Il finale rapidamente pacificatorio che Diane vuole dare allo scontro è in realtà imbarazzato e assolutamente "falso'. Non sono sufficienti i "regali" per recuperare una figlia. Infatti la donna se ne va con l'ennesimo compagno. Gli "spiriti" evocati (che hanno quali loro predecessori quelli di Commedia sexy) sono comunque il segno di una profonda insicurezza anche da parte di chi esibisce la propria assoluta impermeabilità al dolore ("Non possiamo sederci sulle nostre tragedie", afferma Diane). Intorno a loro l'analisi di una stagione della vita che volge, indipendentemente dall'età, all'autunno, stagione che può essere pacificatoria ma che è anche malinconicamente spenta. Se Lane non riesce a suicidarsi perché la sua spinta alla vita, nonostante tutto, è troppo forte possiamo ricordare la barzelletta di apertura di Io e Annie ma ci rendiamo perfettamente conto che Allen sta lavorando sull'attrice/donna Farrow. Sta cercando di far emergere le sue contraddizioni che verranno in modo sottilmente crudele delineate con precisione in Alice. A Dianne Wiest, ad esempio, chiede di uscire dalla caratterizzazione di classe per divenire emblema del conflitto tra il Super Io (dovere di amica, dovere di moglie, dovere di madre) e le pulsioni meno controllabili ma non per questo meno vere. È a lei che tocca il ruolo che in Vanya spetta a Sonia, quello di chiudere il film con parole che sembrano di speranza ma suonano amare. Rivolta a Lane dice: "Ricomincerai da capo a New York. Ci saranno mille cose a tenerti occupata. Andrà tutto bene." Un lungo silenzio segue l'ultima battuta prima che la macchina stacchi e, dall'esterno della cucina, cominci il movimento a cui si è già accennato. Ai personaggi maschili sono affidate differenti sfumature della partecipazione sentimentale. Sono uomini che sanno rispettare l'universo femminile quelli di Settembre. Ognuno di loro, senza farsi prevaricare (lo stesso Elliott ha "scelto" una donna esuberante come il padre in Interiors) si sforza di leggere nell'animo delle proprie compagne (o di coloro che vorrebbe divenissero tali) per comprenderne le esigenze e mettersi sulla stessa lunghezza d'onda. Non ci possono essere suicidi fisici alla fine di questo film perché il dramma del vivere non esplode in tragedia. Implode semmai in una sopravvivenza che è quella su cui Peter vorrebbe esercitare le proprie doti di scrittore e su cui Allen da sempre, variando toni e stile, misura la propria abilità di uomo di cinema.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Per due giorni e una notte in una villa del Vermont, alla fine d'agosto, sei personaggi si confrontano, si scontrano e soffrono. Il nucleo segreto della storia è un rapporto tra madre e figlia; il suo schema di base: A ama B che ama C che ama D. Sotto il segno della malinconia, questa convalescenza della tristezza dalle ombre troppo lunghe, è un dramma crepuscolare a mezze tinte e a porte chiuse di cui, pur lodandone la messinscena, molti critici hanno discusso il testo. Film d'atmosfera, documentario sui sentimenti, il 16° film di W. Allen ha 2 coautori: le luci e i colori di Carlo Di Palma e le vecchie nostalgiche musiche di Loesser, Berlin, Porter, Kern con Art Tatum e Bernie Leighton al piano.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 12 settembre 2012
fedeleto

In campagna,delle persone vivono in una bella casa,c'e' Lane una ragazza innamorata di Peter romanziere divorziato in crisi,e quest'ultimo ama invece Stephanie,cara amica di Lane,e come se non bastasse Howard ,anziano professore di franese ama Lane.In tutto questo intreccio la madre di Lane vive con un uomo e non fa che criticare la figlia,ella prima era una star di Hollywood e trova [...] Vai alla recensione »

giovedì 21 gennaio 2016
Howlingfantod

Film cechoviano del filone intimista di Allen, sulle orme di Interiors che ne rispecchia in parte i contenuti e gli stilemi. Come in un racconto dello scrittore russo ambienti ristretti da quinta teatrale dove si snodano vite sofferte, intrecci, Illusioni tradite di esistenze di una svariata umanità che si da convegno nella forma di un vivere comune durante un estate in una lussuosa villa di campagna. [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 ottobre 2011
brian77

Woody Allen è sempre preso a metà tra le sue ambizioni smisurate di "autore" e sotto sotto la coscienza di essere un regista mediocre. Così cerca di intimidire lo spettatore sfoggiando la sua cultura da supermarket culturale newyorkese: Bergman, Cechov, la fotografia di De Palma che al buio inventa preziosismi fini a se stessi ma che sembrano cinema (e invece dimostrano solo l'incapacità di fare cinema)... [...] Vai alla recensione »

lunedì 15 novembre 2010
paride86

Woody Allen si cimenta in un film introspettivo abbandonando per un momento il suo tradizionale humour. L'esperimento è interessante e c'è molta carne al fuoco; la storia, però, gira intorno a se stessa e non si risolve definitivamente.

sabato 12 settembre 2009
barnaby

Quello che succede in alcune giornate di fine estate, in una casa lontana dai centri città; protagonisti una giovane donna che ha tentato il suicidio e che convive da anni con un trauma che continua a turbarla, la sua migliore amica, la madre sempre frizzante e il suo nuovo marito, due uomini che vanno e vengono, innamorati, ma per un bel po’ non si può capire di chi.

domenica 20 settembre 2009
barnaby

Quello che succede in alcune giornate di fine estate, in una casa lontana dai centri città; protagonisti una giovane donna che ha tentato il suicidio e che convive da anni con un trauma che continua a turbarla, la sua migliore amica, la madre sempre frizzante e il suo nuovo marito, due uomini che vanno e vengono, innamorati, ma per un bel po’ non si può capire di chi.

Frasi
Ci sono persone che sopravvivono e altre che permettono alle tragedie della vita di annientarli.
Una frase di Peter (Sam Waterston)
dal film Settembre - a cura di Cecilia
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Stefano Reggiani

Il Woody Allen serio è un altro Woody Allen o è la prosecuzione estrema di quello comico? In Interiors le due nature erano ancora separate, in Hannah e le sorelle saviamente mescolate, qui, nel nuovo Settembre, apparentemente drammaticamente fuse. Intendiamoci, il nuovo Woody Allen è un incontro grave e malinconico, una sonata, appunto, autunnale: alcune persone, parenti, amanti od ex amanti, s'incontrano [...] Vai alla recensione »

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