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lunedì 6 luglio 2026
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tra thriller e fiaba, una mezza rivelazione.
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Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4.
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Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4. E ora di nuovo a fine carriera ci regala(o propina) questa ultima opera piuttosto interessante quanto imperfetta e persino controversa.
Dico subito: Ho apprezzato il film, Spielberg da bravissimo tecnico sa come narrare una storia che ad un certo punto, seppur dopo un inizio abbastanza traballante, acquisisce una certa potenza in alcuni momenti( soprattutto nel terzo atto)che valgono la visione. E’ un film che rivedrei( ed è un pregio enorme per una qualsiasi opera artistica) come spesso capita con Spielberg. Come linguaggio il film di Spielberg è molto classico, regia contenuta al servizio della storia, le musiche di John Williams accompagnano le scene senza invaderle e si lascia vedere volentieri, aiutati da un elenco di attori dove spiccano tra tutti Emily Blunt e Colin Firth in modo positivo.
Ora pero bisogna anche dire che la visione favolistica di Spielberg sugli alieni stride non poco con il tono di thriller rivelatore di verità oscure che si propone. La disclosure ovvero la rivelazione che gli alieni sono tra noi, non da oggi ma da decenni implica che molte persone o meglio intere generazioni per decenni hanno dovuto patire campagne di diffamazione, aggressioni, derisioni.
La domanda viene spontanea: Gli alieni sono tra noi? Si, ma i nostri governanti che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sono in accordo con loro? Li tengono prigionieri?Siamo noi i prigionieri?Il buon Spielberg decide di ignorare tutto questo e sceglie la strada più intima: raccontare la storia di questi due addotti( i nostri protagonisti), prescelti per rivelare al mondo il messaggio dei nostri “amici dello spazio” e ovviamente il governo ombra con i suoi mezzi militari farà di tutto per ostacolarli con tanto di inseguimenti adrenalinici e mozzafiato.
E’ chiaro che per Spielberg l’alieno è un nostro amico incompreso quindi il tono da “disclosure” vera è da escludere in partenza, i governanti sono abbastanza ignorati (tranne Nixon brevemente) e il registro da thriller serio si mantiene per un’ora e mezza per poi virare nel favolistico( degno di ET in tutti i sensi) nel finale molto new age, seppur bello. Ora è chiaro che il film sembra bipolare, se fosse stato una favola da inizio alla fine sarebbe stato piu coerente e forse più apprezzabile. Il problema o meglio limite del film è a monte: Vuole essere rivelatore ma non lo è del tutto, vuole essere scioccante ma di fatto è rassicurante( emblematica la scelta di mettere anche un personaggio religioso aperto agli alieni), che tu sia comunista, imperialista, bigotto o qualsiasi cosa, sei umano e hai l’alieno davanti a te che è quello di ET in pratica e tutti contenti.
A fine film si sente che abbiamo assistito al ritorno di ET e che siamo noi umani gli stupidi( e qua posso anche essere d’accordo…) e i militari dei servizi segreti i veri cattivi( o buoni dato che ci vogliono tanto bene che ci hanno mentito per anni per proteggerci della pericolosissima verità) e che l’alieno si mostra persino come vittima/cavia degli essere umani e che merita la nostra empatia.
Ho detto un finale alla new age, si perché nell’eccellente scena di rapimento, seppur edulcorata, i nostri protagonisti sembravano Adamo e Eva come nuovi umani del nuovo mondo che il Dio/alieno ci sta per illustrare a noi, pubblico. Insomma una nuova umanità.
C’è chi vede questa operazione come un tentativo di preparare il pubblico generalista all’ idea di alieni buoni,( tema già affrontato anche da Kubrick a modo suo, insomma l’alieno come strumento per fare evolvere l’umanità), l’opposto dell’alieno colonizzatore. Io seppur non escludendo questa idea del tutto propendo per l’idea che questo sia un testamento del buon Steven, dopo una vita a fare film su alieni eccolo con un film imperfetto e limitato nei contenuti e forse fin troppo naif a tratti, ma con una certa anima.
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lunedì 6 luglio 2026
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tra thriller e fiaba, una mezza rivelazione.
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Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4.
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Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4. E ora di nuovo a fine carriera ci regala(o propina) questa ultima opera piuttosto interessante quanto imperfetta e persino controversa.
Dico subito: Ho apprezzato il film, Spielberg da bravissimo tecnico sa come narrare una storia che ad un certo punto, seppur dopo un inizio abbastanza traballante, acquisisce una certa potenza in alcuni momenti( soprattutto nel terzo atto)che valgono la visione. E’ un film che rivedrei( ed è un pregio enorme per una qualsiasi opera artistica) come spesso capita con Spielberg. Come linguaggio il film di Spielberg è molto classico, regia contenuta al servizio della storia, le musiche di John Williams accompagnano le scene senza invaderle e si lascia vedere volentieri, aiutati da un elenco di attori dove spiccano tra tutti Emily Blunt e Colin Firth in modo positivo.
Ora pero bisogna anche dire che la visione favolistica di Spielberg sugli alieni stride non poco con il tono di thriller rivelatore di verità oscure che si propone. La disclosure ovvero la rivelazione che gli alieni sono tra noi, non da oggi ma da decenni implica che molte persone o meglio intere generazioni per decenni hanno dovuto patire campagne di diffamazione, aggressioni, derisioni.
La domanda viene spontanea: Gli alieni sono tra noi? Si, ma i nostri governanti che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sono in accordo con loro? Li tengono prigionieri?Siamo noi i prigionieri?Il buon Spielberg decide di ignorare tutto questo e sceglie la strada più intima: raccontare la storia di questi due addotti( i nostri protagonisti), prescelti per rivelare al mondo il messaggio dei nostri “amici dello spazio” e ovviamente il governo ombra con i suoi mezzi militari farà di tutto per ostacolarli con tanto di inseguimenti adrenalinici e mozzafiato.
E’ chiaro che per Spielberg l’alieno è un nostro amico incompreso quindi il tono da “disclosure” vera è da escludere in partenza, i governanti sono abbastanza ignorati (tranne Nixon brevemente) e il registro da thriller serio si mantiene per un’ora e mezza per poi virare nel favolistico( degno di ET in tutti i sensi) nel finale molto new age, seppur bello. Ora è chiaro che il film sembra bipolare, se fosse stato una favola da inizio alla fine sarebbe stato piu coerente e forse più apprezzabile. Il problema o meglio limite del film è a monte: Vuole essere rivelatore ma non lo è del tutto, vuole essere scioccante ma di fatto è rassicurante( emblematica la scelta di mettere anche un personaggio religioso aperto agli alieni), che tu sia comunista, imperialista, bigotto o qualsiasi cosa, sei umano e hai l’alieno davanti a te che è quello di ET in pratica e tutti contenti.
A fine film si sente che abbiamo assistito al ritorno di ET e che siamo noi umani gli stupidi( e qua posso anche essere d’accordo…) e i militari dei servizi segreti i veri cattivi( o buoni dato che ci vogliono tanto bene che ci hanno mentito per anni per proteggerci della pericolosissima verità) e che l’alieno si mostra persino come vittima/cavia degli essere umani e che merita la nostra empatia.
Ho detto un finale alla new age, si perché nell’eccellente scena di rapimento, seppur edulcorata, i nostri protagonisti sembravano Adamo e Eva come nuovi umani del nuovo mondo che il Dio/alieno ci sta per illustrare a noi, pubblico. Insomma una nuova umanità.
C’è chi vede questa operazione come un tentativo di preparare il pubblico generalista all’ idea di alieni buoni,( tema già affrontato anche da Kubrick a modo suo, insomma l’alieno come strumento per fare evolvere l’umanità), l’opposto dell’alieno colonizzatore. Io seppur non escludendo questa idea del tutto propendo per l’idea che questo sia un testamento del buon Steven, dopo una vita a fare film su alieni eccolo con un film imperfetto e limitato nei contenuti e forse fin troppo naif a tratti, ma con una certa anima.
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uppercut
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domenica 21 giugno 2026
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un film alieno
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Sembra un film arrivato da chissà quale altro pianeta, dove vigono un gusto, una sensibilità, una cultura narrativa del tutto distante dalla nostra. Un pianeta dove si dà per ovvio che il mondo intero si blocchi affranto, stordito, definitivamente ferito dall'immagine di un pupazzo di E.T. buttato per terra e non certo da uno degli stermini in atto nel mondo. Ma questa è solo la perla finale. Per due ore e mezza lo schermo deve rassegnarsi, quanto noi, sempre più sprofondati in poltrona, a subire una serie di str... inenarrabili, incapaci di soddisfare (sul nostro pianeta) chiunque: sia chi del tema non potrebbe fregargliene di meno, sia chi, poco o tanto, ne sarebbe anche sedotto.
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Sembra un film arrivato da chissà quale altro pianeta, dove vigono un gusto, una sensibilità, una cultura narrativa del tutto distante dalla nostra. Un pianeta dove si dà per ovvio che il mondo intero si blocchi affranto, stordito, definitivamente ferito dall'immagine di un pupazzo di E.T. buttato per terra e non certo da uno degli stermini in atto nel mondo. Ma questa è solo la perla finale. Per due ore e mezza lo schermo deve rassegnarsi, quanto noi, sempre più sprofondati in poltrona, a subire una serie di str... inenarrabili, incapaci di soddisfare (sul nostro pianeta) chiunque: sia chi del tema non potrebbe fregargliene di meno, sia chi, poco o tanto, ne sarebbe anche sedotto. E l'IA dà il colpo di grazia definitivo: qualsiasi tentativo di spettacolarizzare la scena (due treni che si incrociano sfrecciando e in mezzo un'auto rimasta aggrappata a un convoglio!!!) è mortificato da una resa che non trattiene più alcuna traccia di credibilità. Guardi il tutto con lo sguardo pigro e spento che avresti davanti a un frullatore in azione. E qui si compie una nemesi in qualche modo storica: chi per primo introdusse nel grande cinema il cavallo di Troia del digitale, in maniera decisa e trionfante (Jurassik Park), ora ne subisce il devastante attacco sulla sua peggiore creatura. E il pensiero è che dietro a questo fallimento non ci sia soltanto una deriva registica. C'è un pianeta, per l'appunto, che sta producendo in sala l'immagine stessa del proprio declino. Un tempo l'avremmo definita "un'americanata". Oggi, "un'americamorta".
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frettuda22
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giovedì 18 giugno 2026
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la sospensione dell''incredulit? di spielberg
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Il piacere nel vedere un film deriva anche dai presupposti che si è disposti ad accettare; senza questa flessibilità, il rifiuto è inevitabile. Sappiamo tutti che si tratta di fiction, ma sospendiamo volentieri la nostra percezione della realtà per lasciarci trasportare dal racconto. È così che mostri, elfi, dischi volanti, viaggi nel tempo e gufi parlanti riescono a creare, per un paio d'ore, un'illusione perfetta. Leggendo i commenti, trovo interessante la quantità di stroncature assolute, formulate come se il film avesse toccato un nervo scoperto. Evidentemente subentra un fattore personale che innesca giudizi così drastici: non è la prima volta che lo noto, e non sarà l'ultima.
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Il piacere nel vedere un film deriva anche dai presupposti che si è disposti ad accettare; senza questa flessibilità, il rifiuto è inevitabile. Sappiamo tutti che si tratta di fiction, ma sospendiamo volentieri la nostra percezione della realtà per lasciarci trasportare dal racconto. È così che mostri, elfi, dischi volanti, viaggi nel tempo e gufi parlanti riescono a creare, per un paio d'ore, un'illusione perfetta. Leggendo i commenti, trovo interessante la quantità di stroncature assolute, formulate come se il film avesse toccato un nervo scoperto. Evidentemente subentra un fattore personale che innesca giudizi così drastici: non è la prima volta che lo noto, e non sarà l'ultima. Spesso, quando una pellicola sfiora aspetti religiosi, il pubblico reagisce in modo viscerale ed esagerato.Dopo questo preambolo, vengo al mio giudizio. Ho guardato il film con moderato piacere per buona parte della sua durata. La mano di Spielberg è evidente nella regia e diverse sequenze portano la sua firma inconfondibile. Tuttavia, si tratta in gran parte del suo solito "giocattolone": un meccanismo che può ancora intrattenere, ma senza offrire nulla di davvero nuovo. Quanti anni sono che ci viene proposto lo stesso schema? Ci piace ancora? Per quanto mi riguarda solo in parte; è una formula che ha iniziato a stancarmi già da molto tempo. Il vero elemento distintivo di questo prodotto è la sceneggiatura, che porta con sé un messaggio controverso: gli extraterrestri esistono e c'è un complotto internazionale per nasconderli. Ma c'è di più: la tesi secondo cui la rivelazione della loro esistenza metterebbe in crisi il concetto stesso di religione. Questo, a mio avviso, è il fulcro tematico del film, ma è anche il punto in cui l'impalcatura scricchiola fino a crollare.Pensare che una rivelazione scientifica o empirica possa far vacillare la fede è profondamente ingenuo. Viviamo in un mondo in cui circa il 90% della popolazione aderisce a un credo; esistono migliaia di confessioni, ciascuna autoconsideratasi depositaria della verità assoluta a discapito delle altre. La religione, per sua natura, non ha bisogno di riscontri oggettivi o verifiche fattuali per sopravvivere. E non parliamo politica, morale pubblica, scienza, bellezza, giustizia e mille altri argomenti. Senza parlare che si può credere a quello che si vuole ma alla fine del mese l'affitto e le bollette bisogna pagarle sempre. Insomma....di che stiamo parlando? Di tutto e di niente. Quindi questo film come lo considero? Si vede, e non è poco, ma si scorda un minuto dopo.
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gustibus
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giovedì 18 giugno 2026
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spielberg non al meglio
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Io che ho visto una ventina di volte"I Predatori d.arca Perduta" del maestro Spielberg ora che ho visionato questo Disclosure Day..be un po' di delusione ce'!Ho visto fantascienza ufologica vecchia maniera con tecnologia moderna.Stride un pochino eh!..Se il film..il racconto si salva quasi per scene d'azione tipo la macchina incastrata al treno in corsa..e poi il racconto latita parecchio visto che il tutto dura ben 140minuti.Secondo me il finale e'il più..sciocco del film.Fortuna c'era la mia icona Emily Blunt giornalista e meteorologa che mi e'piaciuta..le musiche quasi inesistenti del grande J.Williams...davvero un po' poco.Peccato!
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emanuele 1968
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mercoledì 17 giugno 2026
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la matematica e scienza conferma... non siamo soli
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Premetto che seguo queste cose, il film e un mix di cose e fatti che si sanno, bene spalmati sulla pellicola, bello pero… mah… avevo piu aspettative
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aniello cipriano
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mercoledì 17 giugno 2026
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siamo soli ?
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Uno dei più grandi dilemmi dell'umanità è capire se siamo soli nell'immensa vastità dell'universo. È una domanda estremamente complessa, e ancora più difficili sono le possibili risposte. Personalmente ritengo del tutto plausibile l'esistenza di altre forme di vita intelligente e immagino tre possibili scenari.
Il primo è che le distanze cosmiche siano semplicemente troppo immense per permettere un incontro tra civiltà. Il secondo riguarda il tempo: il ciclo vitale di una specie intelligente, rapportato all'età dell'universo, rappresenta una frazione infinitesimale. Di conseguenza, anche se le distanze non fossero un ostacolo insormontabile, potremmo non incontrarci mai perché esistiamo in epoche completamente diverse della storia cosmica.
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Uno dei più grandi dilemmi dell'umanità è capire se siamo soli nell'immensa vastità dell'universo. È una domanda estremamente complessa, e ancora più difficili sono le possibili risposte. Personalmente ritengo del tutto plausibile l'esistenza di altre forme di vita intelligente e immagino tre possibili scenari.
Il primo è che le distanze cosmiche siano semplicemente troppo immense per permettere un incontro tra civiltà. Il secondo riguarda il tempo: il ciclo vitale di una specie intelligente, rapportato all'età dell'universo, rappresenta una frazione infinitesimale. Di conseguenza, anche se le distanze non fossero un ostacolo insormontabile, potremmo non incontrarci mai perché esistiamo in epoche completamente diverse della storia cosmica.
Il terzo scenario è forse il più inquietante e affascinante: potremmo non essere in grado di comprendere o riconoscere il passaggio di civiltà immensamente più evolute della nostra, che potrebbero aver già visitato o addirittura continuare a visitare il nostro pianeta senza che noi ne siamo consapevoli.
Detto questo, il film nella sua prima ora e mezza appare piuttosto artificioso e ricco di azione fine a se stessa, costruendo lentamente la trama in vista del finale. Fino a quel momento può anche deludere, ma gli ultimi minuti ribaltano completamente la prospettiva. È un epilogo sorprendente, potente e capace di lasciare un segno profondo, perché mostra una possibilità che, se fosse reale, cambierebbe per sempre il nostro modo di concepire l'universo e il nostro posto al suo interno. Un finale che riesce a salvare l'intero film e a colpire nel profondo.
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[+] concordo
(di emanuele 1968)
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fabriziog
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mercoledì 17 giugno 2026
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la fantascienza e'' tornata!
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Sua Maestà il Cinema Steven Spielberg torna alla sua amata fantascienza con “Disclosure Day”, riprendendo narrazioni e luci che richiamano “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “E.T. l’extra-terrestre” .
Anche qui ci sono due prescelti, anche qui un uomo e una donna: la giornalista televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) e il matematico Daniel Kellner (Josh O'Connor), con l’innesto di natura spirituale rappresentato dalla ex novizia Jane Blankenship (Eve Hewson). È proprio quest’ultima ha dettare il tracciato riflessivo della pellicola: “Perché in un universo così immane dovremmo esserci solo noi?” … “Tu credi in Dio ma non credi più agli uomini”.
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Sua Maestà il Cinema Steven Spielberg torna alla sua amata fantascienza con “Disclosure Day”, riprendendo narrazioni e luci che richiamano “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “E.T. l’extra-terrestre” .
Anche qui ci sono due prescelti, anche qui un uomo e una donna: la giornalista televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) e il matematico Daniel Kellner (Josh O'Connor), con l’innesto di natura spirituale rappresentato dalla ex novizia Jane Blankenship (Eve Hewson). È proprio quest’ultima ha dettare il tracciato riflessivo della pellicola: “Perché in un universo così immane dovremmo esserci solo noi?” … “Tu credi in Dio ma non credi più agli uomini”.
La costruzione della storia si snocciola piano piano rendendosi sempre più intellegibile agli spettatori, sino a giungere al “Giorno della Rivelazione”, fino al messaggio alieno il cui contenuto non sarà dato conoscere, lasciandolo alla immaginazione del pubblico che, forse, ben capirà quale esso sia.
Un racconto costruito impeccabilmente calato nel rischio imminente dello scoppio della terza guerra mondiale a cui, forse, può porre rimedio la saggezza di una lontana civiltà.
La verità è che la fantascienza non esiste e non è mai esistita, essendo soltanto un’anticipazione artistica della realtà.
Fabrizio Giulimondi
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steffa
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mercoledì 17 giugno 2026
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brutto
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senza Emily Blunt sarebbe un film tv scadente
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