Una storia iniziata molto prima che Wyatt Russell diventasse "Wyatt Russell". Una storia iniziata dentro un'eredità ingombrante, quella di essere figlio di Kurt Russell e Goldie Hawn, e finita per trasformarsi, contro ogni previsione, in un percorso autonomo e interessante.
Certo, non ha la verve comica della madre e, certo, non ha la rudezza del padre, ma esiste quel nonsoché di irresistibilmente imperfetto in lui che gli ha permesso comunque di avere un'identità a sé e questo, per un figlio d'arte, è traguardo importante.
A guardare bene la sua carriera, si potrebbe dire che il successo esplosivo degli ultimi anni nasce proprio da elementi opposti a quelli che hanno reso i suoi genitori così celebri. Da una parte, è anni luce lontano dalla risata aperta e contagiosa che ha imposto la Hawn un'icona della commedia americana televisiva e cinematografica. Il suo volto, al contrario, è spesso serio, tormentato, cupo, meditabondo, segnato da un'intensità che sembra scavare sempre un po' più a fondo, nulla di più lontano dalla "biondità" di "Rowan & Martin's Laugh-In". Dall'altra, non possiede di certo la sicurezza solare di Russell padre, che per decenni è stato uno degli hero action che stava sempre, ma proprio sempre, dalla parte della ragione, anche quando usava la violenza come strumento per ristabilire l'ordine a Chinatown come in un carcere di minima sicurezza. Russell figlio, invece, appartiene a un'altra genealogia di eroi, anzi di supereroi! Lui è fra i protettori dell'umanità spezzati, ambigui, moralmente instabili. Uomini per cui il corpo e la forza non sono un dono, ma una condanna, come in The Falcon and the Winter Soldier, dove prestanza e potenza non sono trofei da esibire ma pesi da sopportare e parti di un dilemma morale che lo poneva continuamente tra i buoni e i cattivi. Ed è proprio in questa frattura tra ciò che potrebbe essere e ciò che è, che Wyatt Russell ha trovato la sua voce, diversa da quella dei genitori, diversa da quella di chiunque altro.
Gli inizi nell'hockey
Nato nel 1986 a Los Angeles, figlio di Goldie Hawn e Kurt Russell, Wyatt Russell non è solo un figlio d'arte, ma membro di un clan di formidabili attori che hanno lavorato a Hollywood fin dagli Anni Cinquanta. Suo nonno era infatti il caratterista Bing Russell e, oltre ai suoi genitori, sono attori anche i suoi fratellastri, Oliver e Kate Hudson, suo fratello Boston Russell e i nipoti Ryder Robinson e Wilder Brooks Hudson.
Inizia però la sua carriera non come attore, ma come sportivo. Membro della squadra di hockey dei Richmond Sockeyes, entra poi nei Langley Hornets, Coquitlam Express, Chicago Steel e nei Brampton Capitals, prima di iscriversi alla University of Alabama. Trasferitosi in Europa nel 2009 per giocare come professionista nella EHC Timmendorfer Strand e nei Groningen Grizzlies, nel 2010 deve dire addio a questo sport per i troppi infortuni.
I primi ruoli e il ritorno sulle scene
Sporadicamente, aveva già seguito le orme dei genitori sul finire degli Anni Novanta, apparendo in piccoli ruoli in Fuga da Los Angeles (1996) di John Carpenter e Soldier (1998) di Paul W. S. Anderson.
Ma passeranno dieci anni prima di vederlo ritornare sul grande schermo e rimanerci definitivamente. Cosa che è accaduta proprio a causa del ritiro dalla carriera sportiva.
Ricomincia con High School (2010) di John Stalberg Jr., poi lavora in Cowboys & Aliens (2011) di Jon Favreau, Questi sono i 40 (2012) di Judd Apatow e altri film in cui ha ruoli prettamente minori (We Are What We Are, Love and Honor, Cold in July - Freddo a luglio, Oltre il male), fino a 22 Jump Street (2014), nel quale veste i panni di Zook, l'atleta universitario dal cuore grande e dal cervello... non sempre in prima linea, ma irresistibilmente genuino, spontaneo, affettuoso, buffo e sorprendentemente empatico, capace di creare anche una certa chimica con Channing Tatum.
Dopo essere apparso in Tutti vogliono qualcosa (2016) di Richard Linklater, continua la sua gavetta con ruoli di secondo piano (Folk Hero & Funny Guy, Ingrid Goes West, Tavolo n.19), tornando all'hockey nel film Goon: Last of the Enforcers (2017) di Jay Baruchel, nel quale è Anders Cain, il capitano della squadra di hockey della lega minore gli Halifax Highlanders.
Coadiuvato dal successo televisivo di alcune miniserie nelle quali è l'antagonista, si fanno molto più corpose anche le sue parti sul grande schermo, ma senza arrivare ancora al ruolo da protagonista (Shimmer Lake, Blaze di Ethan Hawke, Overlord, La donna alla finestra di Joe Wright, Night Swim).
Si dovrà aspettare il 2025 e Il rodeo dell'anima per vederlo attore principale di una pellicola. Qui, interpretando un cowboy che porta addosso le cicatrici della vita e che cerca, tra rodei, selle e solitudine, un modo per riconciliarsi con se stesso, Russell presenta al pubblico un personaggio segnato da traumi e da una vulnerabilità che affiora solo nei momenti più intimi. Nella parte di un uomo che lotta per restare in piedi mentre tutto intorno a lui sembra sgretolarsi, dà corpo con una recitazione fisica, intensa ed emotivamente trattenuta, trasformando questo cowboy in una figura profondamente umana, lontana dagli stereotipi del genere. È proprio questo ruolo a essere considerato interpretazioni cinematografiche più mature, che lo porteranno a essere diretto da Steven Spielberg in Disclosure Day (2026).
In tv
Anche attore televisivo, inizia a recitare nel piccolo schermo dopo aver inchiodato il bastone da hockey sul muro con qualche episodio televisivo di Law & Order: LA, Arrested Development - Ti presento i miei, The Walking Dead: The Oath e Black Mirror.
Tra il 2018 e il 2019, è il protagonista di Lodge 49, una serie televisiva statunitense creata da Jim Gavin e incentrata su un giovane ex-surfista che si unisce a una loggia dopo la morte del padre, poi appare nella miniserie The Good Lord Bird - La storia di John Brown (2020).
Ma è con il già citato The Falcon and the Winter Soldier che diventa veramente celebre. Il Marvel Universe gli cuce addosso il ruolo di John Walker, che poi ritroverà anche in Avengers: Doomsday (2026) di Anthony e Joe Russo. John è un uomo che incarna allo stesso tempo l'eroismo imposto, la fragilità psicologica e la pressione insostenibile del mito americano. Non propriamente un "cattivo" anche se si comporta come tale, ma un soldato che cede sotto il peso di un ruolo più grande di lui, e lo fa con una recitazione tesa, nervosa, profondamente umana, capace di far provare al pubblico un misto di rabbia, compassione e inquietudine. La sua performance viene lodata perché Russell riesce a ritrarre perfettamente un uomo che vuole fare la cosa giusta, ma finisce per perdere il controllo. Ed è proprio questa ambivalenza ad aver conquistato gli spettatori, trasformando l'attore in uno dei volti più discussi della serie.
Nel 2022, recita invece in In nome del cielo, dove restituisce la deriva fanatica di un uomo che confonde la fede con il delirio. Inquietante senza mai cadere nell'eccesso, sfrutta una dolcezza deformata e la sua logica distorta con cui giustifica l'orrore, rendendo il suo Dan una figura spaventosa nella sua normalità. Passa poi all'orrore vero con Monarch: Legacy of Monsters, dove nella parte di un giovane Lee Shaw (quella più anziana era invece interpretata da suo padre), si divide tra l'epica del monster-verse e l'intimità di un dramma umano, attraversando il mistero dei Titani con un senso di smarrimento.
Vita privata
Wyatt Russell è stato sposato dal 2014 al 2017 con la stilista olandese Sanne Hamers, conosciuta nel periodo in cui ha vissuto in Europa. Dopo il divorzio, è andato incontro a un secondo matrimonio sposando nel 2019 l'attrice Meredith Hagner.