L'attore è tra i protagonisti di Disclosure Day di Steven Spielberg. Dall'11 giugno al cinema.
di Fabio Secchi Frau
Una storia iniziata molto prima che Wyatt Russell diventasse "Wyatt Russell". Una storia iniziata dentro un'eredità ingombrante, quella di essere figlio di Kurt Russell e Goldie Hawn, e finita per trasformarsi, contro ogni previsione, in un percorso autonomo e interessante.
Certo, non ha la verve comica della madre e, certo, non ha la rudezza del padre, ma esiste quel nonsoché di irresistibilmente imperfetto in lui che gli ha permesso comunque di avere un'identità a sé e questo, per un figlio d'arte, è traguardo importante.
Dall'11 giugno lo vedremo al cinema tra i protagonisti di Disclosure Day di Steven Spielberg.
A guardare bene la sua carriera, si potrebbe dire che il successo esplosivo degli ultimi anni nasce proprio da elementi opposti a quelli che hanno reso i suoi genitori così celebri. Da una parte, è anni luce lontano dalla risata aperta e contagiosa che ha imposto la Hawn un'icona della commedia americana televisiva e cinematografica. Il suo volto, al contrario, è spesso serio, tormentato, cupo, meditabondo, segnato da un'intensità che sembra scavare sempre un po' più a fondo, nulla di più lontano dalla "biondità" di "Rowan & Martin's Laugh-In". Dall'altra, non possiede di certo la sicurezza solare di Russell padre, che per decenni è stato uno degli hero action che stava sempre, ma proprio sempre, dalla parte della ragione, anche quando usava la violenza come strumento per ristabilire l'ordine a Chinatown come in un carcere di minima sicurezza. Russell figlio, invece, appartiene a un'altra genealogia di eroi, anzi di supereroi! Lui è fra i protettori dell'umanità spezzati, ambigui, moralmente instabili.