Per la prima volta in streaming un coming of age che ci riporta a un’estate in cui tutto è cambiato, in cui i segreti del deserto venivano svelati. GUARDA ORA IL FILM »
di Giancarlo Zappoli
Arriva per la prima volta in streaming Cuerpo Celeste, un film che ci riporta nel Cile degli anni '90 attraverso la storia di un'adolescente la cui vita cambia improvvisamente in una sola estate.
Celeste è una quindicenne che vive serenamente con la madre e il padre paleontologo. Per lei è l’epoca dei primi amori ma anche delle prime domande a cui fatica a ricevere risposte perché fornirgliele equivarrebbe a togliere l’ovatta familiare in cui è stata cresciuta. Una grave perdita in famiglia muterà questa condizione.
GUARDA IL FILM SU MYMOVIES ONE »
La regista Nayra Ilic Garcia legge il tramonto di una dittatura attraverso la faticosa crescita di un’adolescente. In un’epoca di revisionismo storico come è quella in cui stiamo vivendo, film come questo sono importanti perché consentono di leggere il passato così come lo hanno vissuto le generazioni che ci hanno preceduto.
Celeste vive con grande gioia la propria fase di crescita e lo fa circondata dai genitori e dagli amici di famiglia, come tante altre sue coetanee nel mondo. La realtà politica che la circonda, con il passaggio dal regime di Augusto Pinochet (che conserverà comunque il comando delle Forze Armate fino al 1998) alla democrazia, finirà con il coincidere con un grave lutto che porterà alla luce verità sino ad allora nascoste. La parola ‘niente’ attraversa il film come accade quando non si vuole rivelare ciò a cui si sta pensando o che si vuole occultare.
Celeste scoprirà che le segnalazioni che il padre paleontologo e la madre collocano nel deserto di Atacama non sono solo relative a reperti riguardanti fossili dell’antichità ma sono legate all’orrore di una dittatura che si libera dei corpi dei propri oppositori. Questa scoperta travolge tutto quanto era in complessa costruzione: l’elaborazione del lutto, il rapporto contrastato con la madre e il possibile primo amore.
La regista è cresciuta nel deserto di Atacama e ne conosce la cangiante varietà di aspetti dettati dalla luce nel corso dell’arco delle ventiquattro ore. Utilizza poi come elemento simbolico un’eclissi di sole a cui Celeste assiste percependone il freddo che avvolge in quegli istanti la Terra così come la sua anima messa di fronte a una realtà tragica sino ad allora forse vagamente avvertita.
La regista, oltre a denunciare ancora una volta ciò che alcuni vorrebbero si dissolvesse in un (per loro) comodo oblio, ci invita a comprendere chi è cresciuto sotto regimi dittatoriali credendo di vivere nella normalità e forse in qualche misura rimpiange quei tempi perché hanno coinciso con la gioventù. Ma se è vero che ogni processo di conoscenza consiste in una sfida che può comprendere anche sofferenza si fa oggi più che mai necessario questo passaggio che rimuova ciò che ha fatto velo alla durezza della realtà. Il futuro non si costruisce sul ‘niente’.