| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Roberta Torre |
| Attori | Michele Savoia, Barbara Ronchi, Mersila Sokoli . |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 agosto 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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1945. Clara è una delle partecipanti a un concorso in cui si decreta quali siano le scarpe rotte più significative dell'anno. Le sue le sono servite per raggiungere il carcere di Regina Coeli e per circumnavigarne il perimetro tutte le volte (cioè sempre) che le veniva impedito di incontrare il marito. Insieme alla sua amica Vera, anch'essa membro attivo della Resistenza, riflettono sul tempo in cui vivono e sul significato che le scarpe finiscono con l'assumere nella vita di ognuno.
Roberta Torre propone, con l'originalità che le è connaturata, una lettura atipica della Resistenza.
L'essenziale è sempre più la meta di una regista che non ha mai smesso di sorprendere chi ama il suo cinema. Non per inseguire novità finalizzate a sé stesse ma per la capacità di rileggere fasi della vicenda nazionale sotto una luce che, al contempo, le trasfiguri senza che si perda mai il contatto con la realtà.
In questo film affronta il tema della Resistenza che, a partire dal titolo, riporta alla mente quel periodo della nostra storia. Molti ricordano i versi del canto che costituiva l'inno ufficiale delle Brigate Garibaldi: "Fischia il vento/urla la bufera/scarpe rotte/ e pur bisogna andar".
In un'epoca come quella attuale in cui i calzolai sono ormai una rarità e le scarpe (spesso 'firmate') si cambiano con frequenza, l'attenzione ci viene indirizzata sulla loro possibile funzione di memoria individuale e, per esteso, collettiva.
Il cinema di Torre è da sempre un cinema di attori, di spazi e di oggetti (non necessariamente in quest'ordine), un dato che qui si riconferma. Barbara Ronchi ci offre una Clara consapevole, tenace e al contempo con una velatura di dolcezza e apparente e iniziale timore nel narrare. Accanto a lei Mersila Sokoli è una Vera rigorosa nel ricordo anche quando questo si trasforma in orrore simbolico con referenze cinematografiche. Accanto a loro un trio di donne con la funzione di coro e commento.
Il tutto con un'impostazione teatrale che però si apre all'esterno grazie a proiezioni che dialogano visivamente con le protagoniste. Ci sono poi gli oggetti che vanno dal dettaglio di prodotti di pasticceria a tutto quanto costituisce un décor in cui ogni elemento è significante.
Ne nasce così una memoria in cui, senza la minima retorica, si ricorda da dove è nata la nostra Costituzione ricordandoci che è passo dopo passo che si sviluppa l'esistenza e che l'usura delle scarpe può diventare simbolo di come l'abbiamo spesa, lasciando impronte che un vento opposto a quello della canzone vorrebbe cancellare.
Il cinema di Roberta Torre si è sempre rapportato alla storia, declinata al maiuscolo comune del suo significato spazio-temporalmente collocato come al minuscolo plurale della dimensione privata nella quale si espandono le istanze di profondi, umani sentire e desiderare, come dispositivo per mettere in scena la propria visione della realtà. E Scarpe rotte utilizza in una forma ancora più esplicita [...] Vai alla recensione »
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