|
|
montefalcone antonio
|
martedì 16 giugno 2026
|
"non dovete aver paura di ci? che non conoscete"
|
|
|
|
“Disclosure Day” è stato ideato da Spielberg in un periodo in cui il dibattito sugli UAP e sugli UFO è tornato ad essere preso in seria analisi e approfondita considerazione, dopo recenti articoli di stampa, nuove foto e video, vari report di NASA e Pentagono, dichiarazioni di Ufficiali dell’Intelligence militare, file desecretati, e audizioni al Congresso americano. E dunque, cosa accadrebbe una volta accertata l’esistenza di altre forme di vita intelligente, la nasconderemmo al mondo oppure la renderemmo pubblica? Qual è il rischio della conoscenza e quali le conseguenze della rivelazione?
Dopo “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977), “E.
[+]
“Disclosure Day” è stato ideato da Spielberg in un periodo in cui il dibattito sugli UAP e sugli UFO è tornato ad essere preso in seria analisi e approfondita considerazione, dopo recenti articoli di stampa, nuove foto e video, vari report di NASA e Pentagono, dichiarazioni di Ufficiali dell’Intelligence militare, file desecretati, e audizioni al Congresso americano. E dunque, cosa accadrebbe una volta accertata l’esistenza di altre forme di vita intelligente, la nasconderemmo al mondo oppure la renderemmo pubblica? Qual è il rischio della conoscenza e quali le conseguenze della rivelazione?
Dopo “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977), “E.T. l’extra-terrestre” (1982) e “La guerra dei mondi” (2005), “Disclosure Day” (2026) è il quarto film di fantascienza sul tema degli alieni, che ha diretto Steven Spielberg. E quest’opera va a chiudere il cerchio aperto proprio con la pellicola del 1977.
Ma, come in tutte le opere già citate, l’alieno è soprattutto una figura proiettiva, quasi pretestuosa, che parla di noi esseri umani e ci induce a guardarci interiormente; e magari a riesaminare la realtà nella quale siamo calati. In questa vi fa parte anche il mistero, da quello cosmico a quello più terrestre, da quello fisico a quello metafisico; il mistero che da una parte crea fascino e dall’altra scatena nell’uomo il bisogno di svelarlo e rivelarlo, di comprenderlo e possibilmente accoglierlo pur nei nostri limiti cognitivi.
In un’epoca, come quella attuale, dove regna a stretto contatto diffusione di informazioni (spesso superficiali e ferme all’apparenza) e disinformazione, l’ultima opera di Spielberg (suo il soggetto, ma la sceneggiatura affidata al fedele David Koepp) è un terreno fertile dove costruire l’impalcatura idealista e umanista del regista, e invitarci a predisporci nella maniera più giusta nei riguardi di presunte verità (nascoste, occultate oppure svelate, condivise o rivelabili in futuro), chiedendoci cioè come reagiremmo di fronte a ciò che non conosciamo, e soprattutto se saremo pronti ad aprirci al mistero, a saperlo accogliere, sentendolo come se fosse nostro, come se venisse da dentro noi stessi, e non soltanto fuori di noi.
In una società attuale dove l’eccesso di immagini e di visioni ha lentamente consumato la possibilità di comprendere a fondo ciò che vediamo, l’ultima pellicola di Spielberg diventa prezioso strumento di riflessione morale finalizzato a riconsiderare l’atto del vedere come atto critico, sensibile e più consapevole.
Uno sguardo umanista e ai limite del fanciullesco (in senso buono, inteso cioè nella sua accezione di semplicità, innocenza e bontà d’animo), ma anche e soprattutto curioso, disponibile e impregnato da un senso di meraviglia e stupore davanti a qualcosa di sconosciuto o altro da noi, come può essere un essere extraterrestre, che si deve recuperare con urgenza. Un’urgenza che è dettata da un mondo attuale sempre più disgregato e alla deriva, nel quale le nazioni sono in conflitto tra loro e odio, violenze, guerre, diffidenze e intolleranze, sono all’ordine del giorno. La pellicola di Spielberg richiama al contatto, al dialogo tra culture diverse, spera e ha fiducia in una futura vera connessione o comunione dell’Uomo con il Creato e tutte le creature (terrestri e non). Fratellanza e pace, seppur valori o concetti idealisti e forse troppo utopici, sono coltivati qui con una incessante speranza, con un’incrollabile e toccante fiducia nei riguardi dell’agire umano, tipiche del fanciullo ingenuo o troppo ottimista e sognatore, rimasto sepolto in noi, a cui l’adulto deve necessariamente e in qualche modo far ritorno.
Questo concetto (che caratterizza tra l’altro tutta la filmografia del regista) passa attraverso la figura positiva dell’alieno e di tutto ciò che ci appare alieno (persino nella stessa natura umana), fino ad approdare alla più conveniente o giusta modalità di approccio che potremmo avere nei loro riguardi; e sintetizzata efficacemente nella capacità di scorgere una forma di rispetto, empatia e di riconoscimento in ciò che sembra irraggiungibile o radicalmente altro dall’umano. Una sorta di adesione e di resistenza dell’animo umano, quasi fuori dal tempo e dallo spazio, nostalgica e fideistica, che commuovono e rendono interessante questo emozionante e riflessivo film e ne fanno perdonare debolezze, difetti ed imperfezioni (narrative più che altro; perché stilisticamente e tecnicamente la pellicola è in sé ineccepibile, e sia nella messinscena coinvolgente, che nel ritmo tensivo, sia nelle ottime regia e interpretazioni degli attori – Emily Blunt su tutti – che nella musica o intero comparto visuale-uditivo, è godibile e affascinante – anche se lontana dalla magia, dalla potenza visiva, emotiva, poetica e immaginifica di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e di “E.T.”).
Ciò che colpisce è la pietas con cui la pellicola guarda alle creature, terrestri e non, alla loro fragilità; ma anche alle loro capacità meravigliose, potenzialmente tali, se solo si volesse oltrepassare quelle barriere che ci limitano e ci dividono. E’ una prospettiva che guarda in senso verticale e all’elevazione della specie umana, che tocca ogni campo fisico e metafisico, ogni ambito reale e non, concreto e astratto, persino quello trascendente (Dio che ha scelto l’Uomo per dominare la Terra, ma non l’immensità del cosmo).
La fantascienza, il potere dell’immaginazione e della fantasia, del cinema stesso, diventano qui specchio e modello ideale della realtà. E del nostro esistere qui e ora. Un ritornare alla nostra identità quindi, a livello intellettuale, emotivo, spirituale; fuggendo dal nostro status di alieni a noi stessi in cui ci siamo condannati.
Tornare a sognare e a credere nella forza dei sogni. Tornare a quell’innocenza perduta.
Tornare a comprendere veramente ciò che ci sfugge; o che non riusciamo più a recuperare, dare forma, ordine e significato. Persino all’ignoto, soprattutto all’ignoto.
In tal senso, non è poi molto importante la rivelazione della presenza o meno degli alieni, quanto ciò che ne deriva e che vi comporta. La vera rivelazione non è che non siamo soli nel cosmo, ma che l’umanità può superare la propria solitudine spirituale/esistenziale, la propria fragilità psicologica; che l’Uomo può scegliere e riuscire ad adottare un nuovo punto di vista sul mondo, sull’avvenire, sui rapporti interpersonali: le grandezze (e le verità) dell’Uomo risiedono nei suoi dubbi e nelle sue paure, nei suoi traumi e nei suoi desideri, nelle sue lotte per la conoscenza e la comprensione, nei suoi ricordi e nei suoi sogni, negli atteggiamenti empatici e in quelli affettivi, nel sentire dentro sé l’essenza del tutto e dell’anima di tutti, nella connessione col mistero. La verità allora, non è necessariamente qualcosa da possedere, ma qualcosa da imparare nuovamente a vedere.
“Disclosure Day” è questo e molto altro. Una sola visione è riduttiva e rischia di farci fermare alla mera apparenza superficiale. La pellicola parla di condivisione, di sensibilità, di sentimenti e soprattutto di empatia, di accettazione del “diverso”, come dovere morale e atto di responsabilità civile.
Non soccombere alla paura dell’altro, alla tentazione di trasformarla in controllo, in potere o peggio, in emarginazione, in esclusione sociale.
Tra inquietudine e curiosità, il mistero, rimane ancora motore e spinta evolutiva per l’Uomo odierno troppo intrappolato in se stesso; e incapace di vedersi/ascoltarsi interiormente e di vedere/ascoltare l’altro fuori di sé. E quest’opera, meravigliosamente Spielberghiana, al netto dei suoi limiti ed eccessi, ci offre ancora una volta la magia della gentilezza, della tenerezza, e dello stupore per rimediare alle nostre manchevolezze.
In conclusione, l’ultima fatica di Spielberg è un’esperienza cinematografica introspettiva e interrogativa, stratificata ed emozionante; da non perdere, e da sentire totalmente e pienamente col (nostro) cuore.
[-]
[+] la verità
(di gabriella)
[ - ] la verità
[+] grazie mille gabriella.
(di montefalcone antonio)
[ - ] grazie mille gabriella.
|
|
|
[+] lascia un commento a montefalcone antonio »
[ - ] lascia un commento a montefalcone antonio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
uppercut
|
domenica 21 giugno 2026
|
un film alieno
|
|
|
|
Sembra un film arrivato da chissà quale altro pianeta, dove vigono un gusto, una sensibilità, una cultura narrativa del tutto distante dalla nostra. Un pianeta dove si dà per ovvio che il mondo intero si blocchi affranto, stordito, definitivamente ferito dall'immagine di un pupazzo di E.T. buttato per terra e non certo da uno degli stermini in atto nel mondo. Ma questa è solo la perla finale. Per due ore e mezza lo schermo deve rassegnarsi, quanto noi, sempre più sprofondati in poltrona, a subire una serie di str... inenarrabili, incapaci di soddisfare (sul nostro pianeta) chiunque: sia chi del tema non potrebbe fregargliene di meno, sia chi, poco o tanto, ne sarebbe anche sedotto.
[+]
Sembra un film arrivato da chissà quale altro pianeta, dove vigono un gusto, una sensibilità, una cultura narrativa del tutto distante dalla nostra. Un pianeta dove si dà per ovvio che il mondo intero si blocchi affranto, stordito, definitivamente ferito dall'immagine di un pupazzo di E.T. buttato per terra e non certo da uno degli stermini in atto nel mondo. Ma questa è solo la perla finale. Per due ore e mezza lo schermo deve rassegnarsi, quanto noi, sempre più sprofondati in poltrona, a subire una serie di str... inenarrabili, incapaci di soddisfare (sul nostro pianeta) chiunque: sia chi del tema non potrebbe fregargliene di meno, sia chi, poco o tanto, ne sarebbe anche sedotto. E l'IA dà il colpo di grazia definitivo: qualsiasi tentativo di spettacolarizzare la scena (due treni che si incrociano sfrecciando e in mezzo un'auto rimasta aggrappata a un convoglio!!!) è mortificato da una resa che non trattiene più alcuna traccia di credibilità. Guardi il tutto con lo sguardo pigro e spento che avresti davanti a un frullatore in azione. E qui si compie una nemesi in qualche modo storica: chi per primo introdusse nel grande cinema il cavallo di Troia del digitale, in maniera decisa e trionfante (Jurassik Park), ora ne subisce il devastante attacco sulla sua peggiore creatura. E il pensiero è che dietro a questo fallimento non ci sia soltanto una deriva registica. C'è un pianeta, per l'appunto, che sta producendo in sala l'immagine stessa del proprio declino. Un tempo l'avremmo definita "un'americanata". Oggi, "un'americamorta".
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a uppercut »
[ - ] lascia un commento a uppercut »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
esta libre_para el_precisamente
|
lunedì 6 luglio 2026
|
tra thriller e fiaba, una mezza rivelazione.
|
|
|
|
Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4.
[+]
Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4. E ora di nuovo a fine carriera ci regala(o propina) questa ultima opera piuttosto interessante quanto imperfetta e persino controversa.
Dico subito: Ho apprezzato il film, Spielberg da bravissimo tecnico sa come narrare una storia che ad un certo punto, seppur dopo un inizio abbastanza traballante, acquisisce una certa potenza in alcuni momenti( soprattutto nel terzo atto)che valgono la visione. E’ un film che rivedrei( ed è un pregio enorme per una qualsiasi opera artistica) come spesso capita con Spielberg. Come linguaggio il film di Spielberg è molto classico, regia contenuta al servizio della storia, le musiche di John Williams accompagnano le scene senza invaderle e si lascia vedere volentieri, aiutati da un elenco di attori dove spiccano tra tutti Emily Blunt e Colin Firth in modo positivo.
Ora pero bisogna anche dire che la visione favolistica di Spielberg sugli alieni stride non poco con il tono di thriller rivelatore di verità oscure che si propone. La disclosure ovvero la rivelazione che gli alieni sono tra noi, non da oggi ma da decenni implica che molte persone o meglio intere generazioni per decenni hanno dovuto patire campagne di diffamazione, aggressioni, derisioni.
La domanda viene spontanea: Gli alieni sono tra noi? Si, ma i nostri governanti che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sono in accordo con loro? Li tengono prigionieri?Siamo noi i prigionieri?Il buon Spielberg decide di ignorare tutto questo e sceglie la strada più intima: raccontare la storia di questi due addotti( i nostri protagonisti), prescelti per rivelare al mondo il messaggio dei nostri “amici dello spazio” e ovviamente il governo ombra con i suoi mezzi militari farà di tutto per ostacolarli con tanto di inseguimenti adrenalinici e mozzafiato.
E’ chiaro che per Spielberg l’alieno è un nostro amico incompreso quindi il tono da “disclosure” vera è da escludere in partenza, i governanti sono abbastanza ignorati (tranne Nixon brevemente) e il registro da thriller serio si mantiene per un’ora e mezza per poi virare nel favolistico( degno di ET in tutti i sensi) nel finale molto new age, seppur bello. Ora è chiaro che il film sembra bipolare, se fosse stato una favola da inizio alla fine sarebbe stato piu coerente e forse più apprezzabile. Il problema o meglio limite del film è a monte: Vuole essere rivelatore ma non lo è del tutto, vuole essere scioccante ma di fatto è rassicurante( emblematica la scelta di mettere anche un personaggio religioso aperto agli alieni), che tu sia comunista, imperialista, bigotto o qualsiasi cosa, sei umano e hai l’alieno davanti a te che è quello di ET in pratica e tutti contenti.
A fine film si sente che abbiamo assistito al ritorno di ET e che siamo noi umani gli stupidi( e qua posso anche essere d’accordo…) e i militari dei servizi segreti i veri cattivi( o buoni dato che ci vogliono tanto bene che ci hanno mentito per anni per proteggerci della pericolosissima verità) e che l’alieno si mostra persino come vittima/cavia degli essere umani e che merita la nostra empatia.
Ho detto un finale alla new age, si perché nell’eccellente scena di rapimento, seppur edulcorata, i nostri protagonisti sembravano Adamo e Eva come nuovi umani del nuovo mondo che il Dio/alieno ci sta per illustrare a noi, pubblico. Insomma una nuova umanità.
C’è chi vede questa operazione come un tentativo di preparare il pubblico generalista all’ idea di alieni buoni,( tema già affrontato anche da Kubrick a modo suo, insomma l’alieno come strumento per fare evolvere l’umanità), l’opposto dell’alieno colonizzatore. Io seppur non escludendo questa idea del tutto propendo per l’idea che questo sia un testamento del buon Steven, dopo una vita a fare film su alieni eccolo con un film imperfetto e limitato nei contenuti e forse fin troppo naif a tratti, ma con una certa anima.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a esta libre_para el_precisamente »
[ - ] lascia un commento a esta libre_para el_precisamente »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
esta libre_para el_precisamente
|
lunedì 6 luglio 2026
|
tra thriller e fiaba, una mezza rivelazione.
|
|
|
|
Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4.
[+]
Disclosure: meritiamo di sapere la verità sugli alieni.
E’ questo l’idea di base di questo ultimo film dell’ormai consolidato artigiano della settima arte Steven Spielberg, dopo una carriera fatta di film incentrati su alieni con titoli come: Incontri ravvicinati di terzo tipo, Il classico ET, La guerra dei mondi, Indiana Jones 4. E ora di nuovo a fine carriera ci regala(o propina) questa ultima opera piuttosto interessante quanto imperfetta e persino controversa.
Dico subito: Ho apprezzato il film, Spielberg da bravissimo tecnico sa come narrare una storia che ad un certo punto, seppur dopo un inizio abbastanza traballante, acquisisce una certa potenza in alcuni momenti( soprattutto nel terzo atto)che valgono la visione. E’ un film che rivedrei( ed è un pregio enorme per una qualsiasi opera artistica) come spesso capita con Spielberg. Come linguaggio il film di Spielberg è molto classico, regia contenuta al servizio della storia, le musiche di John Williams accompagnano le scene senza invaderle e si lascia vedere volentieri, aiutati da un elenco di attori dove spiccano tra tutti Emily Blunt e Colin Firth in modo positivo.
Ora pero bisogna anche dire che la visione favolistica di Spielberg sugli alieni stride non poco con il tono di thriller rivelatore di verità oscure che si propone. La disclosure ovvero la rivelazione che gli alieni sono tra noi, non da oggi ma da decenni implica che molte persone o meglio intere generazioni per decenni hanno dovuto patire campagne di diffamazione, aggressioni, derisioni.
La domanda viene spontanea: Gli alieni sono tra noi? Si, ma i nostri governanti che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sono in accordo con loro? Li tengono prigionieri?Siamo noi i prigionieri?Il buon Spielberg decide di ignorare tutto questo e sceglie la strada più intima: raccontare la storia di questi due addotti( i nostri protagonisti), prescelti per rivelare al mondo il messaggio dei nostri “amici dello spazio” e ovviamente il governo ombra con i suoi mezzi militari farà di tutto per ostacolarli con tanto di inseguimenti adrenalinici e mozzafiato.
E’ chiaro che per Spielberg l’alieno è un nostro amico incompreso quindi il tono da “disclosure” vera è da escludere in partenza, i governanti sono abbastanza ignorati (tranne Nixon brevemente) e il registro da thriller serio si mantiene per un’ora e mezza per poi virare nel favolistico( degno di ET in tutti i sensi) nel finale molto new age, seppur bello. Ora è chiaro che il film sembra bipolare, se fosse stato una favola da inizio alla fine sarebbe stato piu coerente e forse più apprezzabile. Il problema o meglio limite del film è a monte: Vuole essere rivelatore ma non lo è del tutto, vuole essere scioccante ma di fatto è rassicurante( emblematica la scelta di mettere anche un personaggio religioso aperto agli alieni), che tu sia comunista, imperialista, bigotto o qualsiasi cosa, sei umano e hai l’alieno davanti a te che è quello di ET in pratica e tutti contenti.
A fine film si sente che abbiamo assistito al ritorno di ET e che siamo noi umani gli stupidi( e qua posso anche essere d’accordo…) e i militari dei servizi segreti i veri cattivi( o buoni dato che ci vogliono tanto bene che ci hanno mentito per anni per proteggerci della pericolosissima verità) e che l’alieno si mostra persino come vittima/cavia degli essere umani e che merita la nostra empatia.
Ho detto un finale alla new age, si perché nell’eccellente scena di rapimento, seppur edulcorata, i nostri protagonisti sembravano Adamo e Eva come nuovi umani del nuovo mondo che il Dio/alieno ci sta per illustrare a noi, pubblico. Insomma una nuova umanità.
C’è chi vede questa operazione come un tentativo di preparare il pubblico generalista all’ idea di alieni buoni,( tema già affrontato anche da Kubrick a modo suo, insomma l’alieno come strumento per fare evolvere l’umanità), l’opposto dell’alieno colonizzatore. Io seppur non escludendo questa idea del tutto propendo per l’idea che questo sia un testamento del buon Steven, dopo una vita a fare film su alieni eccolo con un film imperfetto e limitato nei contenuti e forse fin troppo naif a tratti, ma con una certa anima.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a esta libre_para el_precisamente »
[ - ] lascia un commento a esta libre_para el_precisamente »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nino pell.
|
domenica 14 giugno 2026
|
tra fantasy e temi sociali, un discreto spielberg
|
|
|
|
Ogni film del regista Spielberg suscita sempre un certo interesse sia per perchè egli è sempre stato l'indiscusso padre degli effetti speciali e sia per le originali tematiche che riesce costantemente ad evidenziare nelle sue opere. Di conseguenza non potevo mancare all'appuntamento di vedermi "Disclosure day", attuale film del regista uscito nelle sale sullo scorcio conclusivo di questa stagione cinematografica 2025-2026. La trama si concentra a descriverci un inseguimento attuato da parte di una misteriosa associazione non governativa nei confronti di due individui dotati di eccellenti capacità intellettive, i quali hanno deciso di svelare al mondo intero un incredibile segreto mai portato a conoscenza in precedenza.
[+]
Ogni film del regista Spielberg suscita sempre un certo interesse sia per perchè egli è sempre stato l'indiscusso padre degli effetti speciali e sia per le originali tematiche che riesce costantemente ad evidenziare nelle sue opere. Di conseguenza non potevo mancare all'appuntamento di vedermi "Disclosure day", attuale film del regista uscito nelle sale sullo scorcio conclusivo di questa stagione cinematografica 2025-2026. La trama si concentra a descriverci un inseguimento attuato da parte di una misteriosa associazione non governativa nei confronti di due individui dotati di eccellenti capacità intellettive, i quali hanno deciso di svelare al mondo intero un incredibile segreto mai portato a conoscenza in precedenza. Addirittura nel finale di questo film ritornerà a galla, in maniera sorprendente, il celebre caso "Roswell" del 1947 con l'avvistamento di Ufo negli U.S.A., evento sensazionale che venne quasi subito messo a tacere dalle autorità americane di quel periodo. Nel film "Disclosure day" pertanto l'associazione guidata da un certo Noah (Colin Firth) ci viene rappresentata come un Ente conservatore avente lo scopo di mantenere a tutti i costi questo segreto perpetuato nei decenni e che si pone come obiettivo quello di eliminare coloro che si ribellano e che intendono comunicare alla civiltà che esiste una ben altra verità. Ho apprezzato soprattutto lo spessore interpretativo dei personaggi, soprattutto di Emily Blunt, assolutamente fantastica nel suo ruolo, e ancora una volta Spielberg abbraccia la tesi secondo cui i veri nemici non sono gli alieni, ma bensì parte del genere umano che ci viene mostrato sempre in aperto conflitto di interessi nei riguardi di quei cambiamenti che diversamente gioverebbero di molto all'umanità. Proprio come accadde nella sua celebre pellicola "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e in chiave più marcatamente fantasy con "E.T." , famoso film di successo degli anni '80. L'unica pecca secondo me è che questa pellicola forse è arrivata un pò troppo in ritardo, nel senso che l'argomento UFO sembra essere stato messo un pò da parte negli ultimi decenni se non addirittura accantonato dagli interessi primari dei mass-media, per cui quando il finale di questo film ci mostra un evento così sublimale e unico, almeno io, non mi sembra di aver avvertito una forte emozione, ma bensì una sensazione sicuramente di interesse ma opacizzata e spenta dal tempo. Comunque onore sempre a Spielberg che resta ancora oggi un grandissimo regista.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a nino pell. »
[ - ] lascia un commento a nino pell. »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gabriella
|
giovedì 11 giugno 2026
|
orecchie e cuore, sono la salvezza
|
|
|
|
Steven Spielberg firma il suo imponente ritorno alla fantascienza con una sceneggiatura scritta insieme allo storico collaboratore David Koepp e le musiche del fedele John Williams. Il film si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla desecretazione dei documenti governativi, offrendo un fanta-thriller teso, spettacolare e profondamente morale. Il motore della trama è lo scontro tra un whistleblower (un bravissimo Josh O'Connor) e le strutture di potere opache, rappresentate in questo caso dall'organizzazione governativa Wardex, capeggiata da Noah Scanlon (Colin Firth). Spielberg mette in luce come il controllo dell'informazione sia la forma più assoluta di potere: nascondere la verità sull'esistenza di altre forme di vita non solo evita il panico, ma mantiene lo status quo sociale e politico.
[+]
Steven Spielberg firma il suo imponente ritorno alla fantascienza con una sceneggiatura scritta insieme allo storico collaboratore David Koepp e le musiche del fedele John Williams. Il film si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla desecretazione dei documenti governativi, offrendo un fanta-thriller teso, spettacolare e profondamente morale. Il motore della trama è lo scontro tra un whistleblower (un bravissimo Josh O'Connor) e le strutture di potere opache, rappresentate in questo caso dall'organizzazione governativa Wardex, capeggiata da Noah Scanlon (Colin Firth). Spielberg mette in luce come il controllo dell'informazione sia la forma più assoluta di potere: nascondere la verità sull'esistenza di altre forme di vita non solo evita il panico, ma mantiene lo status quo sociale e politico. Daniel Kellner è un esperto di cybersecurity che ha tradito l’organizzazione federale perché vuole rivelare al mondo la verità su contatti, rapimenti, esperimenti e torture su esseri provenienti da altri mondi, ed è in fuga con la sua ragazza, Jane, un'ex suora che sembra abbia smarrito la vocazione. L’altra traccia narrativa è rappresentata da Margaret (una superlativa Emily Blunt), una meteorologa che un giorno scopre di comprendere e parlare lingue che non conosce e di manifestare incredibili capacità paranormali che le permettono di comprendere istantaneamente le storie e i sentimenti altrui solo guardandoli negli occhi. L’incontro tra Daniel e Margaret è il ricongiungimento di due destini legati da un segreto cosmico: Spielberg unisce la razionalità scientifica di Daniel con l’intuizione emotiva di Margaret attraverso un montaggio alternato e l’uso di flashback, nei quali i due si vedono proiettati nello stesso ricordo d’infanzia, scoprendo di aver fatto parte dello stesso incidente di contatto primordiale. Da bambini erano stati esposti alla tecnologia e alla presenza extraterrestre e, rivivendo insieme l’evento scatenante, il trauma si trasforma in consapevolezza: non sono più vittime di un rapimento, ma ricevitori scelti per guidare l’umanità verso la Rivelazione. Per diffondere il segreto nell’era delle dirette streaming, dei canali cifrati e delle piattaforme peer-to-peer, bloccare un segnale televisivo potrebbe apparire anacronistico, ma questa scelta risponde a precise logiche narrative e cinematografiche del suo cinema. Steven Spielberg appartiene a una generazione di cineasti per cui la radio e la televisione rappresentavano "il giorno della verità" (pensiamo all’annuncio dello sbarco sulla Luna); per lui la verità ha bisogno di una liturgia ufficiale che passa attraverso il segnale video. Non è la stessa cosa, dal punto di vista estetico, una notifica su uno smartphone o un video su un social network, perché manca la potenza visiva. La televisione ha un potere unico che il web ha perduto, ovvero la simultaneità globale. L’immagine di intere famiglie radunate nello stesso momento davanti a un apparecchio televisivo mette in scena l’umanità che vive l’evento insieme, un’esperienza collettiva non frammentata da un algoritmo che crea bolle separate. Sicuramente c’è anche una forte componente nostalgica e romantica che non guasta, anzi. In sintesi, Disclosure Day è un’opera complessa e stratificata che usa la fantascienza per parlare al nostro presente, ricordandoci che la verità ha valore solo se condivisa e che il superamento della paura dell’altro inizia dall’empatia, che si tratti di alieni o meno. Disclosure Day è anche una summa del cinema di fantascienza spielberghiano, anche se qui mostra una maturità più intensa e consapevole; è un invito non solo a guardare il cielo, ma un accorato appello all’umanità affinché impari di nuovo a connettersi e ad ascoltarsi reciprocamente. Nota di merito va a tutto il cast, capace di dare enorme spessore emotivo a personaggi complessi, muovendosi con straordinaria naturalezza tra la tensione del thriller e la vulnerabilità intima. Da vedere.
[-]
[+] un altro deludente prodotto di questo regista
(di fabb)
[ - ] un altro deludente prodotto di questo regista
[+] sempre apprezzabili le tue ottime recensioni
(di montefalcone antonio)
[ - ] sempre apprezzabili le tue ottime recensioni
|
|
|
[+] lascia un commento a gabriella »
[ - ] lascia un commento a gabriella »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
nicole bertrand
|
venerdì 12 giugno 2026
|
inguardabile!!!
|
|
|
|
Sarebbe stato il film dell anno se Spielberg, ormai troppo anziano e privo di idee, avesse raccontato bene e con originalità, una nuova storia di alieni che vivono tra noi. Siamo lontanissimi da tutto ciò, in una kermesse di banalità e di reazioni improbabili dei personaggi che nemmeno un/una appena diplomato/laureato in cinematografia avrebbe prodotto. La regia non è presente. Resto basita dalla mancanza di ritmo e soprattutto, nel 2026, di originalità, fantasia e arnesi del mestiere (dagli animali "finti", cerco e volpe in primis a nessuno reale colpo di scena, tanto atteso). Gli alieni sono tra noi, viene svelato un mistero che è stato tenuto nascosto per decenni e Spielberg cose fa? Lo racconta come se fosse una vecchia fiaba narrata senza pathos, senza colpi di scena.
[+]
Sarebbe stato il film dell anno se Spielberg, ormai troppo anziano e privo di idee, avesse raccontato bene e con originalità, una nuova storia di alieni che vivono tra noi. Siamo lontanissimi da tutto ciò, in una kermesse di banalità e di reazioni improbabili dei personaggi che nemmeno un/una appena diplomato/laureato in cinematografia avrebbe prodotto. La regia non è presente. Resto basita dalla mancanza di ritmo e soprattutto, nel 2026, di originalità, fantasia e arnesi del mestiere (dagli animali "finti", cerco e volpe in primis a nessuno reale colpo di scena, tanto atteso). Gli alieni sono tra noi, viene svelato un mistero che è stato tenuto nascosto per decenni e Spielberg cose fa? Lo racconta come se fosse una vecchia fiaba narrata senza pathos, senza colpi di scena. Con un alieno che pare E.t. invecchiato, senza la magia di Rambaldi ma con t-shirt e rughe di un banale essere umano, impacchettato nel celofan e su una sedia a rotelle... Che sussurra parole di un altra lingua che non vengono svelate (spero NON facciano un sequel). Ecco qui l originalità aliena secondo il grande regista. Inguardabile, inammissibile, tanto il finale quanto il resto, con brevi incursioni religiose/filosofiche che non portano a nulla. Il nulla cosmico. Brava la Blunt che dà, ogni tanto, un po' di ritmo al tutto, inesistenti gli altri protagonisti. Quanta tristezza e delusione. Assolutamente sconsigliato!!!!!
[-]
[+] imbarazzante
(di emanuele valsania )
[ - ] imbarazzante
[+] dici molto elegantemente...
(di anna rosa)
[ - ] dici molto elegantemente...
|
|
|
[+] lascia un commento a nicole bertrand »
[ - ] lascia un commento a nicole bertrand »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
aniello cipriano
|
mercoledì 17 giugno 2026
|
siamo soli ?
|
|
|
|
Uno dei più grandi dilemmi dell'umanità è capire se siamo soli nell'immensa vastità dell'universo. È una domanda estremamente complessa, e ancora più difficili sono le possibili risposte. Personalmente ritengo del tutto plausibile l'esistenza di altre forme di vita intelligente e immagino tre possibili scenari.
Il primo è che le distanze cosmiche siano semplicemente troppo immense per permettere un incontro tra civiltà. Il secondo riguarda il tempo: il ciclo vitale di una specie intelligente, rapportato all'età dell'universo, rappresenta una frazione infinitesimale. Di conseguenza, anche se le distanze non fossero un ostacolo insormontabile, potremmo non incontrarci mai perché esistiamo in epoche completamente diverse della storia cosmica.
[+]
Uno dei più grandi dilemmi dell'umanità è capire se siamo soli nell'immensa vastità dell'universo. È una domanda estremamente complessa, e ancora più difficili sono le possibili risposte. Personalmente ritengo del tutto plausibile l'esistenza di altre forme di vita intelligente e immagino tre possibili scenari.
Il primo è che le distanze cosmiche siano semplicemente troppo immense per permettere un incontro tra civiltà. Il secondo riguarda il tempo: il ciclo vitale di una specie intelligente, rapportato all'età dell'universo, rappresenta una frazione infinitesimale. Di conseguenza, anche se le distanze non fossero un ostacolo insormontabile, potremmo non incontrarci mai perché esistiamo in epoche completamente diverse della storia cosmica.
Il terzo scenario è forse il più inquietante e affascinante: potremmo non essere in grado di comprendere o riconoscere il passaggio di civiltà immensamente più evolute della nostra, che potrebbero aver già visitato o addirittura continuare a visitare il nostro pianeta senza che noi ne siamo consapevoli.
Detto questo, il film nella sua prima ora e mezza appare piuttosto artificioso e ricco di azione fine a se stessa, costruendo lentamente la trama in vista del finale. Fino a quel momento può anche deludere, ma gli ultimi minuti ribaltano completamente la prospettiva. È un epilogo sorprendente, potente e capace di lasciare un segno profondo, perché mostra una possibilità che, se fosse reale, cambierebbe per sempre il nostro modo di concepire l'universo e il nostro posto al suo interno. Un finale che riesce a salvare l'intero film e a colpire nel profondo.
[-]
[+] concordo
(di emanuele 1968)
[ - ] concordo
|
|
|
[+] lascia un commento a aniello cipriano »
[ - ] lascia un commento a aniello cipriano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
frettuda22
|
giovedì 18 giugno 2026
|
la sospensione dell''incredulit? di spielberg
|
|
|
|
Il piacere nel vedere un film deriva anche dai presupposti che si è disposti ad accettare; senza questa flessibilità, il rifiuto è inevitabile. Sappiamo tutti che si tratta di fiction, ma sospendiamo volentieri la nostra percezione della realtà per lasciarci trasportare dal racconto. È così che mostri, elfi, dischi volanti, viaggi nel tempo e gufi parlanti riescono a creare, per un paio d'ore, un'illusione perfetta. Leggendo i commenti, trovo interessante la quantità di stroncature assolute, formulate come se il film avesse toccato un nervo scoperto. Evidentemente subentra un fattore personale che innesca giudizi così drastici: non è la prima volta che lo noto, e non sarà l'ultima.
[+]
Il piacere nel vedere un film deriva anche dai presupposti che si è disposti ad accettare; senza questa flessibilità, il rifiuto è inevitabile. Sappiamo tutti che si tratta di fiction, ma sospendiamo volentieri la nostra percezione della realtà per lasciarci trasportare dal racconto. È così che mostri, elfi, dischi volanti, viaggi nel tempo e gufi parlanti riescono a creare, per un paio d'ore, un'illusione perfetta. Leggendo i commenti, trovo interessante la quantità di stroncature assolute, formulate come se il film avesse toccato un nervo scoperto. Evidentemente subentra un fattore personale che innesca giudizi così drastici: non è la prima volta che lo noto, e non sarà l'ultima. Spesso, quando una pellicola sfiora aspetti religiosi, il pubblico reagisce in modo viscerale ed esagerato.Dopo questo preambolo, vengo al mio giudizio. Ho guardato il film con moderato piacere per buona parte della sua durata. La mano di Spielberg è evidente nella regia e diverse sequenze portano la sua firma inconfondibile. Tuttavia, si tratta in gran parte del suo solito "giocattolone": un meccanismo che può ancora intrattenere, ma senza offrire nulla di davvero nuovo. Quanti anni sono che ci viene proposto lo stesso schema? Ci piace ancora? Per quanto mi riguarda solo in parte; è una formula che ha iniziato a stancarmi già da molto tempo. Il vero elemento distintivo di questo prodotto è la sceneggiatura, che porta con sé un messaggio controverso: gli extraterrestri esistono e c'è un complotto internazionale per nasconderli. Ma c'è di più: la tesi secondo cui la rivelazione della loro esistenza metterebbe in crisi il concetto stesso di religione. Questo, a mio avviso, è il fulcro tematico del film, ma è anche il punto in cui l'impalcatura scricchiola fino a crollare.Pensare che una rivelazione scientifica o empirica possa far vacillare la fede è profondamente ingenuo. Viviamo in un mondo in cui circa il 90% della popolazione aderisce a un credo; esistono migliaia di confessioni, ciascuna autoconsideratasi depositaria della verità assoluta a discapito delle altre. La religione, per sua natura, non ha bisogno di riscontri oggettivi o verifiche fattuali per sopravvivere. E non parliamo politica, morale pubblica, scienza, bellezza, giustizia e mille altri argomenti. Senza parlare che si può credere a quello che si vuole ma alla fine del mese l'affitto e le bollette bisogna pagarle sempre. Insomma....di che stiamo parlando? Di tutto e di niente. Quindi questo film come lo considero? Si vede, e non è poco, ma si scorda un minuto dopo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a frettuda22 »
[ - ] lascia un commento a frettuda22 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
felicity
|
domenica 14 giugno 2026
|
fantascienza che sa intrattenere ed emozionare
|
|
|
|
Con Disclosure Day, Spielberg torna alla fantascienza e a quel modo di raccontarla che gli è più congeniale: il fatto che gli extraterrestri esistono non deve spaventarci ma consolarci, aprirci, renderci migliori. E dunque il nuovo film è, in parte, la somma di alcuni film precedenti della stessa area semantica e simbolica (E.T., ovviamente, ma anche Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, La guerra dei mondi), ma anche di altro.
Ci ho ritrovato il senso dell’avventura, con relative scene tipo i primi Indiana Jones e una certa visione poetica della nostra relazione con gli animali, più o meno fantastici.
Tutto, poi, alla fine, in Spielberg, rimanda ineluttabilmente all’infanzia, il tempo dei sogni che si dimenticano e dei traumi che restano.
[+]
Con Disclosure Day, Spielberg torna alla fantascienza e a quel modo di raccontarla che gli è più congeniale: il fatto che gli extraterrestri esistono non deve spaventarci ma consolarci, aprirci, renderci migliori. E dunque il nuovo film è, in parte, la somma di alcuni film precedenti della stessa area semantica e simbolica (E.T., ovviamente, ma anche Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, La guerra dei mondi), ma anche di altro.
Ci ho ritrovato il senso dell’avventura, con relative scene tipo i primi Indiana Jones e una certa visione poetica della nostra relazione con gli animali, più o meno fantastici.
Tutto, poi, alla fine, in Spielberg, rimanda ineluttabilmente all’infanzia, il tempo dei sogni che si dimenticano e dei traumi che restano.
Il regista resta nella sua comfort zone, che però è anche quella di noi spettatori. Ma si concede di andare oltre, di affrontare in modo molto esplicito il tema religioso già presente in Incontri ravvicinati.
La fotografia è eccellente e lo sono anche le prove degli attori, a cominciare dai protagonisti Josh O’Connor e Emily Blunt.
Disclosure Day è anche un film politico, un film sull'umanità. Per Spielberg gli alieni alla fine sono sempre stati una manifestazione del divino che si manifesta tra di noi, nel bene nel male.
Il caso Roswell e l'Area 51, il complottismo e il creazionismo, la religione ufologica e la dittatura tecnocratica, libero arbitrio e dogma. Qui dentro c'è tutto questo. Tensione, paura, ironia, mistero, speranza però soprattutto, Spielberg ci parla di speranza.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a felicity »
[ - ] lascia un commento a felicity »
|
|
d'accordo? |
|
|
|