| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Alice Tomassini |
| Uscita | mercoledì 24 giugno 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,09 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 giugno 2026
Il documentario intreccia tre storie che rivelano come il controllo sul corpo femminile diventi il terreno su cui si gioca la libertà di tutti. In Italia al Box Office Mothers ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 3,1 mila euro e 2,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Trentadue donne vengono arrestate in Cambogia. Sono madri surrogate, una legge improvvisa le criminalizza, vengono arrestate, spesso in condizioni disumane, costrette a partorire lì e poste davanti all'ultimatum: crescere quei figli oppure passare vent'anni in carcere. Dalla Cambogia si passa all'Italia, dove chi è ricorso all'estero alla gestazione per altri in paesi in cui è legale diventa un fuorilegge, perseguibile con multe salatissime fino a 200mila euro per quello che è stato decretato "reato universale". In una serie di testimonianze di madri che per motivi diversi hanno scelto di ricorrere alla gestazione per altri, colpisce la storia di una figlia. È Lia, ragazza nata da questa pratica oggi equiparata a un crimine, figlia di due padri e attivista sul tema, che chiama in causa dibattiti più che mai attuali non solo sul corpo delle donne e la genitorialità, ma sulla libertà di scelta e il diritto di autodeterminarsi.
È un documentario importante, Mothers di Alice Tomassini. Di grande attualità e di altrettanto spessore, fa a meno degli orpelli per raccontare - con un linguaggio smaccatamente cinematografico, dalla scrittura alla messa in scena - una questione centrale della nostra società: formalmente la gestazione per altri, di fatto il rischio di essere considerati criminali da un giorno all'altro.
È quello che accade a trentadue donne cambogiane, con cui Tomassini sceglie di aprire il suo documentario. Vengono arrestate e perseguitate legalmente per aver partorito per altri, e costrette a crescere quei figli con cui non hanno nessun legame biologico. Sembra una brutalità lontanissima da noi, invece è vicinissima: il doc si sposta subito in Italia, la gestazione per altri è stata decretata reato universale, costringendo una serie di persone a difendere la propria famiglia come fosse un crimine. La forza del documentario è dare voce senza semplificazioni né inutili sofismi a queste madri ad oggi inascoltate, consentendo loro di raccontare in piena sicurezza la propria storia, ben diversa da quella di una certa propaganda politica sulla "compravendita" dei figli. Le storie che ospita il documentario, e che accoglie con rispetto e senza ombra di ricatto morale, sono storie di desideri, oltrepassamenti di ostacoli, di resilienza e resistenza alle sfide della vita, gravi malattie comprese. Storie che toccano il cuore di chi guarda, per l'autenticità con cui vengono narrate. Storie di madri che lottano, ma anche di figlie che resistono.
Come Lia, nata dalla gestazione per altri così come suo fratello, che racconta la sua storia - e i continui giudizi e pregiudizi subiti per il solo fatto di essere nata con questa pratica e figlia di due padri - in prima persona, in una vibrante testimonianza lontana dalla retorica e vicina alla vita vera ("Non mi definisce il modo in cui sono venuta al mondo, mi definisce il modo in cui sono cresciuta"). E' un documentario urgente, interessante, capace di focalizzarsi su un tema anche divisivo mettendo in discussione ognuno di noi, anche chi pensa che l'argomento non lo riguardi, perché c'entra con lo stare al mondo. C'entra con la libertà di scelta, il rispetto delle libertà altrui, la tolleranza verso scelte differenti, non per questo giudicabili, tanto meno criminalizzabili.
A chi scrive resta impressa una scena in particolare di questo notevole lavoro, portato avanti sul campo e diretto da una regista giovane, brava ed esperta (non a caso Forbes ha inserito Tomassini nella lista Under 30 Europe per l'impatto sociale del suo lavoro) e scritto insieme a uno sceneggiatore pluripremiato (Vincenzo Scuccimarra, firma dei documentari vincitori ai David di Donatello per Mi chiamo Francesco Totti e S is For Stanley).
I dibattiti sulla gestazione per altri in Parlamento diventano un crescendo di ciarlare che sfocia in un turbinio confuso a più voci, un frastuono retorico che si risolve nel fluire silente delle onde del mare, che tutto accoglie, tutto sa, tutto contiene. Un piccolo tocco di poesia che va a impreziosire un racconto di per sé già potente sulle madri - e sulla criminalizzazione delle stesse, dopo la definizione della gestazione per altri come "reato universale" - che lascia anche spazio ai figli e alle loro storie. Come la già citata Lia, che diventa "la" figlia della gestazione per altri del film e colpisce chi guarda per la sua fierezza, la lucidità di pensiero, la determinazione per la lotta a sostegno della maternità surrogata. Un documentario da guardare per le molteplici prospettive che offre, tutte interessanti, ma soprattutto per capire, per ascoltare, per sentire: talvolta la verità di una cosa, diceva Kubrick, non sta tanto nel pensiero di essa, quanto nel modo di sentirla.
"Non mi è mancato avere una mamma, mi è mancato avere dei diritti". A parlare è Lia, 18 anni, figlia di due padri. È nata grazie alla GPA (gestazione per altri), una pratica di procreazione assistita in cui una donna accetta di portare avanti una gravidanza per conto di un'altra coppia. La sua storia s'intreccia con la storia di tre mamme intenzionali (Chiara, Federica e Isabella) e tre donne cambogiane [...] Vai alla recensione »