Forte, leale e coraggioso. Addio a Pino Farinotti, critico cinematografico e co-fondatore di MYmovies.
di Giancarlo Zappoli
Pino Farinotti non recensirà Odissea di Christopher Nolan. Da tempo aveva smesso di scrivere vere e proprie recensioni, preferendo intervenire con testi che avevano lo stile del saggio che un tempo sulla carta stampata si definiva da ‘terza pagina’ (cioè la pagina dedicata alla cultura). Non scriverà del film perché, all’età di 75 anni, ci ha lasciato.
Non è difficile immaginare quanti riferimenti colti e puntuali avrebbe contenuto il suo intervento considerata la sua passione per la letteratura che si affiancava a quella per il cinema. Purtroppo ne resteremo privi perché una lunga malattia, che non era riuscita ad intaccare la sua vivacità di uomo e di scrittore, lo ha portato via. Recentemente era andato nelle sale un documentario a lui dedicato in cui lo si definiva “fuori dal gruppo”. La definizione era perfettamente calzante.
Chi scrive lo conobbe in qualità di correttore di bozze del “Dizionario di tutti i film” edito da Sugarco. Si trattava di un vero e proprio ‘dizionario’ perché non sceglieva i film di cui offrire una valutazione ma cercava di prenderli tutti in considerazione con testi di lunghezza variabile. La rivoluzione digitale si poteva intravedere ma era ancora di là da venire finché, nel 2000, il Dizionario, grazie anche alla lungimirante intuizione di Gianluca Guzzo, si trasformava nel nucleo di base e di partenza di MYmovies.
Pino da molto prima e fino ai suoi ultimi giorni di vita ha continuato ad essere un uomo di cultura, uno scrittore, un critico cinematografico impossibile da incasellare e, al contempo, capace di leggere liberamente il cinema che gli era contemporaneo alla luce di quello precedente che conosceva in modo approfondito. Aveva idee precise su movimenti, registi e attori ma rispettava quelle altrui anche quando non le condivideva, purché fossero motivate. È quello che poi è diventato lo stile di MYmovies: approfondire, prendere posizione fornendo al contempo elementi al proprio argomentare.
Ultimamente aveva sentito il bisogno di esprimere il proprio pensiero anche su quanto accadeva nel mondo ricordandoci in fondo che il cinema non è mai neutrale anche quando ciò non appare in modo evidente. Volendo fare un paragone si potrebbe dire che Farinotti è stato come l’Oliver Stone dei tempi migliori: un conservatore nella difesa dei valori più nobili e, al contempo, un autore pronto a mettersi in gioco quando li vedeva messi in discussione anche da quelli che fingevano di difenderli. Si vada a rileggere, a titolo di esempio, ciò che affermava su Trump.
Vincitore del Premio Bancarella, autore di numerosi romanzi, insignito dal Presidente della Repubblica con la più alta onorificenza in ambito culturale, Pino non nascondeva la sua particolare affezione per una sua opera che sta per vedere una riedizione da ‘La nave di Teseo’: “Sette chilometri da Gerusalemme”. È un romanzo in cui un uomo in crisi fa un incontro decisamente particolare a poca distanza dalla città santa: colui che incontra potrebbe essere Gesù. Farinotti non potrà vederlo in libreria ma è bello immaginare che ora il Pino credente si trovi in una situazione analoga e non più letteraria. Ma è anche altrettanto stimolante immaginare la sua parte laica allontanarsi a cavallo, come l’amato Shane de Il cavaliere della valle solitaria, dopo aver lasciato un’ultima ammonizione: “Cerca di diventare forte e leale”. Valori che Farinotti metteva al primo posto.