| Titolo originale | Jisatsu saakuru |
| Anno | 2001 |
| Genere | Horror, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 99 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Sion Sono |
| Attori | Ryo Ishibashi, Masatoshi Nagase, Mai Hosho, Tamao Satô, Takashi Nomura (III) Rolly, Joshua, Masato Tsujioka, Kôsuke Hamamoto, Kei Nagase, Yôko Kamon. |
| Uscita | lunedì 27 aprile 2026 |
| Tag | Da vedere 2001 |
| Distribuzione | Cat People |
| MYmonetro | 3,17 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 27 aprile 2026
54 ragazze del liceo si suicidano gettandosi contemporaneamente sotto un treno in corsa nella metropolitana. Mentre il detective Kuroda si occupa del caso, Tokyo è sconvolta da un'ondata di misteriosi suicidi. Suicide Club è 49° in classifica al Box Office. lunedì 11 maggio ha incassato € 724,00 e registrato 3.670 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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54 studentesse decidono di gettarsi sui binari della metropolitana mentre il treno sta arrivando in stazione. Un atto inspiegabile, che inaugura una lunga serie di suicidi che colpirà Tokyo e sui quali inizieranno ad indagare l'ispettore Kuroda e la sua squadra.
Difficile giudicare Suicide Club cercando di prescindere dallo choc del suo incipit.
Il suicidio di massa delle teenager rimane un trauma visivo con pochi precedenti, anche per l'abilità di Sion Sono nel gestire il prima - l'apparente normalità di un gruppo di adolescenti come tante - e il dopo - un vuoto esistenziale impossibile da elaborare, aggravato dal susseguirsi di ulteriori atti autodistruttivi. È una sequenza che non solo introduce il film, ma lo marchia a fuoco, rendendo tutto ciò che segue inevitabilmente subordinato alla sua potenza.
Ancor prima che l'indagine della polizia possa articolarsi in una direzione chiara, emerge come l'operazione di Sono non sia riconducibile a un classico impianto investigativo. Piuttosto che costruire un whodunit, il regista imbastisce un dispositivo perturbante che funziona come sintomo, come manifestazione estrema di un disagio diffuso. Il suicidio diventa così un gesto contagioso, un atto che si replica e si propaga secondo logiche quasi virali, mettendo in crisi ogni tentativo razionale di comprensione.
In questo senso, il dialogo con il cinema di Kiyoshi Kurosawa appare evidente. Film come Cure e Pulse avevano già esplorato la diffusione del male come fenomeno impalpabile, quasi metafisico, capace di insinuarsi nella quotidianità. Sono riprende quella lezione, ma la estremizza, accentuandone gli aspetti più disturbanti e corporei, spingendosi verso una rappresentazione più esplicita, talvolta compiaciuta, dello shock e dello splatter.
La differenza principale risiede però nel contesto tecnologico e generazionale. Se Kurosawa anticipava l'angoscia legata a una rete ancora embrionale, Sono si confronta con una realtà in cui internet è già parte integrante della vita dei giovani. Il web diventa così veicolo di connessione e al tempo stesso strumento di alienazione, amplificatore di pulsioni autodistruttive e spazio in cui il confine tra reale e virtuale si fa sempre più labile. L'idea di una comunità invisibile che si riconosce e si organizza attraverso segnali criptici e rituali condivisi contribuisce a rendere il quadro ancora più inquietante.
Eppure, proprio quando il film tenta di fornire appigli interpretativi - introducendo figure ambigue, piste investigative e persino un possibile "burattinaio" dietro la catena di suicidi - la narrazione sembra perdere compattezza. L'impressione è che Suicide Club funzioni meglio come accumulo di suggestioni che come racconto coerente. La sua forza risiede nella capacità di evocare un malessere diffuso, non nel tentativo di spiegarlo. Quando si avvicina troppo a una dimensione esplicativa, il film rischia di depotenziare il proprio mistero.
Primo capitolo di una sorta di trilogia tematica che proseguirà con Noriko's Dinner Table, il film resta comunque un'opera seminale per comprendere l'immaginario di Sono e, più in generale, una certa deriva del cinema giapponese dei primi anni Duemila. Imperfetto, diseguale, a tratti persino caotico, Suicide Club conserva però una capacità rara: quella di disturbare davvero, insinuando nello spettatore un senso di inquietudine che va oltre la visione e si radica in una percezione più ampia del presente.
Sion Sono si dimostra in questo film un grande regista e mette in scena un crudo rompicapo tra il sogno e la realtà. Il film parte con la famosissima scena del suicidio di massa di 54 studentesse, ma sarà solo l'inizio. Un'oscura ombra si muove sul Giappone e solo alla fine del film capiremo che la soluzione ci è sempre stata davanti agli occhi, in qualsiasi sequenza. Su [...] Vai alla recensione »