Alice and Steve

Film 2026 | Commedia

Anno2026
GenereCommedia
ProduzioneRegno Unito, USA
Regia diTom Kingsley
AttoriKen Blackburn, Nicola Walker, Jemaine Clement, Joel Fry, Marcia Warren Sam Chapman.
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Tom Kingsley. Una serie con Ken Blackburn, Nicola Walker, Jemaine Clement, Joel Fry, Marcia Warren. Cast completo Genere Commedia - Regno Unito, USA, 2026, Valutazione: 3 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 6

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Ultimo aggiornamento martedì 9 giugno 2026

Un'esplorazione esilarante, caotica e complessa dell'amicizia, della famiglia e dell'amore.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Comedy drama intergenerazionale su una dinamica catastrofica. Che fa ridere e fa male.
Recensione di Gabriele Prosperi
martedì 9 giugno 2026
Recensione di Gabriele Prosperi
martedì 9 giugno 2026

Alice scopre che il suo migliore amico da trent'anni, Steve, ha iniziato una relazione con sua figlia Izzy, di ventisei anni. I due si avvicinano una sera a casa di Alice, seppur Steve sia amico di famiglia da sempre, durante una di quelle notti in cui l'abitudine e l'alcol abbassano le difese. Da quel momento, Alice dichiara guerra: a Steve, alla coppia, e senza volerlo a sé stessa. In sei episodi la serie segue l'escalation di quella guerra, i danni collaterali su marito, figli, amici, e la lenta, dolorosa messa a fuoco di ciò che Alice stava davvero difendendo.

Alice and Steve - miniserie britannica disponibile su Disney+, vincitrice a Canneseries 2026 del premio come Miglior Serie - è interamente costruita attorno a una dinamica catastrofica, seppur domestica.

Un'escalation distruttiva, metafora di un'eventualità tutt'altro che rara: non tanto che il tuo migliore amico si fidanzi con tua figlia, quanto il fatto che il tempo può portare anche le persone più vicine a smettere di occupare i posti che avevi assegnato loro. Lo spettacolo che ne deriva è insieme corrosivo e riconoscibile: Alice and Steve è uno studio sulla possessività affettiva e soprattutto un ritratto di due generazioni - GenX e GenZ - che hanno elaborato il mondo sentimentale in modi così diversi da rendere quasi miracoloso il fatto che riescono ancora a occupare lo stesso salotto.

Sophie Goodhart - già sceneggiatrice di Sex Education - costruisce la sua storia su una premessa che si potrebbe liquidare come scandalistica se non fosse che la scandalosità è esattamente il punto di partenza di questa serie. La relazione tra Steve e Izzy è inconveniente, è improvvisa, e per certi versi difficile da prendere sul serio per via della velocità con cui si solidifica narrativamente. Ciononostante, la serie non chiede che la prendiamo sul serio in quanto storia d'amore, ma in quanto innesco e, soprattutto, come punto di contatto (ovvero di collisione) tra due modi radicalmente diversi di concepire il desiderio, la libertà, e la forma che le relazioni possono o devono avere.

Da un lato c'è la generazione di Alice e Steve: quella generazione X (1965-1980) cresciuta in un mondo in cui i sentimenti si gestivano attraverso la forma - il matrimonio, l'amicizia duratura, il ruolo consolidato negli anni che permette ai due di ricordare con qualche goliardata il primo vero amico che viene a mancare - e in cui l'ambiguità emotiva veniva silenziata più che esplorata. Dall'altro c'è Izzy, i suoi amici e il suo mondo (il nostro e attuale): una generazione (la Z: 1997-2012) per cui la fluidità non è un'anomalia ma il punto di partenza, per cui le etichette sono strumenti negoziabili e per cui il confine tra amicizia, desiderio e amore è qualcosa da ridisegnare continuamente piuttosto che da tracciare una volta per tutte. La serie mette questi due universi in contatto diretto attraverso la relazione tra Steve e Izzy (ma anche attraverso Dom, il figlio adolescente di Alice, e la sua storia con Rome) e osserva cosa succede quando le grammatiche sentimentali di epoche diverse si trovano a condividere la stessa sintassi familiare.

Il problema è che quella condivisione è tutt'altro che pacifica e viene totalmente incarnata nella sempre più folle Alice, interpretata da Nicola Walker. Le due generazioni non sono "nemiche" ma ciascuna porta con sé un sistema di aspettative così sedimentato da risultare invisibile a chi lo abita. Alice non percepisce la propria reazione come conservatrice, ma come ovvia: quello che vede è una violazione del senso, dell'ordine, del posto che le cose e le persone dovrebbero occupare. Che quella violazione sia in realtà una forma di libertà esercitata da sua figlia, e persino da Steve, è qualcosa che la serie mostra molto bene, senza mai prendersi la briga di spiegarlo didascalicamente. È lo spettatore a dover tenere insieme i due punti di vista, e quella tensione irrisolta è la fonte principale dell'umorismo. Un umorismo che però tende a sfuggire nel momento stesso in cui lo si coglie, perché dietro la commedia emerge qualcosa di più serio: il riconoscimento che quelle incomprensioni non sono superficiali, ma riguardano il modo in cui epoche diverse hanno imparato (o non imparato) a stare nel mondo affettivo.

Jemaine Clement, nei panni di Steve, lavora su registri diversi e per certi versi più difficili, perché Steve deve essere simultaneamente in malafede e in buona fede. La relazione con Izzy è per lui la prova che il tempo non l'ha ancora escluso da certe possibilità e, in questo senso, è il personaggio in cui l'ansia generazionale si manifesta in modo più nudo: il suo desiderio è reale, ma è anche (e lo sa, seppur rimuovendola) una risposta alla paura dell'irrilevanza.

Il tono della serie è difficile da classificare: Alice and Steve è nominalmente un comedy-drama, ma il suo umorismo nasce più dall'osservazione che dalle battute. Ciò che si mette sotto la lente è come gli adulti peggiorino sistematicamente le proprie situazioni in tempo reale e come la conoscenza intima di qualcuno si possa trasformare in arsenale. Alice e Steve si fanno del male in modo così preciso perché si conoscono da trent'anni: sanno dove sono i loro rispettivi punti deboli perché li hanno costruiti insieme.

La serie riesce a inserire in questo schema anche la dimensione generazionale del linguaggio: c'è una scena emblematica in cui Alice e Steve si trovano immersi nel mondo di Izzy e dei suoi coetanei, e l'imbarazzo che ne deriva non è soltanto comico, ma anche la messa in scena di due persone che si scoprono analfabete in una lingua che credevano di conoscere, quella delle relazioni umane, semplicemente perché quella lingua nel frattempo ha cambiato alfabeto.

La seconda metà della serie tende a forzare l'escalation oltre il punto in cui la psicologia dei personaggi riesce a giustificarla: alcune svolte sembrano selezionate più per accelerare la narrazione che per necessità interna dei personaggi. È un problema non infrequente nelle serie brevi costruite intorno a una premessa esplosiva, dove la tentazione di usare ogni episodio come detonatore porta a bruciare le riserve di credibilità più in fretta del previsto. Alice and Steve lo gestisce meglio di molte sue simili, ma non ne è immune. Rimane tuttavia una serie che sa che il conflitto generazionale è uno scontro tra sistemi di significato, tra modi diversi di nominare il mondo affettivo e di abitarlo. La serie non decreta chi abbia ragione, e il finale, volutamente irrisolto, suggerisce che quella domanda sia forse meno interessante del caos che produce.

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