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mercoledì 19 febbraio 2020

Joaquin Phoenix

Il volto oscuro e fascinoso di Hollywood

Nome: Joaquin Raphael Phoenix
45 anni, 28 Ottobre 1974 (Scorpione), San Juan (Portorico - USA)
occhiello
Massacrerei il mondo intero se solo tu mi amassi.
dal film Il gladiatore (2000) Joaquin Phoenix  Commodo
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Joaquin Phoenix
Golden Globes 2020
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Joker di Todd Phillips

Critics Choice Award 2020
Nomination miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

SAG Awards 2020
Nomination miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

Golden Globes 2020
Premio miglior attore in un film drammatico per il film Joker di Todd Phillips

BAFTA 2020
Nomination miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

Premio Oscar 2020
Nomination miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

Critics Choice Award 2020
Premio miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

SAG Awards 2020
Premio miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

BAFTA 2020
Premio miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

Premio Oscar 2020
Premio miglior attore per il film Joker di Todd Phillips

Spirit Awards 2019
Nomination miglior attore per il film A Beautiful Day di Lynne Ramsay

Festival di Cannes 2017
Premio miglior attore per il film A Beautiful Day di Lynne Ramsay

Golden Globes 2015
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Vizio di forma di Paul Thomas Anderson

Golden Globes 2014
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Lei di Spike Jonze

Golden Globes 2013
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film The Master di Paul Thomas Anderson

BAFTA 2013
Nomination miglior attore per il film The Master di Paul Thomas Anderson

Premio Oscar 2013
Nomination miglior attore per il film The Master di Paul Thomas Anderson

Critics Choice Award 2013
Nomination miglior attore per il film The Master di Paul Thomas Anderson

Festival di Venezia 2012
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film The Master di Paul Thomas Anderson

Golden Globes 2006
Premio miglior attore in un film brillante per il film Quando l'amore brucia l'anima di James Mangold

Premio Oscar 2006
Nomination miglior attore per il film Quando l'amore brucia l'anima di James Mangold

SAG Awards 2006
Nomination miglior attore per il film Quando l'amore brucia l'anima di James Mangold

Golden Globes 2006
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Quando l'amore brucia l'anima di James Mangold

Premio Oscar 2001
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il gladiatore di Ridley Scott

Golden Globes 2001
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il gladiatore di Ridley Scott



L'attore racconta il processo di creazione del personaggio di Joker. Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, Joker è al cinema.

Joaquin Phoenix: «Per ogni scena abbiamo discusso almeno 15 alternative»

sabato 5 ottobre 2019 - Sonia Serafini cinemanews

Joaquin Phoenix: «Per ogni scena abbiamo discusso almeno 15 alternative» Arthur Fleck vive con l'anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l'arroganza dei ricchi.L'attore protagonista di Joker Joaquin Phoenix racconta la costruzione del personaggio. Joker (guarda la video recensione), Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, è al cinema.

   

L'attore tornerà presto in sala con Don't Worry di Gus Van Sant, emozionante dramma sul potere curativo dell'arte. Presentato alla Berlinale e dal 29 agosto al cinema.

Joaquin Phoenix: più che un attore, una forza della natura

martedì 14 agosto 2018 - Paola Casella cinemanews

Joaquin Phoenix: più che un attore, una forza della natura "Non ho fatto altro che cavalcare la forza vitale di Joaquin Phoenix", ha dichiarato Philip Seymour Hoffman nell'accettare la Coppa Volpi ex aequo alla 69esima edizione della Mostra di Venezia per The Master. E in effetti è più giusto descrivere Phoenix come una forza della natura che come un semplice attore: da quando è comparso sulla scena - a 8 anni, in una trasposizione televisiva del musical Sette spose per sette fratelli - il pubblico ha dovuto fare i conti con la sua presenza scenica potente (nonostante un labbro leporino mal ricucito) e la sua recitazione intensa. Terzo dei cinque fratelli Phoenix dopo River e Rain, anche loro attori (il primo scomparso a 23 anni), ha rinunciato al "nome d'arte" Leaf ("Foglia") per recuperare quello assegnatogli dai genitori, Joaquin, in onore del suo luogo di nascita, Porto Rico. Anche il cognome è un'invenzione: in origine era Bottom, cioè "fondo" o "base", ma poiché la tendenza famigliare era quella di risorgere dalle proprie ceneri come la Fenice, è diventato Phoenix. Nel caso di Joaquin, però, l'animale di riferimento resta il camaleonte. Dal ruolo del problematico amante 19enne di Nicole Kidman in Da morire a quello del perverso imperatore Commodo ne Il Gladiatore, dal re della musica country Johnny Cash in Quando l'amore brucia l'anima al divo ingestibile e strafottente del mockumentary Joaquin Phoenix: Io sono qui!, in cui interpretava se stesso con straordinaria autoironia sotto la regia del cognato Casey Affleck, Joaquin si è trasformato incessantemente, spesso anche fisicamente, acquistando e poi perdendo decine di chili di peso, passando da una barba incolta e un capello hippie a una rasatura da Marine senza alcuna lamentela da divo.

Joaquin Phoenix e Lynne Ramsay raccontano il loro film, premiato a Cannes e dal 1° maggio al cinema.

A Beautiful Day: «vi presentiamo le due facce della mascolinità»

sabato 28 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

A Beautiful Day: «vi presentiamo le due facce della mascolinità» "Sul set di Irrational Man avevo chiesto al direttore della fotografia Darius Khondji con quale regista gli sarebbe piaciuto lavorare. Lynne Ramsay, ha risposto - lei, e nessun altro. Visto che Darius è uno dei migliori fotografi al mondo e che ha lavorato con Woody Allen, David Fincher, Michael Haneke e Bernardo Bertolucci, ho pensato bene di seguire il suo consiglio". Joaquin Phoenix ha accettato di interpretare il ruolo di Joe, l'ex marine e agente dell'Fbi protagonista di A Beautiful Day (guarda la video recensione), dramma a basso budget con cui la regista e autrice scozzese ha conquistato a Cannes il premio per la Miglior Sceneggiatura. "In A Beautiful Day, Ramsay si butta nella narrazione visiva entrando nella materia delle cose e permeando la psicologia disturbata dei suoi personaggi." Dalla recensione di Paola Casella, MYmovies.it Lo stesso Joaquin si è aggiudicato la Palma come miglior attore, ed è a Roma per sostenere un film alla cui realizzazione ha partecipato attivamente, ben oltre il suo ruolo di interprete. "Non scelgo mai un film in base al cachet o al genere", afferma. "Mi convincono la sceneggiatura, il regista e in generale la qualità delle persone che lavorano al progetto. A Beautiful Day nasce da una lunga serie di conversazioni con Lynne, apparentemente prive di senso, e invece capaci di accendere quella scintilla che dà vita all'ispirazione". "Mi piace un cinema in cui musica, recitazione, montaggio concorrano a creare qualcosa di mai visto prima", gli fa eco Ramsay. "E mi interessano solo i personaggi complicati perché mi piace analizzarli. Forse sono io che ho bisogno di uno psicologo!".

Il regista Paul Thomas Anderson e il protagonista Joaquin Phoenix raccontano i retroscena del film.

Vizio di forma e il 1969

martedì 27 gennaio 2015 - Gabriele Niola cinemanews

Vizio di forma e il 1969 Quando si parla di noir al cinema la tradizione in materia è così grande che non si può fare a meno di pensare a tutto quello che è venuto prima, a quanto un regista o un attore si siano appoggiati alla vasta filmografia in materia, quanto si citi e quanto sia pura ispirazione. Per Vizio di forma "non c'era da guardare vecchi film o altro, tutto era nel libro, il tono è così unico che serviva solo quello" ha raccontato Joaquin Phoenix che nel film è Doc Sportello, un investigatore privato hippie nel 1969, un'era in cui la cultura hippie stava tramontando per lasciare spazio a quella della paranoia.

   

Dopo Hotel Rwanda, Terry George torna con un "thriller persecutorio" che riflette sulla vendetta privata.

Reservation Road: la cognizione del dolore

giovedì 22 maggio 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Reservation Road: la cognizione del dolore Non è vero che tutto il cinema americano dopo il 2001 pensa all'undici settembre ma è pur vero che molto cinema americano racconta una realtà sociale che pensa all'undici settembre. Non fa eccezione il nuovo film "americano" dell'irlandese Terry George, che sulla "reservation road" incontra e scontra gli "umori" della gente comune davanti alla tragedia. Lungo la strada due padri percorrono in direzione opposte i rispettivi destini e quello dell'uno finirà per travolgere e "investire" quello dell'altro. Con un melodramma raggelato, Terry George piange il dolore di un padre e la caducità della vita, piange la tragedia che tocca un bambino normale e il dramma di una famiglia normale. Reservation road capta e declina al privato il day-after e la "terra bruciata" lasciata all'indomani dell'"attacco". L'autore denuncia e fotografa il luogo dello scempio, la reservation road del titolo, affidandosi al collaudato potere testimoniale dell'immagine filmica. Scegliendo di rispondere, almeno inizialmente, con una vendetta che dia ragione del grande dolore causato, Reservation Road vuole colmare i vuoti della giustizia con un atto che la rinnega nuovamente. Nonostante il padre dolente di Joaquin Phoenix covi vendetta, non riuscirà a portarla alle estreme conseguenze. Sulla strada resta allora un innocente, nel cuore un dolore indicibile, sullo schermo il cinema come lavoro del lutto. Pubblico o privato.

Joker

Joker

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,68)
Un film di Todd Phillips. Con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron.
continua»

Genere Azione, - USA 2019. Uscita 03/10/2019. 14
I Fratelli Sisters

I Fratelli Sisters

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,53)
Un film di Jacques Audiard. Con John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Jóhannes Haukur Jóhannesson.
continua»

Genere Western, - Francia, Spagna, Romania, Belgio, USA 2018. Uscita 02/05/2019.
Don't Worry

Don't Worry

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Gus Van Sant. Con Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto.
continua»

Genere Biografico, - USA 2018. Uscita 29/08/2018.
A Beautiful Day

A Beautiful Day

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman.
continua»

Genere Drammatico, - USA, Francia 2017. Uscita 01/05/2018.
Maria Maddalena

Maria Maddalena

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,98)
Un film di Garth Davis. Con Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Chiwetel Ejiofor, Tahar Rahim, Shira Haas.
continua»

Genere Drammatico, - Gran Bretagna 2018. Uscita 15/03/2018.
Filmografia di Joaquin Phoenix »

lunedì 10 febbraio 2020 - In un'edizione criticata per la sua mancanza di diversità (culturale ed etnica) vince proprio la diversità. Al film di Bong Joon-ho gli Oscar al Miglior Film, Miglior Regia, Miglior sceneggiatura originale e Miglior film internazionale.

Oscar 2020, irruzioni dal 'sottosuolo'. Vittoria storica per Parasite

Marzia Gandolfi cinemanews

Oscar 2020, irruzioni dal 'sottosuolo'. Vittoria storica per Parasite Era già tutto scritto, o quasi, nelle nomination della 92ma edizione degli Oscar, il cui conservatorismo appariva come un'ultima provocazione ai cambiamenti culturali della società contemporanea. Si era già detto molto sull'assenza di autrici nella cinquina 'Miglior regia' e sulla scarsa rappresentazione delle minoranze tra gli attori e le attrici. Si aggiunga, a titolo di esempio, che le 24 nomination raccolte da Netflix, riguardano figure dell'establishment tradizionale, Martin Scorsese o Scarlett Johansson, Anthony Hopkins o Laura Dern.

Restavano due casi marginali, Joker e Parasite.

Il film di Todd Phillips poteva valere a Joaquin Phoenix il suo primo Oscar, il film di Bong Joon-ho la ricompensa a un regista non americano. Una favola che avrebbe reso un po' di giustizia e di originalità a una cerimonia che ne mancava crudelmente. E così incredibilmente è stato. Un Oscar all'interpretazione allucinata di Phoenix e quattro Oscar a Parasite di Bong Joon-ho (Miglior film, regia, sceneggiatura originale, film internazionale).
 

Con il trionfo di Parasite, primo film sudcoreano ricompensato a Los Angeles dall'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, la 92ma edizione degli Oscar entra di diritto negli annali.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Favola sociale improntata al ménage dei generi e alla rottura dei toni, Parasite è un film limpido e misterioso, un ingranaggio accattivante e complesso che coglie lo spettatore dove non si aspetta coi suoi coup de théâtre, il suo senso della suspense e dell'ironia.

Già ricompensato con la Palma d'oro alla 72ma edizione del Festival di Cannes e poi al Golden Globe come Miglior film straniero, Parasite è l'inimmaginabile in cui tutti speravano ma che nessuno si aspettava. 1917 di Sam Mendes partiva favorito dopo i due Golden Globe (miglior film drammatico e miglior regista) ricevuti il 5 gennaio e i 7 BAFTA vinti 'in casa' dieci giorni fa. Tuttavia, l'audace film di guerra britannico merita tre Oscar tecnici (sonoro, fotografia, effetti speciali), il plauso della critica e un incredibile successo di pubblico.

Se Parasite ha creato la sorpresa, sul versante degli attori l'Academy privilegia i grandi favoriti: Joaquin Phoenix vince a 45 anni il suo primo Oscar, dopo essere stato nominato tre volte, di cui due per un ruolo principale, Renée Zellweger, premiata per la sua interpretazione della leggenda di Hollywood Judy Garland, aveva già vinto un Oscar nel 2004 come attrice non protagonista per Ritorno a Cold Mountain. Conferme rispetto ai pronostici sono pure Laura Dern, Miglior attrice non protagonista in Storia di un matrimonio (guarda la video recensione) di Noah Baumbach. Per l'attrice, il cui timbro familiare convoca immediatamente il mondo perturbante e sensuale di David Lynch, è il primo Oscar (meritatissimo). Laura Dern era stata nominata per la prima volta nel 1992 per Rosa scompiglio e i suoi amanti. A Brad Pitt, inserito misteriosamente nella categoria Miglior attore non protagonista, va l'Oscar per la sua interpretazione nonchalant dello stuntman melanconico di C'era una volta a… Hollywood. Un Oscar supercool che sbaraglia i veterani Al Pacino e Joe Pesci, Anthony Hopkins e Tom Hanks, e ripara l'assenza totale di Ad Astra, il sublime film di James Gray.

L'Academy, criticata per aver dimenticato la diversità culturale ed etnica, rimprovero ricorrente, ha scelto per consegnare i premi, nel tentativo disperato di spegnere la polemica, un gran numero di star internazionali e di origini diverse: la spagnola Penélope Cruz, la messicana Salma Hayek, l'israeliana Gal Gadot. Tutti gli attori e le attrici in lizza quest'anno erano di fatto 'bianchi', fatta eccezione per Cynthia Erivo (Harriet).

Le Piccole donne di Greta Gerwig si vedono invece strappare l'Oscar per il miglior adattamento non originale da Jojo Rabbit di Taika Waititi e, ironia di una sorte decisamente poco femminista, si vedono assegnare quello per i Miglior costumi mentre Bombshell, satira femminista prima di #MeToo sugli abusi sessuali di Roger Ailes, ottiene, altrettanto beffardamente, l'Oscar del trucco e acconciature.

In un'edizione lunga e piatta, nella lotta senza fine tra Netflix, Amazon e Studios, si introduce come un refolo d'aria vitale Parasite, primo film in lingua straniera a ottenere l'Oscar per il Miglior film, la ricompensa faro di Hollywood.

In risonanza con la sera della cerimonia, che mette in scena 'due famiglie', una ricca e una povera, in una lotta di classe verticale, la vittoria di Parasite suona come una salutare (e sacrosanta) intrusione, un'irruzione letterale di nuovi codici, di nuovi sguardi, di nuovi odori, una rimonta dal sottosuolo ai piani alti fino alla riconquista della pura superficie audiovisiva.

Parasite fa parte di quei film rari da raccomandare a tutti, cinefili e non, perché nessuno come Bong Joon-ho sa accordare la ricerca plastica e cinematografica con l'esigenza di un cinema popolare. Un consiglio al pubblico, l'ultimo, superate la barriera dei sottotitoli e scoprirete film sbalorditivi. Film da (quattro) Oscar.
   

lunedì 10 febbraio 2020 - Il film sudcoreano si aggiudica quattro Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura originale e Miglior film Internazionale) cambiando la storia degli Academy Awards.

Oscar 2020 - Trionfo storico di Parasite. Il resoconto della serata

Emanuele Sacchi cinemanews

Oscar 2020 - Trionfo storico di Parasite. Il resoconto della serata “Aspettati il peggio, ma cerca di fare il meglio” dice Brad Pitt, impugnando la sua prima statuetta come Miglior Attore non protagonista. E ricorda gli stuntmen, come il suo Cliff Booth, personaggio di C’era una volta…a Hollywood. Joe Pesci - favoloso in The Irishman (guarda la video recensione) - e Anthony Hopkins (I due papi) non erano neanche presenti alla serata, forse consapevoli di non avere chance in una categoria blindata dai pronostici, che prevedevano un solo favorito.

lunedì 10 febbraio 2020 - La magistrale interpretazione di Arthur Fleck nel Joker di Todd Phillips è valsa al sofisticato attore la statuetta come Miglior attore protagonista.

Joaquin Phoenix - Una danza da Oscar

Simona Previti cinemanews

Joaquin Phoenix - Una danza da Oscar Che Joaquin Phoenix si accaparrasse con la sua interpretazione in Joker (guarda la video recensione) la statuetta come miglior attore non è stata una sorpresa. Attore sofisticato, misterioso, dalle coordinate poco identificabili. Si capiva che Joaquin Phoenix poteva regalare una grande interpretazione dietro quella maschera iconica, dal sorriso forzato, tagliato o insanguinato a seconda delle versioni che si sono susseguite. Era chiaro già dal primissimo piano allo specchio con cui il film si apre che le note del personaggio gli erano care, come se l'attore potesse con grande naturalezza calcare quella sua indole interpretativa che lo vede un po' personaggio border line, ai limiti del "normale" (anche per le stranezze e le crudeltà che avvolgono la sua biografia); come a volte trapela da interviste o conferenze stampa un po' fuori dagli schemi, con divagazioni quasi jazzistiche che spiazzano tutti. Insomma un attore non facilmente malleabile per la direzione di un regista, uno che può portare il materiale verso la sua strada, ma quale? Da subito è chiaro che il lavoro di Todd Phillips e Joaquin Phoenix voleva distaccarsi dalle rappresentazioni viste finora del villain di Batman. Abbandonato l'universo fumettistico d'origine, questo Joker è come se si collocasse accanto. Non cancella quelle versioni ma se ne accosta, scorrendo loro a fianco, così come uno spin-off prende spunto da un altro ramo della storia. Arthur Fleck è un uomo comune, vittima di un'infanzia dolorosa, privato degli affetti della vita (primo fra tutti quello della madre), è uno scarto della società dei consumi e dello spettacolo. Insomma questa è la nuova chiave di lettura che il film impone sul personaggio. Come non sentirlo vicino?

È un terreno misterioso e affascinante quello che vede confrontarsi regista e attore sulla costruzione di un personaggio. Una sorta di partita, un gioco che a volte perde le coordinate tracciate e prende direzioni inaspettate; è una magia che lascia la sceneggiatura e si crea sul set. Ed è questa magia che regala a volte il cinema iscrivendo nella storia personaggi che restano memorabili; è questo ciò che è successo al Joker di Phoenix, anche se la storia dei suoi predecessori non era per niente banale (Heath Ledger, Jack Nicholson, Jared Leto...).

Sul modo in cui l'interpretazione viene costruita da Phoenix molto potremmo dire. Sui suoi primissimi piani strazianti, sulla relazione che instaura con la macchina da presa, sulla sua risata tragica quasi un pianto di dolore. Sicuramente ciò che emerge è una lettura fisica del personaggio, un lettura che si fa ritmo, spostamento di un volume nello spazio nel corso della sua trasformazione da Arthur Fleck a Joker. Un corpo muore e un altro nasce sotto la stessa pelle. Come la muta di un serpente che si trasforma attraverso una danza rituale: il primo si congeda con un inchino, l'altro entra in scena sotto le luci del palcoscenico.
La muta avviene nella famosa scena del bagno in cui Arthur si rifugia fuggendo dopo aver ucciso per la prima volta. Sotto quella luce verdastra la morte del cigno libera il suo nuovo io: Arthur improvvisa passi per la prima volta armonici e fieri. Da questo momento in poi non sarà più possibile vedere Arthur Fleck. Il suo corpo, impacciato e goffo nelle prime scene, lascia il posto ad un corpo che ostenta la sua camminata, sicuro di sé e della sua identità. Sulle scale che ogni giorno lo riconducevano a casa Arthur trascinava il peso della sua vita, ma quando a scendere quelle stesse scale sarà Joker sarà un corpo possente che esplode in una danza liberatoria.

La scena del bagno è stata raccontata dal regista come un corpo a corpo col suo attore, mentre la troupe era chiusa fuori. Improvvisata sul momento, scartando ciò che prevedeva la scena sul copione. Le note che Phillips usa per ispirare il suo attore (la bellissima musica di Hildur Guðnadóttir che vince non a caso l'Oscar) portano Phoenix verso la liberazione catartica del personaggio. Questa scena è una crepa nella narrazione: Phoenix si mette a ballare, il film smette per un attimo di incasellare fatti, cause e effetti, il tempo si dilata. Il regista lascia dirigere il gioco all'attore lasciando tutto nelle sue mani. è sempre un momento di confine quando il film fa ballare il suo attore. Non si sa cosa voglia diventare, verso dove voglia andare.

L'attore è questa materia grezza che ad un certo punto si mette a creare. Non è solo un interprete di una partitura, è un autore a tutti gli effetti. Più grande è l'attore più personale è la sua creazione, anche se diretta da un direttore d'orchestra. L'attore non si sa bene cosa faccia e perché lo fa. Sicuramente instaura un rapporto tutto personale con la macchina da presa e detta con la sua fisicità il tipo di sguardo da portare su di sé. La scena sembra emanare da ciò che l'attore fa sul suo corpo, sul gesto, sulla voce. È un'alchimia fra lui e l'occhio della macchina da presa. E poi fra questa e noi spettatori. La chiave che sembra trovare Phoenix è quella di una musicalità del suo corpo, che non è solo un brano che ispira la recitazione, è molto di più: è un ritmo da dare al suo personaggio prima ad Arthur Fleck - il corpo goffo, curvo - poi a Joker, il corpo esplosivo che occupa diversamente lo spazio dell'inquadratura.

La colonna sonora è stata di grande ispirazione per il regista nel suo modo di dirigere Phoenix (Phillips racconta di aver scoperto la talentuosa compositrice proprio mentre scriveva la sceneggiatura). Su questa partitura sonora l'attore innesta poi una sua personale partitura fisica: una danza che viene modulata prima sulle note grevi del violoncello, monocromatiche come il verde della fotografia della scena del bagno. Poi sul rock esplosivo di Gary Glitter nella scena in cui scende le famose scale.

E se il valzer di Chaplin sui pattini per Arthur rappresenta un mondo antico, un'innocenza perduta -come il cinema muto-, sulle note di Frank Sinatra che canta "That's life" si chiude il film: il clown scappa inseguito dai medici in un lungo corridoio bianco. Una "danza" slapstick che ormai ostenta la più grottesca commedia umana.

   

lunedì 10 febbraio 2020 - L'attrice si aggiudica il premio per l'interpretazione della cantante Judy Garland nel film di Rupert Goold.

Renée Zellweger Miglior attrice protagonista per Judy - Oscar 2020

a cura della redazione cinemanews

Renée Zellweger Miglior attrice protagonista per Judy - Oscar 2020 Nell'ultimo periodo della sua vita, Judy Garland è ancora un nome che suscita ammirazione e il ricordo di un'età dell'oro del cinema americano, ma è anche sola, divorziata quattro volte, senza più la voce di una volta, senza un soldo e senza un contratto, perché ritenuta inaffidabile e dunque non assicurabile. Per amore dei figli più piccoli, è costretta ad accettare una tournée canora a Londra, ma il ritorno sul palco risveglia anche i fantasmi che la perseguitano da sempre.

Renée Zellweger si aggiudica l'Oscar come miglior attrice protagonista. 
Era molto prevedibile che Renée Zellweger si aggiudicasse l’Oscar per il ruolo di Judy Garland in Judy (guarda la video recensione). E anche meritato, per come riesce a entrare in sintonia con la psicologia di una stella fragile, ferita sin dalla tenera età, adorata da tutti ma abbandonata a se stessa di fronte alle difficoltà della vita.

La sua esibizione conclusiva e i litigi che caratterizzano l’ottovolante della vita di Judy sono da pelle d’oca: un lavoro stupefacente di Zellweger, a maggior ragione perché arriva dopo una pausa lunghissima, di sei anni, dalle scene e un susseguente ritorno in sordina.
   

lunedì 10 febbraio 2020 - L'attore si aggiudica il premio per l'interpretazione di Arthur Fleck (Joker) nel film di Todd Phillips.

Joaquin Phoenix Miglior attore protagonista per Joker - Oscar 2020

a cura della redazione cinemanews

Joaquin Phoenix  Miglior attore protagonista per Joker - Oscar 2020 Arthur Fleck vive con l'anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l'arroganza dei ricchi.
 

Joaquin Phoenix si aggiudica il premio Oscar come Miglior attore protagonista. 
 
Alla quarta nomination arriva l’Oscar per Joaquin Phoenix nel ruolo di Arthur Fleck in Joker (guarda la video recensione). Il suo discorso di ringraziamento è quasi un monologo, in cui affronta i temi di razzismo, abuso dell’uomo su altri uomini o su altri animali: “Vediamo una mucca dare vita a un cucciolo e glielo prendiamo immediatamente, insieme al suo latte, che metteremo nel nostro caffè alla mattina”.

Phoenix si dice “grato per aver avuto una seconda possibilità”, dopo aver spesso piantato grane nella propria vita e nella propria carriera. È il secondo premio a un’interpretazione del villain nemesi di Batman, dopo quello al compianto Heath Ledger.
   

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