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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
mercoledì 15 luglio 2020

Robert De Niro

C'era una volta in America... il timido Bob Milk

76 anni, 17 Agosto 1943 (Leone), New York City (New York - USA)
occhiello
Ci sono tre modi di fare le cose. Giuste, sbagliate e come dico io.
dal film Casinò (1995) Robert De Niro  Sam "Ace" Rothstein
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Robert De Niro
Critics Choice Award 2020
Nomination miglior attore per il film The Irishman di Martin Scorsese

Emmy Awards 2019
Nomination miglior attore ospite in una serie tv brillante per il film Saturday Night Live di Dave Wilson, Beth McCarthy-Miller

Golden Globes 2018
Nomination miglior attore in una serie televisiva drammatica per il film The Wizard of Lies di Barry Levinson

SAG Awards 2018
Nomination miglior attore miniserie o film tv per il film The Wizard of Lies di Barry Levinson

Critics Choice Award 2018
Nomination miglior attore miniserie o film tv per il film The Wizard of Lies di Barry Levinson

Razzie Awards 2017
Nomination peggior attore per il film Nonno scatenato di Dan Mazer

Critics Choice Award 2016
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Lo stagista inaspettato di Nancy Meyers

Critics Choice Award 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il lato positivo - Silver Linings Playbook di David O. Russell

SAG Awards 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il lato positivo - Silver Linings Playbook di David O. Russell

Premio Oscar 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il lato positivo - Silver Linings Playbook di David O. Russell

Golden Globes 2001
Nomination miglior attore per il film Ti presento i miei di Jay Roach

Golden Globes 2000
Nomination miglior attore per il film Terapia e pallottole di Harold Ramis

Premio Oscar 1992
Nomination miglior attore per il film Cape Fear - Il promontorio della paura di Martin Scorsese

Golden Globes 1992
Nomination miglior attore per il film Cape Fear - Il promontorio della paura di Martin Scorsese

Premio Oscar 1991
Nomination miglior attore per il film Risvegli di Penny Marshall

Golden Globes 1989
Nomination miglior attore per il film Prima di mezzanotte di Martin Brest

Premio Oscar 1981
Nomination miglior attore per il film Toro scatenato di Martin Scorsese

Golden Globes 1981
Nomination miglior attore per il film Toro scatenato di Martin Scorsese

Premio Oscar 1981
Premio miglior attore per il film Toro scatenato di Martin Scorsese

Golden Globes 1981
Premio miglior attore per il film Toro scatenato di Martin Scorsese

Festival di Venezia 1981
Premio premio fenice per il film L'assoluzione [2] di Ulu Grosbard

Golden Globes 1979
Nomination miglior attore per il film Il cacciatore di Michael Cimino

Premio Oscar 1979
Nomination miglior attore per il film Il cacciatore di Michael Cimino

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film New York New York di Martin Scorsese

Premio Oscar 1977
Nomination miglior attore per il film Taxi Driver di Martin Scorsese

Golden Globes 1977
Nomination miglior attore per il film Taxi Driver di Martin Scorsese

Premio Oscar 1975
Premio miglior attore non protagonista per il film Il padrino - Parte II di Francis Ford Coppola

Premio Oscar 1975
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il padrino - Parte II di Francis Ford Coppola



De Niro - Pfeiffer: la vecchia guardia non cede.

ONDA&FUORIONDA

domenica 27 ottobre 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Piace alla gente, e non solo, Cose nostre - Malavita: il titolo originale sarebbe The Family, ma noi dobbiamo sempre metterci qualcosa in più di "mercato". Il regista è il francese/americano (per stile) Luc Besson, uno che sa girare. Ma i nomi più interessanti sono quelli di Robert De Niro, protagonista, e di Martin Scorsese, produttore. I due devono essersi divertiti un mondo a impegnarsi in questo mafia movie, doppio, triplo richiamo alla loro vicenda personale. Non si può infatti non partire da un classico di Scorsese, Quei bravi ragazzi, storia di tre mafiosi. Al centro del racconto c'era il più giovane Henry Hill, cui dava corpo e volto Ray Liotta - gli altri due erano De Niro e Pesci- che dopo una discreta carriera, decideva di collaborare con la giustizia e raccontava tutto della "famiglia". Naturalmente era costretto a sparire, ad affidarsi al cosiddetto "programma protezione testimoni". Henry concludeva il suo lungo racconto rivelando un'irresistibile nostalgia di quando era un "bravo ragazzo", cioè qualcuno, mentre adesso "non sono più nessuno".
De Niro riprende, di fatto, quel personaggio, gli anni sono passati, ma i padrini traditi non dimenticano, mai. E così di Paese in Paese, di città in città, Giovanni Manzoni, De Niro appunto, arriva in una cittadina della Normandia. Ma il carattere è il carattere, la storia è la storia, e il mafioso continua ad esserlo. Così come i componenti della famiglia, il maschietto quattordicenne, che si sente già in ritardo rispetto al padre, assassino a tredici anni, e la ragazza diciassettenne, una "dark" romantica ma violentissima. E poi la madre, Michelle Pfeiffer, perfettamente omologa per carattere famigliare: sente il proprietario di un supermercato parlar male degli americani e ... il supermercato brucia. Besson usa toni estremi, ironici, surreali, divertenti. Lo scontro finale è in perfetto stile tarantiniano. Un eccesso talmente eccesso che finisce per annullarsi, divertendo, appunto. Giovanni/Robert trova una vecchia macchina da scrivere e comincia a scrivere la sua storia. Roba pericolosa, per sé e per tutti. Ma regista, produttore e attore, portano il loro divertimento sul filo sottile e intelligente della citazione, che è proprio Quei bravi ragazzi. La comunità che ospita la famiglia è affascinata dallo scrittore americano, lo invita a un cineforum dove viene proposto quel film di Scorsese con De Niro. Doppio, triplo gioco appunto. E Manzoni/De Niro, che conosce l'argomento come nessun altro, incanta tutti. Ovazione. Per la disperazione del loro angelo custode, l'agente FBI Tommy Lee Jones, altro eroe veterano, parente, forse con minore mitologia ma stretto, dell'eroe eponimo protagonista. Gente della vecchia guardia dunque. Come lei, la Pfeiffer, cinquantacinquenne moderatamente disturbata dal dimostrarlo. Con quelle sue naturali, affascinanti piccole rughe sotto gli occhi: lontana dalle nostre attrici, o conduttrici, che non ti fanno capire se hanno quindici anni oppure settanta.
E poi lui, De Niro, che ormai deve, ad ogni film, vedersela con la propria leggenda a e il proprio monumento. Ha settant'anni, portati come... un settantenne. Non è ricorso a nessun chirurgo e se ne compiace, con quei primi piani sul volto che richiamano la sua lunga storia, e qualcosa di più dell'America. Quell'effige, quella faccia di roccia, potrebbe figurare fra quelle di Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, sul monte Rushmore, magari fra Roosevelt e Lincoln, là dove l'immane scultura fa una curva. Quelli, grandi presidenti, questo, grande modello della vita e, perché no, della cultura americana. Nel film guardi Giovanni Manzoni, ma non riesci a non vederci De Niro. Il quale ha un'età in cui, solitamente, si rallenta o si cambia, per tutte le naturali ragioni, storiche, fisiche , estetiche. Invece "Giovanni" possiede l'energia anzi la violenza dei tempi belli. Oltre alla maggiore autorevolezza. È corretto dire che Robert vale Giovanni, se è vero che nel suo lavoro non ha affatto rallentato, anzi ha accelerato, con ..violenza.
Un dato assoluto, persino aritmetico: De Niro nel 2013 ha fatto 6 film (per i supercinefili: The big Wedding, Killing Season, Cose nostre - Malavita, Last Vegas, American Hustle, Grudge Match). Credo sia il suo record personale, e forse non solo suo, a questi livelli, da protagonista. Ed è automatico il richiamo a un altro eroe dello schermo e oltre lo schermo, Al Pacino, che nel recente Uomini di parola, faceva un personaggio simile a quello di De Niro. Pacino-De Niro, promemoria di veterani di gran classe. Quasi eterni, per fortuna.

   

L'attore italoamericano protagonista del remake a stelle e strisce del film di Tornatore.

Robert De Niro: the king of comedy

giovedì 11 novembre 2010 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Robert De Niro: the king of comedy Quando eravamo re, o tassisti
È stato Re per una notte a ogni costo, nel tentativo di farsi un nome come comico, e ha percorso in lungo e largo le luride strade di New York vestendo gli abiti di un esaltato tassista-giustiziere. Se negli anni '70 e '80 c'era un ruolo in circolazione capace di definire zone d'ombra di piccoli grandi uomini di origini italoamericane – che fossero padrini della mafia, poliziotti, ladri, musicisti o pugili – c'era anche un attore pronto a incarnarlo: Robert De Niro. L'altra faccia dell'"artigiano di maschere", però, è quella che ha messo a punto negli ultimi anni frequentando la leggerezza della commedia, talvolta esilarante, talvolta amara come la vita. Dopo aver dato voce a uno squalo gangster padre inconsapevole di un figlio vegetariano ed essersi calato nella parte di un suocero con la mania dello spionaggio familiare, l'attore deve aver scoperto le gioie (e i dolori) dell'essere padre sul grande schermo. Così, quando si è trattato di dover trovare l'erede americano del ruolo che fu di Marcello Mastroianni nel film di Giuseppe Tornatore, De Niro si è rivelato la scelta più ovvia.

Padri (troppo) esigenti
Per Robert De Niro, padre di cinque, non è stato difficile identificarsi con la storia e il personaggio di Frank Goode. “Posso capire facilmente quello che Frank vive e prova per i figli ed e` questo che ha reso il film cosi` interessante ai miei occhi”. Adattato alla vastità della terra americana, lo Stanno tutti bene di Tornatore perde la sua italianità lungo le highway del Nuovo mondo, nel momento in cui il padre di De Niro prova a confrontarsi per la prima volta col mondo esterno, la modernità e i segreti dei figli sparsi (e spersi) per il continente.

Padri (iper)protettivi
Commedia dalle sfumature nere è quella che da dieci anni vede Robert De Niro muoversi con disinvoltura negli abiti del paranoico padre di una brava ragazza della est coast. Nella saga tutta da ridere della famiglia Byrnes/Fotter, di cui il terzo capitolo è atteso nelle sale il prossimo gennaio, De Niro interpreta un ex agente della CIA deciso da prima a mandare a monte la relazione della figlia con il Gaylor Fotter di Ben Stiller e in seguito il matrimonio ricorrendo a vecchi trucchi del mestiere e a diabolici marchingegni spionistici.

   

L'attore presenta a Roma Manuale d'amore 3.

L'amore è qualcosa di fantastico. Parola di Robert De Niro.

mercoledì 20 ottobre 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

L'amore è qualcosa di fantastico. Parola di Robert De Niro. Sarà un caso che, dopo un (non)giovane di nome Dante (Francesco Mandelli) e un disc-jockey interpretato da Claudio Bisio, il narratore che sfoglierà per noi i nuovi capitoli del compendio amoroso di Giovanni Veronesi sia un tassista chiamato Cupido (Emanuele Propizio)? Forse no, considerando che il protagonista di Manuale d'amore 3 è il taxi driver per eccellenza della storia del cinema, l'uomo più emulato da varie generazioni di attori posti davanti a uno specchio in cerca di uno sguardo paranoico ed esaltato. C'è voluta una conferenza stampa allestita durante una pausa di lavorazione per vedere e credere ciò che era stato già da tempo annunciato: Robert De Niro protagonista dell'ultima delle ricette sentimentali di Giovanni Veronesi e Aurelio De Laurentiis. I quali, dopo le "appendici" sugli italiani all'estero (Italians) e sul gap generazionale (Genitori & Figli), tornano così alla manualistica più rodata (35 milioni di euro gli incassi complessivi dei primi due film) con un terzo tomo che si porta dietro molti degli attori delle puntate precedenti (Verdone, Scamarcio, Bellucci) più qualche nuova entrata (Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti e Valeria Solarino), tutti uniti a sostenere e controbilanciare la mole del mostro sacro newyorkese.
Dopo il ricco proprietario terriero di Novecento di Bertolucci e il gangster Noodles di C'era una volta in America di Sergio Leone, De Niro rientra in Italia dopo più di venticinque anni per assecondare il genere che da un po' di tempo gli risulta più congeniale (sta per uscire in America la terza parte di Ti presento i miei) e per interpretare (in italiano!) un maturo professore di storia dell'arte destinato a innamorarsi delle forme giunoniche di Monica Bellucci. L'episodio in questione si intitola "Oltre" (in merito a quella fase del percorso amoroso che segue "Giovinezza" e "Maturità", gli altri due episodi previsti del film), ma è davvero difficile anche per gli altri attori presenti andare "oltre" e parlare liberamente, al di là della presenza di De Niro al loro fianco. Così che anche le loro parole si concentrano sugli aneddoti riguardanti l'attore italo-americano. Il quale, a sua volta, ricambia la stima con molta umiltà e qualche lacrima, a dispetto di un'atmosfera a dir poco festante.

Come è stato coinvolto in questo progetto?
Robert De Niro: Avevo sentito dire che Giovanni Veronesi era interessato a farmi interpretare un ruolo in un suo nuovo film. Per convincermi, mi ha mandato i primi due Manuali. Li ho visti e mi sono piaciuti molto, così come mi è piaciuta l'idea del ruolo scritto per me. Così, mi ha mandato la storia e quando ci siamo incontrati in Sicilia l'estate scorsa, mi sono reso conto che era una persona intelligente e ho deciso di accettare il ruolo.

È stato molto difficile recitare in italiano?
Robert De Niro: Un po' d'italiano lo parlo in realtà, ma la qualità dell'italiano richiesto dalle mie battute era davvero difficile e sofisticato, così ho dovuto imparare a memoria la giusta pronuncia. Non che sia stato difficilissimo, ma devo anche ammettere che non è stato sempre semplice, mi auguro solo di aver recitato con un italiano sufficientemente buono da non dover essere doppiato. Molto dell'umorismo sta anche nel fatto che il mio personaggio deve parlare un accento un po' strano.

Cos'è per lei l'amore?
Robert De Niro: L'amore è sempre lo stesso, a ogni età, ed è sempre meraviglioso: solo che, invecchiando, si è più consapevoli del fatto che tutte le cose hanno una fine. Giovanni Veronesi ha scritto il mio episodio con tanta dolcezza, dando al personaggio una seconda possibilità. D'altronde l'amore è qualcosa di fantastico. Di dolce e di fantastico.

Cosa la attira così tanto nella commedia contemporanea?
Robert De Niro: Le commedie generalmente hanno meno restrizioni. Nella commedia puoi provare su ogni cosa, puoi osare di più. Puoi essere molto più spregiudicato rispetto a un dramma. Mi piace fare commedie e devo dire che recitare in una commedia italiana è stato ancor più piacevole, grazie a una grande tradizione che gli permette in modo unico di coniugare comico e drammatico.

Le tre fasi evolutive dell'amore: Oltre
Giovanni Veronesi: Con "Oltre", volevo parlare di quella fase dell'uomo dopo la maturità, quella fase molto delicata e molto dolce, in cui non si chiede più molto dalla vita. L'idea vincente dell'episodio con Bob è stata quella di affiancargli Michele Placido e Monica Bellucci: assieme li ho resi davvero un trio esplosivo! Standogli vicino, ho imparato molto cercando di osservare la sua dedizione: all'interno di un piccolo film italiano con attori a lui sconosciuti, lui dà il massimo e passa anche ore a imparare una singola battuta. Diciamo che sono andato a scuola e ho imparato abbastanza.
Monica Bellucci: Finalmente un ruolo femminile così bello e due grandi accompagnatori. Inizialmente ero molto stupita dall'idea di lavorare con questi attori: non sapevo cosa poteva venirne fuori. Inoltre eravamo tutti in qualche modo intimiditi dal De Niro star. Fortunatamente siamo presto riusciti a conoscere anche l'uomo e ce ne siamo davvero tutti innamorati. Si tratta davvero di una bellissima esperienza di cinema.
Michele Placido: Credo che siamo a un'età in cui si comunica molto di più fra colleghi parlando della vita e dei nostri piaceri che del nostro lavoro. A casa De Laurentiis, Bob ha rotto il ghiaccio subito facendosi una foto con tutti quanti. Poi abbiamo passato serate intere a dissertare sulla qualità delle mozzarelle del Sud, si è creata una grande atmosfera amichevole.

Giovinezza
Valeria Solarino: La giovinezza è quella fase in cui non si è ancora presa una direzione, quando ci ferma a pensare e si cerca di crescere oppure si cambia improvvisamente percorso di vita per una svolta esistenziale. Per quanto riguarda me stessa, sento di essermi arricchita molto in questi ultimi anni e anche grazie a questa esperienza.
Riccardo Scamarcio: Interpreto un giovane avvocato, un uomo che si trova in quella fase della vita in cui occorre fare scelte importanti, ma poi per una cosa di lavoro vengo mandato in un paesino di provincia della Toscana. A Castiglion della Pescaia vivrò grazie a una sbandata per il personaggio di Laura Chiatti un ritorno adolescenziale che metterà in crisi le mie prospettive sulla stabilità.
Laura Chiatti: Sono davvero molto onorata di partecipare a questo film, fin dalla prima volta in cui ho conosciuto De Niro non ho avuto il coraggio di dire niente. Tuttora credo di dover ancora realizzare. Il mio personaggio è una ragazza energica e brillante, con un carattere forte. Sono tuttavia il seme della discordia, quello che creerà problemi alla coppia Scamarcio-Solarino.

Maturità
Carlo Verdone: Ho preso parte a Manuale 3 un po' in extremis. Dovevo cominciare a girare il mio nuovo film in questo periodo ma mi sono reso conto che non sarei riuscito a finire di scriverlo per tempo. Così, di comune accordo col produttore De Laurentiis, mi sono preso un po' di tempo e ho trovato qualche spazio libero che ho cercato subito di impiegare chiedendo a Giovanni di poter occupare con una partecipazione al suo film. Mi ha risposto subito sì e ha creato un episodio alla Attrazione fatale con Donatella Finocchiaro, tanto bella e simpatica, quanto pericolosa e compulsiva. Lavorando a stretto contatto con De Niro, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un grandissimo attore, una grandissima persona dotata di signorilità e di grande umiltà. Quando l'ho conosciuto avrei voluto parlargli per ore di Taxi Driver o Il cacciatore e invece siamo finiti a mostrarci le foto delle vacanze con la famiglia sul cellulare! Abbiamo creato un legame attraverso il telefonino.
Donatella Finocchiaro: Nell'episodio interpreto una donna affetta da una sindrome bipolare, una tendenza ossessivo-compulsiva. La sua ossessione per Carlo diventa follia vera, finché non divento per lui una minaccia seria. Ma non abbiamo voluto banalmente ridicolizzare una malattia seria, vedrete che l'episodio ha anche una sua complessità.

Satira iconoclasta della Mecca del cinema firmata da Levinson, Linson e De Niro.

Disastro a Hollywood: vita di un produttore sul viale del tramonto

mercoledì 15 aprile 2009 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Disastro a Hollywood: vita di un produttore sul viale del tramonto A ltman lo aveva già fatto nel 1992 portando sul grande schermo un film sarcastico e amaro sui retroscena di Hollywood. È inevitabile pensare a I protagonisti seguendo la vita dietro le quinte di Ben (Robert De Niro), un famoso produttore alle prese con mille complicazioni - private e professionali - che sa di avere le ore contate in termini di potere. Il film che potrebbe riportarlo in vetta tra i nomi che contano non ha incontrato il favore del pubblico alla proiezione di prova; a salvarsi, nonostante la presenza di Sean Penn come protagonista, è forse unicamente la colonna sonora. Così le successive due settimane d'inferno di Ben sono scandite dalla musica Marcelo Zarvos (realizzata per Fiercely) che accompagna lo spettatore in un viaggio in prima fila lungo i tortuosi viali di Hollywoodland. Basato sul libro "What Just Happened? Bitter Hollywood Tales from the Front Line" (autobiografia del produttore Art Linson - Gli intoccabili, Fight Club, Black Dahlia - che ha firmato anche la sceneggiatura), il film diretto da Barry Levinson, interpretato da Robert De Niro e da una schiera di star riporta alla mente anche uno scambio di battute tra Joe Gillis e Norma Desmond in Viale del tramonto. "Un tempo lei era una grande stella del cinema!" "Io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo!". Ed è curioso come il finale di Disastro a Hollywood si congiunga idealmente all'ultima battuta della stella del cinema muto quando, divina, esclama: "Mr. De Mille, sono pronta per il primo piano".

La grande coppia insieme in Sfida senza regole.

De Niro e Pacino insieme: il cinema non basta

lunedì 22 settembre 2008 - Pino Farinotti cinemanews

De Niro e Pacino insieme: il cinema non basta De Niro e Pacino di nuovo insieme in Sfida senza regole. La notizia assume i contorni di un evento. La grande coppia. Va detto che il cinema ha spesso proposto grandi coppie, ma "questi due" sembra abbiano regole diverse, che il loro peso specifico sia tale da oltrepassare la linea del cinema. Dicendo "grande coppia" alludo a talenti omologhi, anche all'anagrafe. Un vecchio e un giovane insieme funzionano, sono complementari, non creano antagonismo, un esempio per tutti: Redford e Pitt in Spy Game. Nelle varie epoche il cinema ha messo insieme Cooper-March (Partita a quattro); Wayne–Stewart (Liberty Valance); Lancaster-Douglas (Sfida all'O.K.Corrall); Brando-Clift (I giovani leoni); Newman – McQueen (Inferno di cristallo) e, salendo Cruise-Pitt (Intervista col vampiro). Due numeri uno assoluti attuali, Clooney e Pitt, li vediamo spesso insieme, eppure non si tratta, e non si trattava, di evento, ma semplicemente di combinazione eccezionale, di cast, di cinema, solo di cinema. Leggi nei titoli De Niro e Pacino insieme ed ecco che la coppia diventa mistica, diventa storia e cultura, come se il capo della religione anglicana e quello cattolico si unissero per una funzione. Robert e Al: perché?<

Dopo Il Padrino di Coppola e Heat di Mann, De Niro e Pacino tornano a lavorare insieme dalla parte (violenta) della legge.

Sfida senza regole: rischio a due

mercoledì 17 settembre 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Sfida senza regole: rischio a due C'erano una volta in America due ragazzi di strada e di "metodo". Gli anni Settanta del "meraviglioso" spielberghiano trovarono nei loro volti e nei loro registi (Schatzberg, Coppola, De Palma, Scorsese, Cimino, Mann, Leone, Lumet) un'altra America. Inquieti e lividi, cupi e vertiginosi Robert De Niro e Al Pacino divennero gli attori simbolo della Hollywood mean streets, dimostrando di sapere gestire carriere sfaccettate e depistando qualsiasi etichetta di ruolo. Bravi ragazzi (di strada), padrini, poliziotti, criminali, balordi, taxi-driver, demoni, gangster, mafiosi e qualche volta "innamorati" o in "profumo di donna" sono l'immagine ribaltata di quel mito americano che aiutarono a smascherare attraverso filmografie costellate da episodi di rara qualità. Tredici anni dopo The Heat – La sfida, i fabulous two tornano sulle strade della Little Italy newyorkese per interpretare due poliziotti "fuori controllo" che agiscono sul confine della legge e si pongono al di sopra della legge. Nella Sfida senza regole di Jon Avnet, De Niro e Pacino imbastiscono la realtà delle apparenze e nascondono la verità dietro un sole che non albeggia ma tramonta e dentro una notte che immancabilmente scende.
Detective pluridecorati, Turk e Rooster sono a un passo dalla pensione e dal serial killer che scrive sonetti per i suoi cadaveri. Sotto la fredda scorza dell'impassibilità e della mancanza di scrupolo, De Niro e Pacino sono antieroi furenti e arcani, personaggi in autoesilio e sempre fuori posto per superare il conformismo dei loro superiori e dei burocrati. Meglio il mimetismo camaleontico di De Niro o il lasciare intendere senza esibire di Pacino? Domanda inutile. Basta guardarli mentre si osservano e si specchiano l'uno negli occhi dell'altro, l'uno nella carriera dell'altro, ciascuno con le proprie ossessioni, paure, solitudini e contraddizioni, per capire che si sono (ri)trovati. Turk e Rooster non sono poliziotti ordinari, come non sono ordinari gli attori che li incarnano: tanto grandi da essersi sfiorati nel Padrino di Coppola, rincorsi nella sfida di Mann e rinchiusi nelle inquadrature senza regole di Avnet, entrambi con un "clan" di personaggi sulle spalle che guardano alla tragedia come ultimo approdo alla solitudine dell'individuo, del poliziotto, dell'attore. Dietro alle pistole, alle chiacchiere e ai distintivi resta il sorriso di Noodles nella fumeria d'oppio e quello di Carlito davanti alla promessa di una fuga da sogno (Escape to Paradise).

The Irishman

The Irishman

* * * * -
(mymonetro: 4,26)
Un film di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2019. Uscita 04/11/2019.
Joker

Joker

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,95)
Un film di Todd Phillips. Con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron.
continua»

Genere Azione, - USA 2019. Uscita 03/10/2019. 14
Toro scatenato

Toro scatenato

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,60)
Un film di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Coley Wallace, Frank Adonis.
continua»

Genere Biografico, - USA 1980. Uscita 01/09/2018. 14
Novecento

Novecento

* * * * -
(mymonetro: 4,28)
Un film di Bernardo Bertolucci. Con Gérard Depardieu, Robert De Niro, Burt Lancaster, Sterling Hayden, José Quaglio.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 16/04/2018.
Nonno scatenato

Nonno scatenato

* - - - -
(mymonetro: 1,27)
Un film di Dan Mazer. Con Robert De Niro, Zac Efron, Julianne Hough, Zoey Deutch, Aubrey Plaza.
continua»

Genere Commedia, - USA 2016. Uscita 13/04/2016.
Filmografia di Robert De Niro »

lunedì 6 luglio 2020 - Il film dei fratelli d’Innocenzo si aggiudica cinque riconoscimenti. Tra gli attori premiati Pierfrancesco Favino e Jasmine Trinca. 

Nastri d’Argento 2020 - Sei premi a Pinocchio ma Favolacce è il Miglior Film

a cura della redazione cinemanews

Nastri d’Argento 2020 - Sei premi a Pinocchio ma Favolacce è il Miglior Film Sei Nastri al più votato, Pinocchio (guarda la video recensione), premiato anche per la regia di Matteo Garrone e lo splendido Geppetto di Roberto Benigni, ma è Favolacce (guarda la video recensione) di Damiano e Fabio D’Innocenzo la sorpresa di quest'edizione dei Nastri d'Argento, miglior film della stagione, che vince 5 Nastri su 9 candidature ed è premiato dai Giornalisti Cinematografici. 
Tutti i vincitori stasera su Rai Movie alle 21.10 in diretta dall'arena del Museo MAXXI a Roma per una serata che finalmente sigla la riapertura del cinema con tutta la sua vitalità e la sua voglia di ricominciare. 

Sei dunque i Nastri per Pinocchio (guarda la video recensione) che vince per il miglior attore non protagonista con il premio Oscar® Roberto Benigni, grandissimo Geppetto, per la scenografia (Dimitri Capuani), il montaggio (Marco Spoletini), il sonoro (Maricetta Lombardo) e i costumi di Massimo Cantini Parrini che riceve il premio anche per Favolacce (guarda la video recensione). Il film scritto e diretto dai fratelli D’Innocenzo, la rivelazione dell’anno premiato a Berlino con l’Orso d’Argento, ottiene 5 Nastri, oltre al miglior film, anche per la sceneggiatura, degli stessi D'Innocenzo, per il produttore (Pepito con Rai Cinema, premiati anche per Hammamet (guarda la video recensione)), la fotografia (Paolo Carnera), e come già detto, per i costumi di Cantini Parrini

Fa il bis Pierfrancesco Favino che per il secondo anno consecutivo, dopo Il Traditore (guarda la video recensione) nel 2109 – ritira il Nastro come miglior attore protagonista per Hammamet (guarda la video recensione), in cui sfodera ancora una volta nel ruolo di Craxi la sua straordinarie capacità mimetiche e interpretative.  Il voto dei Giornalisti Cinematografici ha poi premiato il talento di Jasmine Trinca, migliore attrice protagonista (La Dea Fortuna (guarda la video recensione) di Ferzan Özpetek che ha ottenuto 3 Nastri ed è anche premiato per il 'cameo dell'anno' a Barbara Alberti) e di Valeria Golino migliore attrice non protagonista (5 è il numero perfetto film d’esordio di Igort e Ritratto della giovane in fiamme (guarda la video recensione) di Cèline Sciamma).

Nell’ambito della commedia, è Figli (guarda la video recensione) di Giuseppe Bonito il film dell’anno che ha ottenuto riconoscimenti anche per i protagonisti: Paola Cortellesi (miglior attrice  di commedia) e Valerio Mastandrea (miglior attore di commedia). Un tris di premi nel ricordo del grande talento dello sceneggiatore Mattia Torre, autore del monologo da cui è tratto il film. 
Oltre alla miglior attrice protagonista, La Dea Fortuna (guarda la video recensione) conquista anche i premi per la musica, con il Nastro a Pasquale Catalano per la miglior colonna sonora, in cui spunta anche la voce di Mina, (ex-aequo con Brunori Sas per Odio L’Estate (guarda la video recensione)) e per la miglior canzone con "Che vita meravigliosa" scritta e interpretata da Diodato che prosegue una stagione trionfale, dopo la vittoria al Festival di Sanremo e un anno pieno di successi. 

I premi del Sindacato dei Giornalisti Cinematografici, nati nel 1946, ancora una volta e mai come quest’anno, sono dalla parte di chi lavora anche dietro le quinte, di quei professionisti, a volte “invisibili” ma fondamentali nella creazione di quel miracolo sempre nuovo che è un film. Ed è anche questo con questo spirito e la voglia di sottolineare la coralità di questo lavoro, il Nastro dell’Anno per Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti, che premia il regista, il protagonista Elio Germano, i produttori e tutto il cast tecnico del film. Nel palmarès di stasera anche il Nastro d’Oro a Vittorio Storaro e il Nastro alla carriera a Toni Servillo. E va a Claudio Santamaria quest’anno il Premio Nino Manfredi.

I Giornalisti Cinematografici celebrano quest’anno il grande, amatissimo Pedro Almodòvar con “Nastro d’Argento europeo” per Dolor y Gloria (guarda la video recensione), il suo ultimo film candidato a due Oscar.

Come sempre accanto ai grandi nomi, particolare attenzione per i giovani con il Premio Guglielmo Biraghi che va quest’anno a Giulio Pranno, bravissimo protagonista di Tutto il mio folle amore (guarda la video recensione) con una menzione speciale al piccolo Federico Ielapi, che ha affrontato con grande talento un ruolo iconico come quello di Pinocchio (guarda la video recensione). Ancora per il talento giovane, il Premio Graziella Bonacchi che quest’anno è attribuito a Barbara Chichiarelli (Favolacce (guarda la video recensione), La Dea Fortuna (guarda la video recensione)), nel ricordo di Graziella Bonacchi: un premio ad un talento emergente nel nome dell’agente che più ha sostenuto i giovani con affetto, competenza e amicizia. E ancora il Premio Nastri SIAE per la sceneggiatura a Emanuela Rossi (Buio) ed il Nuovo Imaie - Nastri d’Argento per il doppiaggio a Stefano De Sando, da oltre trent’anni voce di Robert De Niro, e Claudia Catani ed Emanuela Rossi per Maleficent, protagonisti dietro le quinte capaci di restituire con grande talento tutte le emozioni di un racconto cinematografico.

E ancora il Nastro della Legalità: in collaborazione con Trame – Festival dei libri sulle mafie diretto da Gaetano Savatteri va ad un film cui i Giornalisti Cinematografici attribuiscono un valore per impegno sociale e che quest’anno va ad Aspromonte La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti che racconta un mondo a tratti nascosto, a molti sconosciuto, e la voglia di riscatto di un popolo. Premio speciale anche a Lorenzo Mattotti per La famosa invasione degli orsi in Sicilia (guarda la video recensione) e ai suoi produttori italiani, con Rai Cinema e Indigo Film che lo ha reso protagonista di un’importante campagna di promozione educational nelle scuole.
 

lunedì 6 luglio 2020 - Una carriera sfavillante che lo ha inserito di diritto nel cartello dei più grandi e accreditati a livello mondiale.

Ennio Morricone: due premi Oscar? Troppo pochi per uno come lui

Pino Farinotti cinemanews

Ennio Morricone: due premi Oscar? Troppo pochi per uno come lui Grande, grandissimo. Non accade spesso di spendere superlativi  - dovuti, fuori dalla comunicazione corrente, magari dei talk, dove sono solo superlativi -  per un artista italiano.

In queste ore immagini e musiche di Morricone riempiono l’etere. Si racconta tutto di lui. È facile e difficile la narrazione della qualità, quella alta, puoi cadere nel banale e nel retorico. Così cercherò qualche alternativa utile e degna. I suoi omologhi, italiani per il mondo.

Ennio si è inserito, a forza, nel cartello dei più grandi e accreditati. Selezione mia personale, certo discrezionale, ma sui nomi che seguono, la discrezione è... larga. Parlo di giganti contemporanei, viventi. Ordine alfabetico: Giorgio Armani, Roberto Bolle, Maurizio Cattelan (l’artista concettuale, santificato dal Guggenheim), Sophia Loren, Riccardo Muti, Renzo Piano, Miuccia Prada (non solo stilista, ma operatrice culturale globale), Valentino, seppure un po’ in declino, Rossi. Lista... a disposizione naturalmente.

I compositori compagni di viaggio. E qui sto all’assoluto, non al contemporaneo. Altra selezione arbitraria, azzardata, ma vale il concetto detto sopra. Pochi, sulla dita di una mano: Bernard Herrmann, quello di Hitchcock, capace di accompagnare la tensione in parallelo alla potenza dell’immagine; Miklos Rozsa, che perfezionò la musica medievale (Ivanhoe) e inventò quella romana antica (Quo Vadis, Ben Hur); Max Steiner, riferimento primo: basta un Via col vento, straziato dalla quotidiana Porta a Porta; Dimitri Tiomkin: maestro di west e di avventura, e non è poco; John Williams (vivente), quello dei grandi fraseggi epici: Star Wars, Indiana Jones, E.T., Harry Potter oltre al resto. E anche questo... non è poco.

Le citazioni erano strumentali, perché Morricone, quei registri, li aveva tutti. Per un pugno di dollari, fu la prima invenzione, che si affiancava, parallela, alla (re)invenzione del western di Sergio Leone. Uno degli strumenti era... il fischio, che sembrava “cavalcare” accanto a Clint Eastwood. In C’era una volta in America il registro era di toccante passatismo; negli Intoccabili due fraseggi erano a contrasto fra l’immagine del cattivo Capone-De Niro e il buono Ness-Costner. Nuovo cinema Paradiso trasmetteva nostalgia struggente. Lo spartito di Malèna si allineava al romanticismo inquietante della Sicilia, quello dell’Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto era crudele e ironico. Il tema di Mission era di mistica dolente, quello de La leggenda del pianista sull’oceano scattava sulla tastiera virtuosa e febbrile.

Chiamato a musicare The Hateful Eight (guarda la video recensione), Morricone risolse la pazzia indecifrabile di Quentin Tarantino. E ci vinse l’Oscar, nel 2016. Il primo, alla carriera, era arrivato nel 2007. Comunque troppo pochi, per uno come lui.

   

mercoledì 24 giugno 2020 - Dai ritorni in sala estivi agli attesi film di Natale, tanti progetti d’autore, poche commedie, qualche debuttante.

«20 titoli di alto profilo». 01 Distribution svela i film in uscita nel II semestre 2020

Paola Casella cinemanews

«20 titoli di alto profilo». 01 Distribution svela i film in uscita nel II semestre 2020 Venti titoli di alto profilo, tanti d'autore, poche commedie, qualche debuttante, e quel Tre piani di Nanni Moretti che, come conferma Luigi Lo Nigro, direttore di 01 (il braccio distributivo di Rai Cinema), non sarà a Venezia ma "uscirà durante la primavera 2021": segno che il "ricatto" di Thierry Fremaux, che ha chiesto ai film selezionati a Cannes nel 2020 di rimanere in attesa della prossima edizione del festival francese, ha funzionato.


Nel presentare il listino Rai Cinema 2020, per la prima volta attraverso una convention solo virtuale, l'amministratore delegato Paolo Del Brocco ha voluto "dare un segnale positivo a tutta l'industria cinematografica" e testimoniare "il nostro impegno nella ripartenza delle produzioni grazie a soluzioni per lavorare in sicurezza sui set, senza per questo attaccare l'architettura dei film".
Le prime uscite fra luglio e agosto saranno due ritorni in sala - Gli anni più belli (guarda la video recensione) di Gabriele Muccino, "che aveva già superato i 5 milioni di incasso prima del lockdown", afferma Del Brocco, e Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti che, ricorda il regista, ha vinto a Berlino il premio per il Miglior attore e il Nastro d'argento dell'anno.

Due film con Sergio Castellitto - di uno è anche regista, Il materiale emotivo, da un soggetto e una sceneggiatura di Ettore Scola insieme alle figlie, nell'altro, Il cattivo poeta (5 novembre), interpreta Gabriele D'Annunzio. Una sola regista in listino, Susanna Nicchiarelli con Miss Marx (17 novembre), storia di Eleanor, la figlia minore di Karl Marx, "ragazza colta e libera travolta da una tragica storia d'amore". Come mai una sola donna alla regia? "È assolutamente un caso: noi accogliamo i progetti senza scegliere per genere", afferma Del Brocco. "Ci sono anni in cui le registe sono più numerose e anni in cui lo sono meno. E abbiamo in corso molte produzioni a firma femminile".

Due le commedie da grande pubblico: Ritorno al crimine (26 novembre), che avrebbe dovuto uscire a marzo ("abbiamo fatto la più lunga campagna pubblicitaria mai vista" afferma il regista Massimiliano Bruno), che vede riuniti Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman nel seguito di Non ci resta che il crimine (e questa volta invece della Banda della Magliana il gruppo incontrerà la camorra napoletana, Bruno Conti e Pablo Escobar), e Divorzio a Las Vegas di Umberto Carteni (8 ottobre). "Ci stiamo allontanando dalle commedie di puro entertainment, prediligendo storie che provano ad emozionare e contengono molteplici significati", afferma Del Brocco. "Vogliamo evitare quella banalità che ha affondato il genere in tempi recenti". Viaggio in Italia di Gabriele Salvatores racconterà il nostro Paese alle prese con la pandemia attraverso una storia collettiva filmata attraverso gli smartphone dei cittadini.

Notturno di Gianfranco Rosi, girato in Medioriente, ha già suscitato l'entusiasmo di molti compratori esteri e, assicura Del Brocco, "è il film migliore del documentarista e una grande sorpresa". Lacci di Daniele Luchetti porterà sul grande schermo le "scene da un matrimonio" narrate in forma di romanzo da Domenico Starnone, così come La terra dei figli di Claudio Cupellini si ispira alla graphic novel omonima di Gipi per raccontare l'avventura di un padre e un figlio sopravvissuti all'Apocalisse.

Grande attesa per Freaks Out di Gabriele Mainetti (dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot) che uscirà a metà dicembre, nella stessa collocazione strategica che ebbe l'anno scorso Pinocchio  (anche perché il regista rivela di essere ancora in post produzione causa interruzione da lockdown, e molti saranno gli effetti speciali).

Il Diabolik dei Manetti Bros con Luca Marinelli e Miriam Leone sarà il film di Natale: il primo minuto del film, visionato nel corso della convention, vede l'antieroe del titolo attraversare una Via del Corso fine anni '60. E Mario Martone ha ricominciato a girare Qui rido io con Toni Servillo nei panni di Eduardo Scarpetta: durante la convention è stata mostrata l'ultima scena girata prima del lockdown, all'interno di un Teatro Valle fittamente "assembrato".
Gli esordienti su cui Rai Cinema ha deciso di scommettere sono il 29enne Nicola Abbatangelo, che stupisce con una scena del suo musical (in lingua inglese) The Land of Dreams: un vertiginoso piano sequenza, alla maniera dell'apertura di La La Land, "un'opera prima ambiziosa, quasi tutta girata in studio, sulla quale abbiamo deciso di investire un grande budget", rincara Del Brocco; e Gianluca Iodice, regista del già citato Il cattivo poeta.

Fra i titoli stranieri il secondo capitolo della saga di After; tre horror - Spiral - L'eredità di Saw, Come Play - Gioca con me e The Turning - La casa del male (11 agosto) - ; e un trhiller con un imbolsito ma terrificante Russell Crowe (Il giorno sbagliato, 24 settembre) nei panni di uno psicopatico criminale. A giorni partiranno le riprese dell'attesissimo Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, che debutterà con 01 nel 2021, l'Italia "unico territorio in cui non verrà distribuito da una major", come afferma orgogliosamente Lo Nigro.

Del Brocco ribadisce l'importanza della sala cinematografica, che "rimane il luogo centrale nella costruzione dell'immaginario collettivo e delle emozioni, non riproducibile con nessun altro mezzo", ma apre all'idea di piattaforme complementari alla sala. "Certo, se le piattaforme internazionali vogliono entrare nella nostra industria dovranno anche investire in modo adeguato, non limitarsi ad arrivare all'ultimo secondo per accaparrarsi i film di grande immagine. Chi non aggiunge risorse non fa bene al sistema".

Del Brocco si toglie anche qualche altro sassolino dalle scarpe rispetto a mamma Rai: a proposito della decisione di Eleonora Andreatta, ex direttrice di Rai Fiction appena passata alla vicepresidenza delle serie originali italiane Netflix, ammette che "per la nostra azienda è un brutto colpo: non è la prima dirigente di valore ad andare a ricoprire una posizione importante in un'altra azienda. È un segnale preoccupante che impone una riflessione sull'enorme burocrazia fatta di lacci e lacciuoli che lega il nostro lavoro. La Rai è regolata dal codice degli appalti come se costruisse strade invece che prototipi. E aderisce alla norma sul taglio degli stipendi aziendali che limita solamente la nostra dirigenza, rendendola meno competitiva sul mercato. Così le altre piattaforme finiscono per accaparrarsi i migliori talenti".
   

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