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lunedì 20 maggio 2019

Laura Morante

L'aura dell'attrice

62 anni, 21 Agosto 1956 (Leone), Grosseto (Italia)
occhiello
Io vi amo tutti e due. E va bene, io voglio anche ammettere di aver sbagliato, ma il fatto è che voi due insieme siete un uomo perfetto. Allora da un certo punto di vista, vale a dire dal mio punto di vista, io mi sono innamorata di un uomo solo!
dal film Turné (1990) Laura Morante  Vittoria
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Laura Morante
Nastri d'Argento 2013
Nomination miglior attrice per il film Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola

David di Donatello 2001
Nomination miglior attrice per il film La stanza del figlio di Nanni Moretti

David di Donatello 2001
Premio miglior attrice per il film La stanza del figlio di Nanni Moretti



Regista, sceneggiatrice e attrice, con Assolo rivendica una presa di posizione ideologica e ridà alle donne il baricentro della narrazione. Dal 5 gennaio al cinema. Vai all'articolo

Laura Morante, in nome di un cinema femminile

mercoledì 6 gennaio 2016 - Mauro Gervasini cinemanews

Laura Morante, in nome di un cinema femminile Faceva la ballerina Laura Morante, ma un giorno Carmelo Bene decise che quella professione «non s'aveva da fare». Lei stessa racconta un aneddoto: per non lasciarla partire in tourné con la compagnia di danza, il grande drammaturgo sfida la sua coreografa e la rinchiude in teatro, letteralmente. Quando torna "libera", è un'eccellente attrice.
Se ne accorge Giuseppe Bertolucci, non a caso pure lui uomo prima di tutto di teatro, che la scrittura ancora molto giovane per Oggetti smarriti (1980), nel ruolo subito incisivo della ragazza tossicodipendente. Poi tocca al fratello Bernardo (La tragedia di un uomo ridicolo, 1981) e a Nanni Moretti, per un sodalizio lungo, da Sogni d'oro (1981) a La stanza del figlio (2001), passando per Bianca (1983), personaggio femminile che le resta appiccicato addosso come un'icona, e che proprio grazie a lei diventa memorabile.

   

Grandi attori e giovani scoperte per il nuovo film di Avati.

Il figlio più piccolo: Ingenui e furbetti (del quartierino)

martedì 9 febbraio 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Il figlio più piccolo: Ingenui e furbetti (del quartierino) A poco più di settant'anni, Pupi Avati procede a quei ritmi produttivi serratissimi cui solo i grandi vecchi del cinema paiono adeguarsi. Come Woody Allen, Clint Eastwood o Manoel De Oliveira, Avati gira in media più di un film all'anno, accompagnando da qualche tempo l'uscita di ognuno di questi con un romanzo tradotto dalla relativa sceneggiatura. Forse uno dei motivi di tanta prolificità sta nelle dimensioni del suo cinema, “piccolo” quasi per definizione. Come “piccolo” è anche il figlio al quale dedica il suo ultimo film, nuovo capitolo di un'indagine sulle forme di paternità ma primo in assoluto che guardi con un certo interesse alla realtà italiana e un atteggiamento fortemente critico ai suoi più recenti costumi. Il figlio più piccolo si conferma un piccolo film, nelle dimensioni e nello sguardo, anche se con i grandi obiettivi della critica sociale. Tuttavia, “grandi” sono gli attori che mette in scena, a cominciare da Christian De Sica, ennesima scommessa avatiana di corpo comico che si fa tragico, capace di trasformarsi da italiano medio in vacanza in furbetto del quartierino miserabile, amorale ed estremamente fragile. Oltre a lui e alle conferme di Laura Morante e Luca Zingaretti, la scoperta del “figlio più piccolo” Nicola Nocella, anima candida innamorata di cinema splatter su cui Avati investe il suo elogio della purezza e dell'ingenuità per salvare un'Italia esibizionista e volgare.

Un nuovo film sulla famiglia?
Pupi Avati: Questo è il terzo film in cui mi concentro sulla figura di un padre. Il primo è stato il padre impenitente Diego Abatantuono di La cena per farli conoscere, padre di tre figlie avute con tre madri diverse con le quali si mette in contatto solo in seguito ad una profonda crisi personale. Il secondo padre è il Silvio Orlando de Il papà di Giovanna che è al contrario un padre iper-protettivo, che condiziona la vita della figlia imponendole un ideale di felicità e portandola ad un atto infelice ed estremo come un omicidio. Il terzo padre è il più indecente di tutti, il più infame. Chi conosce i miei film sa che non ho mai fatto un cinema di denuncia, perché non mi piace puntare il dito contro la gente, penso che ognuno debba saper prima giudicare se stesso. Ma il presente di questi ultimi tempi è diventato veramente indecente, perfino per una persona moderata come me. Non parlo solo della politica, che è l'ambito contro cui è più facile scagliarsi in modo un po' qualunquistico. Parlo di tutti gli ambiti in cui domina la volgarità, l'assioma che sei quello che hai, i rapporti interpersonali e una scorrettezza praticata in modo sistematico solo per raggiungere uno specifico fine. È questo universo che porta anche una persona come me a insorgere. E senza nessun secondo fine, senza nessuna ragione specifica cerco di ricandidare l'innocenza più “cogliona”, quella più disarmante. In questa forma, in questo scontro-incontro fra una madre e un figlio che si somigliano nel loro praticare con convinzione l'ingenuità, vedo un modo per poter resettare, per ricominciare da capo. Vorrei ritrovare nella gente lo sguardo che apparteneva a Nik Novecento, senza vergognarsi dell'innocenza, del candore, dell'altruismo. Vorrei frequentare solo persone così, solo persone che credono nei sogni e nelle cose impossibili e cancellare dalla mia interlocuzione tutti gli altri. Proprio per questo motivo credo che d'ora in avanti mi occuperò quasi esclusivamente del presente, perché trovo sia davvero molto preoccupante e necessiti di una certa sorveglianza e attenzione.

Storia gotica di inquietudini, sospetti e follia in una cittadina apparentemente sonnolenta del Midwest americano.

Il nascondiglio: il ritorno all'horror di Pupi Avati

lunedì 12 novembre 2007 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Il nascondiglio: il ritorno all'horror di Pupi Avati Spinti dalla voglia di tornare nel Midwest americano - teatro di scena di Bix e di altri film girati nello Iowa - per realizzare un progetto che fosse appetibile su scala internazionale, i fratelli Avati hanno trovato a Davenport la location perfetta per ambientare un horror intriso di sospetto e follia. "Tempo fa avevo scritto un romanzo breve intitolato 'Il nascondiglio' (pubblicato dalla Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, NdR)" spiega il regista, "e ad esso è direttamente ispirato questo film incentrato su una diceria riguardante una vicenda torbida e cupissima che aleggia su una casa in cui una donna italiana tenta improvvidamente di aprire un ristorante italiano. Cosa c'è di più inquietante di una donna che sceglie quella casa per aprire un ristorante, pur avvertendo una presenza singolare? È come se l'orrore la seducesse, l'attraesse. Ma se non fosse entrata in quella casa non avremmo mai potuto fare il film" scherza Avati.

Una storia senza nome

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Roberto Andò. Con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania.
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Genere Commedia, - Italia, Francia 2018. Uscita 20/09/2018.

La profezia dell'armadillo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,83)
Un film di Emanuele Scaringi. Con Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi.
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Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 13/09/2018.

Bob & Marys - Criminali a domicilio

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,90)
Un film di Francesco Prisco. Con Rocco Papaleo, Laura Morante, Simona Tabasco, Andrea Di Maria, Francesco Di Leva.
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Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 05/04/2018.

L'età d'oro

* * - - -
(mymonetro: 2,46)
Un film di Emanuela Piovano. Con Laura Morante, Dil Gabriele Dell'Aiera, Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Pietro De Silva.
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Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 07/04/2016.

Assolo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,77)
Un film di Laura Morante. Con Laura Morante, Piera Degli Esposti, Francesco Pannofino, Lambert Wilson, Marco Giallini.
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Genere Commedia drammatica, - Italia, Francia 2015. Uscita 05/01/2016.
Filmografia di Laura Morante »

venerdì 26 aprile 2019 - A Rimini dal 3 al 5 maggio tante iniziative per parlare degli aspetti che rendono il cinema possibile.

La settima arte - Cinema e industria, un omaggio a due inscindibili nature

a cura della redazione cinemanews

La settima arte - Cinema e industria, un omaggio a due inscindibili nature Parlare di cinema e industria sembrerebbe un'ovvietà. E invece per troppo tempo, a causa di molti fraintendimenti sulla natura del mezzo filmico, è sorta e si è radicata una dialettica polemica tra cinema come arte e cinema come industria. Da una parte gli autori, dall'altra il profitto. Da una parte la poesia per immagini, dall'altra il prodotto costruito per il pubblico. Nessuna di queste teorie regge alla prova dei fatti, ma - invece che polemizzare - forse è giunto il momento di agire. La manifestazione La settima arte - Cinema e industria, che si tiene a Rimini dal 3 al 5 maggio, oltre a recare l'inevitabile timbro dell'atmosfera felliniana (parte del programma si svolge al restaurato e riaperto cinema Fulgor; in città nel 2020 si aprirà il Museo Internazionale Federico Fellini), sarà un grande omaggio alle due inscindibili nature del cinema. L'inizio e la fine ne sono un esempio. Si parte dall'arte di David Lynch e si conclude con i premi all'industria del cinema italiano. Il 3 maggio aprirà a Castel Sismondo la mostra "David Lynch. Dreams. A Tribute to Fellini", esposizione in anteprima nazionale fino al 14 luglio, con 11 litografie realizzate dal grande cineasta e artista contemporaneo per rendere omaggio all'ultima scena del film 8 ½ di Federico Fellini, insieme a 12 disegni di quest'ultimo scelti dallo stesso Lynch tra quelli della collezione della Fondazione Fellini di Sion.

Si chiude il 5 maggio al Teatro Galli con la cerimonia di consegna del premio Confindustria Romagna "Cinema e Industria" dedicato alle eccellenze delle professioni della filiera del cinema, come produttori, distributori, costumisti, compositori, direttori della fotografia, e altri. La cerimonia, che vedrà anche la presenza del presidente di giuria Pupi Avati, vedrà sul palco anche l'attrice Laura Morante con una performance.
In mezzo proiezioni, masterclass, concerti, presentazioni di libri nei dieci luoghi della Rimini storica e contemporanea che ospitano la festa. Saliranno in cattedra per raccontare e spiegare le professioni del cinema Paolo Mereghetti, il più importante critico cinematografico italiano, autore del celebre omonimo "Dizionario del Cinema"; Daniele Ciprì, che racconterà i picchi della sua carriera di direttore della fotografia; Carlo Poggioli, costumista tra gli altri di Paolo Sorrentino e delle sue visioni cinematografiche; Matteo Rovere, il più giovane produttore italiano ad essersi aggiudicato il Nastro d'argento, produttore di pellicole come Smetto quando voglio e regista di Il primo re (guarda la video recensione); Victor Perez, regista, produttore, sceneggiatore e artista di effetti speciali recente vincitore del David di Donatello per Il ragazzo invisibile - Seconda Generazione (guarda la video recensione) di Gabriele Salvatores e con esperienze ad Hollywood in pellicole come Harry Potter e i doni della morte.

Tra le retrospettive, oltre ai film e ai corti di Lynch, alcune chicche come gli horror di Pupi Avati (in attesa del nuovo), l'omaggio a Marcello Mastroianni con l'anteprima della versione integrale restaurata di Mi ricordo, sì, io mi ricordo di Anna Maria Tatò, e quello al regista, sceneggiatore e produttore francese Henri-Georges Clouzot.
Grande attenzione anche ai più giovani. A La Settima Arte arriverà, dal Sudafrica, Daniah De Villiers, protagonista del film Mia e il leone bianco (guarda la video recensione), per un evento realizzato in collaborazione con "Ragazzi e Cinema".

Spazio alla musica con i cine-concerti di Capsula Cinematica (dedicati a Hans Richter e Marcel L'Herbier), alla videoarte con le proposte di Studio Azzurro e ad anteprime cinematografiche. Tra queste, vanno segnalati almeno RBG, il documentario di Julie Cohen e Betsy West due volte candidato ai Premi Oscar 2019, e il restauro, quarant'anni dopo, di No Maps on My Taps, mitico documentario sul tramonto del tip tap.

Come si vede, quindi, l'industria del cinema è tutto questo, e non può essere separata dagli altri mezzi espressivi che nutre, compie, rappresenta e sintetizza. Il cinema è un'arte industriale.

   

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