Elle

Film 2016 | Drammatico V.M. 14 130 min.

Titolo originaleElle
Anno2016
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata130 minuti
Al cinema131 sale cinematografiche
Regia diPaul Verhoeven (I)
AttoriIsabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira Christian Berkel, Judith Magre, Jonas Bloquet, Alice Isaaz, Vimala Pons, Lucas Prisor, Raphaël Lenglet.
Uscitagiovedì 23 marzo 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro 3,28 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Paul Verhoeven (I). Un film Da vedere 2016 con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira. Cast completo Titolo originale: Elle. Genere Drammatico - Francia, 2016, durata 130 minuti. Uscita cinema giovedì 23 marzo 2017 distribuito da Lucky Red. Oggi al cinema in 131 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,28 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Isabelle Huppert in un film ad alta tensione dove la vittima prende in mano la situazione e comincia a seguire a sua volta il suo molestatore. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 11 candidature e vinto 2 Cesar. Elle è 6° in classifica al Box Office. venerdì 24 marzo ha incassato € 54.508,00 e registrato 9.142 presenze.

Consigliato sì!
3,28/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 4,00
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ

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Tra dramma e commedia, un'opera coraggiosa retta dagli sguardi e dalle reazioni misurate di Isabelle Huppert.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 21 maggio 2016
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 21 maggio 2016

Michelle è la proprietaria di una società che produce videogiochi ed è una donna capace di giudizi taglienti sia in ambito lavorativo che nella vita privata. Vittima di un stupro nella sua abitazione non denuncia l'accaduto e continua la sua vita come se nulla fosse accaduto. Fino a quando lo stupratore non torna a manifestarsi e la donna inizia con lui un gioco pericoloso.
Paul Verhoeven ha ragione quando dice che era indispensabile girare il film in un Paese che non fossero gli Stati Uniti perché nessuna attrice americana avrebbe accettato un ruolo così amorale. Ma ha avuto ancor più ragione quando ha rinunciato al titolo del racconto a cui il film si ispira ("Oh..." di Philippe Djian) per scegliere Elle.

Perché è proprio su Lei (leggi Isabelle Huppert) e sulla sua interpretazione che si regge un film che ha più di un elemento disfunzionale nella sua struttura. A partire dall'identità dello stupratore (facilmente prevedibile) per passare poi ad alcune reazioni ed interazioni tra la vittima e il violentatore che vorrebbero sembrare ambigue ma finiscono con il risultare ridicole per finire con un neo padre oltre il limite della stupidità.

C'è però, come si diceva, a sostenere il film nel suo complesso, un'attrice tanto minuta fisicamente quanto forte e dominante sullo schermo. Sono i suoi sguardi, le sue reazioni misurate ma percettibili, il suo gestire un rapporto con un passato che progressivamente si rivela nella sua dolorosa evidenza, la consapevolezza di un corpo che non ha subito alcuna offesa dal trascorrere degli anni che danno senso a un film che si situa, a volte forse contro la stessa volontà del regista, in equilibrio instabile tra il dramma e la commedia. È come se Verhoeven avesse trovato un soggetto che gli consentiva di proseguire una personale lettura sulla presenza della violenza nella nostra realtà ma che avesse deciso di sperimentarsi sul terreno della commedia 'alla francese' che non è per nulla (è sufficiente scorrere la sua filmografia) nelle sue corde.

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 11 gennaio 2017
marcello

Premetto che ho visto il film per Isabelle Huppert e fino ai titoli di coda non sapevo che fosse un film di Paul Veroeven. L'ho visto in francese senza sottotitoli ma per me non è un problema. Mi sono deciso a scrivere per via della mediocre recensione di Giancarlo Zappoli che ovviamente ha dei preconcetti nei confronti di Verhoeven. Un film che comincia con un colpo allo stomaco ma necessario per [...] Vai alla recensione »

sabato 11 marzo 2017
Eva K.

Ho visto il film in lingua originale e non credo lo vedrò in lingua italiana. Nel complesso questo film è  un terribile tentativo di raccontare una vicenda complessa, senza averne gli strumenti per farlo, né come regista, né come improvvisato narratore di storie per le quali la regia dimostra di non essere all'altezza.

sabato 26 novembre 2016
mattiabertaina

Paul Verhoeven, cineasta olandese di americana adozione, famoso al grande pubblico per lavori quali Robocop, Basic Instict, Atto di forza e L'uomo senza ombra, elabora e traspone liberamente il romanzo "Oh..." di Philip Djian, variando il titolo in Elle e assoldando un'attrice di grande calibro, qual è Isabelle Huppert. In un'intervista ha dichiarato di aver voluto uscire dai confini a stelle e strisce [...] Vai alla recensione »

lunedì 13 marzo 2017
Maurizio Meres

Lei sempre al centro dell'attenzione,incorreggibile donna sempre sensuale in ogni atteggiamento,accattivante e sempre padrona dell'altro sesso,non nasconde mai la sua vera indole,tra il perverso e il misterioso,pronta a qualsiasi esperienza che la possa soddisfare,libera da qualsiasi pregiudizio non guarda chi è,ma quello che può ottenere.

martedì 19 luglio 2016
Francesco2

 Nella vita non bisogna escludere nulla, ma nonostante il precedente di "Black Book"  mi colpisce vedere in concorso a Cannes un film di Verhoeven, che spopolava con "Basic  Istinct" durante il mio ultimo anno di Liceo. Nonostante la -vera o presunta- differenza tra un  blockbuster americanoed un'opera "d'autore", il sesso - quello [...] Vai alla recensione »

domenica 20 novembre 2016
davidetiberga

Paul Verhoeven torna, a dieci anni da Black Book, e lo fa ottenendo un ottimo risultato e senza rinunciare alle sue ossessioni. Oltre che dalla notevole colonna sonora di Anne Dudley, il regista è ben servito dalla discreta sceneggiatura di David Birke. Vero che non spicca per originalità: le vicissitudini dei personaggi che ruotano attorno alla protagonista non tolgono né aggiungono nulla al genere [...] Vai alla recensione »

domenica 12 febbraio 2017
Sir Branco

Quella che segue è una simil-trascrizione di un mio video dedicato alla categoria "Miglior film straniero" della cerimonia dei Golden Globe 2017. Se siete interessati visitate: youtube.com/watch?v=3dynqd9d2d8&t=0s Secondo film in lingua francese in gara ai Golden Globe oltre a Divines, Elle è invece diretto dall’olandese Paul Verhoeven, che invece di film alle [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 marzo 2017
no_data

sarei retorico..pardon

FOCUS
FOCUS
sabato 25 marzo 2017
Roy Menarini

Rifondazione del cinema d'autore. È chiaramente a questo compito che Paul Verhoeven lavora con il suo dinamitardo Elle. Da decenni, ormai, esiste un genere che finge di non essere un genere: di volta in volta lo possiamo chiamare cinema d'autore, cinema d'essai, film da festival, e così via. Allo stesso modo esistono - per fortuna - numerosi registi che non si accomodano al facile plauso del gusto medio; ma bastano i tanti altri che imbastiscono contenuti piatti e prevedibili al solo scopo di rassicurare i propri spettatori (spesso più conservatori del pubblico da blockbuster da cui pensano di distinguersi) per rovinare la festa.

Ecco perché ci voleva Verhoeven, il regista che sabotò Hollywood con decostruzioni erotiche e violente dei generi americani tra anni Ottanta e Novanta, per applicare la stessa rivoluzione a un certo, stanco cinema borghese contemporaneo. Ed ecco perché ci voleva una interprete della sottigliezza beffarda, della finezza crudele, della iconoclastia felpata di Isabelle Huppert per incarnare (letteralmente) il personaggio più ambiguo, appassionante e contraddittorio del cinema di questi anni.

Come se stesse defibrillando lo spettatore privo di sensi, Verhoeven con Elle lo sottopone a una serie di docce fredde e calde: gli sottrae ogni punto di riferimento morale, lo sbatte contro lo stipite della propria identificazione socioculturale, gli pianta un dito nell'occhio solo per divertirsi, mette un piede attraverso la porta ogni volta che scioccati saremmo tentati di chiuderla, ci fa ridere appena ci siamo convinti che bisogna stare seri e viceversa...insomma mette in centrifuga le nostre attese e reazioni pilotate.

FOCUS
giovedì 23 marzo 2017
Gabriele Niola

Già a partire dall'inizio in cui dei rumori suggeriscono qualcosa Elle dichiara la propria appartenenza al thriller, genere che aveva conosciuto una fortissima popolarità tra gli anni '80 e i '90, grazie alla forte spinta propulsiva di De Palma e delle sue trovate che modernizzavano e rilucidavano classici film di suspense hitchcockiani e grazie ad una serie di fortunati adattamenti da romanzi di autori come Grisham e Follett. Il genere è poi lentamente decaduto nei 2000, schiacciato da una nuova generazione di horror che li hanno sostituiti sul terreno della tensione e da una nuova idea di cinema di grande incasso che ha ucciso il film dal budget medio.

Ci voleva quindi questo film di Paul Verhoeven per rispolverare il thriller all'europea. Una donna al centro di tanti tipi di violenza diversa, un aggressore, dei dipendenti sessisti e un mondo intorno a lei che sembra meritare il disprezzo (e lo sguardo di Isabelle Huppert di quello non è mai avaro). Comincia con una scena di violenza ma avrà le svolte meno attese questo film che ha impressionato tutti a Cannes e continuato a vincere premi fino ad arrivare ai Golden Globes.

Eppure anche prima di Elle il cinema degli anni '10 ha dimostrato di avere ancora un po' di tempo da concedere al thriller, trasformandolo in un genere capace di rielaborare le paure sociali che, viste al microscopio, hanno terribili ricadute personali.

FOCUS
martedì 21 marzo 2017
Marzia Gandolfi

In principio è un gatto. Un gatto placido e sovrano in primo piano. Un gatto che osserva impassibile l'aggressione della sua padrona. Ironia, ferocia, sofisticatezza, il tono del film è dato. Niente accade accidentalmente nel thriller aspro e abrasivo di Paul Verhoeven. Proprio come un felino, l'eroina non (re)agisce mai in maniera prevedibile a quello che accade. Anzi, più apprendiamo qualcosa su elle e meno la comprendiamo. Ma impariamo molto e in fretta.

Lei si chiama Michèle, vive da sola in una grande casa borghese nella provincia parigina, dirige con autorità e autorevolezza una casa editrice di video giochi, ha un ex marito, un'amante, il marito della sua socia e migliore amica, un figlio babbeo, una madre immatura che oscilla tra botox ed escort boy, e un padre mostruoso che in un passato lontano ha assassinato ventisette persone.

Nel romanzo di Philippe Djian ("Oh..."), di cui Elle è l'adattamento Michèle è la narratrice, lei racconta e si racconta. Verhoeven riduce al silenzio la voce off impedendo allo spettatore l'accesso ai suoi sentimenti. Perché più del libro, il film si appoggia sull'insondabilità, muovendosi sul confine che separa innocenza e colpevolezza, normalità e follia. Michèle ordina del sushi dopo la violenza carnale invece di chiamare la polizia, Michèle non tarda ad avere una relazione sordida col suo carnefice, che saluta ogni mattina con disinvoltura prima di andare al lavoro. Nessuno errore, nessuna conseguenza, Verhoeven non fa l'apologia dell'abuso, è piuttosto interessato alla descrizione e al gioco di dominazione tra due singolarità estreme.

FOCUS
giovedì 16 marzo 2017
Marzia Gandolfi

È sempre difficile descrivere la performance di un'attrice, dire il perché e il come di una presenza. La forza di Isabelle Huppert è di donarsi completamente, in tutti i ruoli, scrupolosamente scelti, custodendo un enigma. Nelle sue interpretazioni c'è un fervore trattenuto, inquieto che la tiene a distanza. Ma è quel touche froide ad attirare irresistibilmente lo spettatore. Immobile, muta, quasi minerale, Isabelle Huppert è un'artista preziosa, magnetica che polarizza gli sguardi. Regina delle nevi o leggenda vivente, i cliché si sprecano ma la sua immagine resta intatta. Immagine di "grande attrice" che lei domina totalmente. Lei è onnipotente e onnipresente. Cinema, televisione, teatro, festival, cerimonie, è una riserva spettacolare, una campionessa del controllo pronta a prendersi tutti i rischi, un'attrice trapezista che ama rilanciare a ogni ruolo, tuffandosi nel vuoto.

Bionda, rossa, dea, star, amante, strega, intellettuale, madre, puttana, Isabelle Huppert ha incarnato tutte le maniere dell'attrice e della donna. Plurale e unica: una donna e tutte le donne, sullo schermo o sulle tavole del palcoscenico.

L'attrice più prolifica del cinema francese, a ventotto anni aveva già grandi ruoli alle spalle (Violette Noziére, Loulou, Si salvi chi può (la vita)). Chabrol, Pialat, Godard sono solo alcuni degli autori sedotti dal suo erotismo diafano che rievoca le giovani donne (semi)nude ed enigmatiche di Balthus. Figura maggiore dello schermo (da Cimino a Godard, da Chabrol a Haneke) e del palcoscenico (da Wilson a Warlikowski), la Huppert ha offerto un corpo all'alienazione, sovente glaciale, folle o criminale, sempre trasgressivo, ma in pieno centro, in piena luce. Rappresentare la follia al lavoro è il compito che le viene affidato all'alba della carriera con La merlettaia di Claude Goretta. Comincia lì il lento cammino dalla nevrosi alla psicosi, dalla vita sociale all'istituto psichiatrico di alcuni dei suoi personaggi. Certificare tutti gli stati della disfunzione psichica diventa uno degli assi forti della sua carriera. Con Chabrol la follia si fa più equivoca, maligna, sollecita, sfumando nelle regole del gioco sociale (Violette Nozière, Il buio nella mente, Grazie per la cioccolata), con Werner Schroeter si adorna di orpelli lirici (Malina, Deux), con Krzysztof Warlikowski si rende spazialmente tangibile sulla scena che diventa una vera e propria architettura della psicosi (Un tramway). Impossibile capire se Elle è veramente folle o solamente lucida, Chabrol ha confuso per sempre il confine tra l'una e l'altra.

Frasi
- Dovremmo stare ancora insieme, è colpa tua!
- Mi hai lasciato tu Michèle!
- Tu mi hai picchiata!
Dialogo tra Michelle (Isabelle Huppert) - Richard (Charles Berling)
dal film Elle - a cura di MYmovies.it
La più pericolosa Michèle sei comunque tu!
Richard (Charles Berling)
dal film Elle - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 21 marzo 2017
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Catherine Tramell ha trovato il suo match. Quasi venticinque anni dopo Basic Instinct, Paul Verhoeven, ci regala un'erede degna della gelida bionda forse serial killer che, con un lieve movimento delle ginocchia, sedusse per sempre Michael Douglas e il pubblico dei multiplex. Per il suo primo film francese (il produttore di origine tunisina è Said Ben Said, che ha già lavorato con Cronenberg, Polanski, [...] Vai alla recensione »

sabato 11 marzo 2017
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Mistero senza fine perverso e senza il paravento di un pudore ipocrita. Una sinfonia che distrugge le apparenze, che ribalta le prospettive, che rende quasi interscambiabili vittima e carnefice, che gioca al massacro sul fisico e sull'inconscio, che attira in una vischiosa ragnatela sadomasochista, che non ha paura di far gridare allo scandalo trattando lo stupro e il femminicidio secondo logiche narrative [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 marzo 2017
Francesco Alò
Il Messaggero

Quando Lui incontra Lei, il figlio di questo amplesso artistico porta il nome di Elle. Lui è Paul Verhoeven, settantanovenne olandese volante tra Europa e Hollywod, alto e basso, RoboCop (1987) e Basic Instinct (1992). Lei è Isabelle Huppert, divina star francese senza limiti premiata due volte a Cannes (La pianista e Violette Nozière, quando aveva venticinque anni diretta da Chabrol), recentemente [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 marzo 2017
Valerio Caprara
Il Mattino

Oscurità e potenza dei "basic instinct". Non stiamo parlando, però, del thriller di culto anche se il regista non a caso è lo stesso: "Elle", infatti, rimette in pista l'olandese Paul Verhoeven che dopo il sottovalutato "Black Book" (2006) sembrava avviato a distaccarsi dal mestiere esercitato ai massimi livelli al di qua e al di là dell'Oceano. Per la prima volta attivo in Francia, grazie al produttore [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 marzo 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Come il romanzo cui si ispira, Oh... di Philippe Dijan (Voland editore), Elle si apre su una scena di stupro in un'elegante cornice borghese sotto gli occhi indifferenti del gatto di casa; e come sulla pagina il racconto prende subito una piega imprevista, perché Michele, dopo il fattaccio, invece di disperarsi e chiamare la polizia, con apparente tranquillità si offre un bagno ristoratore.

giovedì 23 marzo 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Nel titolo, "lei", c'è l'esclusivo fuoco del film: un racconto su corpo e anima femminili, ma in una irripetibile, ambigua, personalità, allineata, si direbbe, a corpo e anima dell'interprete. Senza la Huppert, sfinge quasi irritante, tante reazioni e omissioni di Michelle, imprenditrice aggredita e stuprata in casa da un uomo mascherato, sarebbero inverosimili.

giovedì 23 marzo 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Già dalla scena iniziale si intuisce che quello che lo spettatore sta per vedere non sarà un film convenzionale. Michèle viene aggredita in casa da un uomo mascherato che la violenta, davanti allo sguardo indifferente del suo gatto. Una esperienza traumatica che destabilizzerebbe chiunque. Non lei, che reagisce in modo anomalo, glaciale, facendo (quasi) finta di nulla.

lunedì 20 marzo 2017
Natalia Aspesi
La Repubblica

Lo sconosciuto mascherato come fosse Diabolik è penetrato in casa, l'assale, la colpisce con pugili e calci, la getta sul pavimento, la sovrasta, la immobilizza, le strappa il vestito, le calze, le mutande e la sodomizza. Marty, il bel gattone grigio, osserva, immobile e incuriosito la scena di massima violenza, come noi spettatori, che senza emozione ci chiediamo, ma lei urla per il dolore, il terrore, [...] Vai alla recensione »

domenica 19 marzo 2017
Emiliano Morreale
L'Espresso

Dieci mesi dopo il passaggio al festival di Cannes, arriva in sala uno dei film più sorprendenti dell'anno. Che non è, diciamolo subito, il racconto di uno stupro o su un rapporto carnefice-vittima. Anzi perfino il titolo è in parte fuorviante: se il personaggio di Isabelle Huppert è sempre al centro della scena, infatti, è come polo d'attrazione attorno a cui ruotano una serie di rapporti, che sono [...] Vai alla recensione »

sabato 11 marzo 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

Racconta Paul Verhoeven che il suo prossimo film lo girerà in Italia, in Toscana, nel Medioevo. Il titolo, per ora provvisorio, sarà Blessed Virgins, l'ispirazione viene da una vicenda accaduta nel Seicento in un monastero di Pescia che il regista ha trovato nel saggio di Judith C. Brown, Immodest Acts - The life of a lesbian nun in Renaissance Italy sulla storia della mistica lesbica Benedetta Carlini. Pe [...] Vai alla recensione »

sabato 11 marzo 2017
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Il sangue. "Lo voglio denso e tiepido". È la rossa linfa vitale il vero protagonista di Elle, il provocatorio e folgorante film di Paul Verhoeven che nessuno negli Usa ha voluto produrre nè interpretare. "Troppo eversivo, non sono pronti, poi in questo periodo men che meno...". Assicura Paul Verhoeven, magnifico 79enne da Amsterdam ma da anni "americano", che negli ultimi tempi è tornato a girare il [...] Vai alla recensione »

NEWS
PREMI
sabato 25 febbraio 2017
 

In attesa della cerimonia di consegna dei premi Oscar, ieri sera sono stati consegnati i premi del cinema francese, i César. Il premio al miglior film è andato a Elle di Paul Verhoeven, e quello per la miglior attrice alla protagonista Isabelle Huppert, [...]

GALLERY
domenica 22 maggio 2016
 

In attesa di conoscere i vincitori della 69esima edizione del Festival, ieri sono stati presentati gli ultimi film in concorso a Cannes. Protagonisti della giornata sono stati Asghar Farhadi con The Salesman, e Paul Verhoeven con Elle.

winner
miglior film straniero
Golden Globes
2017
winner
miglior film francese
Cesar
2017
winner
miglior attrice
Cesar
2017
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