Black Book

Film 2006 | Guerra 135 min.

Regia di Paul Verhoeven (II). Un film Da vedere 2006 con Carice van Houten, Thom Hoffman, Halina Reijn, Sebastian Koch, Christian Berkel. Cast completo Titolo originale: Zwartboek. Genere Guerra - Paesi Bassi, Gran Bretagna, Germania, Belgio, 2006, durata 135 minuti. Uscita cinema venerdì 2 febbraio 2007 distribuito da DNC Entertainment. - MYmonetro 3,36 su 56 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Rachel Stein sopravvissuta all'esecuzione di massa nazista, ottiene asilo in una cellula della resistenza olandese. La giovane cantante di varietà decide di mettere la propria bellezza al servizio della resistenza infiltrandosi nei salotti del potere. In Italia al Box Office Black Book ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 248 mila euro e 107 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,36/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA 2,58
PUBBLICO 3,25
CONSIGLIATO SÌ
Un affresco realistico della resistenza olandese al nazismo che abbraccia i codici del melodramma e del feuilleton.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 1 settembre 2006
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 1 settembre 2006

Settembre 1944, Rachel Stein, giovane cantante di varietà, fugge in Olanda dalla Germania nazista. Nei territori liberati ritrova la sua famiglia per perderla subito dopo in un'imboscata tedesca. Unica sopravvissuta all'esecuzione di massa, ottiene asilo in una cellula della resistenza olandese capeggiata da Kuipers. Rachel decide di mettere la propria bellezza al servizio della resistenza, cambiando identità (sarà Ellis De Vries) e infiltrandosi nei salotti del potere. Incaricata di sedurre l'ufficiale Müntze, finisce per innamorarsene. Il sentimento che li lega non le impedisce di portare a termine la missione: il piazzamento di una microspia. Dall'altra parte della barricata, Rachel è amata da Hans Akkermans, un medico della resistenza. Una notte, durante un'irruzione, vengono uccisi numerosi partigiani. Rachel è accusata di alto tradimento ma niente è quello che sembra e nessuno è quello che dice di essere.
Dopo vent'anni trascorsi alla corte di Hollywood, dopo la carne e i microcircuiti di Robocop, dopo il sesso sotto la gonna di Basic Instinct, dopo il corpo assente dell'Uomo ombra, Paul Verhoeven torna in Europa e apre il libro nero della Resistenza olandese. Il libro mai ritrovato del titolo, che conteneva i nomi di traditori e collaborazionisti, fu conservato fino al 1946 da una giovane donna, l'avvocato De Boer, uccisa da ignoti. Black Book è un affresco realistico della resistenza olandese al nazismo che abbraccia i codici del melodramma e del feuilleton, che corregge l'eroicità del soldato d'Orange, film del 1979 con un quasi esordiente Rutger Hauer al servizio della patria occupata. Black Book recupera quel tempo storico, quello dell'occupazione, della resistenza, dell'arrivo degli alleati canadesi e della liberazione, interpretandolo in maniera spregiudicata. E nel delicato passaggio dalla dittatura alla libertà, il regista inserisce eroi impostori e malvagi valorosi, interrogandosi sull'ambiguità della natura umana e sulla sua vocazione alla sopraffazione. Quella di Verhoeven è una ricostruzione buia che ricorre alla rappresentazione della violenza e dell'erotismo, diffuso nel film dalla straordinaria protagonista, Carice Van Houten, antesignana della Chaterine Tramell di Sharon Stone. Perché al corpo di Rachel, piazzato al centro della S/storia e aperto alla vista di un'intimità "truccata", gli uomini reagiscono cedendo al basic instinct, all'irresistibile tentazione di possederlo. La cornice che racchiude la memoria di Rachel è il neonato Stato di Israele, creato dalle Nazioni Unite nel 1948 per raccogliere il massiccio esodo degli ebrei europei. Uno Stato ancora una volta "in guerra", minacciato, difeso e resistente. Paul Verhoeven non smette di provocare, rileggendo le interpretazioni tradizionali e dando corpo alle proprie polemiche ossessioni.

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BLACK BOOK
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 3 novembre 2010
paride86

Storia di collaborazionismo nell'Olanda della Seconda Guerra Mondiale. In un primo momento potrebbe sembrare un film ambiguo, in realtà racconta di come possano essere ambigui e ipocriti i comportamenti degli esseri umani, indipendentemente dalle idee che abbracciano. Questa, purtroppo, è una verità scomoda e antipatica, tant'è che suscita clamore e indignazione [...] Vai alla recensione »

mercoledì 4 febbraio 2015
Luigi Chierico

La seconda guerra mondiale, il nazismo, la persecuzione contro gli ebrei ecc. è stata una notevole fonte per attingere storie da portare sullo schermo. Il movimento partigiani è stato al centro di tante vicende vere o fantastiche. L’Italia, la Francia, la Polonia sono state le nazioni che hanno fornito il maggior numero di storie, sia vere che frutto di fantasia.

domenica 5 agosto 2012
andyflash77

C'è un documentario del 2005 di Mildred van Leeuwaarden e Dick Rijneke che si chiama Nou, dat was het dan! / That's It!!!: Paul Verhoeven, nato nel 1938, è intervistato al Festival di Cannes a 67 anni suonati, e la sua lucidità politica, resa ancor più contagiosa dall'irresistibile e riconoscibilissima parlata, è impressionante.

martedì 13 ottobre 2009
opidum

consiglio a tutti di guardarlo vervhoven non è solo un regista da blockbuster ma è proprio un gran regista la protagonista è brava e bella grande cast

lunedì 8 novembre 2010
britannico

Non si possono scrivere tiepidi commenti c'è una mano così riconoscibile, quella di Verhoeven,  c'è un tratto, dei colori, la cruda realtà degli accadimenti di un passato recente assai doloroso, la resistenza, l'occupazione nazista dei Paesi Bassi, ben raccontata nella storia di una splendida donna ebrea protagonista suo malgrado della resistenza [...] Vai alla recensione »

sabato 4 luglio 2009
DONY64

Film drammatico ben interpretato da tutti gli attori ed in particolare dalla bellissima attrice Carice Van Houten. Amore odio, sentimento,rabbia,infedelta',classe ,meschinita' predominano in tutto l'arco del film che nel complesso e' bello.Voto 8

venerdì 20 agosto 2010
dario

Grande spettacolo visivo e regia sempre all'altezza: due cose che fanno passare sopra alla faciloneria della sceneggiatura, preoccupata di moltiplicare i colpi di scena senza starci troppp a pensar su. Semplicismi a go-go e personaggi super stereotipati. Stupenda la ragazza. E brava a sopportare tutto quanto.

mercoledì 24 dicembre 2014
folgore94

Era da un po di tempo che desideravo guardare questo film , x le recensioni che avevo letto e devo dire che il mio personale giudizio e' piu' che positivo. Ottima la sceneggiatura e grande regia. Per come e' stato girato sembra quasi di vedere una pellicola degli anni settanta ottanta. Piu' di due ore ma mai una pausa coinvolgente riflessivo e abbastanza crudo in alcune scene.

giovedì 4 aprile 2013
Luca Aliqu�

Ottimo film!

Frasi
Kees: "Aaah! Fa male imbecille! Pezzo di coglione! Quella me*da non funziona! Ca**o!"
Hans: "Validità fino al 1941... è scaduta da un pezzo questa roba. Che cosa preferisci, un martello sterilizzato? O stringi i denti con un po' di gin?"
Kees: "Dammi quel gin, coglione! Salute…"
Hans: "Kees, pensa ad una cosa bella, brucia... Ancora un attimo... Presa!"
Kees: "Grazie coglione!"
Hans Akkermans (Thom Hoffman)
dal film Black Book
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Black Book, Libro Nero, che Paul Verhoeven ha girato nel suo Paese, l'Olanda, dopo vent'anni di lavoro in Usa, sembra un film antinazista classico, ma non lo è: è un prodotto del revisionismo storico, della convinzione del regista, 70 anni, che «nessuno sopravvive innocente a una guerra», della sua ottica inconsueta. Si vedono ragazze che fanno sesso con gli ufficiali nazisti, nude, oppure in mutande, [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Gli ultimi film di Paul Verhoeven (olandese di Amsterdam, classe 1938) erano Showgirls (1995), Starship Trooper (1997) e L'uomo senza ombra (2000): tutte macchine da soldi hollywoodiane, ma con sottotesti non banali. Forte, soprattutto, il filo rosso della volontà di sopravvivenza ad ogni costo, sia che si parlasse di ragazze Las Vegas decise a far carriera in quel di Las Vegas o di insetti spaziali [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un film olandese visto l'estate scorsa alla Mostra di Venezia. L'ha diretto un regista noto, Paul Verhoven che si era fatto piuttosto apprezzare tra le fila del cinema del suo Paese almeno fino agli anni Ottanta con film andati incontro anche da noi a successi convinti. Fiore di carne, ad esempio, Kitty Tippel, Soldato d'Orange. Poi si è trasferito a Hollywood, alla ricerca, forse, di più larghi consensi, [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Roberto Silvestri
Il Manifesto

È necessario giudicare i responsabili della shoah o di altri, diversamente spaventosi genocidi, punendoli secondo sensibilità altre. Ma, se si condannano invece a morte, è legittimo applicare l'egualitarismo estremo per crimini che, nonostante le mille sfumature di una psicopatologia criminale collettivamente dispiegata, sono a responsabilità differenziata? Questione risollevata dalle rivelazioni su [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Roberto Nepoti
La Repubblica

1944. Sfuggita al massacro della sua famiglia da parte dei nazisti, la bella cantante Rachel Steinn entra nella resistenza olandese, s'infiltra nel quartier generale tedesco e s'innamora di un ufficiale della Gestapo. Corre enormi pericoli; ma la Liberazione non le renderà la vita più semplice. Dopo vent'anni d'esilio volontario a Hollywood, Paul Verhoeven torna in Olanda e realizza un film sull'occupazione [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Ieri sera un film olandese, Zwartboek, cioè «Libro nero». L'ha diretto un regista noto, Paul Verhoeven, che si era fatto molto apprezzare tra le fila del cinema del suo Paese, almeno fino agli anni Ottanta. Poi si è trasferito a Hollywood, alla ricerca, forse, di più facili successi, come doveva dimostrare nel '92 con il tanto chiacchierato Basic Instinct.

lunedì 5 febbraio 2007
Samuel Douhaire
Libération

L'olandese violento è tornato a casa, e alla realtà. Dopo un lungo esilio – più o meno dorato – a Hollywood, Paul Verhoeven ha abbandonato le bionde, gli insetti extraterrestri e gli uomini invisibili perversi, per un progetto che teneva nel cassetto da vent'anni. Ed è tornato a occuparsi, come in Soldato d'Orange, della barbara occupazione nazista nei Paesi Bassi, raccontando il destino di una cantante [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Il Concorso sciorina con Black Book un film spiazzante e a suo modo affascinante. II ritorno di Verhoeven nella natia Olanda, dopo vent’anni di carriera hollywoodiana, colpisce al cuore la storia del suo paese, facendola emergere, in tutte le sue contraddizioni, con un fatto marginale: la resistenza all’invasione tedesca. Un tema rimosso, tradotto in una «spystory» ispirata ad eventi reali in cui nessuno [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 febbraio 2007
Callisto Cosulich
Left

Siamo durante gli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale in Europa. I russi si stanno avvicinando a Berlino; gli angloamericani hanno varcato il Reno; ma i tedeschi sono attestati in Danimarca e nelle province settentrionali dei Paesi Bassi, che stanno vivendo il caos tipico di una occupazione prossima a finire. I nazisti mettono al muro partigiani e ostaggi, ma non trascurano di festeggiare con [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 febbraio 2007
Pier Maria Bocchi
Film TV

C'è un documentario del 2005 di Mildred van Leeuwaarden e Dick Rijneke che si chiama Nou, dat was het dan!! That's It!!!: Paul Verhoeven, nato nel 1938, è intervistato al Festival di Cannes a 67 anni suonati, e la sua lucidità politica, resa ancor più contagiosa dall'irresistibile e riconoscibilissima parlata, è impressionante. Non fa sconti a nessuno, a maggior ragione oggi, dopo la trasferta americana [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Hai una pistola in tasca, o sei solo contento di vedermi?". La battuta, assieme a molte altre, rese famosa Mae West, sexydiva in anni ormai remoti. Tornato a girare in Olanda dopo i successi hollywoodiani, Paul Verhoeven rende omaggio alla grandissima (per le sue forme avvolgenti diede il nome a un salvagente) in una scena di Black Book. Il nazista sta sdraiato a letto, il lenzuolo si increspa lasciando [...] Vai alla recensione »

Emanuele Sacchi
Rumore

Verhoeven ce l'ha fatta ancora: è riuscito a beccarsi del "fascista" a più riprese, permettendo ai soliti benpensanti di sfoggiare per l'ennesima volta il loro smarrimento culturale. Come se ritenere che tra i nazi potesse nascondersi qualche individuo vagamente umano e nella resistenza qualche doppiogiochista profittatore significhi iscriversi alle SS anziché interrogarsi ancora una volta sul senso [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Valerio Caprara
Il Mattino

Prendere o lasciare: in termini di fughe, bombe, intermezzi erotici, trappole, torture, agguati, doppie e triple identità, i 139 minuti di Black Book danno tutto quello che il corrusco quadro d'epoca può dare allo spettatore. Dunque, un filmone come se ne facevano una volta, tutto fatti e fattacci, nemico di misure e sfumature - anche perché cerca lo shock ogni dieci minuti - storicamente approssimato [...] Vai alla recensione »

lunedì 5 febbraio 2007
Roberta Ronconi
Liberazione

Il punto di partenza della storia raccontata dal regista olandese Paul Verhoeven è la volontà di riempire dei toni del grigio la storia della resistenza olandese. Con Black Book siamo infatti nell'Olanda del nord, nei mesi a cavallo tra il 1944 e la metà del '45, con i nazisti già sconfitti in parte dell'Europa ma ancora fortemente insediati in quei territori.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Sulla resistenza antinazista nei Paesi Bassi, raccontata in flash-back, da un kibbutz oggi sotto assedio, da Rachel Stein, spregiudicata cantante ebrea sopravvissuta per miracolo, insomma anti-diario di Anna Frank, è Il libro nero opera sinfonica, vistosa, urlata con ritmo, ma striata di stranezze e magici nude-moments all'italiana, del cineasta Paul Verhoeven.

Roberta Bottari
Il Messaggero

Tornato in Olanda dopo lunghi anni a Hollywood (anni duri ma proficui: Robocop, Basic Instinct, Starship Troopers...), Verhoeven resta un caso a sé. Più hollywoodiano degli hollywooditi, è pronto a tutto per lo spettacolo. Però i suoi film tracotanti, gonfi di astuzie e kitsch, hanno un retrogusto singolare. Black Book riprende, rovesciandola, l'Olanda in lotta con i nazisti di Soldato d'Orange.

Roberto Silvestri
Alias

Melo e thriller, molto ben utilizzati dal maestro di Showgirls, per raccontare qualcosa di molto tenebroso dietro le gesta degli eroi che riportarono la democrazia in Europa, i partigiani. Certo non tutti erano belli e comunisti, i partigiani, o meglio ancora, però anche i liberali o i monarchici non è che fossero tutte carogne come queste. Comunque Rachel, la bionda ebrea che salva la pelle, non come [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Prima di vedere il Black book («Libro nero») dell'olandese Paul Verhoeven, andrebbe letta l'opera dello storico israeliano Zeev Sternhell: egli sostiene che, fascista o antifascista, l'Europa è antigiudaica. Implicitamente, è un invito per ogni ebreo del Vecchio continente a emigrare in Israele. E un'emigrata diventa appunto la protagonista di Black book, un'ebrea che cercò di passare le linee tedesche [...] Vai alla recensione »

Giorgio Carbone
Libero

Anno 1940. I nazisti si stanno pappando l'Europa. Anche l'Olanda è invasa. Sono tempi nerissimi per gli olandesi che non si piegano. E anche per quelli che si piegano, ma essendo ebrei, hanno poco da scegliere: la morte subito, o quella, rimandata ma presso che sicura nei lager. Alla famiglia della cantante Rachél Stein capita la prima sorte. In un'imboscata nazi muoiono tutti.

Valerio Caprara
Il Mattino

Non si tratta, ahimé, di un bel film, ma sicuramente Zwartboek («Il libro nero»), in gara, offre tutto quello che un thriller d'epoca può dare. In termini di azione, colpi di scena, trappole, agguati, doppie e triple identità, insomma, l'esperto Paul Verhoeven non ha nulla da invidiare ad alcun collega e questo ritorno alle origini olandesi (dopo aver firmato tanti blockbuster hollywoodiani, da Robocop [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Forse non si può uscire intatti da esperienze come Basic Instinct; certo, a Paul Verhoeven Hollywood non ha fatto bene. Ci aspettavamo che, tornato in Europa, realizzasse qualcosa di personale come i suoi film degli anni 70. Invece prende un personaggio autentico della Resistenza olandese, la cantante ebrea Rachel Stein, e ci cuce su un film d’avventura e tradimento, amore e morte che manca di rispetto [...] Vai alla recensione »

venerdì 16 febbraio 2007
Andrea Silenzi
XL

Tornato a lavorare in Europa, il regista olandese (Robocop, Basic Instinct) non rinuncia al gusto della provocazione. Il suo "libro nero" è un racconto ambientato durante la Seconda guerra mondiale, con una cantante ebrea in fuga e divisa tra un partigiano cattivo e un nazista buono. Un finto scandalo revisionista, perché in realtà il cuore nel film sta nel continuo alternarsi di sentimento e tensione, [...] Vai alla recensione »

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