Tre ventenni si incontrano al Ser.D: tra dipendenze, fragilità e nuove relazioni, ciascuno scopre un modo diverso di affrontare sé stesso e la vita. Espandi ▽
Le vite di tre ventenni si incrociano al Ser.D, il Servizio per le Dipendenze Patologiche. E poi c’è una serie di persone che i tre incontreranno (o rincontreranno) che a modo loro, con tutti i difetti e le imperfezioni, cambieranno loro la vita e il modo di vederla. È una commedia agrodolce sull’empatia e il disagio dello stare al mondo anche se sei giovane, Strike – Figli di un’era sbagliata. Un’opera prima a sei mani, firmata dai registi e interpreti dei tre protagonisti Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Ai tre registi va riconosciuto il coraggio di sperimentarsi insieme dietro e davanti la macchina da presa con un’idea nuova, originale e per nulla banale, né retorica, che certo risente di tutti i difetti e le imperfezioni di un’opera prima, ma sa farsi apprezzare per la sua onestà, per l’assenza di pretese e per una spigliata freschezza narrativa che sarebbe bello poter vedere con maggiore frequenza sui nostri grandi schermi. Recensione ❯
Una ragazza di 15 anni scopre di essere incinta. Dovrà affrontare l'ipocrisia del suo villaggio. Espandi ▽
Emma è una ragazza volenterosa che cresce nella Svizzera degli anni Quaranta. Il mondo è in guerra, la Svizzera resta neutrale, ma Emma respira ugualmente quell'atmosfera repressiva e discriminatoria. Un giorno incontra un giovane borghese della città e quella che doveva essere una gita spensierata nella natura si tramuta nell'incubo di uno stupro. Rimasta incinta non sa cosa fare.
È un coming of age e una dolorosa storia di autodeterminazione e ribellione, Lo sguardo di Emma, opera prima di Marie-Elsa Sgualdo.
Il racconto di questa sua rivolta ricorda molto da vicino, a livello contenutistico ma anche formale, quello di Vermiglio, altro film firmato da una regista, ambientato in un paesino di montagna e fortemente caratterizzato dal suo contesto storico.
Attraverso questo film la regista si domanda, e chiede a sua volta a chi guarda, che cosa sia la libertà per una giovane donna e soprattutto quanto sia costata alle giovani donne di ieri, costrette ad obbedire a imposizioni di altri. Recensione ❯
In un'America distopica di un futuro prossimo, cento ragazzi partecipano ad una competizione estrema conosciuta come The Long Walk. Espandi ▽
In un futuro alternativo, gli Stati Uniti sono una dittatura autoritaria e soffrono di una gravissima depressione economica. Per molti cittadini il solo modo di guadagnare è partecipare all'annuale "lunga marcia" organizzata dal Maggiore. La regola è una sola: si cammina per 300 miglia senza mai fermarsi. Chi rallenta, si ferma o si attarda viene semplicemente ucciso sul posto. E solo uno resterà vivo. Tra i cento giovani partecipanti c'è Ray, che ha visto il padre ucciso dal Maggiore.
A rendere The Long Walk meno intenso di quello che potrebbe essere, dopo una prima introduttiva serrata e convincente (non a caso chiusa dalla comparsa del titolo del film al ventesimo minuto), è proprio l'inevitabile povertà di possibili soluzioni di messinscena.
La violenza delle esecuzioni dovrebbe essere immediata e secca, ma l'effetto digitale è troppo piatto ed evidente da suscitare autentico terrore. E alla lunga è inevitabile che, come i camminatori della lunga marcia, anche lo spettatore sia anestetizzato dalla fatica, sperando in una rapida fine del cammino. Recensione ❯
Il delicato ritratto di un rapporto tra madre e figlio. Espandi ▽
Sasà è uno scugnizzo di tredici anni, della periferia di Napoli. Trascorre le giornate con i suoi due migliori amici, Cira e Nicolas. Amante dell’hip hop e dotato di un grande talento musicale, Sasà aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla madre Rusè una vita migliore. L’incontro con Yodi, noto rapper della old school partenopea, sembra dare slancio al suo sogno e lo porta a comporre il suo primo vero pezzo: un rap dedicato alla mamma. Tuttavia, lo scontro con la realtà cinica del mondo della musica e della strada, costringe Sasà ad abbandonare le proprie aspirazioni e a prendere una cattiva strada. Cinque anni dopo l’esordio di Nevia, un riuscito coming of age su un’adolescente a Ponticelli, Nunzia De Stefano torna alla regia seguendo da vicino il percorso di crescita del tredicenne Sasà sempre nella periferia napoletana. Come in Nevia, dove per la prima volta abbiamo conosciuto e apprezzato l’esordiente Virginia Apicella, anche qui a sorprendere è il protagonista, interpretato da Mattia Cozzolino che vedremo anche in Gomorra - Le origini, la serie prequel Cattleya per Sky di Gomorra - La serie. Su di lui, come su Nevia, si regge tutto il film. Recensione ❯
Due amici inseguono un lavoro nella polizia per riscattarsi, ma la tensione e la disperazione minacciano di spezzare la loro amicizia. Espandi ▽
Shoaib e Chandan, due ragazzi indiani rispettivamente musulmano e dalit (i cosiddetti "intoccabili"), tentano come migliaia di altri giovani un concorso pubblico per diventare poliziotti e avere una vita dignitosa. Finiscono per dividersi quando Chandan ottiene finalmente il posto, mentre Shoaib è costretto a lavorare come galoppino in un ufficio. I loro destini saranno uniti fino alla fine, quando il coronavirus sconvolgerà ulteriormente le loro vite.
C'è il nome del produttore esecutivo Martin Scorsese a nobilitare il nuovo film del regista indiano Neeraj Ghaywan, già affermatosi con il precedente Masaan. Una volta stabilito il contesto, nella seconda parte Homebound si abbandona al dramma degli affetti, trovando momenti di autentica commozione, senza mai perdere, però, il controllo formale evidente fin dall'inizio.
Ghaywan avrebbe modo di spingere sul pedale del melodramma, ma preferisce trattenersi per amore dei suoi personaggi, ai quali non fa sconti, ovviamente, ma per i quali è disposto a concedere anche nella tragedia la possibilità di una nuova vita. Recensione ❯
Simon Mesa Soto al secondo lungometraggio dirige una commedia amara sui sogni infranti e sul cinismo imperante. Commedia, Colombia, Germania, Svezia2025. Durata 120 Minuti.
Un poeta caduto nel dimenticatoio ha la possibilità di aiutare un'adolescente. Espandi ▽
A Medellín, Oscar ha raggiunto la mezza età senza mai consacrarsi come poeta di successo dopo qualche pubblicazione giovanile. La vocazione non lo ha però abbandonato, nonostante ora sia disoccupato, divorziato e senza un soldo, sperando di svoltare con le proposte di investimento truffaldine di un amico e prendendosi nel frattempo cura della madre anziana con cui vive. Quando si decide ad accettare un ruolo di insegnante per mettersi finalmente al lavoro, tra gli studenti viene colpito dalla quindicenne Yurlady; la ragazza sembra possedere del talento per la composizione, e Oscar le fa da mentore convincendola a partecipare a un concorso di poesia. Commedia amara sui sogni infranti e sul cinismo imperante, il secondo lungometraggio di Simon Mesa Soto è animato da un disagio vivido, e possiede un certo pathos a tinte grottesche che gli dà sicuramente carattere. Il regista colombiano, habitué del Festival di Cannes sia dai tempi dei suoi cortometraggi e per quest’opera ricompensato con il premio della giuria di Un certain regard, cattura ruvidamente in pellicola un mondo disperato in cui tutti annaspano e guardano al proprio interesse, e la cocciutaggine irresponsabile (ma in fin dei conti sincera) di Oscar è l’unica a segnare una controtendenza. Recensione ❯
Un insegnante russo documenta la trasformazione della sua scuola cittadina in un centro di reclutamento di guerra durante l'invasione dell'Ucraina, rivelando i dilemmi etici che gli educatori affrontano tra propaganda e militarizzazione Espandi ▽
Pavel “Pasha” Talankin non è propriamente un insegnante. È colui che, in una scuola di una cittadina del Karabash, è addetto al coordinamento degli eventi scolastici nonché il responsabile della videoteca. Dopo l’inizio dell’”operazione militare speciale” in Ucraina del 22 febbraio 2022 assiste in tempi rapidi alla trasformazione del suo lavoro in un veicolo di propaganda militarista. Deve cioè documentare marce con bandiera, discorsi patriottici dei docenti, piccole parate militariste. Decide di trasformare questo suo dovere professionale in un ‘attività di controinformazione rivolta soprattutto a chi vive al di fuori dai confini. Ciò che risulta essere più interessante in questo film, realizzato con i materiali registrati dal giovane filmmaker che è riuscito a lasciare la Russia prima di essere prima o poi arrestato, è sicuramente la documentazione di come un regime provi ad insinuarsi a forza nelle coscienze dei meno culturalmente attrezzati, cioè dei più giovani in età scolastica. Recensione ❯
Un villaggio italiano abbandonato vive una silenziosa rinascita quando il regista Ruedi Gerber stringe amicizia con gli ultimi contadini. Espandi ▽
Nel corso di decenni di globalizzazione, innumerevoli comunità rurali in tutto il mondo si sono ritrovate abbandonate: dal Midwest americano ai villaggi di montagna italiani, luoghi come Tatti rischiano l'estinzione. In questo piccolo borgo della Maremma toscana, gli anziani residenti non hanno avuto la forza di reinventare il loro mondo in declino, fino all'arrivo degli stranieri, come il regista Ruedi Gerber. La sua amicizia con gli ultimi agricoltori locali, i gemelli Marco e Massimo, ha dato il via a una silenziosa rinascita: insieme ad altri nuovi abitanti hanno iniziato a ripristinare i terreni abbandonati, restituendo speranza alla piccola comunità. La rinascita del villaggio trova il suo apice emotivo nella crisi personale di Marco, costretto a fare i conti con radicali trasformazioni, onorando le sue radici e reinventando il suo futuro. Questo film è sia un ritratto intimo che una storia universale di resilienza e mostra come le comunità possano rinascere quando il vecchio e il nuovo uniscono le forze, preservando ciò che merita di essere tramandato, senza il timore di evolversi. Recensione ❯
Un film sul mestiere di restare autentici: un elogio alla misura, all'intelligenza ironica, alla capacità di non prendersi troppo sul serio. Documentario, Italia2025. Durata 94 Minuti.
Willie Peyote tra musica, vita e riflessioni a Torino: un ritratto intimo e autentico di un artista tra impegno, ironia e coerenza nello showbiz. Espandi ▽
Torino d’inverno, la nebbia che sale dal Po e un uomo che cerca di mettere ordine tra le parole, come se da quelle potesse dipendere il suo equilibrio. Willie Peyote. Elegia sabauda è prima di tutto il ritratto di un artista che fa della semplicità e dell’umiltà la sua cifra identitaria, una dichiarazione d’amore a una città e a un modo di intendere la musica. Il documentario, diretto con pudore e curiosità, segue Willie lungo un biennio di cambiamenti – dall’inverno del 2023 fino a Sanremo 2025 – raccontandone la quotidianità, le contraddizioni e la capacità di essere se stesso, anche quando la pressione esterna vorrebbe che su di lui si costruisse un personaggio. Willie Peyote, all’anagrafe Guglielmo Bruno, si presenta come un artista senza trucco né finzione. Si definisce “nichilista, torinese e disoccupato, perché dire cantautore fa subito Festa dell’Unità e dire rapper fa subito bimbominkia”.
Nella sua apparente semplicità, è un film sul mestiere di restare autentici: un elogio alla misura, all’intelligenza ironica, alla capacità di non prendersi troppo sul serio. E forse, in un’epoca di sovraesposizione e clamore, è proprio questo il gesto più radicale possibile. Recensione ❯
Tra noir e grottesco, la storia di una famiglia segnata dalla malattia e dall'orrore a cui la società l'ha condannata. Thriller, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Tassista scopre una televendita inquietante e si immerge in un noir grottesco, tra thriller psicologico e allegoria sociale urbana. Espandi ▽
Durante il turno notturno, un tassista in solitaria carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza. Il nuovo lavoro di Dario D’Ambrosi, creatore del Teatro Patologico, regista sulla scena e al cinema, da sempre impegnato nella rappresentazione di pensieri e comportamenti di persone affette da malattia mentale.
C’è da parte del suo autore il coraggio di raccontare in chiave distorta un’esclusione sociale di cui è vittima ogni famiglia che conosce la disabilità. Eppure qualcosa stona in Il principe della follia. Qualcosa che ne mina alla base ogni assunto. Recensione ❯
Eva, arrestata per aver incendiato un campo di girasoli, sostiene di farlo per proteggere i bambini. Il suo gesto si lega a misteriose sparizioni e a una madre in Cina. Espandi ▽
Eva è una creatura boschiva che attira a sé i bambini degli altri, figli di genitori assenti e incuranti, e li conduce verso un destino che lei ritiene migliore. Nicola, inconsolabile per la perdita della madre, è immediatamente attratto da Eva, quasi stregato dalla sua apparente armonia con la natura e la sua totale mancanza di ipocrisia adulta. Giacomo invece ha verso di lei un atteggiamento ambivalente: da un lato la desidera, dall'altro la teme.
La fotografia di Luca Bigazzi regala spessore e profondità alle immagini, e Emanuela Rossi riesce a creare un'atmosfera misteriosa e magica intorno a una vicenda oscura e piena di incognite, sollevando temi perturbanti come la maternità conflittuale, la malattia fisica e mentale e l'assenza di attenzione e di cura del mondo contemporaneo, in particolare verso i più fragili e i più esposti, nonché verso la Madre Terra. Ma la sceneggiatura è confusa e a tratti retorica. Recensione ❯
Un'opera che sembra aver trovato la soluzione perfetta per equilibrare la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare. Drammatico, Islanda, Danimarca, Svezia, Francia2025. Durata 109 Minuti.
Anna e Maggi si separano lentamente, tra lavoro, figli e momenti condivisi. I gemelli, lasciati spesso soli, inventano giochi strani e rischiosi. Espandi ▽
Anna e Magnus, detto Maggi, si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti trascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Il tipico gusto nordico per uno humour trattenuto, ma non per questo meno crudele, trova in Hylnur Pálmason un interprete di eccezione. The Love That Remains appare come la sua opera più compiuta sin qui, particolarmente sentita perché attinente all’esperienza di vita del regista e perché la giusta misura per mantenere un equilibrio di umori contrastanti – la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare (mitigato dalla prima) – sembra aver trovato la soluzione perfetta.
Permane un senso di inafferrabilità nel film, la sensazione che la vita e le sue assurdità non si possano prevedere né comprendere e che, forse, un nucleo familiare possa meglio funzionare se disunito. Recensione ❯
Dal punto di vista di una gallina, il film segue la sua vita tra libertà, istinto materno, incontri con animali e uomini, rivelando violenza e ingiustizie del mondo. Espandi ▽
Il film racconta la storia di una gallina, a partire dall'uovo che viene deposto. E adotta il punto di vista del volatile con un effetto spiazzante, inquietante e post-umano. Perché la gallina - che è ostinata, resiliente, determinata a crescere i propri cuccioli e a conservare la propria libertà - oltre ad altri animali (una volpe, un topo, un verme, un falco, un cane, dei dinosauri in un documentario televisivo), incrocia inevitabilmente anche gli uomini, la loro violenza, le loro tragedie e ingiustizie, grandi e piccole: a volte come ignara testimone, a volte come elemento involontariamente scatenante. La protagonista è interpretata da otto galline diverse, nessuna delle quali è stata maltrattata per le riprese del film. Recensione ❯
Il film segue la storia di Niki, ex bambino prodigio del pianoforte con un dono rarissimo: un udito assoluto capace di cogliere ogni vibrazione, ogni micro-suono nascosto nel mondo. Un talento straordinario, ma anche una condanna. La sua ipersensibilità ai rumori è talmente acuta da costringerlo a indossare protezioni auricolari e ad abbandonare il sogno di diventare pianista.
Niki si reinventa così come accordatore di pianoforti, preciso, riservato, solitario. Ma la sua vita tranquilla cambia quando qualcuno scopre che il suo orecchio perfetto può essere usato per molto più che accordare strumenti. Da quel momento Niki si ritrova coinvolto in un gioco che non ha scelto, dove ogni suono nasconde un rischio e ogni decisione può avere conseguenze imprevedibili. Recensione ❯
Un ritratto del grande discesista Kristian Ghedina e uno sguardo complessivo sullo sci, il suo passato e il suo futuro. Documentario, Italia2025. Durata 80 Minuti.
Un tributo all'Italia, al suo sport, alla sua montagna e anche alla sua arte. Espandi ▽
Il racconto ripercorre sia la vita del personaggio (facendo emergere anche un Kristian inedito e sconosciuto ai più) che la storia dello sci italiano, intrecciandosi con i momenti più iconici delle Olimpiadi e Paralimpiadi, dalla storica edizione di Cortina 1956 fino allo sguardo proiettato sul futuro, con un focus sulle nuove sedi di gara di Milano Cortina 2026 che vengono qui mostrate da una prospettiva unica e inedita. Spazio anche all'evoluzione dell'equipaggiamento di questo sport così entusiasmante e alla metodologia di preparazione atletica, senza dimenticare il fondamentale aspetto della sicurezza sui campi da sci. Recensione ❯