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wea
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domenica 8 marzo 2026
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rconoscer? almeno che eravamo umani?
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L'uscita di questo film ora, ha un sapore politico.
La vittima diviene carnefice.
Tra qualche annno riconosceremo che sono almeno umani?
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maramaldo
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giovedì 19 febbraio 2026
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maestri cantori
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Epigoni ce ne sono, anche oggi qualcuno canta. Guardatevene, si tratta sempre di Wagner, prima o poi la Gotterdammerung. Problematico il richiamo storico o culturale. Ci sarebbe la Vergine di Norimberga, non è un'immagine sacra. Un falso, un'impostura, una turlupinatura.
Il film, diranno alcuni. Un'esagerazione indebita per la rivisitazione di Vanderbilt che ha pregi di confezione e tratti di onestà e coraggio.
Incombe, ingombra la monumentalità sorniona di Russell Crowe, siategli grati, si prende carico di forzature, mistificazioni e sprazzi di scorrettezza. Nel film mostra, espone la sporgenza di un adipe che non corrisponde alle foto scattate dal caporale Ray D'Addario, un ragazzo nostro oriundo.
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Epigoni ce ne sono, anche oggi qualcuno canta. Guardatevene, si tratta sempre di Wagner, prima o poi la Gotterdammerung. Problematico il richiamo storico o culturale. Ci sarebbe la Vergine di Norimberga, non è un'immagine sacra. Un falso, un'impostura, una turlupinatura.
Il film, diranno alcuni. Un'esagerazione indebita per la rivisitazione di Vanderbilt che ha pregi di confezione e tratti di onestà e coraggio.
Incombe, ingombra la monumentalità sorniona di Russell Crowe, siategli grati, si prende carico di forzature, mistificazioni e sprazzi di scorrettezza. Nel film mostra, espone la sporgenza di un adipe che non corrisponde alle foto scattate dal caporale Ray D'Addario, un ragazzo nostro oriundo. Alla sbarra c'era una persona seria, in divisa disadorna, alla Mao, uno che poco prima vestiva più pomposo del portiere di albergo di lusso di una volta.
Il film. Le bugie, smaccate, puerili: non ne sapevo nulla; per me i lager erano campi di lavoro. Inquietanti, se tradotte in gergo odierno, talune asserzioni: anche noi siamo stati votati, il popolo ci ha scelto; volevamo la Germania great again; tentammo di sbarazzaeci degli Ebrei che lasciavano a noi i lavori umili e malpagati e da bottegai passavano a banchieri. Fatuo, Hermann, trovò disdicevole per un Asso dell'Aviazione gocciolare dondolando da una forca. Il film documenta solo per il becero Streicher.
Occhi sporgenti da batrace, Rami Malek movimente e, falsificando, vivacizza. Il suo personaggio serve per una perfidia: psichiatra e ad un tempo illusionista dilettante. Strizzarono davvero il cervello ai delinquenti. Un vezzo dell'esercito americano, misurare il Q.I., il quoziente d'intelligenza. Ottenne il punteggio più alto Schacht, l'economista che tolse i tedeschi dalle pezze al sedere. Il più basso, al di sotto della media, lo beccò Hermann. Il gradasso cretino, tuttavia, fece fessi i guardiani. Altro film adombra nell'abracadabra del cianuro la solidarietà di un militare americano.
Verso la fine simbolismi tetri. Vanderbilt avrebbe intrattenuto meglio lo spettatore se si fosse soffermato di più nella narrazione di fatti realmente accaduti. Ad es. a von Ribbentrop, ex commerciante di vini. Palato fine, disdegnò il vitto del carcere, si ridusse pelle e ossa. Con dentro la sua testa il cappio non si mosse e lui continuò a respirare. Rapido il giustiziere corse sotto la botola e avvigghiandosi con la sua più pasciuta stazza lo lo strattonò staccandogli secco l'osso del collo. Da horror ma non l'avreste dimenticato. Si trattava anche in questo caso di rendere giustizia, alla professionalità del sergente maggiore John C. Woods, un curriculum di tutto rispetto, trecento e passa impiccamenti.
Siete, invece, costretti ad impegolarvi in questioni di lana caprina, stabilire se ci fu o non ci fu un vulnus al diritto internazionale che da che mondo è mondo non ha mai avuto tanta importanza, nel dubbio rileggete la Bibbia o Omero. Prevalse, in verità, una preoccupazione che si condivide. Questi, i criminali sadici, se non si sopprimono, tra poco torneranno al potere. A dir vero, sempre menzionato nel film, a Mosca e a Washington insistettero per uina indifferenziata messa al muro dei gaglioffi perdenti. Giudiziosi, avrebbero evitato un dispendio pazzesco a carico del contribuente, americano. Non vu fu soltanto la ricostruzione di ambienti sbriciolati dagli assidui bombardamenti, per quasi un anno furono ospitati gratis in un castello trecento giornalisti. Ammessi alcuni tedeschi. Assistettero seduti vicino Willy Brandt futuro cancelliere e Markus Wolf futuro boss della Stasi, divennero amici.
La lezione? Non saprei proprio adesso che c'è un revival della frenesia bellicistica. Non vorrei avesse ragione Hegel che sentenziava: la Storia insegna che non insegna niente a nessuno.
Tenete pure presente che, a voler "norimbergare", oggi ci si copre di ridicolo.
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gabriella
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martedì 20 gennaio 2026
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semplificazione storica
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Diciamo subito che " Norimberga "ti mette in platea a guardare un grande processo spettacolo, da subito ti guida con la musica, i primi piani ad effetto, i dialoghi, usando l'impatto visivo delle atrocità per scuotere il pubblico. Viene in mente, proprio per l'esatto opposto, " La zona d'interesse" di Glazer, che non mostra mai, non spiega , ma scommette sull'immaginazione dello spettatore rendendo l'orrore onnipresente proprio perchè invisibile, il male banale impersonato da Hoss uomo banale anche lui, e il male consapevole, Goring sa esattamente cosa ha fatto, non solo, cerca di giustificare le sue azioni dietro il dovere patriottico e vorrebbe passare alla storia come un gigante.
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Diciamo subito che " Norimberga "ti mette in platea a guardare un grande processo spettacolo, da subito ti guida con la musica, i primi piani ad effetto, i dialoghi, usando l'impatto visivo delle atrocità per scuotere il pubblico. Viene in mente, proprio per l'esatto opposto, " La zona d'interesse" di Glazer, che non mostra mai, non spiega , ma scommette sull'immaginazione dello spettatore rendendo l'orrore onnipresente proprio perchè invisibile, il male banale impersonato da Hoss uomo banale anche lui, e il male consapevole, Goring sa esattamente cosa ha fatto, non solo, cerca di giustificare le sue azioni dietro il dovere patriottico e vorrebbe passare alla storia come un gigante. James Vanderbilt per rendere il suo film avvincente , ha sicuramente forzato un po' troppo la mano, trasformando il più noto processo storico per crimini di guerra , in un duello verbale, tra lo psichiatra e il gerarca nazista, un faccia a faccia psicologico che lo rende sicuramente attraente dal punto di vista cinematografico, ma storicamente un po' artificiale. Anche sul piano recitativo il duello risulta impari, Rami Malik nel ruolo dello psichiatra Douglas Kelly non regge , l’attore recita in modo troppo studiato, mentre Russel Crowe ( Goring), incarna semplicemente il suo personaggio, non c’è nessuno sforzo apparente. Per contrastare una figura così imponente , serviva una personalità altrettanto magnetica, magari più silenziosa ma inflessibile, anche se è noto che nel processo reale Goring riuscì veramente a mettere in difficoltà l’accusa americana , usando la logica per giustificare l’ingiustificabile.-Il film punta tutto sul tentativo del carnefice a dominare e manipolare chi avrebbe dovuto studiarne la mente.. Tutto sommato il film risulta interessante da una certa prospettiva, se si predilige lo spettacolo drammatico al rigore concettuale.
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stellab
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sabato 17 gennaio 2026
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una buona ricostruzione
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una ricostruzione interessante, senza picchi ma godibile
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rumon
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sabato 17 gennaio 2026
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da vedere solo in abbinamento a "vincitori e vinti
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L'idea di partenza era buona; prendere un argomento molto complesso, come il processo di Norimberga, e scegliere una prospettiva molto settoriale, In questo modo, si ha la possibilità di lavorare in profondità invece che di rimanere in un ambito ampio, ma superficiale. Russel Crowe come Hermann Göring è molto bravo. Gli altri attori sono funzionali. Nell'insieme è un'occasione non ben sfruttata perché non fa capire bene il rapporto tra un contesto in cerca di un salvatore (o uomo forte), un certo tipo di mentalità condivisa da vari strati sociali, ed eventuali costruzioni patologiche delle personalità che arrivano al potere. Görung aveva una personalità narcisista? Bene (o male, come volete): ma perché tra i tanti narcisisti che sicuramente c'erano in Germania ai suoi tempi, lui ha fatto carriera e ha fatto quel che ha fatto? A questa domanda, il film non risponde.
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L'idea di partenza era buona; prendere un argomento molto complesso, come il processo di Norimberga, e scegliere una prospettiva molto settoriale, In questo modo, si ha la possibilità di lavorare in profondità invece che di rimanere in un ambito ampio, ma superficiale. Russel Crowe come Hermann Göring è molto bravo. Gli altri attori sono funzionali. Nell'insieme è un'occasione non ben sfruttata perché non fa capire bene il rapporto tra un contesto in cerca di un salvatore (o uomo forte), un certo tipo di mentalità condivisa da vari strati sociali, ed eventuali costruzioni patologiche delle personalità che arrivano al potere. Görung aveva una personalità narcisista? Bene (o male, come volete): ma perché tra i tanti narcisisti che sicuramente c'erano in Germania ai suoi tempi, lui ha fatto carriera e ha fatto quel che ha fatto? A questa domanda, il film non risponde. Un altro punto dolente è l'incontro tra il procuatore Jackson e papa Pio XII. Qualunque opinione su abbia sull'operato del prima Nunzio in Germania e poi, dal 1939, papa Eugenio Pacelli, averlo rappresentato come Cucciolo di Biancaneve, vestina bianca che fa uscire le punte arrotondate delle scarpe nere, non ha giovato al film. Anzi, gli ha tolto credibilità. La sequenza stona anche a fronte dello sforzo di ricostruzione filologica della Germania di allora. Per la storia, papa Pacelli, che era alto 182 cm e che quindi non avrebbe guardato Jackson come un bambino di 8 anni guarda un adulto, avrà anche compiuto delle azioni che possono essere valutate in vario modo, ma aveva comunque una serietà e un'autorevolezza che attualmente non ha alcun politico in tutto il mondo, non solo in occidente. Mi è venuto spontaneo fare un paragone con un altro film sul processo di Normiberga: "Vincitori e vinti" ("Judgement at Nuremberg") di Stanley Kramer, del 1961, sceneggiatura di Abby Mann. Entrambi ebrei, dettero vita a un film potente, complesso perché complessa era la realtà storica che doveva presentare. Con un cast stellare, di cui qui cito solo Spencer Tracy e Maximilian Schell. Nel 1961 si era in piena guerra fredda. Gli USA avevano bisogno dell'Europa contro l'URSS e in particolare avevano bisogno della Germania. Certamente avrà influito. Ma resta il fatto che, in quei tempi, sceneggiatori, registi e produttori potevano permettersi di ragionare in modo complesso e di rappresentare realtà complesse perché sapevano che il pubblico condivideva questa capacità di apprezzare la complessità.. "Norimberga", per scarto con "Vincitori e vinti", cu rende consapevoli di quanto ci siamo sciaguratamente abituati a semplificare. Curiosamente, "Vincitori e vinti", film in bianco e nero, è più ricco di sfumatore di "Norimberga", film a colori.
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athos
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giovedì 8 gennaio 2026
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non ? cambiato nulla
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Buon film per ambientazione e interpretazione degli attori anche se manca un po' di pathos di quei tempi passati. Fosse uscito cinque o sei anni fa sarebbe magari passato sotto traccia mentre oggi, e speriamo non domani, risulta impressionante l'omogeneitá delle idee e del culto pagano. Ognuno faccia attenzione.
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ivan il matto
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mercoledì 7 gennaio 2026
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quando c''era ancora il diritto internazionale
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze.
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze. Ma è l’ultimo “Norimberga” di James Vanderbilt, uscito nelle settimane natalizie del 2025, che denota quanto altre necessità narrative (spettacolarizzazione, semplificazione, peso di una lunghezza eccesiva, gigionismo dei protagonisti) tendano a spegnere la “densità” storico-sociale degli eventi legati al processo del secolo, per far prevalere esclusivamente i personalismi. Da un lato lo psichiatra dell’esercito USA Douglas Kelly, chiamato a valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti, un Ramy Malek (ricordate il Freddie Mercury di “Bohemian Rhapsody”?), quasi illusionista stralunato che entra in scena con un mazzo di carte e un giochetto di prestigio per ammaliare sul treno la bella giornalista di turno. Dall’altro il vice Hitler Hermann Goring, astuto e carismatico, che pretende di farsi chiamare ancora Reichsmarchall, interpretato da un Russel Crowe che punta all’Oscar fra esibizionismo vanitoso ed autoesaltante, non potendo contare sulla glaciale e spettrale eleganza dell’originale…quanto rimpiangiamo il Marlon Brando di “Apocalipse Now”! Per concludere con la ridicola ricostruzione del volo di Rudolph Hesse in Gran Bretagna del 1941, quasi una sequenza accelerata come da comiche finali. Sicuramente nella sua superficiale lunghezza (che pesa nella fattispecie a differenza dei film citati precedentemente) “Norimberga” è un film che ne contiene altri al suo interno, quindi vietato buttar via il bambino con l’acqua sporca, come la solennità del processo in sé, la canonica proiezione al processo delle raccapriccianti immagini della realtà dei campi di sterminio. Alla fine, però, tutto rischia di passare in second’ordine rispetto alla relazione ambigua e ‘pericolosa’ del sottile duello psicologico ingaggiato fra Kelly e Goring destinato a cannibalizzare l’intera pellicola. Si dirà che almeno all’epoca esisteva un diritto internazionale che le 4 potenze vincitrici la seconda guerra mondiale decisero di sottolineare e incarnare attraverso lo storico processo al nazismo deciso già durante il conflitto…perché 80 anni dopo le vicende raccontate, gli equilibri globali che siamo costretti a registrare sembrano recitare un deciso De Profundis di quello stesso diritto.
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xerox
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domenica 4 gennaio 2026
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bellissimo!
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Prima notazione: dall'inizio alla fine del film non si è sentito un respiro, in sala. Bellissimo film, da conservare nella propria videoteca personale. Russel Crowe non è stato bravissimo: di più, molto di più. Il film è la testimonianza di come il cinema possa essere la migliore forma di narrazione della Storia. Più dei libri o delle fotografie. E ricordiamocelo tutti: se una cosa è già successa, può succedere di nuovo. L'uomo può affrescare la Cappella Sistina, e costruire Aushwitz.
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nicole bertrand
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sabato 3 gennaio 2026
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una americanata
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Abbastanza convincente Russell Crowe, nei panni di Goering, assolutamente inadeguato Rami Malek, il cui unico ruolo decente è stato in Mr Robot. La storia si conosce, nulla di nuovo ci viene svelato ovviamente, nemmeno nel tentativo di tracciare il profilo di uno dei leader più influenti del nazismo. Di poco spessore.
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(di xerox)
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