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uppercut
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mercoledì 25 febbraio 2026
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non ci posso credere
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Onestamente, tutto potevo aspettarmi meno che questo... Mi sono arrabbiata con me stessa per essermelo perso, per aver anteposto a questo magnificato "Il sorpasso 2", film stranieri non sempre esaltanti... e finalmente cosa mi ritrovo davanti? Quello che potrebbe essere un apprezzabile filmetto girato da volenterosi compagni di liceo. Attori strenuamente impegnati a farti credere di esserlo per davvero; un direttore della fotografia che ha la sensibilità estetica di un operatore di film porno anni Settanta; un protagonista sfigato quanto basta per piacere a Rai Cinema: un limpido giovine che contempla mestamente le miserie degli orribili coetanei drogati; una messa in scena buona per assicurarsi un premio al Festival "Ragazzi, facciamo un film".
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Onestamente, tutto potevo aspettarmi meno che questo... Mi sono arrabbiata con me stessa per essermelo perso, per aver anteposto a questo magnificato "Il sorpasso 2", film stranieri non sempre esaltanti... e finalmente cosa mi ritrovo davanti? Quello che potrebbe essere un apprezzabile filmetto girato da volenterosi compagni di liceo. Attori strenuamente impegnati a farti credere di esserlo per davvero; un direttore della fotografia che ha la sensibilità estetica di un operatore di film porno anni Settanta; un protagonista sfigato quanto basta per piacere a Rai Cinema: un limpido giovine che contempla mestamente le miserie degli orribili coetanei drogati; una messa in scena buona per assicurarsi un premio al Festival "Ragazzi, facciamo un film"... Ma... com'è possibile?! Davvero il cinema italiano è precipitato così in basso da affidare a questo prodotto le proprie possibilità di riscatto? Ma la cosa sconcertante è che è arrivato a Cannes... Quindi non rimane davvero che arrendersi: morto il cinema, magari se ne farà un altro.
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gr la notte
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mercoledì 18 febbraio 2026
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film decisamente insignificante
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Ma come si fa adefinire un film del genere minimamente passabile. Ma che società veneta raffigura. I veneti non sono così. Ma chi frequentya questa regista.
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maryrose
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martedì 10 febbraio 2026
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sopravvalutato
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Film senza n? capo n? coda
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eugenio
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venerdì 16 gennaio 2026
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ballata ad alta gradazione alcolica
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È sgangherato, pare a tratti non seguire una logica pervaso come è da una malinconia totalizzante e di fondo, eppure intrattiene. Due ultracinquantenni, Carlobianchi e Dori, delusi dalla vita, perennemente alla ricerca dell’ultimo bicchiere in notti che sembrano non finire mai, si imbattono in un timido studente di architettura segretamente innamorato di una fanciulla alla festa di laurea, lui inesperto della vita. E proprio con Giulio partono attraversando la provincia veneta, tra Venezia, Treviso e piccoli borghi, tagliati dall’autostrada inizialmente per recuperare all’aeroporto un amico di vecchia data, Genio, migrato in Argentina in attesa della prescrizione di un antico reato di vendita illegale di scarti di occhiali nella fabbrica dove lavorava con i suoi due ex amici, poi vagando senza una meta precisa. Genio, tra l’altro, ha seppellito il suo tesoretto di frodo in un imprecisato punto e i due sbronzi amici hanno intenzione, certamente con carta e penna, di identificarne il punto, con un pizzico di nonsense. Ci riusciranno? Poco importa.
Sossai alla sua opera seconda sfrutta il tema della malinconia per indagare lo sguardo di tre uomini in fondo avulsi dalla vita e dalla vita respinti, per un omaggio alla vita di provincia, in un nord est che ricorda il far west americano, figlio tuttavia della cementificazione e della sacra urbanizzazione. Seguendo in auto il contorto proliferar di rotonde e di steppe dimenticate, bar scalcinati, villette di nobili decaduti come case infestate da infiniti lavori, l’omaggio del regista sta nell’abilità di raccontare esseri privi di un’identità immersi in un liquido amniotico alcolico. Senza scomodare Jarmusch, Kaurismaki, Le città di pianura non ha la pretesa didascalica di un racconto corale, quanto voler offrire un omaggio efficace e sentito come una ballata folk il cui fine ultimo della vita, si perde dentro l’ultimo bicchiere a bruciar le budella e in fondo l’intimità del cuore.
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jonnylogan
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giovedì 15 gennaio 2026
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da bere di un fiato
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Film inizialmente presentato al Festival di Cannes 2025, nella sezione Un Certain Regarde, e successivamente e inizialmente disponibile in sala negli stessi luoghi che fanno da cornice viva alle peregrinazioni dei tre protagonisti e girovaghi. Ovvero quell'operoso nord-est motore del paese, osservato da una prospettiva diversa, quella dell'emarginazione e della solitudine, ancor meglio se notturna. Un’emarginazione di chi ha deciso di fuggire: in primis “Il Genio” dipinto dal solito ottimo Andrea Pennacchi, è rappresentativo di coloro che hanno preferito migrare per evitare ulteriori spiacevoli sorprese, cercando di lasciarsi alle spalle una vita che velocemente ha transitato dalla ruralità alla vita di fabbrica e dalla crisi economica.
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Film inizialmente presentato al Festival di Cannes 2025, nella sezione Un Certain Regarde, e successivamente e inizialmente disponibile in sala negli stessi luoghi che fanno da cornice viva alle peregrinazioni dei tre protagonisti e girovaghi. Ovvero quell'operoso nord-est motore del paese, osservato da una prospettiva diversa, quella dell'emarginazione e della solitudine, ancor meglio se notturna. Un’emarginazione di chi ha deciso di fuggire: in primis “Il Genio” dipinto dal solito ottimo Andrea Pennacchi, è rappresentativo di coloro che hanno preferito migrare per evitare ulteriori spiacevoli sorprese, cercando di lasciarsi alle spalle una vita che velocemente ha transitato dalla ruralità alla vita di fabbrica e dalla crisi economica. Successivamente quella tratteggiata dalle zone agricole trasformate in aree industriali che hanno reso celebre, e celebrato, il Veneto visto attraverso le narrazioni di due amici, due sconfitti dalla vita che, al contrario del Genio, hanno preferito rimanere e rovinarsi vivendo di espedienti saltuari con l’aggiunta di troppo alcool. La loro storia personale è progressivamente narrata a un giovane studente di architettura incontrato lungo la strada; il ventiseienne e irriconoscibile Filippo Scotti, noto al pubblico come co-protagonista di È stata la mano di Dio (id.; 2021) di Paolo Sorrentino, per il quale vinse il premio Marcello Mastroianni al Festival di Venezia 2021; con il quale i due amici cinquantenni hanno un legame favorito dalla ricerca del bicchiere della staffa definitivo. Un bicchiere che ovviamente non arriva mai, portando i tre a muoversi in un territorio noto a CarloBianchi, scritto e pronunciato tutto attaccato, interpretato dal Bresciano Sergio Romano; e da Doriano, il cantautore e bassista Pierpaolo Capovilla, alla sua seconda incursione sul grande schermo dopo I Primi della Lista (id.; 2011) di Roan Johnson. Ideali per dare voce a un nord più marginale, sgangherato, e anche tristemente più vero.
A tutti gli effetti l’opera prima del regista Francesco Sossai, il suo esordio del 2021, Altri Cannibali (id.; 2021), rappresentava il compito di fine corso presso la Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino, ovvero l’accademia del cinema che produsse la pellicola; diventa uno spaccato crudo e convincente di cosa significhi l’emarginazione in luoghi operosi. Attraverso un road movie alcolico pieno di disincanto e incontri con personaggi altrettanto surreali, esattamente come i tre protagonisti. Incontri sottolineati dalle esperienze di ognuno dei tre. Attraversando una regione che così non si era probabilmente mai vista e osservata. Vero fiore all’occhiello della scorsa stagione cinematografica, perfetto anche per i non avvinazzati.
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marco
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domenica 4 gennaio 2026
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una ballata scalcagnata e triste
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Un film che mette tristezza
Un film di alcolisti perdigiorno che raccattano un ragazzo per strada,non si capisce bene peche li segua e inizia un peregrinare verso l'ultima bevuta
Naturalmente non manca la scenetta omosessuale,ormai più sicura della morte,in ogni film che si autodefinisce impegnato...noia tristezza e qualche citazione,che ovviamente dovrebbe dare quel senso di film intellettuale o per presunti tali.
Siamo al punto in cui un film non può diverire, altrimenti corre il rischio di essere un filmetto
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sabato 20 dicembre 2025
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tristezza
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Se voleva trasmettere squallido e brutto c'? riuscito
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nutsand
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mercoledì 26 novembre 2025
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un film inutile e fondato su stereotipi
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Siamo andati a vedere il film con l'aspettativa di vedere una storia ben fatta ambientata nella regione dove siamo nati e vissuti. Solo per rispetto del cineforum non siamo usciti prima della fine in quanto non ci riconosciamo per niente nelle dinamiche e nelle situazioni raccontate. Un veneto popolato di ubriaconi e truffatori contrapposto ad un personaggio meridionale studioso, serio e onesto. Che dire? Forse che tra i parenti, gli amici, i colleghi, i conoscenti (e sono tanti) non conosciamo nessun veneto così? E che comunque non sono riusciti a farci simpatizzare con gli ubriaconi truffatori? Un film peggio che inutile, in definitiva.....
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gennaro
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mercoledì 19 novembre 2025
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il bello ? la luce del vero
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Il paesaggio veneto è ormai una grande infrastuttura senza luoghi ed i personaggi del film sono alcolisti, ladri di polli e falliti. In questa splendente verità (parziale ovviamente) vi è la bellezza del film (del Veneto?). In questa verità lo studente di architettura (troppo giovane e non-veneto) è spaesato e ritrova il suo equlibrio solamente nell'arca di Carlo Scarpa, ultima dimora del "bello" oramai estinto, oppure gurdando un "capriccio" all'interno di una Villa Veneta pronta ad essere "sfregiata"dalla frenesia di correre da qua a là. Bellissime le musiche ed il rumore di sottofondo sempre in primo piano sonoro.
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Il paesaggio veneto è ormai una grande infrastuttura senza luoghi ed i personaggi del film sono alcolisti, ladri di polli e falliti. In questa splendente verità (parziale ovviamente) vi è la bellezza del film (del Veneto?). In questa verità lo studente di architettura (troppo giovane e non-veneto) è spaesato e ritrova il suo equlibrio solamente nell'arca di Carlo Scarpa, ultima dimora del "bello" oramai estinto, oppure gurdando un "capriccio" all'interno di una Villa Veneta pronta ad essere "sfregiata"dalla frenesia di correre da qua a là. Bellissime le musiche ed il rumore di sottofondo sempre in primo piano sonoro.
Penso che questa porzione di Verità raccontata nel film sia bellezza: l'ho vissuta anche io e sono stato felice, serbandone un meraviglioso e affettuoso ricordo di amicizia, sofferenza, amore, bacari, caligo, spussa, e kilometri.
E ora cossa femo? Dove ndemo?
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sabato 15 novembre 2025
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non ci sar? un?altra volta
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