| Titolo originale | La Infiltrada |
| Anno | 2024 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 118 minuti |
| Al cinema | 6 sale cinematografiche |
| Regia di | Arantxa Echevarria |
| Attori | Carolina Yuste, Luis Tosar, Iñigo Gastesi, Diego Anido, Víctor Clavijo Nausicaa Bonnín, Pepe Ocio. |
| Uscita | giovedì 5 febbraio 2026 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,34 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 febbraio 2026
Basato sulla storia vera di Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo utilizzato da un'agente della Polizia Nazionale che si infiltrò nell'organizzazione terroristica ETA per otto anni. Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 2 Goya, L'infiltrata è 39° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 1.918,00 e registrato 2.506 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della "izquierda abertzale" ("sinistra patriottica") come simpatizzante dell'organizzazione terroristica Eta, una giovane agente di polizia ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Hanno bisogno che lei ospiti, nel suo appartamento a San Sebastián, due membri dell'organizzazione che hanno l'obiettivo di preparare diversi attentati. Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con due terroristi che non si fidano, del tutto, di lei.
Thriller intimo e claustrofobico della regista basca Arantxa Echevarría, L'infiltrata racconta il punto di vista, anche di genere, di una donna nell'organizzazione terroristica dell'Eta speculare a quello della collega che lavora in una squadra di polizia tutta al maschile.
Nella storia del cinema spagnolo si contano un centinaio di titoli, tra film, documentari e serie tv, legati alle vicende del gruppo terroristico e separatista ETA, acronimo di "Euskadi Ta Askatasuna" ("Paesi Baschi e Libertà"), che ha lasciato sul campo 845 persone assassinate, 2.500 feriti e un trauma collettivo che ancora deve essere del tutto elaborato nonostante l'ala militare dell'organizzazione abbia deposto le armi nel 2011 e si sia sciolta nel 2018.
Tantissimi e eterogenei i punti di vista degli autori - c'è stato spazio anche per la commedia con Ocho apellidos vascos e, soprattutto, Fe de etarras - fino alla recente serie tv Patria, tratta dall'omonimo bestseller, che sembrava essere, per certi versi, definitiva sull'argomento. E invece sorprendentemente in Spagna, nel giro di pochi mesi, sono usciti due film che hanno praticamente raccontato la stessa storia, quella di due agenti infiltrate nell'Eta alla fine degli anni '90. Una appartenente al corpo militare della Guarda Civil, nel film di Agustín Díaz Yanes su Netflix Fantasma in guerra, e un'altra della Polizia Nacional in L'infiltrata.
Mettere a confronto i due film è utile per vedere ancora una volta come l'intelligenza naturale possa declinare in modo diverso un argomento molto simile con il film di Agustín Díaz Yanes che ha il respiro dell'affresco storico, con più attenzione al testo e al contesto, grazie anche all'utilizzo di immagini d'archivio mentre quello di Arantxa Echevarría è un primo piano, permanente e effettivo, sulla poliziotta Aranzazu Berradre Marín (pseudonimo della vera agente Elena Tejada) che a 22 anni è riuscita a infiltrarsi nel nucleo della banda terroristica a San Sebastián. A interpretare questa donna, che ha rinunciato alla sua vita per otto lunghi anni, c'è Carolina Yuste, perfetta - ha vinto il premio Goya nel 2025 come migliore attrice protagonista dopo quello come non protagonista per il precedente film della regista, Carmen y Lola nel 2018 - nel tenere costantemente la tensione su di sé per tutto il film (emblematica la sequenza delle sue urla sorde dentro la vasca da bagno).
Con un'attrice con questo carisma, la regista ha avuto gioco facile nell'introdurre con delicatezza, all'interno del tipico assetto da thriller poliziesco, una serie di situazioni che riflettono il carattere gregario delle donne all'interno dell'organizzazione terroristica anche se, verso la sua fine storica, come si vede bene Fantasma in guerra, si scopre che i capi erano cape.
L'infiltrata è diretto, scritto (Amèlia Mora e la stessa regista Arantxa Echevarría), montato (Victoria Lammers) e prodotto (María Luisa Gutiérrez e Mercedes Gamero) da donne, con uno sguardo preciso e con una critica politica feroce dei separatisti dell'Eta a cui la regista di Bilbao aggiunge anche quella di genere, dipingendo i terroristi come maschi (tossici?) che non vogliono le donne troppo tra i piedi. Difficile smentire del tutto questo ritratto (per certi versi confermato anche dal film di Agustín Díaz Yanes) però è evidente che, soprattutto nel ritratto del temibile terrorista Sergio Polo (il "male assoluto" non a caso interpretato da Diego Anido, uno degli attori più 'spaventosi' del cinema spagnolo, tra i protagonisti di As Bestas), c'è il rischio di un'eccessiva semplificazione narrativa, utile sicuramente a generare ulteriore tensione nelle dinamiche del thriller, qui particolarmente intimo e claustrofobico, un po' meno a raccontare la complessità del separatismo basco e delle politiche del governo spagnolo (nello speculare Fantasma in guerra si arriva ad accennare alle torture delle forze dell'ordine).
La regista e sceneggiatrice raddoppia il discorso delle donne in ambienti 'lavorativi' maschili, mostrando come anche nel reparto di polizia addetto a sorvegliare ciò che accade nell'appartamento dell'infiltrata, l'unica agente donna è oggetto di un trattamento diverso rispetto a quello degli altri colleghi, non solo quando si scopre che è 'pure' incinta. Qui entra in gioco il personaggio fondamentale del suo superiore, Ángel Salcedo soprannominato 'l'inumano' e interpretato da un grande del cinema spagnolo, Luis Tosar in questa occasione particolarmente misurato, che gestisce la squadra di supporto e che è stato il 'creatore' dell'infiltrazione, mosso da una sincera competizione con la Guardia Civil che ottiene molti più successi della Policia Nacional (proprio come si vede in Fantasma in guerra).
Sia lui che la giovane agente sono mossi probabilmente da uno stesso desiderio di affermazione della propria identità lavorativa che diventa ragione di vita. È in questa dedizione totale, in questo abbandonarsi completamente a una causa, in questo spogliarsi della propria anima che il film acquista la sua dimensione più interessante perché rispecchia esattamente, e paradossalmente, le motivazioni dell'altra parte, sfociando così in un'inattesa complessità narrativa.
In questi giorni si è molto parlato degli scontri torinesi in cui sono stati, a quanto pare, coinvolti i membri di un centro sociale che il ministro Piantedosi aveva sciolto. Il nome suona Askatasuna. Non so voi, ma io mi era chiesto che cosa significasse, ma poi mi sono dimenticato di controllare. E come ogni tanto accade il nome per vie traverse è saltato fuori pochi giorni dopo, quando ho visto [...] Vai alla recensione »
Il cinema spagnolo è attualmente di un livello superiore a quello italiano, ma raramente i film iberici hanno successo da noi. L'infiltrata è un thriller politico vincitore di due Goya, gli Oscar spagnoli (miglior film e miglior attrice), non lontano da quelli che noi italiani sapevamo fare negli anni '70: racconta il conflitto fra l'ETA basca e lo stato centrale, una storia cominciata durante il regime [...] Vai alla recensione »
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L'infiltrata è basato sulla sto ria vera di Elena Tejada (Yuste), giovane agente di polizia a cui il suo capo (Tosar) propone d'immergersi nella sinistra nazionalista basca e guadagnare gradualmente la fiducia di alcuni leader dell'Eta. Comincia quindi una lunga missione, durata più di sette anni, in cui arriva a stretto contatto con alcune figure chiave del commando Dono stia, spina dorsale dell'organizzaz [...] Vai alla recensione »
Prova di forza nei Paesi Baschi A soli ventidue anni, Aranzazu riesce a infiltrarsi nella sinistra nazionalista basca radicale convivendo con terroristi attivi. L'obiettivo è smantellare il "Comando Donosti" in un momento cruciale, quando la banda dichiara pubblicamente una falsa tregua. Basato sulla storia vera di Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo utilizzato da un'agente della Polizia Nazionale [...] Vai alla recensione »
Ogni identità assunta per troppo tempo smette di essere un semplice travestimento e si trasforma in una forma di vita, sedimentandosi nei gesti, nelle abitudini, nel modo stesso di abitare il mondo, fino a modificare in profondità chi la sostiene. È in questo scarto lento, quasi impercettibile, tra l'identità assunta e quella che si forma per necessità, che prende corpo il costo più profondo dell'infiltrazi [...] Vai alla recensione »
"La Infiltrada" scritto dalla regista Arantxa Echevarría (film spagnolo diretto da una donna con il maggior incasso nella storia) con Amélia Mora si ispira alla storia vera di Aranzazu Berradre Marín, un'agente di polizia spagnola che si è infiltrata nell'ETA, gruppo terroristico dei Paesi Bassi, per ben otto anni, a partire dall'età di vent'anni.. Mónica Marín (una bravissima Carolina Yuste) è [...] Vai alla recensione »
Reduce da un grande successo di pubblico (è il film spagnolo diretto da una donna con il maggior incasso nella storia e due Premi Goya, miglior film e migliore attrice protagonista), arriva in Italia la storia vera di Aranzau Berradre, pseudonimo con cui un'agente della Polizia nazionale si infiltrò nell'Eta a soli 22 anni, unica donna a convivere con il gruppo terroristico.
È la ricostruzione del lavoro di una agente della Polizia Nazionale infiltrata tra i terroristi baschi dell'Eta (anni '90), con una non invadente dose di codici di genere thriller, sottogenere agenti sotto copertura (ma la differenza con infiltrato è sostanziale: l'azione non è protetta dall'impunità). Già nel volto aspro e determinato la Yuste impugna ogni passaggio, stringe la tensione di situazione, [...] Vai alla recensione »
La storia di Aranzazu Berradre Marín (Carolina Yuste), l'unica donna poliziotta spagnola a essere riuscita a infiltrarsi nell'organizzazione terroristica dell'ETA, sin da quando, appena ventenne, accetta di farsi passare per una simpatizzante della "izquierda abertzale" ("sinistra patriottica"), con lo pseudonimo di Arantxa Berradre Marín, per poter avvicinare l'ETA.
Dopo Una donna chiamata Maixabel (2021) che si confrontava con il tema del terrorismo ETA analizzando le posizioni politiche di vittime e carnefici, il cinema spagnolo affronta nuovamente l'argomento narrando la storia vera di Aranzazu Berradre Marìn (Carolina Yuste) agente della Polizia Nazionale spagnola infiltrata per otto anni all'interno dell'organizzazione terroristica basca.
Di cinema sull'ETA se ne è fatto, non poco, in Spagna. Fiction e documentari, cronaca giudiziaria e racconto intimista, storie di vittime (Maixabel, Todos están muertos) e, più raramente, di carnefici. Sembrava che il filone si fosse esaurito insieme alla spinta del movimento di indipendenza basco, che ha deposto le armi nel 2017. Invece negli ultimi anni è rinato, ibridandosi con il genere e attingendo [...] Vai alla recensione »
La ventenne Aranzazu Berradre Marín - pseudonimo di un'agente della polizia nazionale - entra sotto copertura nell'ETA, l'organizzazione armata più temuta di Spagna, cancellando per otto anni ogni traccia della sua identità. Il film di Arantxa Echevarría ne ricostruisce la storia vera, quella dell'unica donna riuscita a infiltrarsi ai vertici di un commando separatista basco, dopo una paziente militanza [...] Vai alla recensione »