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thomas
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domenica 25 gennaio 2026
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ma mi faccia il piacere ...
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Negli anni 40 e 50 il Cinema americano ha regalato all'umanit? personaggi indelebili come George Bailey (La vita e meravigliosa), Atticus Finch (Il buio oltre la siepe), il memorabile Tom Joad (Furore), e potremmo continuare ancora per molto. Era una America cinematografica che, pur nella sua impareggiabile capacit? di spettacolarizzazione e nella attitudine sua propria ad imprimere un ritmo alle storie che non annoiasse lo spettatore, sapeva trasmettere quegli ideali che, se un minimo condivisi, quantomeno garantiscono una sana convivenza. Quei personaggi di celluloide erano modelli a cui chiunque poteva ispirarsi e le storie in cui erano calati spiegavano al pubblico mondiale che il futuro poteva essere migliore per tutti se tutti avessero scelto di essere migliori.
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Negli anni 40 e 50 il Cinema americano ha regalato all'umanit? personaggi indelebili come George Bailey (La vita e meravigliosa), Atticus Finch (Il buio oltre la siepe), il memorabile Tom Joad (Furore), e potremmo continuare ancora per molto. Era una America cinematografica che, pur nella sua impareggiabile capacit? di spettacolarizzazione e nella attitudine sua propria ad imprimere un ritmo alle storie che non annoiasse lo spettatore, sapeva trasmettere quegli ideali che, se un minimo condivisi, quantomeno garantiscono una sana convivenza. Quei personaggi di celluloide erano modelli a cui chiunque poteva ispirarsi e le storie in cui erano calati spiegavano al pubblico mondiale che il futuro poteva essere migliore per tutti se tutti avessero scelto di essere migliori. Poi questa America cinematografica ha iniziato a spostarsi verso modelli diversi negli anni 60 e 70 e Don Vito Corleone (Il Padrino), Travis Bickle (Taxi Driver), persino la deliziosa Holly Golightly (Colazione da Tiffany) erano personaggi in chiaroscuro; gli alti ideali avevano cessato di essere il vero motore dell'industria cinematografica, la Guerra mondiale era oramai alle spalle, adesso occorreva fare i conti con se stessi ed il messaggio era che, anche se vi era una parte oscura dentro di se, occorreva comunque saper avere un codice di onore come orizzonte e limite nella propria vita. Sulla America raeganiana e post reaganiana degli 80 e 90 stendiamo un velo pietoso, visto che i vari Rambo e compagnia hanno ammorbato le sale cinematografiche per un ventennio circa, in perfetta sintonia con il messaggio americano del tempo, quello secondo cui gli USA avrebbero garantito muscolarmente la giustizia nel mondo ovunque vi fosse stata - secondo i loro interessi ? - ingiustizia. I primi due decenni di questo secolo hanno detto davvero poco, oramai l'industria cinematografica americana ha iniziato a disorientarsi e, come prosciugata di idee e valori, ha preferito dirigersi verso eroi di carta, ma capaci di generare alti ritorni quanto a business; attingendo a piene mani nel mondo dei fumetti e dei romanzi eccoci ai vari Iron Man, Batman e Gandalf, che hanno imperversato in lungo e largo. E allora arriviamo alla America di questi anni 20 del nostro secolo, in cui il suo cinema ha da offrirci sempre meno; raschiando il fondo del barile adesso c'? un proliferare di innocui biopic come quello sui Queen, Elton John, Bob Dylan o Bruce Springsteen. Spettacolo fine a se stesso, business e poco altro. E i critici costretti a dover trovare qualcosa di positivo in prodotti di qualit? oramai standardizzata. In questo lago piatto e per certi versi stagnante, ecco che arriva Marty Supreme e a tutti i critici non pare vero che qualcosa si muova, e quindi arrivano i battimani e le critiche eccelse, entusiastiche. Ma Marty Supreme vale poco o nulla, in tutti i sensi. Il personaggio va nella direzione della America trumpiana, anzi pare essere il manifesto ideologico della nuova America di Trump, secondo cui non esistono regole, ma soltanto obiettivi, da raggiungere ad ogni costo, anche calpestando brutalmente chi si trova di mezzo. Qualcuno ha scritto che il film si dirige alla Generazione Zeta, ma va spiegato agli Z di tenersi lontani da questo veleno in quanto se tutti ci comportassimo in questo modo si tornerebbe alla violenta legge della jungla in cui ognuno tenta di sopraffare l'altro. Artisticamente il film vale davvero poco visto che ? una interminabile carrellata di primissimi piani ad uso del bello di turno ? i fans di Chalamet ne saranno entusiasti - conditi da frasi banalissime, il tutto sottolineato da una colonna sonora sfondatimpani e pure fuori tempo. La storia ha davvero poco da dire e, per tenere lo spettatore sulla poltrona, i tempi dei dialoghi sono perennemente concitati, rapidissimi, quasi finalizzati a non dar tempo a chi assiste al film di pensare che sta vedendo il nulla. In questo contesto di vuoto assoluto riempito da situazioni irreali al limite della favoletta imperversa il viso di Cahalamet, ripreso da una regia da scuola elementare del Cinema sempre in primissimi piani, quasi fosse uno di quegli spot pubblicitari che, ripetendo il messaggio in maniera ossessiva, alla fine te lo fanno entrare in testa e piacere. L'imbarazzante finale alla Karate Kid con gli USA ancora una volta trionfatori in uno sventolio di bandierine a stelle e strisce brandite da soldati in divisa costituisce il giusto epitaffio di un film inutile, se non tossico. Il cinema americano sta morendo purtroppo, credetemi.
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alex2044
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giovedì 29 gennaio 2026
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timoth?e chalamet show !
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Un film che si regge sulle spalle di Chalamet e forse per la sua lunghezza eccessiva si presenta spesso ostico nella sua visione , con scene qualche volta francamente superflue e quindi con cadute di ritmo non proprio appezzabili . A questo punto la domanda è ,ma se questo film non avesso avuto questo attore straordinario come protagonista , avrebbe avuto la stessa eco positiva ma anche negativa nel sentire del pubblico ? I premi che sta ricevendo sono al film nella sua interezza o all'attore ? Io l'ho vissuto , dopo un inizio perfino folgorante il cui livello che però non è stato mantenuto nel proseguo del film con un po' di fatica . I momenti di noia , a quel punto si sono avvertiti troppo spesso e non nego che la fine, tra l'altro banale e buonista , quindi assolutamente incoerente con lo stile dell'opera , è arrivata , non dico come una liberazione ma siamo nei paraggi .
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Un film che si regge sulle spalle di Chalamet e forse per la sua lunghezza eccessiva si presenta spesso ostico nella sua visione , con scene qualche volta francamente superflue e quindi con cadute di ritmo non proprio appezzabili . A questo punto la domanda è ,ma se questo film non avesso avuto questo attore straordinario come protagonista , avrebbe avuto la stessa eco positiva ma anche negativa nel sentire del pubblico ? I premi che sta ricevendo sono al film nella sua interezza o all'attore ? Io l'ho vissuto , dopo un inizio perfino folgorante il cui livello che però non è stato mantenuto nel proseguo del film con un po' di fatica . I momenti di noia , a quel punto si sono avvertiti troppo spesso e non nego che la fine, tra l'altro banale e buonista , quindi assolutamente incoerente con lo stile dell'opera , è arrivata , non dico come una liberazione ma siamo nei paraggi .Per concludere ribadisco, Chalamet ha ormai raggiunto un livello di bravura paragonabile ai grandi del passato . La sua apparizione illumina la scena ed è come un bicchiere di acqua fresca in mezzo al deserto per lo spettatore qualche volta ma anche troppo spesso invogliato ad una visione svogliata del film .Ma un' opera cinematografica può reggersi per due ore e mezza sulla bravura del protagonista ?
Vorrei poi citare come presenza non futile l'interpretazione precisa e coerente del personaggio di una Gwyneth Paltrow in gran spolvero , gli altri attori sono purtroppo laterali e non aggiungono o tolgono nulla al film .Forse sono stato troppo duro , ma il regista qualche colpa ce l'ha . E come capita sovente le apettative troppo alte producono riscontri spesso non positivi , anche nascondendo i momenti migliori .
Il film è da vedere ma con attenzione perchè le sue fragilità possono anche irritare .
In ogni modo W TImothéè un Gigante dello schermo !!!!
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jonnylogan
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sabato 31 gennaio 2026
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film senza infamia n? lode. ma chalamet ....
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I fratelli Safdie (Ben e Josh) per una volta si dividono portando al cinema due pellicole incentrate su storie realmente accadute e con sullo sfondo la magia, è il caso di dirlo, dello sport. E se per Ben il mondo dell’MMA, le arti marziali miste, non ha più segreti, grazie a The Smashing Machine (id.; 2025) con protagonisti Emily Blunt e Dwayne “The Rock” Johnson, per il fratello Josh il tennis tavolo diventa lo sport, e conseguentemente l’ispirazione, per la pellicola con la quale potrebbe sbancare la prossima notte degli Oscar. Una pellicola Ispirata alla vita di Marty Reisman, tennista da tavolo noto per le sue spacconate perennemente sopra le righe, ma anche dotato di carisma al di fuori del comune, il tutto però senza citarlo apertamente perché la sceneggiatura è solo liberamente ispirata alla sua biografia.
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I fratelli Safdie (Ben e Josh) per una volta si dividono portando al cinema due pellicole incentrate su storie realmente accadute e con sullo sfondo la magia, è il caso di dirlo, dello sport. E se per Ben il mondo dell’MMA, le arti marziali miste, non ha più segreti, grazie a The Smashing Machine (id.; 2025) con protagonisti Emily Blunt e Dwayne “The Rock” Johnson, per il fratello Josh il tennis tavolo diventa lo sport, e conseguentemente l’ispirazione, per la pellicola con la quale potrebbe sbancare la prossima notte degli Oscar. Una pellicola Ispirata alla vita di Marty Reisman, tennista da tavolo noto per le sue spacconate perennemente sopra le righe, ma anche dotato di carisma al di fuori del comune, il tutto però senza citarlo apertamente perché la sceneggiatura è solo liberamente ispirata alla sua biografia.
Stiamo parlando di un film d’azione e una dramedy nella quale a impersonare questo ex commesso e (anti)eroe, abile con parole e racchetta, è il trentenne Timothée Chalamet, giunto alla terza candidatura, dopo Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name; 2018) diretto da Luca Guadagnino, e il ruolo di Dylan nel Biopic A Complete Unknown (id.; 2025) firmato da James Mangold. Chalamet offre una prova Larger Than Life esattamente come le gesta del suo personaggio, riuscendo a occupare lo schermo nella sua totalità. Trasformando in semplici comprimari tutti gli altri membri del cast, fra i quali si apprezzano sia il ritorno di Gwyneth Patlrow a sei anni di distanza da Avengers: Endgame (id; 2019). Il ritorno sul grande schermo per il rapper Tyler, the Creator. Fran Drescher divenuta celebre per il ruolo di protagonista nella sitcom La Tata (the Nanny; 1993-1999) e il regista Abel Ferrara che per una volta si trova davanti, e non dietro, la macchina da presa.
Ma è Cahalamet che come detto, diviene un tutt'uno con il copione, il palco e il proprio ruolo. Rendendo quasi di contorno, sia la trama che il resto della troupe. Una trama che funziona perché veloce, come un servizio di rovescio; piena di colpi di scena, situazioni ai limiti dell’assurdo, create per giustificare le scelte di un personaggio che pensava di essere benedetto da un talento inaudito e per questo si sentiva autorizzato a fare di tutto per ottenere quel che gli serviva, incluso il furto e il raggiro.
Film che difficilmente rimarrà impresso nella memoria di chi lo vede. Per quanto stiamo parlando di una pellicola ben confezionata e altrettanto ben diretta, ma senza che giunti alla sua conclusione si possano cercare ulteriori chiavi di lettura che vadano oltre una sinossi accattivante. Probabilmente però tutto questo sarà sufficiente per convertire qualcuna delle nove candidature in altrettante statuette. E di certo è altrettanto difficile rimanere impassibili di fronte a uno Chalamet che arrivato alla sua ennesima candidatura, potrebbe finalmente ottenere la tanto agognata statuetta Oscar.
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eugenio
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domenica 1 febbraio 2026
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la parabola di un campione
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Troppo lungo e ridondante. Così appare il Marty Supreme di Josh Safdie con protagonista Timothée Chalamet, ispirato dalla vicenda di Marty Reisman, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, ambizioso venditore di scarpe che coltiva l’evanescente sogno di sfondare e battere tutti nella disciplina dove sente di eccellere.
E non si ferma dinanzi a nessuno, Marty, vuole la sua rivincita contro il silente giapponese che lo ha sconfitto, vuole raggiungere Tokyo, lui spiantato, ma faccia di bronzo che finirà per portarsi a letto l’ex attrice moglie di un magnate delle penne (Gwyneth Paltrow immancabile mistress). Vivrà ogni tipo di avventura nel segno di una parabola decrescente come una pallina da ping-pong tra hotel fatiscenti, ladri di cani, figli di imprenditori locali, con tanti cazzotti e finti incontri d’affari.
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Troppo lungo e ridondante. Così appare il Marty Supreme di Josh Safdie con protagonista Timothée Chalamet, ispirato dalla vicenda di Marty Reisman, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, ambizioso venditore di scarpe che coltiva l’evanescente sogno di sfondare e battere tutti nella disciplina dove sente di eccellere.
E non si ferma dinanzi a nessuno, Marty, vuole la sua rivincita contro il silente giapponese che lo ha sconfitto, vuole raggiungere Tokyo, lui spiantato, ma faccia di bronzo che finirà per portarsi a letto l’ex attrice moglie di un magnate delle penne (Gwyneth Paltrow immancabile mistress). Vivrà ogni tipo di avventura nel segno di una parabola decrescente come una pallina da ping-pong tra hotel fatiscenti, ladri di cani, figli di imprenditori locali, con tanti cazzotti e finti incontri d’affari. Un personaggio abbastanza ostico che arriva pure ad umiliarsi per ottenere ciò che serve e quindi non molto simpatico. Ma in questo film fiume, la necessaria redenzione del personaggio, il riscatto sociale, deve per forza seguire logiche consumistiche retoriche. E così Marty trionfa su tutti anche se a nulla serve, si redime socialmente con la sua riscossa e pure piange di un sogno grande. L’essere padre. L’eroe vincente. Con cara grazia dell’umiltà.
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nino pellino
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domenica 1 febbraio 2026
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chalamet si conferma attore di grande talento
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi.
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa. Alla fine Marty, nonostante i tanti ostacoli che si sovrappongono al suo scopo e dopo tante peripezie, riuscirà a realizzare la sua soddisfazione personale da sportivo ed inoltre la vita gli offrirà una gratificazione ancora più importante e preziosa per quanto riguarda la sua vita personale. Per quanto riguarda le mie impressioni su questo film del regista Josh Safdie, trovo che il suo stile sia tipicamente americano, nel senso che la narrazione si espande fino all'inverosimile, comprendendo tutta una serie di situazioni paradossali, se non addirittura esagerate per giungere poi ad un finale che ritengo comunque molto bello e decisamente significativo. Anche la storia d'amore di Marty con la bella moglie di un importante impresario che viene qui interpretata dalla sempre affascinante attrice Gwyneth Paltrow, mi trasmette un senso di forzatura nel racconto e ha il sapore quasi della solita americanata. Detto questo ciò che giganteggia in tutto il film è sicuramente l'ottima interpretazione del giovane attore Timothéè Chalamet il quale, dopo averci pienamente convinto in altre precedenti pellicole come il remake del famoso film fantascientifico "Dune", nel difficile ruolo di Bob Dylan in "A complete unknown" e dopo averci anche fatto sorridere in spassosi film come il remake di "Piccole donne" o nel film di Woody Allen dal titolo "Un giorno di pioggia a New York", continua a confermare la sua validità di giovane attore di talento
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imperior max
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lunedì 9 febbraio 2026
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una cosa ? sicura, il personaggio migliore rimane dion che, avendone le palle piene tra urla e toni esacerbati, le getta fuori dalla finestra come scena pi? memorabile del film.
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(Le stelle sono 3,5/5)
MARTY SUPREME.
Dopo un lungo sodalizio col fratello Benny e due ottimi film come Good Time e Diamanti Grezzi, Josh Safdie si cimenta in questo biografico liberamente ispirato a Marty Reisman, medaglia di bronzo mondiale di tennistavolo negli anni ?50.
1952, New York. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe dello zio e giocatore professionista di tennistavolo di origini ebraiche, ha come obiettivo di diventare campione al British Open di Londra, sia per i soldi che per dare visibilit? di questo sport negli Stati Uniti. Oltre che ad allenarsi racimola appunto denaro per l?iscrizione e il biglietto aereo. Costringe il cugino ad anticipargli 700 dollari (nonostante lo zio fosse gi? d?accordo), prende e parte per Londra, si indebita per una sistemazione migliore al lussuoso Ritz, incontra e seduce l?attrice matura di cinema e teatro Kay Stone insieme al marito Milton Rockwell, ricco industriale di penne stilografiche, gioca con grande impegno e spettacolo fino a sconfiggere il suo obiettivo iniziale B?la Kletzki, ma per poi essere a sua volta battuto dal nuovo campione giapponese Koto Endo, dotato di una racchetta particolare e leggera rivestita in spugna.
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(Le stelle sono 3,5/5)
MARTY SUPREME.
Dopo un lungo sodalizio col fratello Benny e due ottimi film come Good Time e Diamanti Grezzi, Josh Safdie si cimenta in questo biografico liberamente ispirato a Marty Reisman, medaglia di bronzo mondiale di tennistavolo negli anni ?50.
1952, New York. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe dello zio e giocatore professionista di tennistavolo di origini ebraiche, ha come obiettivo di diventare campione al British Open di Londra, sia per i soldi che per dare visibilit? di questo sport negli Stati Uniti. Oltre che ad allenarsi racimola appunto denaro per l?iscrizione e il biglietto aereo. Costringe il cugino ad anticipargli 700 dollari (nonostante lo zio fosse gi? d?accordo), prende e parte per Londra, si indebita per una sistemazione migliore al lussuoso Ritz, incontra e seduce l?attrice matura di cinema e teatro Kay Stone insieme al marito Milton Rockwell, ricco industriale di penne stilografiche, gioca con grande impegno e spettacolo fino a sconfiggere il suo obiettivo iniziale B?la Kletzki, ma per poi essere a sua volta battuto dal nuovo campione giapponese Koto Endo, dotato di una racchetta particolare e leggera rivestita in spugna. Nonostante la sconfitta per? Rockwell, colpito dal talento di Marty, gli propone una rivincita su Endo a Tokyo prima dei Campionati Mondiali, ma essendoci dei conflitti d?interessi dove lo vedono perdere lui rifiuta pesantemente.
Dopo diversi mesi in giro per il mondo a giocare a tennistavolo come esibizione per il pubblico Marty ritorna a New York dove si innescheranno una serie di guai sia con la giustizia per l?estorsione al cugino che sentimentali per aver messo incinta la sua amica e amante Rachel Mizler. Da qui come una reazione a catena per le azioni ostinate di Marty tra multe internazionali, truffe al gioco, coinvolgimenti involontari con la malavita, compromessi familiari, amichevoli, amorosi e dignitosi, tenter? in maniera ossessionata di raggiungere Tokyo per battere definitivamente Koto Endo. Anche a costo di fare terra bruciata attorno a lui.
Vedendo un entusiasmo collettivo bello grande per questo film dove si vuol fargli vincere qualche Oscar quest?anno, io non me la sento di condividere pi? di tanto. Anche perch?, gi? per l?obiettivo della statuetta, di problemi ce ne sono.
Innanzitutto una regia di Josh Safdie che funziona a livello tecnico con le inquadrature, i movimenti, il montaggio e il ritmo. Le partite sono coinvolgenti nonostante alcune mosse decisamente sopra le righe. La musica ? sempre presente e partecipa molto all?enfasi delle scene con accompagnamenti quasi sempre con dei temi tra gli anni? 70-80 e ?90. Anche la direzione degli attori non ? malvagia, Timoth?e Chalamet ha il fisic du role giusto e un?interpretazione credibile del suo personaggio nel suo essere perennemente in movimento, concentrato e ambizioso, Gwyneth Paltrow ? sempre splendida e in bellissima forma e regala anche delle belle scene erotiche con Timoth?e, Abel Ferrara fa? un ottimo gangster. La volont? di raccontare un?ossessione compulsiva del nostro Marty in un?epoca dove il sogno americano si realizzava facendo carte false dappertutto a suon di furbizie, ostentazioni, atteggiamenti forti e sfrontati e raggiri in un mondo ostico, selvaggio dove i ricchi offrivano opportunit? compromettenti e i poveri rallentavano gli entusiasmi in vite mediocri e di poco valore.
Per? ? tutto troppo carico, soprattutto dal secondo tempo in poi, in parte per quantit? e in parte per poca credibilit?. Si passa da una situazione all?altra dove ci sta? anche che le cose non debbano per forza girare bene. Il problema per? ? che vanno tutte storte, a volte per cause retroattive parzialmente riuscite ed altre fin troppo sopra le righe. Quando sembra che stia andando bene ecco che si ricasca nel peggiorarle con forzature o colpi di scena che allungano inutilmente il brodo come nella sottotrama del cane del boss e dell?attrice Kay Stone. Marty alla lunga, anche a causa di Chalamet che lo carica fin troppo per overacting, diventa insopportabile. La durata ? eccessiva tanto che poteva finire ? d?ora prima, la musica diventa troppo invasiva, retorica e pomposa. Lo scontro con Koto Endo, seppur spettacolare e ben girato, ? fin troppo scontato e retorico alla Rocky IV, tanto che a momenti potevano entrare in scena Balboa e Drago da un momento all?altro. Mentre il finale in ospedale, per quanto finalmente silenzioso, pacifico e significativo, viene nuovamente frastornato dal peggior disturbo non richiesto alla Eraserhead di Lynchiana memoria, ma almeno quello durava meno ed era coerente dall?inizio alla fine.
Non lo so?, forse Josh senza il fratello Benny va? troppo a ruota libera senza nessuno che lo inibisce almeno un po?.
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nino pellino
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domenica 1 febbraio 2026
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timoth?? chamalet si conferma grande attore
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa.
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa. Alla fine Marty, nonostante i tanti ostacoli che si sovrappongono al suo scopo e dopo tante peripezie, riuscirà a realizzare la sua soddisfazione personale da sportivo ed inoltre la vita gli offrirà una gratificazione ancora più importante e preziosa per quanto riguarda la sua vita personale. Per quanto riguarda le mie impressioni su questo film del regista Josh Safdie, trovo che il suo stile sia tipicamente americano, nel senso che la narrazione si espande fino all'inverosimile, comprendendo tutta una serie di situazioni paradossali, se non addirittura esagerate per giungere poi ad un finale che ritengo comunque molto bello e decisamente significativo. Anche la storia d'amore di Marty con la bella moglie di un importante impresario che viene qui interpretata dalla sempre affascinante attrice Gwyneth Paltrow, mi trasmette un senso di forzatura nel racconto e ha il sapore quasi della solita americanata. Detto questo ciò che giganteggia in tutto il film è sicuramente l'ottima interpretazione del giovane attore Timothéè Chamalet il quale, dopo averci pienamente convinto in altre precedenti pellicole come il remake del famoso film fantascientifico "Dune", nel difficile ruolo di Bob Dylan in "A complete unknown" e dopo averci anche fatto sorridere in spassosi film come il remake di "Piccole donne" o nel film di Woody Allen dal titolo "Un giorno di pioggia a New York", continua a confermare la sua validità di giovane attore di talento
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johnny1988
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domenica 8 febbraio 2026
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mica male
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Marty Mauser è un venditore di scarpe di giorno e ping-ponger di notte. È un ragazzo che ambisce alla gloria personale e vincere il campionato mondiale. Dotato di un carisma irrefrenabile, il suo unico ostacolo dal raggiungimento delle sue ambizioni sono sé stesso e un carattere così orgoglioso da cacciarlo in un turbine senza fine di guai. Non portato per la rassegnazione, Marty si reinventa con una velocità ipercinetica, mettendosi letteralmente sempre in gioco.
La sua epopea parte da New York, si estende a Parigi, dove il ragazzo subisce la prima grande batosta della sua carriera, e attracca in Giappone, dove Marty cerca il riscatto personale e di battere lo stesso rivale che lo aveva stracciato in Francia.
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Marty Mauser è un venditore di scarpe di giorno e ping-ponger di notte. È un ragazzo che ambisce alla gloria personale e vincere il campionato mondiale. Dotato di un carisma irrefrenabile, il suo unico ostacolo dal raggiungimento delle sue ambizioni sono sé stesso e un carattere così orgoglioso da cacciarlo in un turbine senza fine di guai. Non portato per la rassegnazione, Marty si reinventa con una velocità ipercinetica, mettendosi letteralmente sempre in gioco.
La sua epopea parte da New York, si estende a Parigi, dove il ragazzo subisce la prima grande batosta della sua carriera, e attracca in Giappone, dove Marty cerca il riscatto personale e di battere lo stesso rivale che lo aveva stracciato in Francia.
L’America, si dice da tanti anni, non è più la terra del sogno e delle seconde opportunità, secondo la versione portata sullo schermo da Josh Safdie, già conosciuto per la regia a 4 mani di Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019). L’America è qui una terra di illusioni e sfighe interminabili, alcune così grosse da tramutarsi in tragicomiche, basti pensare alla scena in cui Marty, mentre cerca di lavarsi, sprofonda due piani sotto con la vasca addosso a un vecchio gangster (uno sdentato Abel Ferrara) e il suo cane. Il Marty Supreme del film, che in comune con la biografia del personaggio al quale si ispira non rimane molto, è un prodotto fantozziano turbolento di un’America che non si arrende, che si umilia, che non pianifica e naviga a vista, alla ricerca confusa di un Sé e di una qualunque forma di realizzazione, qualunque cosa essa sia o comporti. Quello che importa è non perdere, lottare con le unghie e non riposarsi mai. Più che un film narrativo, sembra una risposta sarcastica a un clima contemporaneo e a una generazione invasata, megalomane e narcisistica, abbonata all’automotivazione tossica, al low fats food, ai selfie allo specchio, senza soluzione di continuità, che desidera innanzitutto esibirsi.
Il Marty del film, interpretato da Timothee Chalamet, mai visto prima così elettrico e incontenibile, è un demiurgo dell’improvvisazione, che estende la sfida sportiva fuori dai bordi del tavolo del gioco, che si arrampica e ricade, ma niente lo sepellisce, come un cartone animato. Solo alla fine, alla vista della figlia neonata, la sua corazza vacilla. E per la prima volta il ragazzo sembra farsi uomo e prendere una pausa dal mondo.
Costato circa 75 milioni di dollari, il più alto budget mai speso dalla A24, il film si classifica in testa ai botteghini, conquistando il doppio dei guadagni internazionali. Scritto da Ronald Bronstein e dallo stesso Josh Safdie, Marty Supreme ha fatto razzia di premi e corre agli Oscar con 9 candidature, fra cui per le categorie più importanti. Senza commentare la concorrenza, ciascun riconoscimento sarebbe legittimo. Menzione a parte merita la colonna sonora, anacronistica, ma estremamente vibrante e fantasmagorica come il protagonista che abita meravigliosamente l’inquadratura così come impugna la racchetta.
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gabriella
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lunedì 16 febbraio 2026
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larger than life
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Il cinema è una finestra su mondi che non sempre conosciamo o ci sono familiari, spesso ci introducono in storie dei cui personaggi non vorremmo avere niente a che fare, molte volte i film positivi ci dicono che cosa pensare e chi ammirare, mentre i film divisivi, come questo , non vogliono insegnarci come vivere, semplicemente attraverso un " realismo sporco"vogliono mostrarci qualcuno che ha deciso di bruciare la sua vita per una passione. Il diamante grezzo di Josh Sadfie , stavolta è Marty Mauser, ragazzo ebreo dell’East Side di Manatthan, lavora nel negozio di scarpe dello zio e il suo sogno è quello di mettere da parte i soldi per andare a Londra al torneo del tennis da tavolo, Siamo negli anni 50, in una New York del dopoguerra, Marty è un ragazzo che vuole scappare dalla povertà, il tavolo del ping pong per lui rappresenta la sua rivincita, la sua ascesa , la sua corazza sociale, la sua fame di successo è inesauribile, disposto ad affermarsi a tutti i costi, lascia da parte scrupoli e sentimenti.
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Il cinema è una finestra su mondi che non sempre conosciamo o ci sono familiari, spesso ci introducono in storie dei cui personaggi non vorremmo avere niente a che fare, molte volte i film positivi ci dicono che cosa pensare e chi ammirare, mentre i film divisivi, come questo , non vogliono insegnarci come vivere, semplicemente attraverso un " realismo sporco"vogliono mostrarci qualcuno che ha deciso di bruciare la sua vita per una passione. Il diamante grezzo di Josh Sadfie , stavolta è Marty Mauser, ragazzo ebreo dell’East Side di Manatthan, lavora nel negozio di scarpe dello zio e il suo sogno è quello di mettere da parte i soldi per andare a Londra al torneo del tennis da tavolo, Siamo negli anni 50, in una New York del dopoguerra, Marty è un ragazzo che vuole scappare dalla povertà, il tavolo del ping pong per lui rappresenta la sua rivincita, la sua ascesa , la sua corazza sociale, la sua fame di successo è inesauribile, disposto ad affermarsi a tutti i costi, lascia da parte scrupoli e sentimenti. Niente a che fare con il modello sportivo che incarna le virtù del coraggio, lealtà e sacrificio, Marty è arrogante, sfacciato, presuntuoso, narcisista, socialmente respingente eppure con la sua logorroica parlantina riesce a manipolare, circuire chi gli sta intorno, a infilarsi i tra le lenzuola di una ex diva del cinema ormai appannata ( Bravissima Gwineth Paltrow) , e nello stesso tempo convincere il marito di lei a portarlo ai campionati di Tokio. Eppure Marty, non è un uomo fisicamente prestante, porta occhiali spessi, ha l’acne sul viso, e un fisico minuto, la sua attrazione non deriva dai muscoli, ma dalla sua ossessione, compensa la sua statura con la sicurezza e la spocchia di chi si sente inferiore e deve urlare per farsi notare, e mostrare come un vero talento possa trasformare un ragazzo insignificante in un oggetto di desiderio, il contrasto tra la sua fisicità e il suo atteggiamento è il cuore del personaggio. C’è qualcosa di elettrico nella sua postura, usa la racchetta come un’estensione del suo braccio per occupare più spazio vitale, non c’è sforzo muscolare,ma velocità, flusso dinamico, grazie anche a una colonna sonora che ti entra nelle ossa, la musica cuce insieme le scene, segue il rimbalzo della pallina a tempo di jazz. Il finale, che a prima vista ho trovato un po' “apparecchiato”, quella specie di redenzione last minute, a ripensarci , il cambio di passo coincide con una maturazione, una presa di coscienza di Marty che scopre la sua identità, per tutto l’arco narrativo ha ostinatamente rifiutato le sue origini, e conseguentemente la realtà, ma la vita vera non si controlla con un colpo di racchetta e forse cedere alla necessità di appartenere a qualcuno è la sua vera vittoria, e per un narcisista come lui è il gesto più rivoluzionario possibile. E veniamo all’interpretazione di Timothy Chlamet, abituati a vederlo in ruoli più romantici, come l’inseparabile amico di Jo in “ Piccole donne”, o il ragazzo che amava i cieli grigi in “Un giorno di pioggia a New York”, è una bella sfida trovarlo in un ruolo inedito, spigoloso, nevrotico, eppure non si riesce a smettere di guardarlo, forse perché ci regala un personaggio molto più viscerale e terreno rispetto il suo standard. E’ un film che non accetta compromessi, non ha il dovere di essere rassicurante, il suo unico dovere è l’onestà verso la storia che si vuole raccontare.
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francesca meneghetti
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mercoledì 28 gennaio 2026
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un perdente con il motto no surrender
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La storia ? incentrata su Marty Mauser, uno dei tanti ebrei poveri del Lower East Side, il quartiere degli immigrati di New York. Vittima di una yiddish momme, vende scarpe nel negozio dello zio e coltiva un sogno, per liberarsi dalla miseria: diventare campione mondiale di uno sport poco considerato nel 1952, ma, a suo modo di vedere, destinato a infiammare le folle: il ping pong. Per raggiungere questo obiettivo ? disposto a tutto. Messi da parte morale, scrupoli etici, e talvolta la dignit?, Marty combatte come un forsennato contro il destino avverso (tema tipico dell?eroe romantico), avvalendosi di una parlantina e di un?abilit? persuasiva senza eguali. A differenza dell?eroe romantico non ? affatto senza macchia, anzi! Nel corso delle sue mille avventure, che si succedono con un ritmo frenetico, degno di un vero film d?azione, si rivela smargiasso, millantatore, arrogante, ma, al tempo stesso, fascinoso per il suo vitalismo, e sempre lucido, sempre capace di trovare una via di fuga.
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La storia ? incentrata su Marty Mauser, uno dei tanti ebrei poveri del Lower East Side, il quartiere degli immigrati di New York. Vittima di una yiddish momme, vende scarpe nel negozio dello zio e coltiva un sogno, per liberarsi dalla miseria: diventare campione mondiale di uno sport poco considerato nel 1952, ma, a suo modo di vedere, destinato a infiammare le folle: il ping pong. Per raggiungere questo obiettivo ? disposto a tutto. Messi da parte morale, scrupoli etici, e talvolta la dignit?, Marty combatte come un forsennato contro il destino avverso (tema tipico dell?eroe romantico), avvalendosi di una parlantina e di un?abilit? persuasiva senza eguali. A differenza dell?eroe romantico non ? affatto senza macchia, anzi! Nel corso delle sue mille avventure, che si succedono con un ritmo frenetico, degno di un vero film d?azione, si rivela smargiasso, millantatore, arrogante, ma, al tempo stesso, fascinoso per il suo vitalismo, e sempre lucido, sempre capace di trovare una via di fuga. Solo alla fine avr? un cedimento, di fronte a un evento che non ha nulla di bellicoso? La sceneggiatura non ? inventata, ma si ispira alla storia di Martin Reisman, ebreo, classe 1930, nato da madre russa, e da un padre che non era modello di virt?: viveva di scommesse e gioco d?azzardo, pi? che del lavoro di taxi driver. Martin divent? un artista del ping pong, divertendo il pubblico con un gioco aggressivo e con trovate da giocoliere, facendo passare la pallina tra le gambe, dietro la schiena e cos? via: come fa nel film anche Marty, cio? Timoth?e Chalamet, con notevoli prestazioni atletiche. Marty, interpretato da un Timoth?e Chalamet imbruttito, entrato nella parte in modo incredibile, non ? dunque un personaggio bidimensionale, anzi appare all?insegna dell?ambiguit?. Da un lato potrebbe essere letto come uno dei tanti esclusi dalla storia ufficiale degli States, ma che hanno costituito la linfa della nazione, quelli su cui ha scritto Howard Zinn nella sua Storia del popolo americano. Uno che per? intende partecipare all?American dream, senza arrendersi mai, come tanti personaggi delle storie di Springsteen (mi piacerebbe sapere la sua opinione sul film!). Dall?altro lato, specie se si usa un filtro moralistico, pu? essere percepito come espressione dell?America profonda, quella del grilletto facile, che pur di raggiungere il proprio obiettivo non guarda in faccia a nessuno. I 149 minuti del film scorrono velocemente, tra tante avventure e disavventure, trionfi e cadute, narrate non senza ironia e accompagnate da una colonna sonora che sottolinea con potenza le azioni. Assieme al protagonista si devono menzionare almeno due attrici: Gwyneth Paltrow, un po? sfiorita ma sempre affascinante, e Odessa A?zion, che interpreta l?intrepida Rachel, compagna di avventure.
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