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marcus
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domenica 8 febbraio 2026
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- fine della vergogna - forse
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Ho visto il film alla fine. E alla fine del film mi sono sforzato di arrivare, ma è stata una sofferenza inaudita. È l’ultima volta che scrivo di un film della premiata ditta zalone-nunziante. Mi chiedo se sia possibile discutere di un film del “genere” senza passare per un sinistrorso sfegatato o senza scadere in un qualche tipo di ideologismo di destra o di sinistra. Voglio dire che il film in questione è oggettivamente brutto sotto vari aspetti anche semplicemente dal punto di vista della semplice tecnica cinematografica (regia, montaggio ecc) ma se ne parli male passi per forza per un antagonista politico più che per un semplice fruitore appassionato della settima arte.
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Ho visto il film alla fine. E alla fine del film mi sono sforzato di arrivare, ma è stata una sofferenza inaudita. È l’ultima volta che scrivo di un film della premiata ditta zalone-nunziante. Mi chiedo se sia possibile discutere di un film del “genere” senza passare per un sinistrorso sfegatato o senza scadere in un qualche tipo di ideologismo di destra o di sinistra. Voglio dire che il film in questione è oggettivamente brutto sotto vari aspetti anche semplicemente dal punto di vista della semplice tecnica cinematografica (regia, montaggio ecc) ma se ne parli male passi per forza per un antagonista politico più che per un semplice fruitore appassionato della settima arte. Quindi, so già che questo scritto verrà letto con gli occhiali dell’ideologia di riferimento di ciascuno. Niente di male, si fa tanto per scrivere. Allora, dirò, per quello che mi concerne, “attenti a quei due!”: quei due che, temo, avranno di che vergognarsi a lungo e gli incassi strabilianti che avrebbero fatto saranno il marchio indelebile di questa ennesima onta cinematografica italiana. Secondo me si parla davvero poco del “regista” nunziante questo "cinepanettonaro con vocazione metafisica" che porta in giro (per il mondo?????) questa immagine dell’ Italia cialtrona tanto cara ai turisti stranieri, quelli in particolare che amano dell’ Italia soprattutto certa mediocrità folkloristica. Bisognerebbe approfondire la conoscenza del nunziante, fedeli come siamo alla solita formula del “se lo conosci lo eviti”. E non è un caso, forse, che costui abbia legato mani e piedi unicamente a zalone. Il nunziante ormai si accinge a confermarsi l’artefice della peggio “commedia all’italiana” che sia stato dato di visionare da 50 anni a questa parte, almeno. Credevamo che con i Vanzina avessimo toccato il fondo e invece…Non dubito che il titolo di peggiore regista italiano da mezzo secolo a questa parte se lo appunterà al petto come la più grande onorificenza. Ma d’altra parte è anche vero che in qualche modo il male che è dentro di te quando non puoi combatterlo (cioè quando ti rendi conto di non essere capace di fare dei film più decenti) lo devi giustificare a te stesso in qualche modo. È una questione di “dissonanza cognitiva” (“dissonanza cinematografica”, nel caso specifico) che puoi ridurre soltanto diventando orgoglioso di opere che in realtà sono una “boiata pazzesca”. Io credo che il regista nunziante viva e soffra questa contraddizione tra l’artista che aspira a creare qualcosa di valore e la realtà che lo relega invece a produrre roba davvero infima.
Non so se avete fatto caso, ma al successone miliardario dei due eroi nostrani non sono seguite, mi pare, presso gli altri canali di comunicazione più in voga, delle celebrazioni degne di questo exploit economico. I due sembra siano stati relegati presto nel dimenticatoio massmediatico. Forse è soltanto una mia impressione? Ma c’è la sensazione diffusa che ci sia stata la volontà quasi dei maggiori media e commentatori di rimuovere in fretta il ricordo dei due fenomeni “nazionalpopolari”. Forse davvero il successo di un film non si può misurare soltanto dagli incassi (ovvietà). Forse ce lo ritroveremo il duo nunziante-zalone al festival di sanremo a cantare l’inno alla “prostata infiammata”. O forse davvero un senso di vergogna collettivo ci ha preso? Personalmente quest’ultima ipotesi la accoglierei più volentieri perché sarebbe il segno che il rinsavimento di certa collettività è ancora possibile. E lo scatto di orgoglio, questo sì davvero nazionalpopolare, ha avuto la meglio sugli interessi estetici di parte.
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[+] la seconda che hai detto
(di armando )
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matk
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sabato 7 febbraio 2026
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sbancare il lunario, ma senza lodi ne gloria
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Leggo spesso del politicamente corretto, e sicneramente non mi attesterei su questo. Il film di una banalità nella scrittura e regia quasi disarmante, con Zalone che fa la caricatura di Zalone. Sebbene in precedenti film abbia abbracciato una visione differente, il pricipio del film è sempre lo stesso. Ma se si gioca sullo stereotipo, come fece in in Cado dalle nubi e Sole a catinelle, bisonga farlo bene. Sinceramente è un film che lascia poco e che ha fatto tanto parlare per il riferimento a Gaza, il resto è tutto un grande vuoto narrativo.
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maramaldo
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domenica 1 febbraio 2026
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alleluia, brava gente, compatite checco
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Quanta severità per lepidezze che sfiorano la balordaggine. Almeno verso la fine l'intento è serio. Il camino è un percorso che ci tocca, dell'attuale spiritualità una "declinazione", in tutti i sensi, ahimè. Per diffondere la fede l'Apostolo Giacomo si recò in quelle plaghe allora desolate, se ne tornò tosto al suo Vicino Oriente dove fu martirizzato com'è d'uso ancor oggi. Ho amici che ci arrivano in mountain bike.Si sa, irriducibili miscredenti ci si mettono in viaggio, proprio come Cristal (la brava e composta Letizia Arnò) e come fa pure Checco quando si è liberato degli orpelli dell'ozioso opulento, alla ricerca di se stessi.
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Quanta severità per lepidezze che sfiorano la balordaggine. Almeno verso la fine l'intento è serio. Il camino è un percorso che ci tocca, dell'attuale spiritualità una "declinazione", in tutti i sensi, ahimè. Per diffondere la fede l'Apostolo Giacomo si recò in quelle plaghe allora desolate, se ne tornò tosto al suo Vicino Oriente dove fu martirizzato com'è d'uso ancor oggi. Ho amici che ci arrivano in mountain bike.Si sa, irriducibili miscredenti ci si mettono in viaggio, proprio come Cristal (la brava e composta Letizia Arnò) e come fa pure Checco quando si è liberato degli orpelli dell'ozioso opulento, alla ricerca di se stessi. Non chiedetemi quale gratificazione si prova quando ci si è ritrovati.
Il tutto in una chiave che lo scaltro levantino e i suoi complici vorrebbero spassosa. La gente non ci casca ma ci spera. Vuole ridere e pensa che riesca meglio quando s'illude che il manufatto non contenga sermoni o, peggio, imbonimenti.
PS. Quando mi si ammannì per la prima volta Schindler's List rimasi scosso e turbato. L'effetto ora è sbiadito per l'abuso che se ne fa ma non mi piace lo stesso che si utilizzi per spiritosaggini, c'è tant'altro da sfottere. Vi avviarono allora le scolaresche, vezzo ancora in voga, e mal incoglie a chi crede sia un'idea benemerita, educativa/edificante della gioventù. Viziati dal fantasy e dal porno, i ragazzi s'infastidiscono al grigiore di quei film che stimolano a considerare problematiche remote e presenti. Allora, ricordo, spazientiti disturbarono, rumoreggiarono. Pensosi, alcuni videro l'opera di agenti provocatori, reazionari s'intende.
Per caso, Checco...
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onufrio
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venerdì 30 gennaio 2026
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buen dinero
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Ormai il budget economico al buon Zalone non manca, ed anche in questa ultima pellicola il comico pugliese ci porta in giro per il mondo, mostrandoci stavolta qualcosa un tantino più interessante a livello visivo e culturale,ovvero il cammino di Santiago. Nettamente migliore rispetto al pessimo Tolo Tolo,Zalone si affida alla vecchia e cara commedia all'italiana, che fa sorridere ma non ridere. Appaiono ormai lontane le prime commedie così genuine e comiche, ma intanto anche questa volta sale (e tasche) riempite. Missione Compiuta.
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rafaelcoche
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lunedì 26 gennaio 2026
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se 6 coglione ma pieno di soldi l''italia applaude
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È davvero sconfortante leggere queste parole, specialmente quando provengono da chi, come quel proiezionista, il cinema lo vive "dall'interno", nel buio della cabina, osservando non solo lo schermo ma anche le reazioni di chi sta seduto in platea.
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È davvero sconfortante leggere queste parole, specialmente quando provengono da chi, come quel proiezionista, il cinema lo vive "dall'interno", nel buio della cabina, osservando non solo lo schermo ma anche le reazioni di chi sta seduto in platea.
Il suo racconto trasuda un’amarezza che condivido profondamente. Quando scrive che ha avuto "la sfortuna (e più avanti capirete il perché di quella S davanti) di proiettare l'ultima 'fatica' cinematografica", si percepisce subito che non siamo di fronte a una critica snob, ma al dolore di chi ama la settima arte e la vede calpestata.
Ciò che ferisce di più sono quegli stralci sulle battute che definisce "da volta stomaco". Pensare a Zalone che, entrando nel dormitorio del Cammino di Santiago, esclama:
"Ohhh, che bello qui!! Sembra di stare in un film... Schindler's List"
e poco dopo rincara la dose osservando le docce e commentando:
"Ah, ci sono anche le docce qui... e vedo che fanno uscire acqua, non gas!"
fa rabbrividire. Non è irriverenza, è un’insensibilità che scava un solco profondo. Come giustamente sottolinea il proiezionista, la Shoah è un "inferno inenarrabile", e usarla come gancio per una battuta in un cinepanettone travestito da film d'autore è un’operazione di un cinismo disarmante.
Mi colpisce molto la tua riflessione sul successo del film. Hai ragione: viviamo in un'epoca dove "l'esagerazione e la superficialità significano il massimo dei valori". Zalone sembra aver perso quella bussola che in Sole a catinelle gli permetteva di ridere delle nostre miserie senza perdere l'umanità. Qui, invece, cavalca i luoghi comuni per "qualificarli", quasi a darci il permesso di essere peggiori di come siamo.
Il proiezionista conclude dicendo: "In sala si è riso anche con queste e la cosa mi ha fatto tanto male". Ecco, questo è il punto più basso: la risata che diventa complice del vuoto. È la fine della satira e l'inizio di un'era dove non conta più cosa si dice, ma quanto forte si riesce a urlare, anche a costo di calpestare le ceneri della storia.
Siamo passati dal ridere dei nostri difetti per correggerli, al ridere dell'orrore per dimenticare che esiste. Ed è una sconfitta per tutti noi.
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daniloguido
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domenica 25 gennaio 2026
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saper far ridere in italia
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Nessuno dei milioni di spettatori, credo, si sia minimamente posta la domanda se, come e perché criticare nessuno dei suoi film, come del resto questo, e non per mancanza di strumenti di coscienza, fatte le dovute eccezioni ovviamente ma perché il film di Zalone avrebbe potuto trattare qualunque argomento alla "sua maniera" unica di dire veritá "scorrette" che tutti almeno una volta nella vita avremmo voluto dire e la gente sarebbe accorsa ugualmente in massa, come sta continuando ad accorrere numerosa, perché trova esilaranti le sue espressioni mimiche.
La smorfia parestetica di 5min nel vedere la figlia baciare una ragazza è stato il momento che ha strappato forse le risate più lunghe e fragorose.
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Nessuno dei milioni di spettatori, credo, si sia minimamente posta la domanda se, come e perché criticare nessuno dei suoi film, come del resto questo, e non per mancanza di strumenti di coscienza, fatte le dovute eccezioni ovviamente ma perché il film di Zalone avrebbe potuto trattare qualunque argomento alla "sua maniera" unica di dire veritá "scorrette" che tutti almeno una volta nella vita avremmo voluto dire e la gente sarebbe accorsa ugualmente in massa, come sta continuando ad accorrere numerosa, perché trova esilaranti le sue espressioni mimiche.
La smorfia parestetica di 5min nel vedere la figlia baciare una ragazza è stato il momento che ha strappato forse le risate più lunghe e fragorose.
Ma non perche la gente si compiaccia che venga sbeffeggiata l'omosessualità ( non più di tanto almeno ) o per la battuta politica su Gaza, sui deportati o sulla ricchezza e povertà ma proprio per le sue smorfie, per le sua ironia anche banale, perché la maggior parte della gente va al cinema, evidentemente, per ridere, per evadere dai drammi, non per continuare a pensarci.
Sarà banale e avvilente anche questa visione della società ma questo siamo, ridiamo delle nostre stesse "disgrazie" e poi ci commuoviamo ma sempre ridendo dinanzi alla "redenzione" di un padre per amore della figlia.
Trovo che la cosa più inutile che si possa fare di questo film è la Critica, nell'accezione cinematografica del termine.
Ci si può solo inchinare e aver rispetto del genio e del talento assoluto dell'interpretazione comica, o meglio, del "saper far ridere" in questa nazione.
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fulviowetzl
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domenica 25 gennaio 2026
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lunga vita a checco zalone
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Il grande merito di Checco Zalone e' di far tornare la gente al cinema, ad assistere di nuovo ad un rito collettivo, a ridere o sorridere tutti insieme, pur nell''individualit? del rapporto di ciascuno spettatore con lo schermo. Tirarci fuori dall''angusto spazio casalingo, pur con smartTv da 200 pollici e impianto sonoro 5.1, dove condividere al massimo con la stretta cerchia della famiglia e degli amici, e tornare finalmente a socializzare, nei bar, dal tabaccaio, nei ristoranti, ricordando le battute, criticando o lodando il film, identificandoci e scambiandoci reciprocamente i propri processi identificativi, di padri pessimi e distratti, di figli giustamente risentiti; individuare il proprio tasso di razzismo, di rifiuto del diverso e dello straniero tout court; il proprio livello di qualunquismo, di ignoranza, di menefreghismo, di machismo e narcisismo, per procedere poi ad una revisione dei propri standard percettivi della realta'.
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Il grande merito di Checco Zalone e' di far tornare la gente al cinema, ad assistere di nuovo ad un rito collettivo, a ridere o sorridere tutti insieme, pur nell''individualit? del rapporto di ciascuno spettatore con lo schermo. Tirarci fuori dall''angusto spazio casalingo, pur con smartTv da 200 pollici e impianto sonoro 5.1, dove condividere al massimo con la stretta cerchia della famiglia e degli amici, e tornare finalmente a socializzare, nei bar, dal tabaccaio, nei ristoranti, ricordando le battute, criticando o lodando il film, identificandoci e scambiandoci reciprocamente i propri processi identificativi, di padri pessimi e distratti, di figli giustamente risentiti; individuare il proprio tasso di razzismo, di rifiuto del diverso e dello straniero tout court; il proprio livello di qualunquismo, di ignoranza, di menefreghismo, di machismo e narcisismo, per procedere poi ad una revisione dei propri standard percettivi della realta'. E questo Checco lo fa "indossando" le battute più scorrette (Schindler List, Gaza mia), e invitandoci a scrollarci dalla mente queste incrostazioni e a fare il Camino insieme a lui. Per questo Checco, oggi, come negli ultimi 19 anni, e' un benefattore, non solo per gli esercenti, i produttori, ma per ciascuno di noi, qualsiasi sia il nostro livello di inconsapevolezza, di arretratezza psichica, intellettuale. Lunga vita a Checco Zalone!
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no_data
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martedì 20 gennaio 2026
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film esile
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Davvero poco, troppo poco, per definire come film questa successione di immagini.
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max
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lunedì 19 gennaio 2026
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boiata
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La comicità è un puro divertimento.
Questo film è solo un campione di incassi ma non fa mai ridere.
Ha dissacrato anche iel Camino di Santiago.
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gustibus
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domenica 18 gennaio 2026
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zalone meglio del primo avatar e titanic?ma?
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Vedendo gli incassi di oggi 18gennaio..Buen Camino ha conquistato il primo posto come incasso maggiore nella storia cinematografica italiana.Ho voluto rivedere per la seconda volta il film di Zalone..forse nella prima visione ero prevenuto?..macche'a me e'sembrato un filmetto semplice di 90minuti..si ride un po'..ma quando penso che ha battuto con i 70milioni di euro(arriva oltre per me!)..film che ho menzionato nei titoli..mi viene il magone..da un lato mi fa piacere per il cinema italiano ma se penso che abbia superato film come Avatar o Titanic con i suoi 11 oscar..sembra che dopo 72anni non ho capito niente di cinema.Qui c'era la forza di attirare pubblico dai 2 ai 100anni.
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Vedendo gli incassi di oggi 18gennaio..Buen Camino ha conquistato il primo posto come incasso maggiore nella storia cinematografica italiana.Ho voluto rivedere per la seconda volta il film di Zalone..forse nella prima visione ero prevenuto?..macche'a me e'sembrato un filmetto semplice di 90minuti..si ride un po'..ma quando penso che ha battuto con i 70milioni di euro(arriva oltre per me!)..film che ho menzionato nei titoli..mi viene il magone..da un lato mi fa piacere per il cinema italiano ma se penso che abbia superato film come Avatar o Titanic con i suoi 11 oscar..sembra che dopo 72anni non ho capito niente di cinema.Qui c'era la forza di attirare pubblico dai 2 ai 100anni...mai visto code di attesa per entrare nelle multisala strapiene.Vabbe sono deluso ma mi arrendo..e anche voi ai quali scrivo avete messo NI...il pubblico ha battuto i cinefili veri.
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