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ivan il matto
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sabato 17 gennaio 2026
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la "grazia" sia con lei presidente
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La “grazia” sia con Lei Presidente
Coppa Volpi per il miglior attore protagonista a Toni Servillo per la sua interpretazione del Presidente della repubblica nel film “La Grazia” di Paolo Sorrentino. “Per la sua capacità di incarnare un personaggio di fronte a importanti dilemmi morali, mostrando la complessità e l’umanità richieste al potere, e per aver espresso solidarietà verso chi ha il coraggio di portare aiuto al popolo palestinese”. Queste le motivazioni ufficiali del prestigioso premio attribuito all’attore partenopeo da parte della giuria presieduta da Alexander Payne, all’ultima Mostra del cinema di Venezia a settembre 2025.
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La “grazia” sia con Lei Presidente
Coppa Volpi per il miglior attore protagonista a Toni Servillo per la sua interpretazione del Presidente della repubblica nel film “La Grazia” di Paolo Sorrentino. “Per la sua capacità di incarnare un personaggio di fronte a importanti dilemmi morali, mostrando la complessità e l’umanità richieste al potere, e per aver espresso solidarietà verso chi ha il coraggio di portare aiuto al popolo palestinese”. Queste le motivazioni ufficiali del prestigioso premio attribuito all’attore partenopeo da parte della giuria presieduta da Alexander Payne, all’ultima Mostra del cinema di Venezia a settembre 2025. Dopo Berlusconi (“Loro”) e Andreotti (“Il Divo”), Sorrentino, alla boa dell’undicesima pellicola, chiude il triangolo della politica con la figura, inventata, del Presidente della repubblica Mariano De Santis, giurista illustre alle prese con decisioni difficili (una legge sull’eutanasia, due eventuali grazie da concedere) nel classico semestre bianco di fine mandato. Potrebbe somigliare a Mattarella (vedovo, portamento democristiano, cattolico, la figlia sempre a fianco) ma somaticamente ricorda un po' Cossiga, in ogni caso portatore di un senso etico profondo che, misurato nell’attuale orizzonte politico, suona come pura fantascienza. E’ la settima volta che i due “napoletani di lusso” del cinema italiano collaborano proficuamente, questa volta nel disegno del crepuscolo di un uomo, immobile nei ricordi (quanto pesa quel presunto tradimento?!) e bisognoso sempre di “un ulteriore periodo di riflessione”, che affida ad ogni tiro di sigaretta (“ricordi di avere un solo polmone?” lo avverte la figlia) l’illusione di evadere da un grigiore forse necessario, magari attraverso il rap di Guè Pequeno. Definito da tutti ‘cemento armato’, per la sua impenetrabile corazza emotiva connessa ad una certa rigidità politica, il Presidente De Santis continua a chiedersi, fra un canto degli alpini e un robottino a via Condotti “di chi siano i nostri giorni”. Non possono mancare, secondo il classico ed impareggiabile immaginario sorrentiniano, un Papa Black rasta in moto o l’indimenticabile ritratto di quell “Aurora” fluttuante nella nebbia della brughiera. Sicuramente la grazia di cui parla l’autore napoletano non è solo il provvedimento giuridico che spetta solo al Capo dello stato, ma anche il senso di una ricerca di leggerezza che De Santis insegue da chissà quanto…che forse trova nel sottofinale quando si trasforma nell’astronauta che volteggia nel vuoto all’interno della sua navicella spaziale, finalmente…”leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione”.…quindi citando Ligabue, magari senza saperlo!
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alex2044
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giovedì 1 gennaio 2026
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la grande bellezza del cinema
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Il film ? bello anzi bellissimo . L'ho visto qualche giorno fa , per vedere se la commozione che mi aveva procurato permaneva . La risposta ? affermativa . Questo ? un film profondo che fa pensare ma anche sorridere . Le domande che il presidente della Repubblica riceve sono paragonabili a certi quesiti , cui una persona qualunque, deve dare una risposta nel corso della sua vita .Devo dire si o devo dire no ? Da l? parte il film , nel cui svolgimento troviamo un Presidente della Repubblica molto umano , molto combattuto , molto curioso , molto geloso . Non ci sono pause . Il film scorre ed ? un continuo di idee , immaginazioni e scelte estetiche sempre interessanti e curiose . Con intermezzi simpatici tipo il colloquio del Presidente con l'astronauta che piange , riferimento esplicito a Et di Spielberg dito compreso oppure il coro degli Alpini e per me torinese La Piola di quartiere che io ho riconosciuto trasformata nel Bar del carcere e per finire la telefonata alla direttrice di Vogue al cui lato estetico il Presidente non rimane indifferente .
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Il film ? bello anzi bellissimo . L'ho visto qualche giorno fa , per vedere se la commozione che mi aveva procurato permaneva . La risposta ? affermativa . Questo ? un film profondo che fa pensare ma anche sorridere . Le domande che il presidente della Repubblica riceve sono paragonabili a certi quesiti , cui una persona qualunque, deve dare una risposta nel corso della sua vita .Devo dire si o devo dire no ? Da l? parte il film , nel cui svolgimento troviamo un Presidente della Repubblica molto umano , molto combattuto , molto curioso , molto geloso . Non ci sono pause . Il film scorre ed ? un continuo di idee , immaginazioni e scelte estetiche sempre interessanti e curiose . Con intermezzi simpatici tipo il colloquio del Presidente con l'astronauta che piange , riferimento esplicito a Et di Spielberg dito compreso oppure il coro degli Alpini e per me torinese La Piola di quartiere che io ho riconosciuto trasformata nel Bar del carcere e per finire la telefonata alla direttrice di Vogue al cui lato estetico il Presidente non rimane indifferente .Naturalmente il rapporto del Presidente vedovo con la figlia , collaboratrice pi? stretta , un'Anna Ferzetti bravissima , intensa e pure bella , che non guasta , ? un nucleo portante del Film . Per concludere in gloria, l'interpretazione di Toni Servillo ? spettacolare . Insomma se Paolo Sorrentino ? un mago incantatore Servillo ? il suo profeta , Che coppia , strepitosi ! Gli altri attori tutti bravi con una citazione per la simpatica Milvia Marigliano , spiritosa , strafottente , l'amica che vorremmo tutti avere .Termino affermando che le risposte che da il Presidente mi trovano assolutamente consenziente , i tre si e l'unico no sono di mio gradimento , intelligenti e umane . Termino con una considerazione , con un film cos? bello e importante , cosa dovr? fare Sorrentino per superarlo o almeno uguagliarlo ?
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lizzy
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venerdì 20 febbraio 2026
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jep al quirinale (ovvero: siamo alla frutta...)
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro.
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro...), così detesto i successivi.
Ma concentriamoci su questo (che degli altri già ho detto in passato)....
"Jep al Quirinale" ho intitolato la mia recensione... ebbeh... quello ho visto. Un Gambardella invecchiato e depresso che non riesce a sbucare fuori da quella crosta "cementata" di ordinaria quotidianità in salsa politica.
Sorrentino anche qua prova a esaltare Roma (si vede che la ama...) e certe atmosfere oniriche e a volte nonsense, ma... se questo genere di scene nella Grande Bellezza era la ciliegina sull torta qua invece rende tutto se possibile ancor più melenso e noioso.
Come nel pluripremiato film precedente Mariano/Jep ha le sue cene con l'amica del cuore, Coco/Dadina, come nel precedente vive all'ombra (e schiavo) di un amore perduto (Aurora/Elisa).
In entrambi però lo vediamo gigioneggiare sventolando al mondo una sua finta malcelata umiltà nel tentativo di ottenere consensi unanimi ovunque vada.
Mariano viene da tutti lodato, ma sono lodi non meritate. Il presidente vive roso dalla gelosia per il tradimento della moglie, vive perennemente nella pena della sua dipartita, affida ad altri scelte che dovrebbe prendere lui (come quella dell'alimentazione eb del divieto di fumare) e quando deve agire (vedi incidente del cavallo) non riesce a farlo, limitandosi a lasciare al caso, o alle altrui prese di coscienza (sempre il cavallo), la soluzione del caso.
Solo la "fuga" della figlia forse lo scuote un pochino.
Ma cosa fa lui in effetti? Firma una legge che non sapremo mai se poi sarà promulgata veramente, concede la grazia ad una persona che, a mio immodesto avviso, non l'avrebbe meritata e, contraddicendo la sua filosofia di vita, alla fine si sbottona con la direttrice di Vogue come per volersi lavare la coscienza.
E si, alla fine riesce pure ad ostacolare la carriera del suo "amico d'infanzia" bloccandone l'elezione al Quirinale (dimettendosi in tempo per ottenere il titolo di Senatore a Vita che gli permetterà di avere voce in capitolo nel voto), ma non prima di aver graziato proprio la nipote del De Santis, favorendolo quindi.
Un Mariano bifronte o un semplice Jep in stato confusionale???
Vorrei, ma non posso. Potrei, ma non voglio.
Quante storie.
E intanto il film naufraga fra un improbabilissimo (nemmeno nella pellicola più scrausa delle serie di Pierino!) Papa Nero, che nemmeno un "abracadabra" dei Pitura Freska oggigiorno potrebbe portare effettivamente al soglio pontificio, e un capo di stato estero lasciato impossibilmente in balia di un improvviso scroscio temporalesco. Perfino la scena della lacrima a gravità zero era inutile e patetica.
Servillo, lo sappiamo, è l'attore feticcio di Sorrentino, ma ultimamente più che recitare il ruolo assegnato continua imperterrito a ripetersi ancora e ancora e ancora...
Stesse faccie, stesse espressioni, stessa gestualità, anche stessa parlata...che noia!
Insomma: Youth mi aveva impressionato negativamente, E' stata la mano di Dio e Parthenope hanno peggiorato la mia idea del Paolo "dopo Oscar".
Questo La Grazia ha affossato completamente tutto.
Non ho idea se Sorrentino tornerà ai vecchi fasti e con idee anche se non nuove, ma rimaneggiate quel tanto che basti per farci "sognare" di nuovo sul grande schermo.
Forse solo un ritorno di Geremia De Geremeis magari potrebbe ridestare dal coma profondo un regista che "grande" lo era anche diventato, ma che forse per troppa sicumera dopo i premi ottenuti, o per semplice noia dopo tanti lavori editi, si è perso.
E pure in un bicchier d'acqua.
No, questo film non mi è per nulla piaciuto.
Ma forse questo lo si era capito...
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paul hackett
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mercoledì 21 gennaio 2026
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elogio del dubbio
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Opera sul dubbio e sulla necessità di imparare a maneggiarlo, conviverci, come segno di maturità e saggezza. Niente di più vero. Protagonista è chi si assume per conto del popolo Italiano l'onere della verità, il Presidente De Santis, autorevole giurista, soprannominato "Cemento armato" per la solidità ma fragile nella sua ossessione di un tradimento della moglie. Ad accompagnare gli ultimi 6 mesi del mandato presidenziale ci sono i tre ultimi impegni politici ma decisivi: l'approvazione della Legge sull'Eutanasia e due grazie per un omicidio e un femminicidio. Sorrentino osa su temi delicati e direi anche in parte divisivi. Lui è senz'altro persona profonda e colta, tuttavia io in sala lo vado a vedere soprattutto per il suo Cinema di maniera, è quello che mi aspetto da lui perchè è quello che, piaccia o no, lui propone, non è facile sposare contenuti impegnativi con un'estetica molto sofisticata perché quest'ultima tende a cannibalizzare e banalizzare i contenuti, però il film resta notevole.
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Opera sul dubbio e sulla necessità di imparare a maneggiarlo, conviverci, come segno di maturità e saggezza. Niente di più vero. Protagonista è chi si assume per conto del popolo Italiano l'onere della verità, il Presidente De Santis, autorevole giurista, soprannominato "Cemento armato" per la solidità ma fragile nella sua ossessione di un tradimento della moglie. Ad accompagnare gli ultimi 6 mesi del mandato presidenziale ci sono i tre ultimi impegni politici ma decisivi: l'approvazione della Legge sull'Eutanasia e due grazie per un omicidio e un femminicidio. Sorrentino osa su temi delicati e direi anche in parte divisivi. Lui è senz'altro persona profonda e colta, tuttavia io in sala lo vado a vedere soprattutto per il suo Cinema di maniera, è quello che mi aspetto da lui perchè è quello che, piaccia o no, lui propone, non è facile sposare contenuti impegnativi con un'estetica molto sofisticata perché quest'ultima tende a cannibalizzare e banalizzare i contenuti, però il film resta notevole. C'è anche Guè Pequeno nella colonna sonora e in un cameo. La selezione musicale al solito di altà qualità.
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dreamers
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lunedì 26 gennaio 2026
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il cemento disarmato
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La Grazia, caso raro, è un film che rimane in mente. Forse il più compiuto, solido e maturo di Sorrentino. Non è evanescente come un sogno bizzarro e pretestuoso né troppo granitico come il profilo psicologico del suo protagonista. È un film che sa essere "leggero", come rivendicato dai migliori personaggi comprimari. Rircorda The Young Pope più che Loro o Il Divo. Varrebbe la qualifica di capolavoro se non fosse per qualche residuo del sorrentinismo che non amiamo. Che c'entra il cane robot? Sembra un'occasione a basso budget sfruttata "tanto per"... Perché il figlio Riccardo, che se ne sta negli States a giusta distanza da un padre asfittico, si commuove fin da subito, in una banalissima call (la scena che sarebbe stato meglio non vedere e non sentire, anche musicalmente)? E poi.
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La Grazia, caso raro, è un film che rimane in mente. Forse il più compiuto, solido e maturo di Sorrentino. Non è evanescente come un sogno bizzarro e pretestuoso né troppo granitico come il profilo psicologico del suo protagonista. È un film che sa essere "leggero", come rivendicato dai migliori personaggi comprimari. Rircorda The Young Pope più che Loro o Il Divo. Varrebbe la qualifica di capolavoro se non fosse per qualche residuo del sorrentinismo che non amiamo. Che c'entra il cane robot? Sembra un'occasione a basso budget sfruttata "tanto per"... Perché il figlio Riccardo, che se ne sta negli States a giusta distanza da un padre asfittico, si commuove fin da subito, in una banalissima call (la scena che sarebbe stato meglio non vedere e non sentire, anche musicalmente)? E poi... perché ancora Otto e mezzo? Dai, ormai siamo diventati grandi... Sorrentino non è Mastroianni e il papa nero non ha... la grazia, per l'appunto, del cardinale felliniano. Perché metterli lì, in un giardino riservato con puntuale canto degli uccellini? Perché poi riproporre il trattamento del film, passo dopo passo, nella confessione al papa? La stiamo seguendo la partita, proprio necessario riproporci gli highlights? i difetti (per fortuna?) non mancano ma alla fine, per davvero, si esce gratificati. E la Grazia chiama sempre un "grazie".
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pietro muratori
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lunedì 26 gennaio 2026
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la grazia e l''arte di sorrentino
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Sorrentino conferma il suo stile, e la sua instancabile ricerca della bellezza, nel film La Grazia, un’ossessione esistenziale, incarnata come sempre da un Toni Servillo a dir poco credibile nell’interpretare un Presidente della Repubblica a fine mandato (semestre bianco). I dubbi sul futuro, si specchiano sulle angosce del passato, tra una moglie che lo ha lasciato vedovo inconsolabile, e con mille perplessità, e il suo rigore giuridico, prima che Presidente, professore e autore di un manuale di diritto penale, una enciclopedia del diritto di 2046 pagine.
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Sorrentino conferma il suo stile, e la sua instancabile ricerca della bellezza, nel film La Grazia, un’ossessione esistenziale, incarnata come sempre da un Toni Servillo a dir poco credibile nell’interpretare un Presidente della Repubblica a fine mandato (semestre bianco). I dubbi sul futuro, si specchiano sulle angosce del passato, tra una moglie che lo ha lasciato vedovo inconsolabile, e con mille perplessità, e il suo rigore giuridico, prima che Presidente, professore e autore di un manuale di diritto penale, una enciclopedia del diritto di 2046 pagine.
Un rigore da magistrato confermato nelle scelte da Presidente (Mariano De Santis), soprannominato, a sua insaputa. “cemento armato”, la sua coscienza è incarnata dalla figlia, il suo consigliere personale, che ha scelto di seguire le orme paterne, una carriera da giurista, single e con un fratello all’estero che ha scelto la musica, quella leggera, per alleggerire la pesantezza del padre.
La rigidità si consuma sul finale di mandato, che lo vede vacillare tra l’etica cristiana e quella civica giuridica, alla firma sulla scrivania, ci sono tre fascicoli da siglare, una legge sull’eutanasia e due richieste di grazia.
Sorrentino plasma le sue scene, con la solita maestria, jingle musicali incalzanti accompagnano le diverse situazioni, vissute tra le stanze istituzionali e la terrazza del Quirinale, colorando con ironia un Presidente alle prese con le sue “verità”, che per usare una citazione del protagonista, sono come il diritto penale, una scalata dell’impossibile.
Il film idealizza decisamente l’amore, sublimandolo tra le sue diverse forme.
Sul finale le scelte istituzionali risentono delle riflessioni personali ma che non possono tradire il proprio credo giuridico.
Una sceneggiatura che sembra essere una cornice antica, che racchiude i rapporti sentimentali, familiari, e le loro diverse contraddizioni. Il personaggio porta con sé un’unica verità, che le incertezze avvolte dai ragionevoli dubbi portano sempre a scelte umane, certamente fallibili, ma intrise d’amore ed umanamente condivisibili.
Un cast credibile, tra sacro e profano, accompagna il protagonista nelle scene malinconiche ed ironiche. Il personaggio di Coco Valori, tipicamente in stile Sorrentino, sua amica da sempre, é una figura fondamentale nel film, un ruolo che ha rivelato il talento di Milvia Marigliano.
Il film conferma lo stile vincente e personalissimo di Sorrentino, godibile, più di sempre fino alla fine, per la scelta finale del(l’ex) Presidente !
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awhile
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venerdì 30 gennaio 2026
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l''elogio della mediocrit
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Lascia sorpreso vedere un film di così alta taratura e con così belle recensioni scadere nella mediocrità di frasi fatte come "a chi appartengono i nostri giorni" e "il diritto vede la vita da lontano". Non c'è profondita di riflessione, in questo film di Sorrentino, non dice nulla che già non potevamo pensare da soli sulle importanti questioni che scegli di trattare. Affronta temi difficili: la vita, la morte, la sofferenza, l'amore e la crescita umana, la ricerca di leggerezza di ognuno di noi, e infine il libero arbitrio. Ma cosa dice davvero? Oltre a qualche frase ad effetto e acchiappasocial, non resta nulla che ti faccia dire "lo voglio rivedere", non lascia nessun concetto, nessuna riflessione che ti accresca.
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Lascia sorpreso vedere un film di così alta taratura e con così belle recensioni scadere nella mediocrità di frasi fatte come "a chi appartengono i nostri giorni" e "il diritto vede la vita da lontano". Non c'è profondita di riflessione, in questo film di Sorrentino, non dice nulla che già non potevamo pensare da soli sulle importanti questioni che scegli di trattare. Affronta temi difficili: la vita, la morte, la sofferenza, l'amore e la crescita umana, la ricerca di leggerezza di ognuno di noi, e infine il libero arbitrio. Ma cosa dice davvero? Oltre a qualche frase ad effetto e acchiappasocial, non resta nulla che ti faccia dire "lo voglio rivedere", non lascia nessun concetto, nessuna riflessione che ti accresca.
Le scene che cercano la drammaticità finiscono invece per distruggere la poeticità del non detto, del silenzio incomunicabile e criptico a cui ci aveva abituato. Sorrentino decide di parlare chiaro, ma rompendo la poesia che ci sarebbe potuta essere se avesse lavorato sulle sfumature. Non un presidente che soffre la sua ritualità, il ruolo e la maschera dietro cui si copre, non deve necessariamente rompere lo schema, atto che invece serve soltanto a comunicare direttamente, smascherando il poco hce di poetico aveva il personaggio, e così dilaniando la sua poesia. A nulla servono le frasi che ritornano, ripetute dai vari personaggi, che parlano come un coro che magicamente e artificiosamente dicono il pensiero di Sorrentino, come in una tragedia classica, ma senza appunto lasciare nulla, sacrificando la poesia per l'orgoglio social.
Di dubbio gustoi anche la scelta di contrappore la fermezza ieratica del presidente alla drammaticità (quasi sempre in pianto) degli altri personaggi. Il contrasto è talmente eccessivo, talmente detto, talmente lampante, che risulta grottesco e artificioso, ricordando a tratti una sorta di pubblicità televisive o di video social.
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edmund
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lunedì 9 febbraio 2026
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la grazia e il dolore
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Il film, lo dico subito, mi è piaciuto e al netto di alcuni dettagli fuori posto, secondo me, che però non ne inficiano la bontà complessiva. Film tipicamente sorrentiniano, direi, molto onirico nei toni, sospeso quasi nel tempo e nello spazio. Come se i personaggi fossero cristallizzati in un eterno presente dove tutto intorno sembra giacere immobile: vedere, a tal proposito, la sequenza in cui il presidente viene riaccompagnato a casa a piedi dalla scorta mentre passa tra uno stuolo di persone che si fermano a guardarlo sfilare sorprese e statiche. E pur tuttavia, in mezzo a questa apparente inerzia generale si può cogliere un movimento essenzialmente interiore.
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Il film, lo dico subito, mi è piaciuto e al netto di alcuni dettagli fuori posto, secondo me, che però non ne inficiano la bontà complessiva. Film tipicamente sorrentiniano, direi, molto onirico nei toni, sospeso quasi nel tempo e nello spazio. Come se i personaggi fossero cristallizzati in un eterno presente dove tutto intorno sembra giacere immobile: vedere, a tal proposito, la sequenza in cui il presidente viene riaccompagnato a casa a piedi dalla scorta mentre passa tra uno stuolo di persone che si fermano a guardarlo sfilare sorprese e statiche. E pur tuttavia, in mezzo a questa apparente inerzia generale si può cogliere un movimento essenzialmente interiore. Tutti i personaggi principali seppure apparentemente bloccati, incerti, dubbiosi, esitanti fatalmente si dibattono, progrediscono, crescono, si sciolgono o si frantumano come un blocco di "cemento armato" che si sgretola sotto la pressione implacabile di onde d’urto esistenziali.
L’unica scena che mi lascia perplesso è quella della telefonata alla giornalista di vogue. Lui che con il cellulare demodé e il brand bene in vista rievoca ancora scampoli di vita trascorsa con la moglie. Devo dire che mi ha dato un po’ fastidio e mi ha distratto non poco. Una sequenza questa che poteva essere benissimo scartata nel montaggio senza privare il film nel complesso del suo senso proprio.
È pur vero che la marchetta bisogna pur farla, ma tant’è.
Comunque, simbolismi a iosa, frasi ad effetto, un Servillo che fa Servillo e una Milvia Marigliano saporita (ma dove sei stata fino ad oggi? In teatro!…Ok mea culpa)
E poi ad un certo punto ho temuto di avere le allucinazioni. Credevo di aver visto la Madonna e invece era soltanto (si fa per dire) “Alexandra Gottschlich”. Attrice di una bellezza sconvolgente, sensuale e leggera nel senso di delicata, lieve, impalpabile quasi come tutta l’atmosfera del film. Ne sono rimasto folgorato. Ma questo improvviso attacco di libido indefinibile e vaga (che non si può ascrivere semplicemente ad un accesso di andropausa incipiente, non soltanto almeno… spero) si deve imputare invece verosimilmente (o così mi piace credere) al regista bravo davvero ad inserire nella trama questa figura leggiadra, ma che allo stesso tempo si introduce in modo travolgente, con la sua fisicità prorompente e sfumata allo stesso tempo, come un vento in tempesta nel grigiore calmo e piatto della ritualità istituzionale e in quella del presidente stesso la cui coscienza di cemento armato comincia a rivelare le prime crepe e già da qualche tempo (e non soltanto quindi per l’atteggiamento ambiguo e provocante della giovane rappresentante della Lituania che contraddice con una semplicità disarmante ogni protocollo amministrativo). Credo che il regista abbia saputo dare concretezza, infondendola nello spettatore, ad una sorta di “Dissonanza cognitiva” che lo spettatore è chiamato a ridurre in qualche modo anche soltanto prendendo consapevolezza della contraddizione stessa benefica proprio perché motore di cambiamento. Il film è pieno di contraddizioni che i personaggi vivono e di cui non possono non prendere consapevolezza ad un certo punto della loro vita; certe antinomie reali ed esistenziali, emotive e giuridiche non si possono più procrastinare e attendono soltanto di essere sanate finalmente. E c'è una legge sull'eutanasia che va firmata oppure no e ci sono “grazie” da concedere oppure no. E non c'è più tempo, certe contraddizioni vanno sanate entro "6 mesi". E di quanti giorni hai bisogno? Di quanti giorni puoi disporre per decidere? “E di chi sono i giorni?”: sono tuoi, della natura, della società, di dio?
E poi la sequenza che ho amato di più, forse: quella dell’astronauta che piange sospeso nel vuoto della sua capsula orbitante. Anche qui i simbolismi si sprecano. La mia interpretazione: quella lacrima che fluttua nel vuoto, mentre si allontana dal corpo dell’astronauta, mi pare la metafora dell’uomo che finalmente riesce a prendere le distanze dal proprio dolore. Egli è ora capace di conseguire il distacco sufficiente dal proprio male tanto da poterlo guardare a debita distanza. La separazione dalle tribolazioni è ormai in atto e niente potrà fermarla. E poi ci sorride sopra l’astronauta sempre con leggerezza a testimonianza che forse del dolore non ci si può liberare (non sempre) ma che con questo si può arrivare a convivere, lo si può accettare (guardare a distanza) senza che ti distrugga definitivamente. È un modo questo per perdonarsi o meglio per comprendersi e comprendere il mondo che ci circonda, ma senza per questo giustificare in alcun modo le brutture di questo mondo e quelle che subiamo, eventualmente. E allora, l’astronauta sorride come per suggellare questa avvenuta pace con sé stesso e gli altri e per il ritrovato controllo della propria vita. In fondo, tutto il film descrive il percorso tortuoso di persone alla ricerca finalmente di serenità dopo i tanti struggimenti di una vita che forse ha deluso le loro aspettative.
La grazia è “spargere polvere d’oro sulle proprie ferite ancora sanguinanti”
Ok… buona visione a tutti.
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kc
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mercoledì 21 gennaio 2026
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la grazia ? la bellezza del dubbio
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La grazia è la bellezza del dubbio
“La grazia” si sviluppa nel tempo di una confessione, di un uomo, nonché Presidente della Repubblica appesantito dalla responsabilità delle scelte che procrastina, sostenuto dalla burocrazia che serve a suo avviso a non prendere decisioni affrettate.
Un uomo granitico, inamovibile, pesante, carattere che gli ha fatto valere il soprannome di “cemento armato” e per questo affidabile. Ha superato ben sei crisi di governo.
Ma che giunto alla fine del suo mandato e sul crinale degli anni, sogna la leggerezza, che gli si manifesta nell’assenza di gravità di un astronauta in orbita nello spazio.
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La grazia è la bellezza del dubbio
“La grazia” si sviluppa nel tempo di una confessione, di un uomo, nonché Presidente della Repubblica appesantito dalla responsabilità delle scelte che procrastina, sostenuto dalla burocrazia che serve a suo avviso a non prendere decisioni affrettate.
Un uomo granitico, inamovibile, pesante, carattere che gli ha fatto valere il soprannome di “cemento armato” e per questo affidabile. Ha superato ben sei crisi di governo.
Ma che giunto alla fine del suo mandato e sul crinale degli anni, sogna la leggerezza, che gli si manifesta nell’assenza di gravità di un astronauta in orbita nello spazio.
Lui che non sogna mai e vorrebbe tanto sognare, come faceva la sua amata moglie. Lei che era espressione di tutto ciò a cui lui aspira. La leggerezza.
Il Presidente De Santis è un uomo che cerca la verità, e per scovarla non bastano le 2600 pagine del manuale di diritto penale da lui scritto.
La verità bisogna guardarla da vicino, dirà. Ma poi il suo fido corazziere gli dice “lei dà troppa importanza alla verità”. E il Papa stesso “la grazia è il beneficio del dubbio”.
Scelte difficili quelle che è chiamato a prendere, se firmare la legge sull’eutanasia e se concedere la grazia a due richieste che gli vengono sottoposte.
E se dal principio dichiara di voler vedere da vicino “la verità”, le scelte saranno mosse da un solo ago “l’amore”.
#LaGrazia #PaoloSorrentino
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eugenio
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sabato 24 gennaio 2026
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il simbolimo di sorrentino
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Ci si lascia orientare dal sentimento di giustizia nell’ultimo film di Sorrentino. Una questione morale tra vita e morte, non una semplice decisione tra bene e male ma tra il male e il male in fondo a creare una condizione esasperata in chi soffre e in chi decide di far soffrire. Conflitti interiori, quelli di un Presidente della Repubblica, Mariano De Santis, grande giurista, dalle radici democristiane con una figlia anch’essa giurista, sua ombra persino nell’alimentazione, tormentato dal ricordo di una moglie morta che non gli lascia requie, per un tradimento da lei confessato in passato. A complicare il tutto, si trova ad alimentare alcuni dubbi etici, ovvero concedere la grazia a due casi particolari di omicidio: quello perpetrato da una donna colpevole di aver ucciso nel sonno il marito violento e di un uomo che ha posto fine alle sofferenze della moglie malata di Alzheimer, e capire se concedere il diritto all’eutanasia.
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Ci si lascia orientare dal sentimento di giustizia nell’ultimo film di Sorrentino. Una questione morale tra vita e morte, non una semplice decisione tra bene e male ma tra il male e il male in fondo a creare una condizione esasperata in chi soffre e in chi decide di far soffrire. Conflitti interiori, quelli di un Presidente della Repubblica, Mariano De Santis, grande giurista, dalle radici democristiane con una figlia anch’essa giurista, sua ombra persino nell’alimentazione, tormentato dal ricordo di una moglie morta che non gli lascia requie, per un tradimento da lei confessato in passato. A complicare il tutto, si trova ad alimentare alcuni dubbi etici, ovvero concedere la grazia a due casi particolari di omicidio: quello perpetrato da una donna colpevole di aver ucciso nel sonno il marito violento e di un uomo che ha posto fine alle sofferenze della moglie malata di Alzheimer, e capire se concedere il diritto all’eutanasia. Abbiamo quindi un uomo solo, delegato alla rappresentazione del potere, tra il vissuto personale e la contingenza attuale, fragile nella sua scelta. E in fondo sobrio, un cemento armato che lentamente si sgretola frammentandosi nelle due ore e più della pellicola.
È un film attuale La grazia che parla di umanità e delle conseguenze dell’amore e del potere, secondo quel simbolismo che Sorrentino ama e maneggia. Ci fa entrare nei meandri del potere, con qualche eco della Grande Bellezza nella personalità di un uomo malinconicamente fermo al presente, incapace di guardare al futuro, pregno di conservatorismo. Nei toni di equilibrio e naturalezza, il film analizza un dilemma morale, quello di un uomo probo immerso in un mondo ridicolo, introiettato su sé stesso che cerca in fondo di orientarsi lungo il difficile distico tra amore-morte, odio e perdono alla ricerca di una decisione con la consapevolezza fondata di un errore.
Il tutto con ironia, amabilmente accolta nello spaccato del rap, mantenendo quell’abisso lucido di saggezza con coraggio nel saper vivere guardando con sorriso alzato oltre lo schermo, rivolto al domani.
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