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fabrizio friuli
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venerdì 20 febbraio 2026
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meno originale dei film precedenti.
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Figura dominante della storia è una coraggiosa ragazza cinese con un grande talento per le arti marziali che purtroppo, non ha potuto avere un' infanzia serena, essendo nata in un periodo nel quale non era permesso avere più di un figlio in Cina ( sua terra natia ), ed ora, è alla ricerca di un crudele capo banda di un clan della Triade che opera nella capitale italiana, per vendicare la morte della sorella, e in questa avventura viene coinvolto un umile cuoco di nome Marcello.
La Città Proibita è sua il titolo di questo lungometraggio, ma è anche il ristorante cinese di un quartiere romano che viene usato come copertura da un clan della Triade che sfrutta le donne facendole diventare massaggiatrici o prostitute, ma la protagonista del film, riesce a dare molto filo da torcere a tutti quanti loro, e verso la parte finale del film riesce ad adempiere al suo fine : vendicare il decesso della sorella, uccisa dal capo del clan, dopo che il padre del protagonista viene ucciso anche lui, ma non dall' antagonista principale della storia, bensì dal personaggio di Marco Giallini, che risulta essere l' antagonista secondario del film, essendo un infimo soggetto avente l' abitudine di sfruttare coloro che lasciano le loro terre natie per avere delle vite migliori nella capitale italiana, quindi, si tratta di un furfante che si esprime utilizzando il tipico dialetto romano che lo fa sembrare Il Terribile, personaggio della serie italiana Romanzo Criminale, ed è più o meno simile al personaggio della serie, avendo perfino i due sgherri che lo affiancano.
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Figura dominante della storia è una coraggiosa ragazza cinese con un grande talento per le arti marziali che purtroppo, non ha potuto avere un' infanzia serena, essendo nata in un periodo nel quale non era permesso avere più di un figlio in Cina ( sua terra natia ), ed ora, è alla ricerca di un crudele capo banda di un clan della Triade che opera nella capitale italiana, per vendicare la morte della sorella, e in questa avventura viene coinvolto un umile cuoco di nome Marcello.
La Città Proibita è sua il titolo di questo lungometraggio, ma è anche il ristorante cinese di un quartiere romano che viene usato come copertura da un clan della Triade che sfrutta le donne facendole diventare massaggiatrici o prostitute, ma la protagonista del film, riesce a dare molto filo da torcere a tutti quanti loro, e verso la parte finale del film riesce ad adempiere al suo fine : vendicare il decesso della sorella, uccisa dal capo del clan, dopo che il padre del protagonista viene ucciso anche lui, ma non dall' antagonista principale della storia, bensì dal personaggio di Marco Giallini, che risulta essere l' antagonista secondario del film, essendo un infimo soggetto avente l' abitudine di sfruttare coloro che lasciano le loro terre natie per avere delle vite migliori nella capitale italiana, quindi, si tratta di un furfante che si esprime utilizzando il tipico dialetto romano che lo fa sembrare Il Terribile, personaggio della serie italiana Romanzo Criminale, ed è più o meno simile al personaggio della serie, avendo perfino i due sgherri che lo affiancano. Chiusa questa parentesi, questo film è del regista Gabriele Mainetti, colui che ha permesso l' esistenza di due lungometraggi dallo stile diverso, come ad esempio Lo Chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, dunque, ci si aspetterebbe un altro film italiano con uno stile originale, ma sfortunatamente, il film è meno originale dei film precedenti, essendo anche molto simile ai tipici film americani con le scene d' azione che riempiono la pellicola ed ovviamente il personaggio principale ha lo scopo di vendicarsi, per giunta, c'è una scena del film dove la protagonista affronta gli scagnozzi del cattivo come la protagonista di Kill Bill Vol.1.
Proseguendo ulteriormente, il protagonista maschile del film, che si chiama Marcello, non è un personaggio molto utile nella storia, dato che la protagonista del film vale di più, e per concludere, la madre del protagonista è stata interpretata dall' attrice Sabrina Ferilli che ha nuovamente indossato la maschera della donna romana, così come Marco Giallini ha nuovamente indossato la maschera del criminale romano.
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ciolo
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mercoledì 27 agosto 2025
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carino, ma ambientato in un esquilino che non c''
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Il Kill Bill "De noantri" si lascia vedere, e le scene di azione sono anche ben fatte con sequenze degne del miglior Tarantino! Il problema sono i luoghi dove è ambientato!, Una piazza Vittorio, rappresentata come un Meltin pot vivo e ben integrato!, mai rappresentazione fu, più lontana dalla realtà! sia di giorno che di notte sotto quei portici c'è solo degrato e violenza, con decine di persone che commetono ogni crimine. A Maientti, piace dipingere una Roma che non c'è....
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felicity
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domenica 10 agosto 2025
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miscuglio di generi che sa intrattenere
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La città proibita nel suo miscuglio di generi è un film caleidoscopico, ambizioso e risulta innovativo, ma saprà dividere: chi ne godrà appieno, finendo per tifare per la supereroina Mei e intenerirsi nel finale, e chi lo bollerà come un giocattolone ibrido poco riuscito. Una cosa è certa: tra mosse di arti marziali e pasta all’amatriciana, violenza efferata e fughe d’amore, non annoia mai.
E se La città proibita si accende improvvisamente nelle scene di azione, è nell’inseguire in modo ostinato le dinamiche e le atmosfere del mélo che perde di intensità, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Giallini e Ferilli e un flashback tutt’altro che necessario.
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La città proibita nel suo miscuglio di generi è un film caleidoscopico, ambizioso e risulta innovativo, ma saprà dividere: chi ne godrà appieno, finendo per tifare per la supereroina Mei e intenerirsi nel finale, e chi lo bollerà come un giocattolone ibrido poco riuscito. Una cosa è certa: tra mosse di arti marziali e pasta all’amatriciana, violenza efferata e fughe d’amore, non annoia mai.
E se La città proibita si accende improvvisamente nelle scene di azione, è nell’inseguire in modo ostinato le dinamiche e le atmosfere del mélo che perde di intensità, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Giallini e Ferilli e un flashback tutt’altro che necessario.
Restano le ottime interpretazioni dei due giovani Liu e Borello, un’attenta mappatura cartografica della città e soprattutto la visione sempre sorprendente dell’autore, capace di sperimentare con generi e registri come nessun altro in Italia.
Un certo pressapochismo narrativo costringe Mainetti a ricorrere a scene madri anche quando non ve ne sarebbe bisogno, per di più rincorrendo da un lato la commedia all’italiana e dall’altro il mélo di marca orientale. Di quando in quando il mélange riesce e ci si scopre a trovare conforto in alcune scelte estetiche, ma nella maggior parte dei casi si avverte un senso di disorientamento, come l’omaggio di Mainetti a Vacanze romane con Marcello e Mei che se ne vanno in giro in motorino per le bellezze della Roma antica.
L’impressione è che sperso tra un romanzo criminale e un gongfu vecchio stile galleggi un film interessante, che non ha però mai davvero l’occasione per venire alla luce, finendo per smarrire la strada troppo presto e per perdersi in rivoli secondari e non necessari, come se nulla avesse davvero importanza.
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lu pichi
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lunedì 14 luglio 2025
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miscuglio che si lascia guardare
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Gabriele Mainetti è bravo come regista e sceneggiature, non c'è che dire. Le pellicole che gira hanno consenso di critica e pubblico: "Lo chiamavano Jeeg Robot" - "Freaks Out" - "Elf me" (solo sceneggiatore) e adesso "La città proibita". I suoi film bene o male si lasciano sempre guardare anche se è un miscuglio, questo non è un film solo di Kung fu ma non è nemmeno un film solo comico e non è un film solo d'azione come non è un film solo di criminalità e triade è un miscuglio che si lascia guardare. Poteva essere fatto meglio.
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lunedì 14 luglio 2025
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anni 90?
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Perch? anni 90, perch? c'? il mercato di piazza vittorio? E lo smartphone che traduce? Almeno 2010 e forse anche 2020.
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jonnylogan
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venerdì 11 luglio 2025
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l''urlo di mei....
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Terzo lungometraggio per il romano Gabriele Mainetti, che esplora una nuova narrazione fuori dagli schemi canonici offerti dal cinema di casa nostra, perché ancora una volta frutto (prelibato) dell’ennesima rilettura di generi provenienti da altri lidi, strizzando l’occhio nemmeno troppo velatamente a vecchie pellicole quali l’urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (Meng long guo jiang; 1972) ambientato in un ristorante e girato proprio nella capitale oltre cinque decadi or sono.
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Terzo lungometraggio per il romano Gabriele Mainetti, che esplora una nuova narrazione fuori dagli schemi canonici offerti dal cinema di casa nostra, perché ancora una volta frutto (prelibato) dell’ennesima rilettura di generi provenienti da altri lidi, strizzando l’occhio nemmeno troppo velatamente a vecchie pellicole quali l’urlo di Chen terrorizza anche l'occidente (Meng long guo jiang; 1972) ambientato in un ristorante e girato proprio nella capitale oltre cinque decadi or sono. E se in passato l’autore di Basette, corto del 2008 che consigliamo di recuperare se ci si vuole preparare alla visione di uno degli autori più originali del nostro cinema, aveva rivisitato il mondo degli anime e in seguito la storia dell’occupazione nazista rispettivamente con Lo chiamavano Jeeg Robot (id.; 2015) e Freaks Out (id.; 2021), per poter poi narrare di altro, in tal caso a fare le spese di una vicenda che dal quartiere Esquilino, affonda le proprie radici nel mondo asiatico, e cinese in particolare, sono Enrico Borello, alla sua prima vera parte da protagonista; qui nel ruolo del giovane cuoco Marcello. Yaxi Liu, stunt-woman e attrice nel ruolo di Mei, capace di unire idealmente due mondi geograficamente distanti come Cina e Italia. Lorena, interpretata da Sabrina Ferilli, cassiera e madre di Marcello, piena di numerosi rimpianti. Ma soprattutto un Marco Giallini che abbandonati i panni del vicequestore Rocco Schiavone, barba inclusa e capelli per una volta argentati, decide di non abbandonarne i modi da borgataro e, in tal caso, da criminale con velleità nazionaliste, in grado di disprezzare qualunque etnia che non sia “perfettamente autoctona”.
Mainetti sa creare una perfetta ed ennesima crasi fra generi. Mischiando azione, Kung Fu, lotta fra bande, sentimenti di amicizia, di amore e soprattutto tradimenti a ripetizione all’ombra del cupolone. Se avete amato le sue prime prove di non rimarrete delusi, se non avete ancora provveduto potete tranquillamente iniziare recuperando questa sua ultima fatica.
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patriziab
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giovedì 10 luglio 2025
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irritante
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Lasciamo perdere Tarantino qui prevale la noia e una marea di cliche' . L anziana Ferrilli ascolta dischi degli anni 60 ( sic) una Roma che potrebbe essere qualsiasi rione thailandese . Non c'è anima non ci sono idee tutto copiato ... male
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gustibus
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giovedì 3 luglio 2025
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bravo!il regista quasi hollywoodiano
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Una vera sorpresa questo film del nostro G.Mainetti.Ce'l'appoggio di Netflix e molti nostri co-produttori.Diciamo subito che questo racconto esce molto dai nostri canoni italiani e il tutto si svolge in una Roma multietnica..Anzi si vedono pochi romani e molte etnie..al mercato,al ristorante da cui proviene il titolo del film.Si parte da Mei,cinese esperta di arti marziali non registrata in Cina perché secondogenita ai tempi della legge "un figlio solo"..Viene a Roma alla ricerca della sorella venendo a conoscenza che era stata assassinata con Alfredo(N.Zingaretti) e qui comincia la sua vendetta.Si,il regista si appiglia per tematiche a Kill Bill,con uno spunto(il più bello!)di 1 minuto di Vacanze Romane.
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Una vera sorpresa questo film del nostro G.Mainetti.Ce'l'appoggio di Netflix e molti nostri co-produttori.Diciamo subito che questo racconto esce molto dai nostri canoni italiani e il tutto si svolge in una Roma multietnica..Anzi si vedono pochi romani e molte etnie..al mercato,al ristorante da cui proviene il titolo del film.Si parte da Mei,cinese esperta di arti marziali non registrata in Cina perché secondogenita ai tempi della legge "un figlio solo"..Viene a Roma alla ricerca della sorella venendo a conoscenza che era stata assassinata con Alfredo(N.Zingaretti) e qui comincia la sua vendetta.Si,il regista si appiglia per tematiche a Kill Bill,con uno spunto(il più bello!)di 1 minuto di Vacanze Romane..qualche spizzico di commedia con la Ferilli che fa il verso a Sophia Loren.Tutto questo intriso da combattimenti stile Kung fu con parecchi duelli con Mr.Wang.Ce pure Marcello che alla fine si innamora di Yazi Liu..la protagonista del racconto!.Alla fine c'è un tragico epilogo,che forse e'la parte per me meno riuscita..sa troppo di fiction italiana.Inaomma in generale 140.minuti di film che non annoia,perché a tratti sembra si un blockbuster americano.Insomma mescolando il tutto ne esce un film molto buono,a tratti perfetto..si sente pure "E se domani"di Mina.Una vera novita'da vedere!
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martedì 1 luglio 2025
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troppo severa
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Niente da dire sull'acutezza delle osservazioni della senza dubbio brava Paola Casella ma, oltre a dimenticare un grande punto di forza del film (emoziona!), mi domando che recensioni scriverebbe se adottasse lo stesso spirito critico nei confronti dei competitors, ovvero i tanti film d'azione poveri di tutto che vediamo sul grande schermo da ormai un decennio. D'accordo, in quanto a introspezione psicologica Mainetti non sar? dostoevskij, ma ? pi? che abbastanza per un film d'azione. Anche i rimandi alla cinematografia del passato (Vacanze Romane ma soprattutto Il buono, il brutto e il cattivo) sono pi? che apprezzabili e pongono questa pellicola su un livello decisamente elevato per un film di genere.
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lunedì 30 giugno 2025
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perch? parlare male sempre dei film italiani ?
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se fosse stato un film americano avremmo parlato di ottime scene, ottima regia, ottimi combattimenti, ottima trama, ottimo tutto. Purtroppo il film ? italiano, tutto italiano, ma anche se di ottima fattura si deve sempre cercare il pelo nell'uovo. cosa si dovrebbe dire dei film di john wick allora ? se fosse stato italiano sarebbe un film splatter, ma se ne parla cos? bene che ne hanno fatto 4. direi che non facciamo altro che sminuire le capacit? dei nostri sceneggiatori, registi ed altri, solamente perch? italiani. non sono per niente d'accordo con il suo punto di vista, cordiali saluti.
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