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nino pellino
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sabato 11 ottobre 2025
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non sprechiamo la vita in cose stupide
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Questo film della regista spagnola Isabel Coixet tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice Michela Murgia ha per protagonista una coppia di coniugi che entra in crisi dopo 7 anni di convivenza a causa di un litigio forse inizialmente banale che ne determinerà la separazione. Lui, Antonio, interpretato da Elio Germano, è un famoso gestore nonché chef di successo di un importante ristorante di Roma, mentre lei, Marta, interpretata dall'attrice Alba Rohrwacher, è un insegnante di educazione fisica che si ritrova improvvisamente sola e triste in una casa diventata vuota e malinconica dopo l'abbondono da parte del marito. A distrarla da un presente difficile ci pensa il lavoro e la compagnia della sorella Elisa, ma intanto sfoga il suoi malessere d'animo mangiando pasti irregolari e di indubbio benessere salutare che la faranno cadere in un grave stato di bulimia.
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Questo film della regista spagnola Isabel Coixet tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice Michela Murgia ha per protagonista una coppia di coniugi che entra in crisi dopo 7 anni di convivenza a causa di un litigio forse inizialmente banale che ne determinerà la separazione. Lui, Antonio, interpretato da Elio Germano, è un famoso gestore nonché chef di successo di un importante ristorante di Roma, mentre lei, Marta, interpretata dall'attrice Alba Rohrwacher, è un insegnante di educazione fisica che si ritrova improvvisamente sola e triste in una casa diventata vuota e malinconica dopo l'abbondono da parte del marito. A distrarla da un presente difficile ci pensa il lavoro e la compagnia della sorella Elisa, ma intanto sfoga il suoi malessere d'animo mangiando pasti irregolari e di indubbio benessere salutare che la faranno cadere in un grave stato di bulimia. Il suo bisogno di parlare con qualcuno la indurranno a portare a casa il poster gigante di un importante artista coreano che simbolicamente la terrà compagnia nel corso delle sue confessioni più intime, che in realtà la donna, nella sua solitudine, rivolge a se stessa. Più tardi però Marta scoprirà che le sue disfunzioni alimentari trovano origine da un problema di salute ben più grave, come verrà appunto evidenziato dalla dottoressa che si è presa cura di lei durante l'approccio ad una terapia medica. E sarà proprio questa notizia drammatica che spingerà psicologicamente Marta a vedere le cose in maniera diversa e a valutare la propria esistenza con una visione universale, sovrapponendo la bellezza e il senso della vita su qualsiasi pensiero effimero o troppo legato alla quotidianità veniale delle cose. Inizierà pertanto anche ad esaminare e valutare il proprio rapporto critico con il coniuge attraverso la virtù dell'analisi obiettiva, mentre l'affetto costante di un suo collega la aiuteranno alla fine ad uscire fuori dal suo stato di perenne letargo mentale in cui lei si era confinata. Molto belle e davvero significative alcune scene finali, come la festa che viene organizzata in suo onore come la stessa Marta aveva chiesto tempo addietro alla sorella e poi il suo imnaginario amico coreano, testimone delle sue confessioni malinconiche, il quale esce dalla casa per salutare Marta, che nel frattempo ha ritrovato nello spirito finalmente la pace con se stessa e con gli altri.
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[+] non raccontare, critica
(di marcodirani)
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marcodirani
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domenica 9 novembre 2025
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una collana di perle disomogenee
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è un'opera che non si offre in blocco compatto, ma si impone come una collana di scene staccate, di intensità estremamente disomogenea. Il giudizio finale, tuttavia, pende nettamente verso il positivo, grazie al valore intrinseco di alcune sequenze e, soprattutto, alla straordinaria centralità della sua protagonista.
Il film si apre con una scena di rottura essenziale e potente—un dialogo post-evento tra Marta (Rohrwacher) e Antonio (Germano) di rara sobrietà, che stabilisce subito un tono di intensità psicologica pura.
Il Cuore in Frammenti e l'Attrice
Il vero trionfo del film è l'interpretazione di Alba Rohrwacher, affiancata da un altrettanto credibile Elio Germano.
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è un'opera che non si offre in blocco compatto, ma si impone come una collana di scene staccate, di intensità estremamente disomogenea. Il giudizio finale, tuttavia, pende nettamente verso il positivo, grazie al valore intrinseco di alcune sequenze e, soprattutto, alla straordinaria centralità della sua protagonista.
Il film si apre con una scena di rottura essenziale e potente—un dialogo post-evento tra Marta (Rohrwacher) e Antonio (Germano) di rara sobrietà, che stabilisce subito un tono di intensità psicologica pura.
Il Cuore in Frammenti e l'Attrice
Il vero trionfo del film è l'interpretazione di Alba Rohrwacher, affiancata da un altrettanto credibile Elio Germano. I due attori sono il collante emotivo che rende sopportabile e, anzi, affascinante, un dramma altrimenti doloroso. Sono talmente convincenti, simpatici e magnetici, da rendere la vicenda piacevole anche nei momenti più drammatici.
Il film, però, è minacciato da cadute di tono. A momenti di sublime intensità (come il dialogo sincero con la cameriera, l'empatia silenziosa nel bagno delle studentesse, il funerale del piccione—punto più alto di poetica—o l'abbraccio disperato in riva al Tevere) si affiancano passaggi meno riusciti e, a tratti, inverosimili (vedi l'episodio del cantante coreano), che disperdono il focus narrativo in un sentimentale-filosofico a tratti didattico. Il messaggio del "goditi l'attimo" emerge con troppa enfasi.
ho letto non so dove che la protagonista dopo essere lasciata cade in depressione. non è assolutamente così. La protagonista, Marta, interpretata da una sublime Alba Rohrwacher, non cade in una generica 'depressione' (come si rischia di etichettare a vanvera il suo disagio), ma vive una profonda e credibile crisi somatica ed esistenziale. Il suo corpo reagisce alla separazione con una bloccante inappetenza, che è la manifestazione fisica di un dolore che la mente rifiuta di accettare. Questo dettaglio eleva la narrazione psicologica del film."
Conclusione: Nonostante l'andamento claudicante, il bello prevale nettamente sul brutto. Il film vive per le sue scene stupende e, soprattutto, per il personaggio di Marta, che, interpretato con tale grazia e credibilità, eleva l'intera opera a qualcosa di speciale. È un film fatto di momenti di verità indimenticabili, che meritano la visione.
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eugenio
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lunedì 13 ottobre 2025
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la leggerezza dell''anima
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Adattamento di quella che fu l'ultima raccolta di racconti di Michela Murgia, Tre ciotole, della regista catalana Coixet, riassume in una storia di quelle che conosciamo da una vita, un amore naturalmente finito tra una coppia interpretata da Elio Germano, Antonio, proprietario di un ristorante di successo e Alba Rohrwacher, Marta, insegnante di educazione fisica ex ginnasta. Ma succede che il dolore del lascito, la cornice depressiva viene esacerbata dalla scoperta di un male tumorale della nostra Marta.
Che diviene però, per paradosso, occasione di rinascita, mutando dall’improvviso spaesamento all’apertura verso qualcosa di sé che difficilmente la donna avrebbe compreso se sana e soprattutto appendice dell’ex compagno.
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Adattamento di quella che fu l'ultima raccolta di racconti di Michela Murgia, Tre ciotole, della regista catalana Coixet, riassume in una storia di quelle che conosciamo da una vita, un amore naturalmente finito tra una coppia interpretata da Elio Germano, Antonio, proprietario di un ristorante di successo e Alba Rohrwacher, Marta, insegnante di educazione fisica ex ginnasta. Ma succede che il dolore del lascito, la cornice depressiva viene esacerbata dalla scoperta di un male tumorale della nostra Marta.
Che diviene però, per paradosso, occasione di rinascita, mutando dall’improvviso spaesamento all’apertura verso qualcosa di sé che difficilmente la donna avrebbe compreso se sana e soprattutto appendice dell’ex compagno.
Così, le tre ciotole, nulla rappresentano che il potere lenitivo del cibo essenziale per sé e per gli altri, per la cucina (noi siamo ciò che mangiamo) e per la nostra anima, ricordando il piacere di un’esistenza che nonostante tutto vale la pena essere vissuta in piccoli gesti, aperture e desideri, intessendo e imbevendo di una rete di relazioni sociali, il senso ultimo della nostra presenza al mondo.
Senza dimenticare la parentesi ironica di un cartonato di un cantante coreano, sorta di confessore delle turbe malinconiche, capace persino di incarnarsi in essere vivente, Tre Ciotole, lascia il nostro spirito leggero, nonostante il dramma raccontato, a veleggiar lungo gli ignoti mari dell’essere che si elevano al cielo, quello pacifico, con gli uccelli a seguire codici di geometria esistenziale, citando Battiato, uscendo dalla sala e riemergendo alla luce, finalmente riappacificati, consapevoli che il tempo va impiegato in attività redditizie per la propria anima. Intenso.
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rosalinda laurelli gaudiano
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lunedì 27 ottobre 2025
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il cinema della resilenza
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Quando il Cinema prova a raccontare la resilenza…
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Quando il Cinema prova a raccontare la resilenza…
Marta e Antonio( Alba Rohrwacher ed Elio Germano nei rispettivi ruoli) sono ad un bivio, non riescono più a condividere serenamente la loro relazione, anzi è proprio Antonio a decidere di rompere il rapporto che dura da ben 7 anni. La fine di un rapporto è dolorosissima, è un terremoto a livello esistenziale, è come perdere le coordinate che orientano il quotidiano della vita. Per entrambi il senso di perdita è frustrante. Marta sta male, perde l’appetito e accusa sintomi debilitanti. Presto però scoprirà che il malessere è da imputare a qualcosa di molto più serio. Isabel Coixet qui regista, che ha scritto la sceneggiatura con Enrico Audenino, compie l’adattamento cinematografico di “Tre ciotole”, ultimo romanzo che Michela Murgia ha scritto prima della sua scomparsa. Isabel Coixet è solita affrontare attraverso lo strumento filmico temi che evocano la morte nelle sue diverse situazioni di vita. “Tre ciotole” racconta la dimensione soggettiva di Marta, dalla rottura della sua relazione con Antonio per poi arrivare ad una presa di coscienza della malattia bastarda, del suo sguardo “interrotto” verso un tempo incondizionato della vita , ad una consapevolezza urgente di viverla questa vita, sempre e comunque , ogni giorno, ogni momento, cercando anche situazioni importanti, gratificanti. Il film prova a mettere in scena tutte le fasi di questo momento catartico, arrivando alla fine quasi ad una dimensione consolatoria, di muta accettazione. Tutto ruota intorno al personaggio di Marta, tutti i personaggi del film rappresentano parte della sua vita. Il film elabora emozioni e sensazioni attraverso silenzi che sono verbo gridato, e sguardi altrettanto significativi. Eppure “Tre ciotole” non riesce a comunicare quelle sensazioni ed emozioni che si perdono in una forma filmica che non riesce a legare narrazione e struttura stessa del film, elementi che sfuggono nonostante s’inseriscano in una fotografia magistrale di Guido Michelotti. Sofferenza scenica di una certa goffaggine che vuole rappresentare intrecci di momenti di vita, di personaggi chiave, intrecci che restano aleatori ed insoluti. In conclusione, “Tre ciotole” ha la pretesa di mettere sullo schermo significati profondi ed il senso eterno della vita, anche oltre la morte, senza che tutto questo sia riuscito, per una scrittura stantia e a tratti confusa , che si perde in lungaggini sceniche senza cogliere il senso complessivo del messaggio.
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gabriella
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lunedì 10 novembre 2025
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il senso delle cose
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Tratto da un libro di Michele Murgia , il film di Isabel Coixer , pur essendo intimo e delicato,non riesce ad affrancarsi dalla lettararietà, rimanendo un pò in suoerficie, senza entrare pienamente nella profondità dei personaggi. Antonio e Marta sono una coppia che vivono insieme da sette, anni, LUi è uno chef in un locale che sta crescendo, lei è inbsegnante di educazione fisica in un liceo di Roma., una sera, durante, un litigio banale, lui decide di troncare la relazione. E mentre Marta si chiede che fine ha fatto tutto l'amore che c'era tra loro, si chiude in sè stessa e inizia ad avere problemi con il cibo, Antonio si chiede se ha fatto la cosa giusta perchè da subito avverte la mancanza di lei.
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Tratto da un libro di Michele Murgia , il film di Isabel Coixer , pur essendo intimo e delicato,non riesce ad affrancarsi dalla lettararietà, rimanendo un pò in suoerficie, senza entrare pienamente nella profondità dei personaggi. Antonio e Marta sono una coppia che vivono insieme da sette, anni, LUi è uno chef in un locale che sta crescendo, lei è inbsegnante di educazione fisica in un liceo di Roma., una sera, durante, un litigio banale, lui decide di troncare la relazione. E mentre Marta si chiede che fine ha fatto tutto l'amore che c'era tra loro, si chiude in sè stessa e inizia ad avere problemi con il cibo, Antonio si chiede se ha fatto la cosa giusta perchè da subito avverte la mancanza di lei. L'inappetenza di Marta in realtà nasconde un serio problema di salute, un tumore in stato avanzato, cos' lei prende consapevolezza del tempo che stringe, delle cose che nascono e poi finiscono, così come la loro storia, anche la vita, della necessità di riempire ogni momento di ciò che rimane, ad esempio assaporare un gelato gocciolante prima che si sciolga, imparare il coreano, mangiare cibi sani, farsi baciare da un suo collega, segretamente innamorato di lei. Nei flashback di un passato felice Marta comprende anche che la rottura della loro storia è stata la cosa giusta, che dopo sarebbe stato peggio, meglio guardarsi ancora una volta negli occhi, parlarsi, lasciarsi abbracciare, prima che il tempo avesse logorato le loro esistenze, indurito i loro cuori, lasciando solo rabbia e dolore. Devo dire però che Alba Rohorwacher e Elio Germano, in fondo ripropongono loro stessi, lui con la sua naturale capacità di immedesimazione, lei che sembra sempre fuori contesto, con la sua voce e il volto delicati sempre intensa e precisa ma manca quel guizzo che li renda vibranti, manca una regia che necessitava di più coraggio,di non affidarsi solo al racconto della Murgia, ma di brillare di luce propria.
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