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gi
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domenica 28 giugno 2026
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alla fine arrivano sempre i "nostri"
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Un film di altissimo ritmo narrativo che sorregge il nulla condito con capitali riferimenti trattati con una battuta: genocidio degli ebrei, campi di sterminio, numero tatuato sul braccio, bomba atomica sul Giappone e via sciorinando queste amenità che scivolano tranquillamente come acqua in un bidet e semmai tolgono, più che dare, spessore al film, aggiungendo invece tanta superficialità di nella storia.
Cosa ci racconta in sostanza questo film americano? Dico americano perché solo da quella cultura poteva essere generata una storia fatta in questo modo. In estrema sintesi si racconta che credere in sé stessi con una incrollabile fiducia e forza di volontà si può raggiungere ogni traguardo che ci si prefigge.
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Un film di altissimo ritmo narrativo che sorregge il nulla condito con capitali riferimenti trattati con una battuta: genocidio degli ebrei, campi di sterminio, numero tatuato sul braccio, bomba atomica sul Giappone e via sciorinando queste amenità che scivolano tranquillamente come acqua in un bidet e semmai tolgono, più che dare, spessore al film, aggiungendo invece tanta superficialità di nella storia.
Cosa ci racconta in sostanza questo film americano? Dico americano perché solo da quella cultura poteva essere generata una storia fatta in questo modo. In estrema sintesi si racconta che credere in sé stessi con una incrollabile fiducia e forza di volontà si può raggiungere ogni traguardo che ci si prefigge. Il nostro eroe, in effetti, alla fine vince la partita di ping pong contro il campione giapponese in presenza di militari americani in divisa e con le solite bandierine sventolanti, scena veramente inquietante di questi tempi.
Il protagonista, nella rincorsa rocambolesca al suo personale successo però crea una infinità di situazioni, stupide, illegali, umanamente discutibili, danni ingenti alla propria reputazione (vale qualcosa?) a cose e persone, rischi frequenti per la sua stessa incolumità, situazioni dalle quali esce sempre troppo fortunatamente illeso. Il tutto spesso spacciato come gag se non come filosofia di vita, ad un certo punto il protagonista dice: "Da dove vengo io ognuno pensa per sé... sono cresciuto così" che è il vero manifesto del film.
Verrebbe da pensare che un simile individuo abbia un lato patologico pericoloso per sé e per gli altri, e se eroe deve risultare allora il finale dovrebbe essere tragico perché tale è il personaggio che nella sua personale rincorsa ne combina di ogni.
Il paradigma della vittoria ad ogni costo viene alla fine evidenziato sul campo. Ancora una volta arrivano i nostri, vittoria! Bandierine, soldati, manca solo la trombetta e, ultimo condimento: dopo la vittoria, grazie ad essa e ai suoi poteri benefici, c’è il ricongiungimento con le proprie responsabilità (Il riconoscimento del figlio, che nasce nel finale, con la fidanzatina messa in cinta anni prima). Una insalata veramente troppo piena di cose che non legano, indigesta, senza sapore né succo. Ma poi, per guadagnare un briciolo di autostima tramite la "vittoria", contano i mezzi? O il fine, come sembra, li giustifica sempre, bah!
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paolorol
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martedì 7 aprile 2026
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money back !
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Tanto rumore per nulla. Il momento migliore: quando finalmente appaiono i titoli di coda, dopo DUE ORE E MEZZA di noia. Mi sono così annoiato che non ho neppure più voglia di scrivere niente di intelligente. Lo hanno già fatto in tanti ed a loro vanno i miei complimenti per l'abilità di saper estrarre sangue dalle rape.
In questi tempi tragici gli Oscar piovono su inutili prodotti che non lasciano segni.
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gabriella
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lunedì 16 febbraio 2026
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larger than life
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Il cinema è una finestra su mondi che non sempre conosciamo o ci sono familiari, spesso ci introducono in storie dei cui personaggi non vorremmo avere niente a che fare, molte volte i film positivi ci dicono che cosa pensare e chi ammirare, mentre i film divisivi, come questo , non vogliono insegnarci come vivere, semplicemente attraverso un " realismo sporco"vogliono mostrarci qualcuno che ha deciso di bruciare la sua vita per una passione. Il diamante grezzo di Josh Sadfie , stavolta è Marty Mauser, ragazzo ebreo dell’East Side di Manatthan, lavora nel negozio di scarpe dello zio e il suo sogno è quello di mettere da parte i soldi per andare a Londra al torneo del tennis da tavolo, Siamo negli anni 50, in una New York del dopoguerra, Marty è un ragazzo che vuole scappare dalla povertà, il tavolo del ping pong per lui rappresenta la sua rivincita, la sua ascesa , la sua corazza sociale, la sua fame di successo è inesauribile, disposto ad affermarsi a tutti i costi, lascia da parte scrupoli e sentimenti.
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Il cinema è una finestra su mondi che non sempre conosciamo o ci sono familiari, spesso ci introducono in storie dei cui personaggi non vorremmo avere niente a che fare, molte volte i film positivi ci dicono che cosa pensare e chi ammirare, mentre i film divisivi, come questo , non vogliono insegnarci come vivere, semplicemente attraverso un " realismo sporco"vogliono mostrarci qualcuno che ha deciso di bruciare la sua vita per una passione. Il diamante grezzo di Josh Sadfie , stavolta è Marty Mauser, ragazzo ebreo dell’East Side di Manatthan, lavora nel negozio di scarpe dello zio e il suo sogno è quello di mettere da parte i soldi per andare a Londra al torneo del tennis da tavolo, Siamo negli anni 50, in una New York del dopoguerra, Marty è un ragazzo che vuole scappare dalla povertà, il tavolo del ping pong per lui rappresenta la sua rivincita, la sua ascesa , la sua corazza sociale, la sua fame di successo è inesauribile, disposto ad affermarsi a tutti i costi, lascia da parte scrupoli e sentimenti. Niente a che fare con il modello sportivo che incarna le virtù del coraggio, lealtà e sacrificio, Marty è arrogante, sfacciato, presuntuoso, narcisista, socialmente respingente eppure con la sua logorroica parlantina riesce a manipolare, circuire chi gli sta intorno, a infilarsi i tra le lenzuola di una ex diva del cinema ormai appannata ( Bravissima Gwineth Paltrow) , e nello stesso tempo convincere il marito di lei a portarlo ai campionati di Tokio. Eppure Marty, non è un uomo fisicamente prestante, porta occhiali spessi, ha l’acne sul viso, e un fisico minuto, la sua attrazione non deriva dai muscoli, ma dalla sua ossessione, compensa la sua statura con la sicurezza e la spocchia di chi si sente inferiore e deve urlare per farsi notare, e mostrare come un vero talento possa trasformare un ragazzo insignificante in un oggetto di desiderio, il contrasto tra la sua fisicità e il suo atteggiamento è il cuore del personaggio. C’è qualcosa di elettrico nella sua postura, usa la racchetta come un’estensione del suo braccio per occupare più spazio vitale, non c’è sforzo muscolare,ma velocità, flusso dinamico, grazie anche a una colonna sonora che ti entra nelle ossa, la musica cuce insieme le scene, segue il rimbalzo della pallina a tempo di jazz. Il finale, che a prima vista ho trovato un po' “apparecchiato”, quella specie di redenzione last minute, a ripensarci , il cambio di passo coincide con una maturazione, una presa di coscienza di Marty che scopre la sua identità, per tutto l’arco narrativo ha ostinatamente rifiutato le sue origini, e conseguentemente la realtà, ma la vita vera non si controlla con un colpo di racchetta e forse cedere alla necessità di appartenere a qualcuno è la sua vera vittoria, e per un narcisista come lui è il gesto più rivoluzionario possibile. E veniamo all’interpretazione di Timothy Chlamet, abituati a vederlo in ruoli più romantici, come l’inseparabile amico di Jo in “ Piccole donne”, o il ragazzo che amava i cieli grigi in “Un giorno di pioggia a New York”, è una bella sfida trovarlo in un ruolo inedito, spigoloso, nevrotico, eppure non si riesce a smettere di guardarlo, forse perché ci regala un personaggio molto più viscerale e terreno rispetto il suo standard. E’ un film che non accetta compromessi, non ha il dovere di essere rassicurante, il suo unico dovere è l’onestà verso la storia che si vuole raccontare.
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paperinik
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domenica 15 febbraio 2026
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lungo e inutile
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Bella ricostruzione dell'epoca, nulla da dire.
Per il resto pellicola irrilevante su uno "sport" inguardabile su uno schermo.
Chalamet sudato che gigioneggia, credibile come sex symbol quanto l'arrotino.
La Paltrow, come di consueto, scarsa e irritante.
Ingiustificatamente luuunghissimo.
La cosa più incredibile sono i giudizi di spettinato entusiasmo.
Fate un favore a voi stessi: andate a mangiarvi una pizza.
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valentina garofalo
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venerdì 13 febbraio 2026
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sopravvalutato
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Eccellente preparazione di Timothee, ottima interpretazione, ma poco altro. L'ho trovato a tratti fastidioso, tutto un susseguirsi di espedientucoli e raggiri. Non mi ha lasciato nulla
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athos
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mercoledì 11 febbraio 2026
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e dopo l''adrenalina?
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Interessante sarà per Chalamet riguardare questo film tra vent'anni quando l'incredibile energia sarà un po' più misurata. Per il resto è una corsa piena di adrenalina verso un giusto e furbo finale. Una curiosità: i poliziotti lasciano libera Gwyneth a seguito dell'omaggio della candela profumata.
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dablin
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martedì 10 febbraio 2026
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inguardabile
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su questoi portale gli ho dato una stella perché non era possibile dargli di meno. capiamoci: buona qualità tecnica e pure la prova degli attori, otima la scenografia scarsa la regia, ma queste sono cose che capitano, così come pessimi i sottotili della versione in lingua originale (o io sto invecchiando oppure ho sentito un "would you marry me" tradotto con "qual'è il problema").
Il fatto è che risulta orrendo il soggetto e chi ha scritto la trame e approvato il copione dovrebbe essere sottoposto a un accurato esame psicologico, così come chi lo ha finanziato. Per farla breve, si tratta di un film che magnifica un autistico che manda in rovina la sua vita come quella di chi gli sta intorno per il solo gusto di giocare a ping pong.
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su questoi portale gli ho dato una stella perché non era possibile dargli di meno. capiamoci: buona qualità tecnica e pure la prova degli attori, otima la scenografia scarsa la regia, ma queste sono cose che capitano, così come pessimi i sottotili della versione in lingua originale (o io sto invecchiando oppure ho sentito un "would you marry me" tradotto con "qual'è il problema").
Il fatto è che risulta orrendo il soggetto e chi ha scritto la trame e approvato il copione dovrebbe essere sottoposto a un accurato esame psicologico, così come chi lo ha finanziato. Per farla breve, si tratta di un film che magnifica un autistico che manda in rovina la sua vita come quella di chi gli sta intorno per il solo gusto di giocare a ping pong.
Leggere le critiche positive di questo film mi fa stare male.
Mi sembrano il parallelo del commento di quei telecronisti che si sperticano a lodare per la sua caparbietà lo spunto di un terzino che ignora la possibilità di mettere la palla al centro così da permettere al suo compagno di squadra di andare facilmente in gol, mentre si ostina a spingere sulla fascia permettendo agli avversari di chiudersi in difesa e finendo con il perdere il possesso della palla ...... pessimo, veramente pessimo
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mauridal
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martedì 10 febbraio 2026
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le palline rosa
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Quando il personaggio è il film
Nella cinematografia di sempre e dovunque, quando il personaggio protagonista è unico e occupa tutta la storia, si potrebbe parlare di una biografia, ovvero del racconto di una vita intensamente vissuta da qualcuno che ha coinvolto altre persone, luoghi e sistemi di vita socialmente connotati. In questo film, però, non viene rappresentata una biografia in senso stretto, ma un tratto di vita intenso e dettagliato di Marty, giovane ebreo newyorkese degli anni Cinquanta.
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Quando il personaggio è il film
Nella cinematografia di sempre e dovunque, quando il personaggio protagonista è unico e occupa tutta la storia, si potrebbe parlare di una biografia, ovvero del racconto di una vita intensamente vissuta da qualcuno che ha coinvolto altre persone, luoghi e sistemi di vita socialmente connotati. In questo film, però, non viene rappresentata una biografia in senso stretto, ma un tratto di vita intenso e dettagliato di Marty, giovane ebreo newyorkese degli anni Cinquanta. Conosciamo subito Marty come commesso in un negozio di scarpe. La sua figura si presenta immediatamente come problematica e agitata: pretende dei soldi dallo zio, padrone del negozio, sostenendo di voler lasciare il lavoro per partire per Londra e partecipare al campionato mondiale di tennis da tavolo, il comune ping pong, di cui è appassionato ed eccellente giocatore. Questa premessa introduce fin dall’inizio l’intero film e il carattere del protagonista, che viene raccontato in modo ampio e insistito. La vicenda del campionato di ping pong è la traccia narrativa che mette in moto Marty in modo sempre più frenetico. Da semplice commesso di periferia lo vediamo trasformarsi in un giovane deciso e fermamente convinto di poter vincere, diventare campione e riscattare la propria vita attraverso ricchezza e benessere. La sua storia è un esempio classico del sogno americano: un’impresa da conquistare e vincere a tutti i costi. Marty non è un eroe, ma proprio per questo si trova coinvolto in una molteplicità di vicende e di rapporti: le donne lo amano e lo sostengono, mentre gli uomini — altri campioni sportivi, parenti o criminali — lo contrastano, cercando di abbattere la sua smisurata voglia di emergere. Marty riesce ad arrivare a Londra e a partecipare al torneo internazionale come rappresentante americano, forte di una grande fiducia in sé stesso. Qui affronta un avversario giapponese che vuole vincere per riscattare simbolicamente il Giappone dalla bomba atomica americana su Hiroshima. Lo scontro non è più soltanto sportivo, ma diventa il confronto tra due forze individuali di affermazione di sé. Le scene di gioco al tavolo da ping pong sono realistiche e frenetiche; il campione giapponese vince ai punti sullo scatenato Marty, che però non accetta l’esito dell’incontro, giudicando la giuria a lui sfavorevole. La storia si complica ulteriormente con l’intervento di altri personaggi che influiscono sulla vita del protagonista: Rachel, la fidanzata incinta; Kay Stone, anziana attrice che lo seduce; il marito industriale facoltoso. Tutti contribuiscono, in modi diversi, a modificare e alimentare l’ossessione di Marty per la vittoria e per l’affermazione sportiva. Il regista Josh Safdie dilata e complica il racconto attraverso una serie di episodi, tra cui uno scontro violento con un gangster legato a una truffa. Marty, tuttavia, continua ostinatamente a inseguire il proprio obiettivo: giocare e vincere. Il ricco industriale gli propone di organizzare una partita a Tokyo contro il campione giapponese, ma solo come operazione pubblicitaria per la sua azienda: la partita dovrà essere truccata e Marty, lautamente compensato, dovrà perdere. Inizialmente Marty rifiuta, offeso, ma dopo vari avvenimenti accetta. La partita si svolge davanti a un pubblico di ricchi americani e giapponesi; Marty perde secondo gli accordi, ma alla fine protesta pubblicamente, denuncia la farsa e chiede una rivincita autentica, che il campione giapponese concede sportivamente. Marty gioca da vero campione e vince, ma viene escluso da ogni campionato e torna a New York senza alcuna ricompensa. Ha raggiunto a caro prezzo le proprie pretese di supremazia sportiva, ma una volta rientrato in città raggiunge Rachel in ospedale, dove ha appena partorito un figlio che è suo. Finalmente Marty si ferma, abbandona ogni ambizione e si commuove davanti al bambino. Il film riesce a tenere insieme i suoi numerosi intrecci e personaggi soprattutto grazie all’interpretazione di Timothée Chalamet nel ruolo di Marty; vanno inoltre segnalati Abel Ferrara nei panni del gangster e Odessa Azion in quelli di Rachel. Il regista costruisce una storia molto articolata, che intreccia elementi sportivi, romantici e rapporti violenti tra i personaggi. In alcune scene l’esasperazione narrativa appare eccessiva e talvolta distante dalla personalità pacifica del giovane Marty, giocatore di ping pong.(mauridal)
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[+] tre stelle meritate
(di mauridal )
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imperior max
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lunedì 9 febbraio 2026
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una cosa ? sicura, il personaggio migliore rimane dion che, avendone le palle piene tra urla e toni esacerbati, le getta fuori dalla finestra come scena pi? memorabile del film.
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(Le stelle sono 3,5/5)
MARTY SUPREME.
Dopo un lungo sodalizio col fratello Benny e due ottimi film come Good Time e Diamanti Grezzi, Josh Safdie si cimenta in questo biografico liberamente ispirato a Marty Reisman, medaglia di bronzo mondiale di tennistavolo negli anni ?50.
1952, New York. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe dello zio e giocatore professionista di tennistavolo di origini ebraiche, ha come obiettivo di diventare campione al British Open di Londra, sia per i soldi che per dare visibilit? di questo sport negli Stati Uniti. Oltre che ad allenarsi racimola appunto denaro per l?iscrizione e il biglietto aereo. Costringe il cugino ad anticipargli 700 dollari (nonostante lo zio fosse gi? d?accordo), prende e parte per Londra, si indebita per una sistemazione migliore al lussuoso Ritz, incontra e seduce l?attrice matura di cinema e teatro Kay Stone insieme al marito Milton Rockwell, ricco industriale di penne stilografiche, gioca con grande impegno e spettacolo fino a sconfiggere il suo obiettivo iniziale B?la Kletzki, ma per poi essere a sua volta battuto dal nuovo campione giapponese Koto Endo, dotato di una racchetta particolare e leggera rivestita in spugna.
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(Le stelle sono 3,5/5)
MARTY SUPREME.
Dopo un lungo sodalizio col fratello Benny e due ottimi film come Good Time e Diamanti Grezzi, Josh Safdie si cimenta in questo biografico liberamente ispirato a Marty Reisman, medaglia di bronzo mondiale di tennistavolo negli anni ?50.
1952, New York. Marty Mauser, commesso in un negozio di scarpe dello zio e giocatore professionista di tennistavolo di origini ebraiche, ha come obiettivo di diventare campione al British Open di Londra, sia per i soldi che per dare visibilit? di questo sport negli Stati Uniti. Oltre che ad allenarsi racimola appunto denaro per l?iscrizione e il biglietto aereo. Costringe il cugino ad anticipargli 700 dollari (nonostante lo zio fosse gi? d?accordo), prende e parte per Londra, si indebita per una sistemazione migliore al lussuoso Ritz, incontra e seduce l?attrice matura di cinema e teatro Kay Stone insieme al marito Milton Rockwell, ricco industriale di penne stilografiche, gioca con grande impegno e spettacolo fino a sconfiggere il suo obiettivo iniziale B?la Kletzki, ma per poi essere a sua volta battuto dal nuovo campione giapponese Koto Endo, dotato di una racchetta particolare e leggera rivestita in spugna. Nonostante la sconfitta per? Rockwell, colpito dal talento di Marty, gli propone una rivincita su Endo a Tokyo prima dei Campionati Mondiali, ma essendoci dei conflitti d?interessi dove lo vedono perdere lui rifiuta pesantemente.
Dopo diversi mesi in giro per il mondo a giocare a tennistavolo come esibizione per il pubblico Marty ritorna a New York dove si innescheranno una serie di guai sia con la giustizia per l?estorsione al cugino che sentimentali per aver messo incinta la sua amica e amante Rachel Mizler. Da qui come una reazione a catena per le azioni ostinate di Marty tra multe internazionali, truffe al gioco, coinvolgimenti involontari con la malavita, compromessi familiari, amichevoli, amorosi e dignitosi, tenter? in maniera ossessionata di raggiungere Tokyo per battere definitivamente Koto Endo. Anche a costo di fare terra bruciata attorno a lui.
Vedendo un entusiasmo collettivo bello grande per questo film dove si vuol fargli vincere qualche Oscar quest?anno, io non me la sento di condividere pi? di tanto. Anche perch?, gi? per l?obiettivo della statuetta, di problemi ce ne sono.
Innanzitutto una regia di Josh Safdie che funziona a livello tecnico con le inquadrature, i movimenti, il montaggio e il ritmo. Le partite sono coinvolgenti nonostante alcune mosse decisamente sopra le righe. La musica ? sempre presente e partecipa molto all?enfasi delle scene con accompagnamenti quasi sempre con dei temi tra gli anni? 70-80 e ?90. Anche la direzione degli attori non ? malvagia, Timoth?e Chalamet ha il fisic du role giusto e un?interpretazione credibile del suo personaggio nel suo essere perennemente in movimento, concentrato e ambizioso, Gwyneth Paltrow ? sempre splendida e in bellissima forma e regala anche delle belle scene erotiche con Timoth?e, Abel Ferrara fa? un ottimo gangster. La volont? di raccontare un?ossessione compulsiva del nostro Marty in un?epoca dove il sogno americano si realizzava facendo carte false dappertutto a suon di furbizie, ostentazioni, atteggiamenti forti e sfrontati e raggiri in un mondo ostico, selvaggio dove i ricchi offrivano opportunit? compromettenti e i poveri rallentavano gli entusiasmi in vite mediocri e di poco valore.
Per? ? tutto troppo carico, soprattutto dal secondo tempo in poi, in parte per quantit? e in parte per poca credibilit?. Si passa da una situazione all?altra dove ci sta? anche che le cose non debbano per forza girare bene. Il problema per? ? che vanno tutte storte, a volte per cause retroattive parzialmente riuscite ed altre fin troppo sopra le righe. Quando sembra che stia andando bene ecco che si ricasca nel peggiorarle con forzature o colpi di scena che allungano inutilmente il brodo come nella sottotrama del cane del boss e dell?attrice Kay Stone. Marty alla lunga, anche a causa di Chalamet che lo carica fin troppo per overacting, diventa insopportabile. La durata ? eccessiva tanto che poteva finire ? d?ora prima, la musica diventa troppo invasiva, retorica e pomposa. Lo scontro con Koto Endo, seppur spettacolare e ben girato, ? fin troppo scontato e retorico alla Rocky IV, tanto che a momenti potevano entrare in scena Balboa e Drago da un momento all?altro. Mentre il finale in ospedale, per quanto finalmente silenzioso, pacifico e significativo, viene nuovamente frastornato dal peggior disturbo non richiesto alla Eraserhead di Lynchiana memoria, ma almeno quello durava meno ed era coerente dall?inizio alla fine.
Non lo so?, forse Josh senza il fratello Benny va? troppo a ruota libera senza nessuno che lo inibisce almeno un po?.
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mattia
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domenica 8 febbraio 2026
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bel film
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Che bello uscire soddisfatti dal cinema, sinceramente non capisco tante recensioni negative. Bel film, 2 ore e passa che sono volati, ritmo alto, non si hanno cali di tensione... consigliato.
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